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Meloni trasforma il G7 in un G20. L’appello per la tregua Olimpica. Il Papa: “Prima l’etica poi l’IA”

Si è concluso a Borgo Egnazia il summit del G7 a presidenza italiana. La dichiarazione finale in 36 pagine. Meno diritti. Più armi. Cina e Iran nel mirino dei grandi che controllano anche l’evoluzione a Taiwan. Papa Francesco protagonista assoluto. Tra battute e bilaterali, ben dieci in un giorno solo. Immigrazione e Piano Mattei entrano nella dichiarazione finale

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Meloni trasforma il G7 in un G20. L’appello per la tregua Olimpica. Il Papa: “Prima l’etica poi l’IA”
Meloni e Bergoglio (Ansa)

In fondo, a pagina 36. E’ lì, alla fine del documento finale del G7 2024, che si trova la “notizia”. O meglio tra i tanti impegni più o meno realizzabili in un futuro più o meno prossimo, quello che ci pare più immediato. “Stanno per iniziare I Giochi olimpici e paraolimpici a Parigi e tutti  paesi premono per osservare la tregua Olimpica, individualmente e collettivamente come prescritto da una Risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite  del 15 novembre 2023 e il cui titolo è di per sè un programma: “Costruire un mondo migliore  grazie agli sport e agli ideali olimpici”. Il presidente Macron ha voluto inserire questa che sembra una postilla ma alla fine rischia di essere il fatto più concreto - Ucraina a parte - tra le decisioni assunte nel G7 appena concluso in Puglia. In attesa che stamani la premier Meloni spieghi ai giornalisti italiani nella conferenza stampa finale tutto ciò che sicuramente è sfuggito alla semplice osservazione. Visto e considerato che i giornalisti italiani sono stati gli unici che sono potuti andare a Borgo Egnazia un solo giorno su due di lavori di summit.    

G7? No, un G20 

Il grande summit internazionale finisce alle otto di sera quando i leader del mondo si posizionano sulla pedana bianca incorniciata tra gli olivi secolari di Borgo Egnazia. Ci sono tutti, dall’argentino Milei al brasiliano Lula,  Joe Biden parla con Erdogan, il presidente della Banca Mondiale Aijay Banga con il suo turbante bordeaux s’intrattiene con la presidente del Fondo monetario Kristalina Georgieva, il principe saudita si confonda con Modi, li accanto si aggirano il presidente del Kenia e re Hussein di Giordania. Quando arriva Papa Francesco, prima volta assoluta di un Papa al summit del G7, sulla sua golf cart bianca, dopo dieci bilaterali e lo speech sull’intelligenza artificiale, il set è completo e i fotografi possono fare il loro lavoro. 

All’Apulia summit G7 2024 ci sono l’Africa, l’Asia, le Americhe, le Indie e l’Europa.  a cui sono stati aggiunti ben dodici capi di governo e, ventesimo, il Papa, il capo dello Stato Vaticano oltre chGiorgia Meloni ha trasformato il G7 in un G20 con i sette leader dei grandi paesi occidentalie della chiesa cattolica. Non è chiaro se le regole della diplomazia accettano questo tipo di personalizzazioni e ambizioni. Probabilmente un G7 deve restare tale visto e considerato che il G20 ha il suo format, mescolare l’uno con l’altro potrebbe fare più confusione che altro. “Non dobbiamo essere una fortezza chiusa ma un’offerta di valori che si apre al mondo per costruire sviluppo e crescita condivisi”  ha detto la premier nel video messaggio che ieri sera alle 22 ha voluto postare sui social per dire di essere “molto orgogliosa e soddisfatta della sua Nazione che ha saputo organizzare un G7 così bello e intenso G7, ricco di impegni concreti reali su questioni dirimenti per il nostro futuro”. Va detto che se nel 1990 i paesi del G7 valevano il 63% del pil mondiale, oggi valgono il 43%. Se pesavano con il 12 % della popolazione, oggi è solo il dieci per cento.  Non conviene certo essere una fortezza.  

