Salvini annuncia da un anno nuovi criteri per l'assegnazione scorte. E poi manda "bacioni" a Saviano

Il giallo di una direttiva "alla firma" da un anno e ancora non firmata. Propaganda o Il fatto è che il giornalista- scrittore avrà sempre la scorta? Molto più a rischio la categoria di magistrati.

Matteo Salvini
Matteo Salvini

È un tormentone quasi mensile. Iniziato un anno fa, appena messo piede al Viminale. Il tema deve aver avuto da subito una buona resa sui social. "È pronta una circolare che stabilisce nuovi criteri per assegnare la scorte - è la promessa del ministro Salvini -Nulla di personale. Per carità. E però... bacioni a Saviano che tanto vive protetto nel suo attico a Manhattan". Il messaggio in genere vola sul web, conquista qualche titolo su siti e giornali. Il giornalista-scrittore minacciato di morte dai casalesi e sotto scorta dal 2006, in genere risponde a tono ("Salvini è il ministro della mala vita", affermazione per cui andrà a processo per diffamazione), si apre il dibattito per 48 ore. E poi però, da un anno a questa parte, la circolare sempre annunciata, "pronta alla firma", non appare. Resta un annuncio. 

Il duello Salvini-Saviano

Il gioco delle scorte è di per sè un ossimoro. Non ci può essere gioco, infatti, quando si parla di tutela a uomini e donne che vivono sotto costante minaccia di morte e con loro gli angeli custodi di polizia, Carabinieri, guarda di finanza che garantiscono la scorta. E però il ministro dell'Interno sembra proprio "giocare", con il suo reiterato annuncio, una partita personale con Saviano che ha ricordato, tra le atre cose, come, durante la campagna elettorale per le politiche del 2018, Salvini abbia tenuto più di un comizio in Calabria, in feudi controllati dalla 'ndrangheta, dove però, a giudicare dagli interventi, "gli unici problemi erano la baraccopoli e i lavoratori clandestini". Il 5 giugno, tornato di nuovo sull'argomento, il vicepremier ministro dell'Interno, s'era "divertito" una volta di più spiegando perché aveva "assegnato la scorta" al suo nuovo pupazzetto di Zorro (nella sua biografia aveva spiegato di aver sofferto molto quando da piccolo gli avevano rubato il pupazzo di Zorro). " Ho paura che me lo rubino di nuovo quindi la sorta serve più a lui che a Saviano che tanto vive protetto a Manhattan...".   

Il verdetto 

Per il Consiglio d'Europa, che non è un organismo comunitario ma ha come missione la promozione della democrazia e la tutela dei diritti in Europa, questo botta e risposta che va avanti da un anno è "un'intimidazione di Stato" nei confronti di uno degli scrittori più amati e letti nel mondo. Sabato il ministro ha annunciato di nuovo e con un tweet "la nuova circolare": "Bisogna toglierla a chi non ha bisogno, occorre fare un po' d'ordine, recuperare agenti di polizia e carabinieri che invece di fare i tassisti torneranno a fare ordine pubblico". Stavolta sono mancati i soliti "bacioni" a Saviano.  

I nuovi criteri 

Ora magari questa è la volta che la direttiva si materializza.  Ma possiamo dire, dopo aver parlato con fonti tecniche del Viminale, che Saviano sarà molto difficilmente coinvolto in questa opera di revisione. Più facile invece che la "rimodulazione della protezione" riguardi direttori di giornali e qualche magistrato. Magari proprio quelli del Csm, istituzione che, a torto o a ragione, sta attraversando uno dei momenti più bui dalla nascita. Alcune indiscrezioni spiegano che la direttiva sarà ispirata a tre criteri: attualizzazione del pericolo, abolizione degli automatismi in  base al solo incarico (magistrati ma anche qualche ministro), tagliare il numero delle blindate.  

La centralità dei Comitati 

Attenzione però: i nuovi criteri non svincolano i singoli Comitati provinciali dal compiere la dovuta istruttoria e relativa analisi caso per caso. E dal sottoporre poi all'Ucis (ufficio centrale interforze per la sicurezza personale) la valutazione finale. Sarà sempre, quindi, il fattore umano e non una lista di elementi a valutare se una persona è a rischio, lo è stata, non lo è più o lo è ancora. E questo di per se dovrebbe mettere al riparo da errori madornali. Peggio, da misere rivalse. Proprio per questi motivi, assicurano le fonti tecniche, Saviano e la tipologia di protezione in cui vive dal 2006 non dovrebbe essere in alcun modo corretta. Anche la rimodulazione, cioè rendere il dispositivo un po' più leggero "appare a oggi improbabile per non dire impossible". Gli attacchi di Salvini poi, in casi come questi, ottengono l’effetto contrario. 

Resta il mistero, dunque, del perché Salvini abbia minacciato ogni mese nell'ultimo anno, di levare la scorta a Saviano. E francamente non resta sul tavolo alcuna risposta se non il fatto che aver ingaggiato una guerra personale con l'autore di Gomorra è servito comunque a spaccare l'opinione pubblica in favorevoli e contrari su un tema, Saviano, considerato un totem intoccabile. Ora, invece, sui social c'è chi si schiera apertamente a favore e chi contro lo scrittore che da qualche tempo conta anche nemici e detrattori. Fatto assai raro fino ad un anno fa.  

530 persone minacciate 

Gli ultimi dati disponibili e ufficiali (relazione Ucis) dicono che sono 530 i soggetti "destinatari di misure di protezione personale, una trentina in meno rispetto ad un anno fa. La categoria più protetta è quella dei magistrati (260 circa), seguono gli "esponenti politici nazionali e locali" (70), costante il numero dei "rappresentanti di governo", sottosegretari, dirigenti. Nello stesso elenco figurano anche i capi dei sindacati, i vertici di forze armate e polizia". Una ventina i giornalisti, per lo più direttori di giornali e quotidiani. Un sistema di sicurezza che impegna circa duemila persone tra carabinieri, poliziotti e finanzieri per un costo che supera i 200 milioni. 

Quattro livelli 

Sono quattro i livelli di protezione possibile, dal più "alto" (tre auto blindate e 3 agenti per ogni mezzo) a quello più basso, il quarto. Esiste poi un sistema di vigilanza mobile presso le abitazioni o imposti di lavoro di soggetti ritenuti a rischio. I dati, cioè le minacce, sono raccolte a livello locale e valutate dal Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza. La tutela viene assegnata in presenza di "un rischio concreto" e può essere revocata solo quando il pericolo è dichiarato "cessato".