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Ci mancavano solo gli atti osceni… Meloni “fugge” dai guai della maggioranza e si concentra sui dossier esteri

Oggi la firma a Tripoli di un importantissimo accordo sullo sfruttamento di nuovi giacimenti di gas. Così come la scorsa settimana in Algeria. A giorni altre missioni a Stoccolma, Berlino, Bruxelles, forse Kiev. Impossibile stare dietro alle fughe in avanti degli alleati. L’ultima è il Pdl sul atti osceni del viceministro Cirielli

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Ci mancavano solo gli atti osceni… Meloni “fugge” dai guai della maggioranza e si concentra sui...
Meloni (Ansa)

Governare l’Italia dall’estero. O meglio, trovare fuori molte risposte - e anche soddisfazioni - che è difficile trovare dentro. Nello specifico: io, Giorgia Meloni, mi occupo di cose serie. Voi, alleati e anche colleghi del mio partito, scannatevi pure in Parlamento facendovi dispetti reciproci. Il bouquet è ricco: dagli emendamenti al decreto Ong da parte della Lega, al ddl con una poderosa stretta contro contro gli atti osceni  a firma Cirielli, uno tra l’altro, dell’inter circle della premier; dal ddl con la separazione delle carriere tra giudici e pm presentato agli emendamenti per rinviare di un anno, già previste dalla legge, le gare per i balneari, tutto Forza Italia. Per non parlare della benzina, dell’inflazione, delle bollette sempre troppo alte nonostante il costo basso della materia prima, segno che c’è qualcosa che non va nella formazione del prezzo. Per non parlare della proposta (ministro Valditara, Lega) di pagare di più gli ingegnanti che lavorano al nord rispetto a quelli del sud. E queste sono solo quelle della settimana passata. Se si va anche qualche giorno indietro, le risse interne alla maggioranza aumentano. Quindi - è la personalissima riflessione di Giorgia Meloni - datemi un aereo che io mi occupo del resto del mondo. Tanto in Italia almeno fino alle regionali (12-13 febbraio) ogni giorno avrà la sua pena perchè ciascun alleato dovrà alzare una bandierina. Mancano ancora due settimane. Lunga. E però…

Dunque Giorgia Meloni ha iniziato due settimane di grand tour nel mondo per trovare all’estero soluzioni che non può trovare in casa: forniture energetiche e controllo dei flussi migratori sono le prime emergenze, e poi scambi commerciali tali da rafforzare il ruolo primario dell’Italia nel Mediterraneo e trasformare lo stivale da pontile dove attraccano “solo” disperati ad hub energetico di smistamento di materia prima per il resto d’Europa. E’ il famoso “Piano Mattei”, progetto ambizioso e di grande visione strategica e geopolitica, ideato e pensato da Mario Draghi con Claudio De Scalzi, l’ad di Eni che è il nostro vero passe-partout per l’Africa. Viene da riflettere, a proposito di giustizia che funziona, che la procura di Milano ha tenuto quest’uomo sei anni sotto un processo, quindi appeso, per poi scoprire che le accuse erano tutte fasulle. E magari costruite a tavolino per conto terzi.     

La missione in Libia

E’ da record, senza precedenti negli ultimi 25 anni, l'entità dell'investimento che sarà annunciato oggi in Libia nel comparto gas da Eni e dalla Compagnia petrolifera nazionale libica “Noc”. Il tutto alla presenza della premier Meloni e dei ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e degli Esteri Antonio Tajani. Non c’è dubbio che il vero regista dell’operazione ,come già era successo la scorsa settimana in Algeria, sia Claudio De Scalzi. 

Si tratta di otto miliardi di dollari, come aveva anticipato tre giorni fa il presidente della Noc, Farhat Bengdara, che nelle ultime ore ha anche sottolineato che in Libia “il settore energetico non vedeva un investimento di questa portata da più di un quarto di secolo”. L’accordo, una joint venture paritetica, riguarda due giacimenti nell’area della costa occidentale del Paese, a circa 140 chilometri a nord-ovest di Tripoli.I due giacimenti hanno riserve stimate per 6 trilioni di piedi cubi e per svilupparli saranno necessari circa tre anni e mezzo. Una scheda tecnica spiega che “al ritmo di 850 milioni di piedi cubi al giorno, la produzione potrà andare avanti per 25 anni. Si tratta di 8,78 miliardi di metri cubi ogni anno”. La Libia è al quinto posto nella classifica dei Paesi africani con le maggiori riserve di gas (53 trilioni di piedi cubi) dopo Nigeria (203), Algeria (159), Mozambico (100) ed Egitto (63). Inferiore per quantità a quello algerino (che arriva tramite Tunisia), il metano libico è molto più vicino alla Sicilia: tra Mellitah e Gela il tratto sottomarino del gasdotto GreenStream è lungo circa 520 km.Costruito nel 2003-2004 da Eni, che ne è proprietaria insieme a Noc, contrattualmente la capacità di trasporto del gasdotto verso l'Italia è “tarata” a sei miliardi di metri cubi l'anno che, con aggiustamenti, potrebbero essere aumentati a otto. Il problema è che l’instabilità interna, diciamo pure la guerra perenne in Libia, ha fatto sì che nel 2022 GreenStream ha trasportato solo 2,5 miliardi di mc di gas, meno di un terzo di quanto prodotto da Eni in Libia l'anno scorso (9,3 miliardi di metri cubi).