Il Papa sfida l’IA  

Veniamo ora agli impegni concreti racchiusi nelle 36 pagine  della dichiarazione finale approvata ieri sera. E’ sempre difficile, alla fine di ogni vertice, dire chiaramente chi ha vinto e chi ha perso. Di sicuro nulla cambierà nel mondo a partire da oggi sulla base delle conclusioni di questo G7 a presidenza italiana così come poco o nulla è cambiato dopo i precedenti summit. E’ possibile però senza dubbio individuare dei punti chiave che spostano la bilancia da una parte e dall’altra. Verso la vittoria o l’eventuale sconfitta. In ogni caso, qualunque impeto vittorioso sarà eccessivo e fuori luogo.  

Questa volta l’eccezione è stata Papa Francesco. La prima volta di un Pontefice al G7 dove è arrivato alle 12 e 20 in elicottero - due ore e mezzo di volo - e quando è sceso - sulle sue gambe - per salire sulla golfcart bianca insieme a Giorgia Meloni ha detto: “Siamo ancora vivi”. C’era grande attesa per il suo intervento sull’intelligenza artificiale. “Ho la versione lunga e quella più breve, immagino vogliate questa” ha detto tirando fuori le carte. Un appello molto chiaro, in linea con la ormai ben nota schiettezza di Francesco, intrecciato spesso con la guerra e la necessità della pace.  “L'umanità è senza speranza se dipenderà dalla scelta delle macchine” ha sottolineato il Pontefice. In riferimento ad esempio all’uso dell'IA nella guerra,  “in un dramma come quello dei conflitti armati è urgente ripensare lo sviluppo e l'utilizzo di dispositivi come le cosiddette armi letali autonome per bandirne l'uso, cominciando già da un impegno fattivo e concreto per introdurre un sempre maggiore e significativo controllo umano. Nessuna macchina dovrebbe mai scegliere se togliere la vita ad un essere umano”. Restiamo umani e non deleghiamo il nostro futuro alle macchine. Per questo, di fronte alle sfide e ai pericoli dell'Intelligenza artificiale, serve una visione etica e il primato della buona e sana politica. Un discorso di principi, ma anche di concreti esempi, dunque, quello tenuto dal Pontefice. Tutto concentrato sull’ambivalenza dell'intelligenza artificiale e sulla necessità di un suo controllo da parte degli uomini e delle donne di oggi e di domani. Francesco è sembrato a tutti in forma e molto spiritoso. Quando è entrata nella sala dei lavori, Macron era senza giacca, se l’è messa al volo e il Papa lo ha imitato nel gesto. Poi ben dieci bilaterali. Lungo il confronto, margine, con il presidente Biden.    

Meno diritti  

Se giovedì, nella prima giornata del summit a far discutere era stato l’aborto, ieri sono stati i diritti della comunità Lgbtqia+. In entrambi i casi alcune bozze avevano anticipato che ci sarebbe stat un arretramento rispetto all’ultimo documento G7 che è quello di un anno fa a Hiroshima. E così è stato. Palazzo Chigi si è molto scaldato sul tema dei diritti civili e di genere arrivando a fare ben tre smentite in 48 ore.  

Alla fine ha “vinto” l’Italia. Probabilmente ci abbiano perso tutti qualcosa. Come se fare ulteriori concessioni in tema di aborto e diritti di genere fosse l’ossessione e l’incubo della Presidenza italiana. Nel documento finale di Borgo Egnazia la parola aborto è stata alla fine cancellata. La Francia voleva mantenerla e fare anche un passo avanti, la presidenza Macron si era spesa per questo anche in linea con l’inserimento in Costituzione del diritto all’interruzione di gravidanza. La Casa Bianca, a sua volta, avrebbe preferito sfruttare la spinta francese. L’Italia ha detto no -  per rispetto a papa Francesco, ospite d’onore di questo G7?  - e alla fine è passato il passo indietro.  Così come non ci sono stati progressi sulle questioni di genere.  Nella dichiarazione finale i leader del G7 esprimono “forte preoccupazione per la riduzione dei diritti delle donne, delle ragazze e delle persone Lgbtqia+ in tutto il mondo, in particolare in tempi di crisi”. Si condannano fermamente “tutte le violazioni e gli abusi dei loro diritti umani e delle libertà fondamentali". Si riafferma quindi “l’impegno per l’uguaglianza di genere”. Rispetto ad Hiroshima però spariscono i riferimenti a “identità di genere” e “orientamento sessuale”. Per Meloni e le destre è una vittoria.    

