Migranti, salvare solo donne e bambini. Conte e Di Maio e quell'idea da Medioevo

Se c’è una famiglia che traversa il mediterraneo con un padre una madre e due figli, a qualcuno può sembrare normale l’idea di dividerli? Mandare due a terra e tenere due sulla nave è un provvedimento sensato?

La nave Sea Watch

Fate scendere le madri e i bambini. Per quanto si capisca bene il (buon) senso di questa mossa di Luigi Di Maio e di Giuseppe Conte (che è il tentativo di scardinare il muro eretto da Matteo Salvini e il suo No a qualsiasi sbarco) io fatico a capire come si possa ancora ragionevolmente sostenere questa distinzione nel terzo millennio.
Ovvio che per qualsiasi persona di buonsenso sia evidente che una bambina di sei anni non possa restare intrappolata sul ponte di una nave. Ma che dire delle altre 32 persone recuperate dalla ong tedesca Sea Watch la mattina del 22 dicembre?

“Donne e bambini” è un bel retaggio ottocentesco: le madri e i figli piccoli stavano a casa, e i poveri padri partivano per fare la guerra, convocati dalle cartoline di precetto (e spesso morivano al fronte). “Donne e bambini” andava bene quando le donne non lavoravano, quando accudivano e basta, quando il diritto di voto era riservato al genere maschile. Ma cosa significa, “donne e bambini”, oggi, quando le donne lavorano, governano le multinazionali e i paesi? Se c’è una famiglia che traversa il mediterraneo con un padre una madre e due figli, a qualcuno può sembrare normale l’idea di dividerli? Mandare due a terra e tenere due sulla nave è un provvedimento sensato?

Mandare una persona in un paese con un permesso umanitario, e due in un altro, o chissà dove, o tenerle chiuse in una cabina senza diritti alla senso? E non fa venire i brividi l’uomo-maschio che a bordo racconta - è una testimonianza riportata da The Post internazionale - “Io in Libia non ci tornerei per niente al mondo. Mi hanno torturato, sono stato mesi in prigione e pregavo Dio che mi facesse morire. Ora per fortuna sono qua, anche se ci sentiamo ostaggi dell’Europa”.

Certo, la mossa di Conte ha un innegabile effetto positivo: quello di disvelare la brutalità della mossa propagandistica del ministro dell’Interno. Nemmeno dei bambini si ha pietà, non si fanno eccezioni per nessuno. Tuttavia in questo paese bisognerebbe avere il coraggio di non difendere i diritti in maniera tattica o minimale: le persone che sono a bordo della Sea Watch non sono pezzi da collocare, non sono ingombri o animali che fanno tenerezza se piccoli o teneri o deboli, secondo un cliché medievale, e meritano spietatezza se sono 18enni, maschi o padri. Il punto è semplice: o sono tutti esseri umani o non lo sono.

Piuttosto una domanda: ma il ministro Danilo Toninelli, quello che sulla carta avrebbe la competenza sulle aperture dei porti, dov’è? Perché non interviene? Negli altri casi contesi fece sentire la sua voce, adesso tace. Come mai?

E ancora: per quanto tempo ancora l’Europa pensa di poter mantenere l’impalcatura folle di questo sistema, in cui invece di realizzare una politica comune, con risorse comuni e responsabilità comuni, ci si illude di poter mantenere un trattato in cui l’Italia (escludendo la piccola Malta) ha tutti gli oneri dell’assistenza di chi fugge dall’Africa? Dietro il blocco di consenso che si raccoglie intorno a Salvini e alle sue politiche di forza, c’è anche il rifiuto di un accordo in cui tutti i costi dell’assistenza sono stati fatti cadere su di un solo paese.

I malcapitati che salvati dal mare restano bloccati sulle navi - purtroppo - non hanno nessuna colpa delle scelte fatte dai governi italiani degli ultimi anni che hanno sottoscritto trattati demenziali e per noi svantaggiosi. dichiara Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch: “Abbiamo l’ok di Olanda, Germania e Francia per accogliere queste persone. Solamente in Germania ci sono 30 comuni che hanno aperto le porte, ma la situazione non si sblocca”.

Uomini donne e bambini, in queste ore, sono tutti ugualmente vittime di un sistema di regole iniquo, assurdo e demenziale. Non si possono chiudere gli occhi. Non si può discriminare. Non si può nemmeno fare “sessismo umanitario”, anche quando ci aiuta a lavarci la coscienza.