[il caso] Tra governance, semplificazioni e nomine, il metodo Draghi prosegue la sua marcia

Draghi rispetta la tabella di marcia. Ieri sera approvati due decreti chiave: quello su chi gestirà le fasi del Pnrr e sulle Semplificazioni. La mediazione dopo aver ascoltato tutti, dai sindacati agi enti locali. Anche le nomine (per ora Cdp e Fs) sono in linea con la realizzazione del Pnrr

Il premier Mario Draghi - Foto Ansa
Il premier Mario Draghi - Foto Ansa

La storia va vista dalla “fine”. Anche se è un parziale. Diciamo un primo tempo. Il “primo tempo” della ripartenza dell’Italia. Avviata verso la soluzione - e non era scontato - la pandemia tra riaperture e vaccini con un timing analogo in tutti i paesi europei, la ripartenza economica dell’Italia aveva nella fine di maggio una scadenza chiave. Il premier Draghi aveva indicato scadenze precise in questi mesi: “Per avere la prima tranche del Recovery fund (25 miliardi circa, ndr) entro l’estate dobbiamo consegnare a Bruxelles il Pnrr entro la fine di aprile e approvare entro la fine di maggio la prima parte del decreto Semplificazioni e il decreto sulla governance del Pnrr”. Scadenze che in aprile, col piano vaccini ancora non a regime, sembravano utopie. Le continue e crescenti fibrillazioni nella maggioranza e con gli enti locali - attori di primo piano in questa partita - andate avanti ieri per tutta la giornata fino ad un minuto prima del Consiglio dei ministri, hanno reso ancora più complicato il traguardo. Con le Cassandre, in azione in maniera trasversale anche nella maggioranza, pronte all’immancabile “l’avevamo detto”.

Ieri sera alle 19 e 50, quando il Consiglio dei ministri ha licenziato tutto quello che era in agenda, le Cassandre si sono ritirate - almeno pe ora - e Mario Draghi ha potuto chiudere una settimana durissima. Missione compiuta. E ritirarsi per un meritato fine settimana di riposo in Umbria. Anche perchè nelle stesse ore l’Europa ha fatto il suo dovere: tutti gli stati membri hanno ratificato il via libera al Recovery fund. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ieri sera ha annunciato che da lunedì la Commissione è pronta ad andare sui mercati per raccogliere i fondi necessari a finanziare i piani nazionali legati a Next generation Eu.

Il metodo Draghi

Del “metodo” dell’ex presidente della Bce ora alla guida di palazzo Chigi, è stato detto e scritto più volte. Quel metodo - fatto di ascolto, mediazione e poi decisione senza snaturare gli obiettivi, il tutto gestito con competenza ed autorevolezza - si conferma ogni giorno la chiave per andare avanti nelle tappe della doppia mission del premier, l’uscita dalla pandemia e la ripartenza del Paese. E, sempre in queste ore, se ne ha riscontro anche nelle nomine degli enti pubblici e misti decise da palazzo Chigi. L’arrivo di Dario Scannapieco, un Ciampi’s boy, alla guida di Cassa Depositi e prestiti con un team in maggioranza femminile e di Luigi Ferraris al vertice di Ferrovie, sono un segnale di netta discontinuità col passato. Entrambe le società saranno referenti di primo piano per la realizzazione del Pnrr. E Draghi ha scelto manager che danno garanzia di continuità col suo modo di impostare il dossier, di fare debito (buono) e impostare la crescita.Ora e dopo, oltre la legislatura e almeno fino al 2026, che è il tempo della realizzazione della rivoluzione Recovery. Da notare che sulle nomine - ne sono in calendario altre 400 nei prossimi giorni - il mondo politico non ha sollevato questioni. Neppure i 5 Stelle che nel 2018 avevano fatto incetta all’insegna di politiche stataliste e dimostrato, subito, di aver capito bene cosa fosse l’esercizio del potere.

La mediazione e l’accordo

Dopo tre giorni di riunioni in cui Draghi si è alternato (in agenda anche vari impegni internazionali per fortuna non in presenza) con il sottosegretario alla Presidenza Roberto Garofoli in cui a palazzo Chigi sono stati ricevuti sindacati (in presenza), parti sociali e sindaci e governatori (da remoto) la mediazione ha alla fine soddisfatto tutti.