Ma più armi  

E’ certamente positiva la compattezza del G7 sui due fronti di guerra. Cresce ulteriormente il pressing contro la Russia che deve “porre fine alla sua guerra illegale di aggressione e pagare per i danni che ha causato all’Ucraina”. Oltre a promettere di “sostenere” Kiev per tutto il tempo necessario sia sul piano economico che su quello dei sistemi di difesa, i Sette Grandi hanno deciso di trasferire i 50 miliardi che sono frutto degli interessi dei beni russi sequestrati in Europa, un patrimonio di circa 300 miliardi che ha fruttato in questi due anni miliardi di interessi.  Nel documento anche nuove azioni  “per ostacolare lo sviluppo di futuri progetti energetici russi” e continuare a “ridurre le entrate della Russia da metalli e petrolio”. L’accordo bilaterale Stati Uniti- Ucraina, oltre a portare nei fatti Kiev nella Nato, apre la strada ad ulteriori forniture di armi (ufficializzate anche ieri nel vertice Nato) anche dall’Italia.  Dossier Cina: il G7 è iniziato all’indomani della decisione del’Unione Europa di mettere dazi aggiuntivi fino al 38% sulle auto elettriche. Chi ha immaginato che i Sette Grandi potessero continuare su questa strada ha dovuto fare i conto con una decisione definita “cerchiobottista”. I toni sono certamente duri: Pechino deve fermare il suo aiuto alla Russia; sono in arrivo sanzioni per colpire le imprese e le banche cinesi che stanno aiutando la Mosca ad aggirare le sanzioni sui beni e le tecnologie usate nella produzione di armi. Pechino sotto accusa anche per le politiche commerciali che portano “ distorsioni del mercato e nei tassi di crescita minando lavoratori, industrie e la nostra resilienza e sicurezza economica”. Insomma, toni severi ma senza chiudere tutte le porte. Anche perchè la Cina è uno dei pochi interlocutori utili con Mosca.  Rispetto a Taiwan il G7  “si oppone alle pericolose incursioni cinesi nel mar cinese meridionale e ai suoi ripetuti ostacoli alla libertà di navigazione”. Parole chiare e decise ma non certo l’ultimatum che qualcuno si aspettava. Le stesse usate con l’Iran a cui viene chiesto di “smettere di sostenere la guerra della Russia in Ucraina” e di “non trasferire a Mosca missili balistici e relativa tecnologia”. In caso contrario, i G7 sono pronti a “rispondere in modo rapido e coordinato e ad adottare ulteriori sanzioni”. 

Rispetto a Gaza  il summit ha adottato il piano Biden (oggetto anche del bilaterale di trenta minuti con Giorgia Meloni) e ha chiesto “l’immediato cessate il fuoco, il rilascio degli ostaggi e l’aumento significativo del flusso di assistenza umanitaria in tutta Gaza”. L’obiettivo finale è e resta “due popoli e due stati”.  

Immigrazione e Piano Mattei 

La presidenza italiana è molto soddisfatta perchè nella dichiarazione finale compare il tema del “governo dei flussi migratori illegali che alimentano nuove forma di schiavitù”. Nei fatti è nata una coalizione internazionale contro le organizzazioni criminali che sfruttano le migrazioni. Il tutto in un quadro molto ampio di rispetto dei diritti, dell’accoglienza e dell’inclusione sociale. Insomma, non si può solo respingere. Compare, per due volte, una citazione del Piano Mattei per l’Africa come nuovo strumento per diminuire le distanze e le disuguaglianze. 

Alla fine la cosa più importante resta l’Ucraina. I leader del mondo ieri sera hanno lasciato la Puglia e sono arrivati a Lucerna in Svizzera per la Conferenza sulla pace. Mosca ha già bollato l’iniziativa e tutto ciò che produrrà “solo carta straccia”.    

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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