Ma l’operatività massima della Libia, come Stato e come produttore di gas, è fondamentale per il Piano Mattei cui Giorgia Meloni dedica, giustamente, le sue migliori energie.  

Il ruolo di Piantedosi e Tajani

Ma la stabilità della Libia è un passaggio chiave soprattutto per il controllo dell’immigrazione clandestina visto che il 50 % degli sbarchi  in Italia (comprensivi di quelli via terra) arrivano dalle coste libiche. Il problema sono sempre i soldi con cui soddisfare gli appetiti delle circa quaranta tribù. Il problema è, come sempre, il potente generale Haftar, autoproclamatosi (con l’aiuto dell’Egitto) capo supremo  dell’esercito nazionale della Cirenaica e del Fezzan e le sue mire alla guida della Libia. In contrasto però con Tripoli. Finchè non viene risolto questo nodo - indurito da dodici anni di guerre tribali e ultimamente anche dal blocco dei pozzi di petrolio imposto da Haftar - la Libia non è affidabile. E il piano Mattei non riesce a decollare. Ecco perchè è fondamentale che la delegazione italiana sappia toccare più dossier.   

La firma dell’accordo è messaggio importanti. Per tutta la comunità libica.

La produzione libica di gas ha margini di miglioramento altissimi: due terzi del gas libico servono infatti per far funzionare le centrali elettriche del Paese; un quinto alimenta l'industria e solo un 15% va in export. Per il presidente Bengdara l’accordo è “un chiaro messaggio alla comunità imprenditoriale internazionale che lo Stato libico ha superato la fase dei rischi politici”. E’ la speranza di tutti. Anche perchè Meloni ha ben chiara una cosa: affrancarsi dal gas russo non può voler dire diventare ostaggio di un altro paese, in questo caso l’Algeria. Quindi, prima di tutto, guai a mettere in secondo piano la diversificazione delle fonti.  

Le altre missioni di Giorgia, mentre in Parlamento…

L’agenda di palazzo Chigi è quasi tutta esteri e diplomazia. La settimana che inizia lunedì porterà la premier a Stoccolma, che guida il semestre di presidenza europeo, e poi a Berlino. La settimana successiva c’è l’atteso vertice informale a Bruxelles dove si capirà le intenzioni dei 28 sull’immigrazione.  In mezzo potrebbe esserci il viaggio a Kiev: il fronte ucraino impegna sempre di più non solo tutta la comunità ma sta stressando anche la maggioranza in Parlamento. Il ministro degli Esteri Guido Crosetto ieri ha avuto un lungo e proficuo incontro con l’omologo francese chiudendo del tutto a questo punto il grande gesto calato dopo l’incidente diplomatico sulla nave dirottata in Francia. Ma non c’è dubbio che Lega e Forza Italia abbiano provato anche l’altro giorno a complicare il voto sul decreto armi andando in pressing sulla premier. Che non può vacillare su questo fronte. A giorni è previsto un nuovo decreto armi per l’Ucraina. Dopo le regionali, sicuramente.  

Ora, sarebbe certamente più utile potersi occupare esclusivamente ddi questi dossier perchè da qui passa il vero cambio di passo per l’Italia e alcuni suoi problemi storici. Ma ogni cinque minuti la premier è costretta ad occuparsi d’altro. L’elenco lo abbiano fatto nelle righe sopra. Ieri si è accesa una nuovo luce rossa: l’emergenza degli atti osceni. Non era, francamente all’ordine del giorno. Ce l’ha fatta arrivare il viceministro Edmondo Cirielli: stretta sugli atti osceni in luogo pubblico con il ripristino del carcere fino a tre anni. La proposta è stata assegnata alla Commissione Giustizia in queste ore. Il governo ne ha preso subito le distanze  “A quando la polizia morale?”è andato subito all’attacco il presidente di +Europa Riccado Magi prendendosela in particolare con la relazione illustrativa della proposta di legge. Due pagine nelle quali si mettono all'indice i “comportamenti degradanti” che si stanno verificando sempre più “sul territorio nazionale” che “ledono la moralità pubblica e la sicurezza dei cittadini”. Comportamenti - si legge - che “talora sono commessi da immigrati presenti a vario titolo sul territorio nazionale”. Si reintroduce il carcere per un reato (atti osceni in luogo pubblico)che era stato depenalizzato.

La pdl Cirielli cita anche una serie di reati che hanno integrato negli anni la fattispecie dell’atto osceno in luogo pubblico. Tra gli altri anche i “comportamenti sessuali posti in essere all'interno di un'autovettura in sosta lungo la pubblica via, a meno che l'autore del fatto non abbia adottato specifiche cautele, come l'appannamento o la copertura dei vetri della vettura". Vorrebbe estendere il penale anche alla prostituzione a cominciare dai clienti. Meglio occuparsi di Libia, Algeria e gas.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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