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[Il ritratto] Minniti il comunista per caso odiato da D’Alema che piace agli italiani. Un duro che sta con i perdenti

Il "New York Times" lo ha consacrato in un lungo articolo come il "Lord of the Spies" italiano, e i nostri agenti segreti godono di grande stima nel mondo. A destra, ha una forte corrente di estimatori, da Gianni Letta a Roberto Maroni. Nel M5S, le due sindache Virginia Raggi e Chiara Appendino vogliono dialogare solo con lui nel pd. E’ ateo, ma frequenta la Curia. E L’Espresso sostiene che forse «il partito di Minniti sta scavalcando il partito di Renzi, che pare legato a una stagione passata». La verità è che lui non ha un partito, non ha neppure un portavoce

[Il ritratto] Minniti il comunista per caso odiato da D’Alema che piace agli italiani. Un duro che...

C’è un uomo nuovo sulla scena della politica italiana, il comunista per caso Marco Minniti, famiglia di militari, papà generale dell’aeronautica e altri otto parenti con le stellette, che Renzi ha chiamato nei giorni scorsi per chiedergli di andare più spesso in tv, proprio lui che non ci va mai: "Anzi, dovresti andarci solo tu fino alle elezioni". Non era così scontato che il leader del Pd chiedesse aiuto al ministro dell’Interno. E forse vuol dire molto di più di quel che sembra.
Domenico Luca Marco, detto Marco, Minniti, non ha truppe in parlamento, non twitta, non ha mai presenziato a nessun talk show fino a oggi ed evita tutte le facili comparsate, eppure è il ministro più amato dagli italiani, - 66 per cento addirittura di pareri favorevoli, secondo un sondaggio abbastanza datato ma ancora attuale -, e piace ai giornalisti che contano, a destra come a sinistra.

Piace ai giornalisti di destra e sinistra

L’ha battezzato Milena Gabanelli: "Il mio sostegno a Minniti è totale". Marco Travaglio, anche se adesso lo contesta per la nascita del servizio contro le fake news sul web: "Ha deciso di mettere ordine in questo Far West. Bravo Minniti". Vittorio Feltri: "E’ il solo equilibrato e provveduto". Stanno con lui Libero e Giornale. Contro Avvenire e Manifesto, e pure una parte dei colleghi di governo, come Del Rio, con il quale ha avuto una lunga querelle. Poi, D’Alema, che era il suo padre putativo. La sinistra, da Rifondazione Comunista in là, che lo accoglie a Bologna con le scritte sui muri: "Minniti boia". Soprattutto Gino Strada, il fondatore di Emergency: "Ha una storia da sbirro e va avanti su quella strada lì. Dichiara guerra ai poveracci pagando qualche capobanda in Libia perché l’accordo con la Libia e il decreto fatto dal ministero dell’Interno è niente più e niente di meno che un atto di guerra contro i migranti".

La consacrazione del New York Times 

Ma il New York Times lo ha consacrato in un lungo articolo come il "Lord of the Spies italiano", e i nostri agenti segreti godono - giustamente - di grande stima nel mondo. A destra, ha una forte corrente di estimatori, da Gianni Letta a Roberto Maroni. Nel M5S, le due sindache Virginia Raggi e Chiara Appendino vogliono dialogare solo con lui nel pd. E’ ateo, ma frequenta la Curia. E L’Espresso sostiene che forse "il partito di Minniti sta scavalcando il partito di Renzi, che pare legato a una stagione passata". La verità è che lui non ha un partito, non ha neppure un portavoce, e il suo staff è rappresentato solo da una persona, Achille Passoni, che è anche il marito della Fedeli.

Il rapporto con Massimo D'Alema

E’ un uomo di Stato più che di partito. Dice che sognava di fare il ministro dell’Interno. E lo fa. Viene dalla gavetta, e ha cominciato con una brutta sconfitta, perché la prima volta che s’è presentato alle elezioni, nel 1996, è stato subito bocciato. Era un pupillo di D’Alema ed è stato lui a tirarlo fuori: poi s’è fatto la trafila nei vari governi, da sottosegretario alla Difesa a viceministro dell’Interno, e infine sottosegretario con delega ai servizi segreti. Adesso D’Alema lo definisce con disprezzo "un tecnico della sicurezza". Prevede che grazie a lui il pd perderà 3 o 4 punti. Ricorda molto velenosamente che la madre di sua moglie, "che se ne intende di politica", l’ha chiamato per chiedergli "ma chi è questo Minniti? Perché tutti parlano di lui?".

