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“Underdog sì, Cenerentola no, il grande feeling con Joe”, il successo diplomatico di Giorgia alla Casa Bianca

Fosse per lei starebbe probabilmente sempre sui dossier esteri, da cui vengono le migliori soddisfazioni. E invece le tocca tornare ad occuparsi di Pnrr, salario minimo, reddito di cittadinanza, le beghe e le rivalità nella maggioranza. Italia e Usa allineate su tutto. Peccato per la clamorosa gaffe sul tricolore italiano

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
“Underdog sì, Cenerentola no, il grande feeling con Joe”, il successo diplomatico di Giorgia alla...
Giorgia Meloni (Ansa)

Se non ci fosse stata quella storia della bandiera - una vera buccia di banana -di cui diremo alla fine-  e un po’ di polemica per la conferenza stampa congiunta Italia-Usa che non c’è stata (ma stavolta non è colpa sua), sarebbe stato percorso netto. E poiché si tratta di due dettagli di cui si dà conto per dovere di cronaca, si può dire che il viaggio a Washington di Giorgia Meloni è stato un successo. Le relazioni diplomatiche Italia-Usa non sono mai state così intense e solide, i dossier - dall’Ucraina alla Nato, dall’Africa alla Cina passando per immigrazione e catene di approvvigionamento di materie prime - sono condivisi e marciano nella stessa direzione e con la stessa intensità. Per l’Italia un’ottima notizia che ci dovrebbe mettere al riparo da sorprese che possono derivare dai  mercati, da speculazioni, che dovrebbe proteggere il nostro debito pubblico e anche, aiutare le trattative in Europa su Pnrr, nuovo regole sul Patto di stabilità. Detta in una parola: siamo affidabili e questa è la migliore assicurazione su tutto. Garantisce per noi lo zio Tom. Cosa che non era affatto scontata per un governo di destra che ha per alleati due amici storici della Russia, Salvini e la Forza Italia di Silvio Berlusconi. 

In missione permanente

Dieci mesi fa Joe Biden, uno che ai tempi della presidenza Obama chiamava “Mario” per farsi spiegare come andavano economia, mercati e finanza, quando Giorgia Meloni  vinse le elezione disse: “Avete visto cosa succede in Italia…”alludendo con terrore alla salita al potere di una destra con radici fasciste che non poteva piacere alla Casa Bianca. Dieci mesi dopo la premier italiana fa il suo ingresso nello Studio Ovale, oltre un’ora di bilaterale, una joint statement lunga più di quattro pagine, “un’eccezione” in positivo ammettono gli addetti al protocollo della Casa Bianca. E dalla bocca del Presidente Usa escono frasi come: “Siamo diventati amici”, “l’Italia è oggi una partner affidabile, capace di una leadership importante per noi americani”. Il portavoce di Biden ha parlato di “grande feeling tra i due”.  E’ il riconoscimento che la premier cercava per aver tenuto in questi mesi, senza tentennare - e quanto la sua base elettorale lo avrebbe preferito e i suoi alleati anche - sull’appoggio incondizionato a Kiev, sul perfetto allineamento nelle relazioni transatlantiche, nel procedere in modo quasi parallelo, con la Casa Banca, nelle relazioni con la Cina, per il lavoro eccellente che il governo italiano sta facendo recando nel Mediterraneo e verso l’Africa. La politica estera italiana è stata promossa a pieni voti dopo un esame durato dieci mesi.  E’ stata dura, faticoso, è costato decine di viaggi, bilaterali, vertici, in pratica neppure un giorno di riposo, sali scendi da aerei senza contare tutto il tempo sottratto alla piccola Ginevra. Ma ce l’ha fatta. Sarebbe perfetto se non fosse che c’è da tornare in Italia e occuparsi delle polemiche sul reddito di cittadinanza cestinato (ieri sono partite le comunicazioni dell’INPS), del Pnrr “definanziato” per 16 miliardi ma che -  il ministro Fitto spergiura - non perderà neppure un euro (sicuramente decine di progetti tutti per la riqualificazione delle città e la messa in sicurezza del territorio). Le tocca sopportare le code polemiche sui casi La Russa-Santanchè, quelle sulla giustizia e sul salario minimo. Ancora un paio di settimane prima che il Parlamento chiuda per la pausa estiva (fino al 10 settembre) e chissà cos’altro può succedere. Ecco, fosse per Giorgia Meloni starebbe fissa in missione, tra un bilaterale e l’altro, in questa dimensione da segretario generale che immagina e tenta di tesse la trama dei destini del mondo. Le viene bene, pare, lo sa fare. E però poi c’è il maldetto fianco interno. 

