Renzi non si arrende a Zingaretti e schiera in campo Minniti, l'uomo forte anti-migranti

Il Pd verso le primarie. Il governatore del Lazio ufficializzerà la candidatura domenica, nello stesso giorno potrebbe arrivare l'investitura dell'ex ministro dell'Interno

Minniti e Renzi

Potrebbe arrivare proprio domenica l'annuncio ufficiale. Il giorno in cui Nicola Zingaretti ha dato appuntamento ai suoi sostenitori per comunicare la sua candidatura alla segreteria del Pd. Uno smacco, sostengono le malelingue: Renzi l'ha studiata bene. Marco Minniti, acclamato da 13 sindaci tutti di provata fede renziana, è il giusto contraltare al candidato dell'opposizione interna del Pd. Dopo aver resistito alle pressioni, insomma, Minniti avrebbe ceduto, anche se ufficialmente starebbe ancora valutando i pro e i contro. La strada di Zingaretti verso la segreteria ha qualche ostacolo in più. 

Il giusto contraltare di Zingaretti

Matteo Renzi, determinato a mettere i bastoni fra le ruote in ogni modo al governatore del Lazio, lancia in campo il suo "uomo forte". Colui che dal soglio del Viminale ha saputo per primo contrastare gli sbarchi di migranti facendo accordi con le fazioni libiche. Un risultato non indifferente nei tempi in cui il problema principale percepito dai cittadini è proprio la questione immigrazione. Cosa che non è bastata però, come visto, a portare il consenso elettorale nelle casse del Partito Democratico. 

Renzi resta determinato a scongiurare l'eventuale "alleanza" tra un Pd a guida Zingaretti e il M5S. Chi dei due abbia più appeal all'interno del partito è ancora da capire. Certo è che ora il governatore del Lazio avrà un competitor vero e la sua vittoria non appare più tanto scontata.

Dal Pc al ministero dell'Interno anti migranti

I trascorsi di Minniti tradiscono la sua recente fede renziana. Politicamente da sempre vicino a Massimo D'Alema, il possibile nuovo segretario del Pd è stato uomo di punta della Fgci calabrese, arrivando a diventare segretario regionale dell'allora Pci. Di estrazione "militarista" - sia il padre che otto zii erano ufficiali dell'Aeronautica - Minniti conta nel suo curriculum due sottosegretariati alla presidenza del Consiglio con i due governi D'Alema e seguono diversi incarichi negli esecutivi Prodi, Letta e Renzi sempre nell'ambito dei servizi segreti. A delineare questo suo ambito di specializzazione è la guida dell'Icsa, di cui era stato presidente onorario Francesco Cossiga, e mantenuta fino alla sua nomina a sottosegretario dell'ex premier fiorentino. 

E' con Gentiloni raggiunge l'apice della sua carriera e diventa ministro dell'Interno, firmando una serie di iniziative tra cui quella molto contestata dell'accordo con il dittatore Fayez al-Sarraj per interrompere i flussi di migranti che, attraverso la Libia, portavano in Italia. Per le accertate condizioni di totale violazione dei diritti umani dei centri di raccolta e detenzione in Libia, l'Alto rappresentante per i rifugiati dell'Onu definì l'accordo "disumano". Ma c'è un'altra medaglia appuntata sul petto del prossimo candidato: la nomina di Gilberto Caldarozzi alla Dia, Direzione investigativa antimafia, nonostante le polemiche per la condanna in via definitiva per aver partecipato a quella che con freddezza plastica venne definita in giudizio "macelleria messicana" alla scuola Diaz durante il G8 di Genova. 

Due visioni contrapposte

L'idea di Renzi è probabilmente quella di contrapporre alla visione di Zingaretti quella più dura ma "rassicurante" di Minniti, almeno sotto certi aspetti quali la sicurezza e le migrazioni. Ma far risorgere un partito in piena crisi esistenziale dopo la batosta del 4 marzo richiede forse un altro tipo di sforzi. E tra i due candidati c'è proprio la contrapposta visione di quello che deve diventare un Pd ormai a pezzi, distrutto dalle urne del 4 marzo e in preda a continue crisi di nervi: tornare ad essere un partito di popolo, come meglio sembra intenderlo Zingaretti, o persistere sul solco tracciato dal segretario fiorentino. Che, a giudicare dall'analisi dell'ultimo voto - élite e fuga degli operai - è stato già bocciato.