Per i subappalti, il nodo più difficile, la soglia sale al 50% e poi salterà del tutto a partire dal primo novembre. In linea con quello che chiede l’Europa. In netta discontinuità con l’attuale Codice degli appalti. Siccome le critiche erano legittime (“così facciamo entrare le mafie”, “a rischio la sicurezza dei lavoratori”) arrivano anche nuove garanzie per i lavoratori e sui controlli antimafia. In zona Cesarini, prima del Cdm convocato nel primo pomeriggio per le 18, arriva anche l'intesa con le Regioni sulla governance e con tutti i partiti della maggioranza. Tra le novità anche il dimezzamento dei tempi per la valutazione di impatto ambientale dei progetti del Pnrr e delle opere collegate (Fondo complementare): in caso di ritardo scatteranno rimborsi. Salta l'estensione del Superbonus agli alberghi, ma arriva per gli ospedali. Scompare il bollo per i certificati digitali. Viene imposta una soglia del 30% di assunzione di giovani under 36 e donne per le aziende che vogliano accedere ai bandi del piano. L'assunzione di 350 tecnici per la governance viene rinviata al decreto sulla Pa atteso la prossima settimana. Non c’è più, per gli appalti, la regola del massimo ribasso prevista nelle bozze iniziali.

Regioni puntano i piedi per la governance

Erano due i decreti chiave da approvare. La prima tranche di Semplificazioni. Quello sulla governance per cui fino a pochi minuti prima i Presidenti di regione e i sindaci avevano minacciato il ricorso alla Corte Costituzionale se non fossero stati maggiormente coinvolti (“non garantiamo i tempi”). Un boicottaggio in piena regola. Alla fine l'okay delle Regioni arriva con una mediazione, promossa dal ministro per gli Affari regionali Mariastella Gelmini: il presidente della Conferenza delle Regioni parteciperà alle sedute della cabina di regia e dei Comitati per la transizione ecologica e digitale quando tratteranno temi regionali. I decreti portano la firma di mezzo governo: Draghi, Franco, Brunetta, Colao, Cingolani, Franceschini e Giovannini.

Livelli e poteri della governance del Piano

La governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è articolata su più livelli. La “Responsabilità di indirizzo” è assegnata alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Anche la Cabina di regia, che ha poteri di indirizzo, impulso e coordinamento generale, è presieduta da Draghi. Di volta partecipano i ministri e i sottosegretari di Stato alla Presidenza del Consiglio competenti sulle varie materie. E anche i Presidenti di regione e il presidente della Conferenza Stato-regioni. Stesso discorso per sindacati e comuni e altri soggetti attuatori interessati. Insomma, vain cabina di regia chi è coinvolto in quel progetto.

Nasce una “segreteria tecnica” presso la Presidenza del Consiglio dei ministri: dovrà supportare le attività della Cabina di regia e vivrà fino al 2026, a prescindere dai governi, per dare continuità al Pnrr. La Cabina di Regia, affiancata dalla Segreteria tecnica, assicura relazioni periodiche al Parlamento e alla Conferenza Unificata, e aggiorna periodicamente il Consiglio dei ministri. A palazzo Chigi nasce anche “l’Unità per la razionalizzazione e il miglioramento dell’efficacia della regolazione", con l’obiettivo di superare gli ostacoli normativi, regolamentari e burocratici che possono rallentare l’attuazione del Piano. C’è poi un Tavolo permanente per il partenariato economico, sociale e territoriale. Ci sono dentro un po’ tutti, Regioni, enti locali, organismi associativi di tutte le categorie produttive e sociali, università, ricerca scientifica e società civile. Insomma, il Paese è ben rappresentato.

Tutti coinvolti. Ma…

Il ruolo di monitoraggio e rendicontazione del Piano sono affidati al “Servizio centrale per il Pnrr” (Mef) ed è il punto di contatto nazionale con la Commissione europea per l’attuazione del Piano. Sempre presso il Mef ci sarà un ufficio di monitoraggio anticorruzione.