A lezione da Kissinger. Sulla Cina

Anche per questa sua attitudine, e comunque per sottolineare la felice stagione nelle relazioni Italia-Usa  che “restano solide al di là dei colori politici”  (Biden), la seconda giornata di Giorgia Meloni a Washington ha avuto il privilegio di un incontro di due ore con l’ormai centenario Henry Kissinger, l’ex storico segretario di Stato Usa, l’uomo che ha deciso i conflitti e le relazioni del secolo scorso, dalla Cina al Vietnam. E anche l’uomo che, nonostante i cento anni, è stato ricevuto a Pechino proprio la scorsa settimana. A dimostrare quanto le relazioni con la Cina siano adesso il punto più fragile e sensibile per una Casa Bianca che per ritirarsi dai dossier esteri per concentrarsi sulle presidenziali del 2024. “E’ stato un privilegio e un onore dialogare con lui sui temi della contemporaneità” ha detto Meloni dopo l’incontro nella sede dell’ambasciata italiana e dopo la visita, in mattinata, al cimitero militare di Arlington accompagnata dall’ambasciatrice italiana Zappia. E non c’è dubbio che sia stata proprio la Cina il dossier più importante tra l’anziano diplomatico e la giovane premier. “Andrò anche in Cina” ha promesso Meloni. Tra i passaggi del Joint statement (documento finale) uno è dedicato ai rapporti con Pechino, con i due leader che si impegnano, tra l'altro, a “rafforzare le consultazioni bilaterali e multilaterali sulle opportunità e le sfide poste dalla Repubblica Popolare Cinese”.  Indiscrezioni dicono che meloni abbia portato in omaggio a Biden la promessa dell’uscita dalla “Via della Seta”, il memorandum economico-commerciale firmato nel 2019 da Conte e Di Maio e Salvini e in scadenza a fine anno. Qualcuno si attendeva l’annuncio solenne proprio qui a Washington.  Non c’è stato ma se n’è ovviamente parlato. Come conferma la dichiarazione congiunta finale.  “Gli Stati Uniti si fidano dell’Italia” ha detto la premier. È la conferma della linea 'soft' scelta dal governo per disimpegnarsi dall’accordo con Pechino, che andrebbe rinnovato a fine anno. La stessa premier ha annunciato che una delle “prossime missioni” all'estero sarà proprio nella capitale cinese. Sarà in quella sede che il governo annuncerà l'uscita dall'accordo politico, puntando però a mantenere i legami economici e commerciali con la superpotenza asiatica. Guai ad offendere il gigante asiatico.    

“Underdog sì, Cenerentola no”. Ma cade sul tricolore

La missione di due giorni si è chiusa ieri pomeriggio con il ricevimento a Villa Firenze, residenza dell'ambasciatrice italiana, con l’incontro con la comunità italiana negli Usa. Il “forte" legame tra Italia e Stati Uniti “attraversa i governi” e “rimane solido a prescindere dal loro colore politico” avevano detto Meloni e Biden il giorno prima. Un indubbio successo diplomatico che, oltre ad implementare la bilancia commerciale tra i due paesi che ammonta già a cento miliardi di dollari,  aiuta l’Italia anche nei rapporti con l’Europa e sui dossier che riguardano le materie prima e l’Africa, cioè l’immigrazione incontrollata che sta facendo fibrillare il territorio italiano.

Peccato per quella gaffe sul tricolore. Appena arrivata Meloni aveva fatto visita al Congresso, dove aveva avuto incontri bipartisan con i leader dei due partiti, compreso lo speaker della Camera, Kevin McCarthy. Durante uno di questi summit il leader della maggioranza democratica Chick Schumer ha chiesto a Meloni il significato dei colori della bandiera italiana. “Rosso, bianco verde, cosa significano questi colori nella bandiera italiana…”. E lei, dopo qualche tentennamento e occhi alazati, ha detto: “Si, si, hanno molti significati, molti davvero”. Poi silenzio, sorrisi di circostanza e molti imbarazzi. Che una leader sovranista che mette “Nazione” in ogni frase non sappia la storia del tricolore, è in effetti imbarazzante. chissà, forse il senatore Schumer voleva fare una cortesia nel valorizzare i tre bei colori della nostra bandiera. Fare un omaggio alla nostra storia. Ma è andata così… many many things. E un video che ieri ha spaccato sui social. 

Il tifo Usa per Roma e Expo 2030 

Nulla centra, invece la premier sulla mancata conferenza stampa congiunta con Biden: lì decide la Casa Bianca. “ Io l’avrei fatta anche se dicono che sono in fuga dalla stampa” ha detto Meloni. Che porta a casa anche il via libera degli Stati Uniti alla candidatura di Roma per Expo 2030. “Benevenuta” è scritto nel documento finale congiunto. Il principale rivale è Riad. Se ne riparla il 28 novembre. Quando tutti i paesi voteranno. E il voto sarà segreto.

 

 

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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