Minoranza Pd chiede passo indietro Renzi, Guerini: inaccettabile

Minoranza Pd chiede passo indietro Renzi, Guerini: inaccettabile
di Askanews

Roma, 18 feb. (askanews) - Meno uno alla scissione, a meno che nelle ultime ore non accada qualcosa lungo quella "linea rossa" che Michele Emiliano assicura di tenere aperta con Matteo Renzi. La manifestazione romana della sinistra Pd di fatto annuncia la rottura, Enrico Rossi, Roberto Speranza e Michele Emiliano, davanti a Pier Luigi Bersani e Massimo D'Alema seduti in prima fila, ripetono che se il congresso serve solo per permettere al segretario di "prendersi una rivincita", loro non ci staranno. L'unico a lasciare un vero spiraglio, si vedrà nelle prossime ore se reale o solo formale, è proprio il presidente della Puglia, che racconta su Facebook di avere ottenuto da Renzi la garanzia che non si vota prima del 2018 e, poi, aggiunge: "Con Renzi la 'linea rossa' è attiva. Noi diciamo: fare la conferenza programmatica e le primarie a settembre. E, se lui vuole, può anche rimanere segretario nel frattempo...". Un distinguo fuori linea rispetto ai proclami di guerra arrivati dal palco e che non è neanche troppo gradito dagli altri esponenti della minoranza, a cominciare da Massimo D'Alema: "E' una perdita di tempo provare a trattare con Renzi, io lo conosco, non farà mai passi indietro", avrebbe detto a chi ha parlato con lui.Di sicuro, al segretario Pd non sono piaciute le parole arrivate questa mattina dal teatro Vittoria. Sala stracolma per celebrare la 'Rivoluzione socialista' di Enrico Rossi, un libro scritto quando ancora non si pensava che tutto avrebbe avuto questa accelerazione. Il clima è quello di un'altra epoca: l'uomo vestito da soldato dell'Armata rossa è uno scherzo - è Enrico Lucci delle Jene che maramaldeggia - ma si respira quasi un senso di liberazione, ci si chiama l'un l'altro "compagno", come una volta. All'inizio suona 'Bandiera rossa'."Abbiamo bisogno di un partito partigiano - attacca Rossi - che in modo netto sta dalla parte dei lavoratori e del lavoro". Soprattutto, per la minoranza, serve un partito in cui Renzi non sia più il leader. Questo lo dicono chiaramente tutti: "Ci si chiede di fare un congresso - per modo di dire - in poche settimane. Una conta per riconsegnare nel più breve tempo possibile la guida del partito al segretario. Noi non ci stiamo", avverte Rossi. E Speranza aggiunge: "Il congresso rischia di ridursi a un plebiscito rivincita per il capo arrabbiato perché ha perso il plebiscito vero. Ma questo non serve a nulla. Se le cose dovessero andare in questa direzione sarà normale un nuovo inizio, perché il Pd diventerà il partito dell'avventura". Concetto ripreso anche da Emiliano: "Uno deve avere la capacità di fare anche un passo indietro quando è il momento di farlo con la consapevolezza di fare l'interesse del gruppo". Serve una "conferenza programmatica", con la speranza che "Renzi magari si convince che è meglio se non lo fa più il segretario".Toni bellicosi, che si traducono in "o noi, o Renzi". Gad Lerner lo scrive su twitter rispondendo a Dario Franceschini che chiede a tutti di evitare la scissione: "È semplice: se Renzi non si ricandida, dopo tanti errori, e ha l'umiltà di cedere il passo ad altri, la rottura è scongiurata". Proprio quello che Renzi non può accettare e che fa andare in bestia anche chi, come Andrea Orlando e Dario Franceschini, sta cercando spazi di manovra per provare a convincere il segretario a non rompere: "Se dici pubblicamente che il problema è Renzi hai già deciso di rompere", si lamenta uno dei parlamentari che cercano la mediazione.A Lorenzo Guerini è affidata la risposta alla manifestazione della minoranza, e non sono parole concilianti: "Questa mattina toni e parole che nulla hanno anche fare con una comunità che si confronta e discute. Gli ultimatum non sono ricevibili". Franceschini, che era a Firenze, non ha visto Renzi, solo telefonate. Il segretario ha visto solo il suo fidato amico Marco Carrai. Il ministro dei Beni culturali insiste nel suo lavoro di mediazione, come pure Orlando. Si prova a vedere se i segnali di Emiliano sono reali o meno. "Se ci danno le primarie a fine giugno possiamo fare l'accordo", dice un parlamentare vicino a Emiliano chiacchierando con i giornalisti al termine della manifestazione della minoranza.Fine giugno non è settembre, su questo si potrebbe provare a convincere Renzi. Ma è una posizione che per ora resta ufficiosa. D'Alema e Bersani, peraltro, guardano con qualche perplessità alle mosse di Emiliano. L'ex segretario Pd risponde così quando gli viene chiesto cosa pensi del post su Facebook con cui il presidente della Puglia annuncia di avere ottenuto garanzie da Renzi sul prosieguo della legislatura: "Chiedete a Emiliano, io oggi non parlo". Il sospetto, spiega uno degli organizzatori della manifestazione di oggi, è che "Emiliano possa cercare un compromesso con Renzi. Lui sa che non potrà fare il leader del nuovo partito di sinistra e può essere tentato di restare dentro, ottenendo il ruolo di antagonista del segretario". Un piano che, appunto, non piace a D'Alema: "Lui - racconta chi è vicino a Emiliano - dice che la trattativa è una perdita di tempo, è già pronto per il dopo-Pd". A questo punto sembra pronto anche Renzi e solo un clamoroso accordo dell'ultima ora con Emiliano potrebbe evitare la rottura.