Alla realizzazione operativa degli interventi previsti dal Pnrr provvedono i singoli soggetti attuatori, cioè ministeri, regioni, enti locali.· In caso di mancato rispetto degli obblighi e impegni finalizzati all’attuazione del Pnrr, la Cabina di regia darà un primo avviso di 30 giorni. In caso di “perdurante inerzia” il Consiglio dei ministri nomina i commissari. Così come in caso di dissenso, diniego o opposizione “proveniente da un organo statale che può precludere la realizzazione di un intervento rientrante nel Pnrr”, il premier prenderà in mano la situazione (entro 5 giorni). Queste regole e procedure sono estese anche ai progetti finanziati con il Fondo complementare al Pnrr. Insomma, una forte centralizzazione e molte deroghe. Ma, se non ora, quando?

64 articoli per semplificare

Nel titolo è spiegato tutto: “Norme per la semplificazione delle procedure e per il rafforzamento della capacità amministrativa”. Nelle prime bozze circolate contava 44 articoli. Ieri sera è stato licenziato un testo di 64 articoli. Il nodo appalti (subappalti e ribasso) è stato risolto con una serie di mediazioni sia da parte di Draghi che di vari ministri (Orlando, Speranza e Franceschini) che in Cdm hanno portato anche varie istanze sindacali.

Sui subappalti, il punto di equilibrio raggiunto sembra andare bene a tutti: fino al 31 ottobre la soglia degli appalti che può essere data in subappalto sale dal 40 al 50%; dal primo novembre viene eliminata ogni soglia ( come chiede l’Europa da anni, motivo per cui paghiamo anche belle multe). Il problema del rischio mafie e della sacrosanta sicurezza dei lavoratori (nei subappalti e nei ribassi, il minor costo viene spesso scaricato nelle minori paghe e sicurezza per i lavoratori) è stato affrontato in questo modo: le stazioni appaltanti indicheranno i lavori che non si potranno subappaltare; il contraente principale e il subappaltatore sono responsabili in solido. E questa è una richiesta messa sul tavolo dai sindaci il giorno prima nel lungo confronto a palazzo Chigi. Questa va detto: i segretari generali, Landini in testa, non hanno detto solo dei No ma hanno portato soluzioni per l’obiettivo del decreto: eliminare strozzature per dimostrare che l’Italia sa, può ed è capace di realizzare le opere del Pnrr. Sempre su richiesta di Cgil, Cisl e Uil sono state aggiunte anche altre norme innovative per tutelare lavoratori e legalità. Il subappaltatore infatti dovrà garantire gli stessi standard qualitativi previsti nel contratto di appalto e riconoscere ai lavoratori lo stesso trattamento economico e normativo che avrebbe garantito il contraente principale, incluso il contratto collettivo nazionale. Le stazioni appaltanti, che saranno ridotte (intanto i Comuni non capoluogo non potranno fare appalti del Pnrr o del fondo complementare), devono inoltre assicurare “una più intensa” tutela della sicurezza e “prevenire il rischio di infiltrazioni”. Via libera anche all’appalto integrato (per i progetti Pnrr): un unico affidamento per la progettazione e l’esecuzione dell’opera sulla base del progetto di fattibilità tecnico-economica. L’aggiudicazione avverrà sulla base del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che tiene conto anche degli aspetti qualitativi oltre che economici.

Addio Via

La valutazione di impatto ambientale è sempre stata un incubo di progettisti, soggetti attuatori, cittadini. L’Italia è piena di storie relative a progetti fatti, approvati, finanziati e mai partiti per colpa della VIA. E quando la nidificazione degli uccelli, quando la tutela di una speciale tipologia arborea, sono mille i motivi per cui un’opera si può bloccare. Anzi, meglio dire può essere bloccata.

Ora succede che i progetti inseriti nel Pnrr e quelli del Fondo complementare avranno una Via contingentata, con tempi fissati e ridotti al massimo in 130 giorni. E’ stata istituita una Commissione speciale di massimo 40 persone, nominate dal ministro, lavoreranno a tempo pieno in modo da garantire efficienza e capacità produttiva. In caso di inerzia (della Via o di altri soggetti nei vari passaggi) sono previsti “poteri sostitutivi” da esercitare rispetto non solo alla Via ma anche a dirigenti del ministero della Transizione ecologica e della Cultura.

