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Meloni e la “strategia dell'esagerazione” per nascondere le sconfitte ai ballottaggi e il sostegno a Ursula

La premier non avrebbe digerito la sconfitta di Firenze, Perugia e Potenza. Tre capoluoghi di regioni che mettono in luce le difficoltà della selezione della classe dirigente nei territori

Giuseppe Alberto Falcidi Giuseppe Alberto Falci   
Foto Ansa
Foto Ansa

C’è chi la chiama già “la strategia dell’esagerazione” per nascondere la sconfitta dei ballottaggi. Il video di ieri mattina di Giorgia Meloni, inaspettato per i toni e per i contenuti, è servito insomma per parlare al suo elettorato. “Ascoltate bene e se vi va fatelo girare volare” è la richiesta della premier-influencer. Dietro il titolo “Autonomia differenziata, è ora di fare chiarezza”, è partita l’ennesima autocelebrazione “per le numerose cose fatte nonostante la sinistra e alleati”, l’ennesimo spiegone sul perché l’Autonomia “non solo è stata introdotta in Costituzione dal Pd ma richiesta anche da presidenti di regione a guida Pd, da Bonaccini a Giani passando per De Luca”. Senza perdere di vista il vero obiettivo, la rivale Elly Schlein, in forte ascesa nei sondaggi e nel Paese.

Il passaggio in cui ha preso di mira la segretaria del Nazareno è stato di questo tenore: «Contro tutte le riforme la sinistra è scatenatissima, ci accusano di ogni nefandezza. Sul fisco hanno detto che eravamo amici degli evasori, ci dicono che vogliamo mettere la magistratura sotto la politica ma la riforma non consente più al Parlamento di eleggere i membri del Csm, quindi sono smentiti. Sul premierato ci accusano di deriva autoritaria ma lo voleva Occhetto 30 anni fa in pratica lui era più avanti della Schlein». Gli attacchi nei confronti dell’opposizione non si fermano. Subito dopo eccone un altro: «L'opposizione usa irresponsabili toni da guerra civile perché non ha argomenti nel merito, io penso che i toni violenti che usa la sinistra sull'autonomia ma anche su tutte le altre riforme non siano altro che una difesa disperata dello status quo». 

Polarizzare lo scontro è l’obiettivo. Ma in realtà la lettura che viene data nei palazzi va in una sola direzione: Meloni non avrebbe digerito la sconfitta di Firenze, Perugia e Potenza. Tre capoluoghi di regioni che mettono in luce le difficoltà della selezione della classe dirigente nei territori. Perdere nel capoluogo toscano in quel modo significa non essere competitivi alle prossime regionali in Toscana, dove la sinistra schiererà l’uscente Eugenio Giani, mentre il centrodestra non ha ancora scelto il candidato. E anche la sconfitta di Perugia con la “sua” candidata Margherita Scoccia è un segnale negativo in vista delle regionali che si celebreranno molto presto.  E i sondaggi nei confronti dell'uscente Donatella Tesei della Lega non sembrano essere favorevoli.

Tutto questo ha fatto infuriare Giorgia Meloni, a maggior ragione a pochi giorni da un consiglio europeo in cui la premier dovrà sconfessare la narrazione delle scorse settimane perché Fd’I appoggerà Ursula von der Layen. E tutto questo lo dovrà spiegare ai conservatori, a Salvini e alla Le Pen. In cambio otterrà un commissario con una delega di tipo economico, così da poter gestire la procedura d’infrazione per eccesso di deficit. Da qui la strategia dell’esasperazione, parlare d’altro e attaccare la sinistra per nascondere le questioni più delicate. E così la campagna elettorale non si placa.

Non a caso Schlein risponde punto per punto alla presidente del Consiglio. L’accusa che più fa infuriare la segretaria del Pd è quella relativa al clima da guerra civile creato dalla sinistra: «Non so che film stia vedendo Meloni, non è la prima volta che lancia allarmismi. Non vorrei fosse un tentativo di distrarre l'attenzione dai risultati della destra, parlando di altro. Io su questo non la seguo perché non sono un jukebox. I ballottaggi sono un segnale chiaro al governo: bocciate le destre che governano male nei territori e governano male anche a Roma. Siamo felici di questo sei a zero tennistico nei capoluoghi di regione. Il Pd è un partito che cresce, sta bene ed è perno indiscusso dell'alternativa in questo Paese». E ancora, rispetto all’altra accusa di Meloni che ritiene Occhetto più avanti di Schlein in materia di riforme, la segreteria del Pd replica in questo modo: «Meloni mi sembra un po'a corto di argomenti».

Da qui la segretaria del Pd rilancia la modifica della legge Bossi-Fini, in questi giorni tornata in auge dopo la tragica morte del bracciante indiano: «La riscrittura della Bossi Fini che sta facendo il Pd è frutto di un lungo lavoro di ascolto. Presenteremo presto questa nostra proposta. Non modificare la Bossi Fini quando avrebbe potuto farlo fu un errore del centrosinistra. Singh è stato ucciso dallo sfruttamento, dal caporalato, dalla disumanità. Se si lascia che un lavoratore sia ricattabile si fa il gioco della criminalità organizzata. Il caporalato è  un'ingiustizia anche contro quelle imprese che non calpestano i diritti. Il mondo produttivo da tempo denuncia la follia di queste politiche del governo dell'immigrazione. Ma questa destra è ipocrita, se la prende con gli irregolari. Servono vie legali e sicure per l'ingresso, anche per chi cerca di costruirsi un futuro diverso e dignitoso». Su queste note la campagna elettorale. E chissà quando si fermerà...

Giuseppe Alberto Falcidi Giuseppe Alberto Falci   
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