Un comunista per caso

Lui tira diritto. Il comunista per caso Marco Minniti ha dovuto fare il callo anche a Crozza, che lo deride per questo: "Vengo dalla sinistra, e in quanto proveniente da sinistra dò la precedenza alla destra". D’altro canto è lui stesso a raccontare di essere finito nel pci più per ripicca che per convinzione: "Volevo fare il pilota d’aereo, ma mia madre non ne voleva sapere. E allora a 17 anni per dispetto mi iscrissi al Pci. Quando ne avevo 24, mia madre mi disse: forse era meglio se ti lasciavo fare il pilota". Alla fine è la sinistra che lo ha nominato ministro dell’interno ed è la sinistra che gli chiede aiuto. Il suo ritratto più attendibile è quello di un progressista senza illusioni che sta trasformando la sicurezza in un valore di sinistra: "La sinistra deve stare vicino a chi ha paura per liberarlo dalla paura", dice. "Il populismo, invece, sta vicino a chi ha paura per inchiodarlo ai propri incubi".

Le espulsioni dei migranti

La prima uscita da ministro fa subito discutere, quando rende pubblici i nomi dei due agenti che catturarono, uccidendolo per legittima difesa, il terrorista autore della strage al mercato di Berlino, in fuga per tutti i Paesi dell’Unione. Ma assieme a questo gonfia il petto contro la Germania: "Se è possibile identificare e neutralizzare nell’immediatezza una persona che è in fuga per gran parte dell’Europa vuol dire che c’è un sistema che funziona". Il nostro. Non quello della Germania. La destra gongola. Ma è solo l’inizio. Attua provvedimenti per la riaperturta e l’aumento dei centri di identificazione ed espulsione dei migranti, raddoppia le espulsioni, poi introduce il codice di condotta per le Ong impegnate nel Mediterraneo a soccorrere i barconi. Va in Libia e stringe accordi con il governo locale per fermare il flusso di migranti. Dichiara di aver temuto per la tenuta della democrazia italiana di fronte a quest’ondata di migrazione, spaccando il partito e dividendo i colleghi. Lo attacca Andrea Orlando, ministro della Giustizia. Lo difende Dario Franceschini: "Un’immigrazione irregolare può alimentare le paure creando reazioni pericolose".

La nomina di Caldarozzi

Come se non bastasse, nomina ai vertici della Direzione Investigativa Antimafia Gilberto Caldarozzi già condannato per la macelleria messicana del G8 di Genova. Insorge Liberi e Uguali: "Una nomina indecente". Ultima decisione, l’annuncio della nascita di un servizio di segnalazione sulle fake news che ha suscitato l’ira di Marco Travaglio, secondo il quale questa task force "riporta alla mente il ministro della Verità di George Orwell in1984". Il direttore del Fatto Quotidiano contesta soprattutto che le fake news siano una esclusiva della rete: "contro le balle dei giornaloni che di solito si muovono a testuggine ripresi poi da tutti i tg, nulla è previsto". Anche in questo caso, Minniti tira diritto. Crozza lo imita sempre più a destra: "Se noi del Pd vogliamo vincere le elezioni non possiamo lasciare il fascismo ai fascisti". Lui, sempre più sbirro, secondo i suoi detrattori, e sempre più comunista per caso, ribadisce, solo con parole appena più soft, concetti già espressi persino dalla Santanché: "Chi ritiene che la donna debba essere succube dell’uomo e la legge dello Stato succube della legge di Dio (la sharia), si pone automaticamente fuori dalla nostra civiltà giuridica. Esistono valori non negoziabili, e su questo abbiamo il dovere di non arretrare".

Interpreta il pensiero trasversale della maggioranza degli italiani

Il fatto è che nella realtà, che piaccia o no, interpreta il pensiero trasversale della stragrande maggioranza degli italiani, a destra come a sinistra. E bollarlo come lo sceriffo erede di Mario Scelba, il ministro dell’Interno degli anni '50 che bastonava i comunisti, è abbastanza esagerato, anche se rimane alquanto aleatoria la scelta di restringere le fake news solo al web, ultimo atto di "un regimetto" che sta per essere spazzato via, sostiene Travaglio. Meglio farselo amico, deve aver pensato l’ex premier. Nell’Italia che va a destra, uno come lui non ci sta male. E poi Renzi non è proprio così stupido. I nemici dei miei nemici sono miei amici, come recita quel detto famoso. Se D’Alema si rode così tanto, vorrà pur dir qualcosa. E magari ha capito quello che gli altri non vedono: questo comunista per caso è un uomo di Stato, più che un uomo di partito. E ha uno strano curriculum: laurea in filosofia, tesi su Cicerone, tifa Inter e gli piace la pesca subacquea. Sarà mica un duro che sta con i perdenti?

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno, giornalista e scrittore   
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