Lo scontro con Franceschini

Pare sia stato duro nei giorni scorsi. E’ noto come tra i principali colli di bottiglia nell’iter di realizzazione di un progetto ci siano l’ex ministero dell’Ambiente e quella della Cultura. Entrambi nei fatti sono stati in parte commissariati per quello che riguarda i progetti legati al Pnrr. Ora se l’Ambiente è affidato ad un tecnico di fiducia di Cingolani (ma anche dei 5 Stelle), è chiaro che Franceschini ha fatto più resistenza in nome delle tutela del Belpaese. E’ chiaro che nessuno vuole sciupare la bellezza dell’Italia con i progetti del Recovery plan. Però questa è stata l’obiezione in questi giorni con il ministro Franceschini. Anche nei confronti degli uffici da lui diretti potranno essere esercitati i poteri sostitutivi. Non solo: nasce una Soprintendenza speciale per la tutela dei beni culturali e paesaggistici interessati dagli interventi previsti nel PNRR. E’ istituita presso il ministero della Cultura e scavalcherà le singole Soprintendeze dei vari territori per le opere del Pnrr e del fondo complementare. Detta così sembra facile. Sono prevedibili molti boicottaggi: nei fatti le Soprintendenze sono state commissariate.

Fonti rinnovabili & Superbonus

Per accelerare il raggiungimento degli obiettivi nazionali di decarbonizzazione sono semplificate le procedure autorizzative che riguardano la produzione di energia da fonti rinnovabili, la installazione di infrastrutture energetiche, impianti di produzione e accumulo di energia elettrica e, inoltre, la bonifica dei siti contaminati e il repowering degli impianti esistenti. Per favorire l’efficientamento energetico degli edifici sono semplificate le procedure per l’accesso al Superbonus. L’accesso alla misura è esteso agli interventi volti alla rimozione delle barriere architettoniche.

Le opere ad “impatto rilevante”

Un pacchetto specifico di semplificazioni riguarda alcuni progetti chiave: l’alta velocità ferroviaria sulla tratta Salerno-Reggio Calabria; l’alta velocità/alta capacità sulla Palermo-Catania-Messina; il potenziamento della linea Verona-Brennero; la diga foranea di Genova;la diga di Campolattaro a Benevento; la messa in sicurezza e l’ammodernamento del sistema idrico del Peschiera nel Lazio e il potenziamento delle infrastrutture del porto di Trieste.

Per queste opere, tutti i pareri e le autorizzazioni richiesti (Conferenza dei servizi, valutazione di impatto ambientale, verifica archeologica, dibattito pubblico) vengano acquisiti sullo stesso livello progettuale, ossia sul progetto di fattibilità tecnico-economica per il quale il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici definirà i contenuti essenziali. Un Comitato speciale all’interno del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici indicherà le eventuali modifiche o integrazioni al progetto di fattibilità tecnico-economica che dovessero essere necessarie per rispettare le indicazioni contenute nei pareri e le autorizzazioni. Per tutti i progetti sono stati previsti premi e penali (fino al 20% del valore dell’appalto).

Inserimento al lavoro di donne e giovani

E’ la parte che il Pd rivendica con orgoglio. Le aziende, anche di piccole dimensioni (sopra i 15 dipendenti) che partecipano alle gare per le opere del Pnrr hanno l’obbligo di presentare un rapporto sulla situazione del personale in riferimento all’inclusione delle donne e di giovani sotto i 35 anni nelle attività e nei processi aziendali. In caso di violazione dell’obbligo, è prevista l’applicazione di penali e l’impossibilità di partecipare per 12 mesi a ulteriori procedure.

Le banche dati, finalmente

Il decreto prevede anche il dialogo tra le banche dati della pubblica amministrazione. Sono più di mille e non si parlano tra loro. A volte neppure quelle dei municipi con la sede centrale del comune. E’ un primo passo. Il ministro Brunetta la prossima settimana porterà la seconda parte del decreto Semplificazioni. Li ci sono le nuove assunzioni dei 350 tecnici e la rivoluzione delle banche dati.

Ora, ogni governo ha detto e promesso che avrebbe Semplificato la pubblica amministrazione italiana. Ad approvare un decreto sono arrivati quasi tutti. In corso di conversione in aula, molti pezzi sono stati persi e hanno depotenziato l’obiettivo finale. Dopodiché non sono stati fatti neppure i decreti attuativi. Tutte riforme che non hanno prodotto risultati. Quindi, la scommessa del governo Draghi sulla semplificazione inizia adesso. E comunque, è l’ultima nostra possibilità.