Meloni-Macron, è ancora e di nuovo gelo. Parigi: “Aspettiamo una data”. Roma: “Nessuno ci ha invitato”

Alla vigilia del vertice Eu Med-9 in Spagna, si apre un nuovo caso anche se solo a parole. Nei fatti i due non si sono più parlati dall’incidente sull’Ocean Vicking. Qualche passo avanti al vertici dei ministri dell’Interno a Bruxelles. Palazzo Chigi rivendica il via libera di Bruxelles ad un nuovo gasdotto Italia-Tunisia

Emmanuel Macron e Giorgia Meloni (Ansa)
Emmanuel Macron e Giorgia Meloni (Ansa)

L’Europa è ancora un luogo scomodo e freddo per Giorgia Meloni e il suo governo. Tutta colpa dello stop alle navi delle ong - in assoluto il primo atto del governo - , al conseguente pasticcio diplomatico con l’Eliseo, i francesi e più di mezza Europa. E meno male che nel frattempo è stata “cancellata” la visita del ministro degli Esteri iraniano  Hossein Amir Abdollahian: era prevista la sua partecipazione a Roma la scorsa settimana per i Med Dialogues organizzati da Ispi e Farnesina. Sarebbe stata la prima visita ufficiale in un paese occidentale da quando sono iniziate le repressioni armate e gli arresti a Teheran e in tutto il paese in rivolta contro la teocrazia degli ayatollah.    Mentre l’Europa e l’Occidente sanzionano il regime. Immaginate cosa sarebbe successo oggi, dopo l’impiccagione del giovane manifestante avvenuta ieri. Tra gaffe fatte, pensate, subìte e per fortuna anche evitate, l’assetto del governo Meloni nei vertici europei è ancora  in affanno.

Tra luci e ombre

Oggi la premier Meloni vola ad Alicante, in Spagna, dove si riuniscono i nove paesi europei che affacciano sul Mediterraneo.  Un format che il presidente Draghi aveva contribuito a rafforzare nei suoi diciotto mesi a palazzo Chigi convinto del fatto che nel nuovo assetto mondiale figlio della guerra in Ucraina, i paesi europei e non solo che affacciano sul mare Nostrum devono cambiare prospettiva, guardare più a sud che a est o a ovest e assumere un ruolo e una postura diversa con l’Africa. Non solo per contenere gestire i flussi migratori ma per diversificare le fonti energetiche e dare finalmente al continente africano il ruolo che le spetta. Non è un’intuizione nuova. L’hanno avuta per primi negli anni Cinquanta il sindaco di Firenze La Pira e poi Mattei. Settant’anni dopo la storia ci riporta lì.

Il vertice di Alicante comincia però tra luci e ombre per la premier. Le “luci” sono il via libera della Commissione Europea allo stanziamento di 307 milioni di euro per co-finanziare l’infrastruttura d’interconnessione tra Italia e Tunisia. Si tratta di un elettrodotto sottomarino lungo circa 200 km, realizzato da Terna e dalla tunisina STEG ed è un nuovo corridoio energetico tra Africa ed Europa. Giorgia Meloni esulta, parla di “data storica” e di “grande successo italiano” che favorisce la sicurezza dell’approvvigionamento energetico e l’incremento di produzione di energia da fonti rinnovabili.

Il nuovo elettrodotto

E’ chiaro che l’ok arrivato ieri da Bruxelles e che sarà festeggiato oggi ad Alicante è un risultato a cui poco, per non dire nulla, ha contribuito il governo Meloni.  Così come rivendicare che “è nel destino dell’Italia diventare un nuovo hub energetico per l’intero Continente europeo” ed è “nella nostra missione intensificare la cooperazione con l’Africa per portare investimenti e sviluppo” sono concetti acquisiti di recente e certamente indicati, quasi resi indispensabili, dai fatti accaduti negli ultimi anni. Le ombre sono i rapporti ancora congelati con la Francia. Nonostante la moral suasion del presidente Mattarella e le frequenti occasioni di incontrarsi nei meeting internazionali - G20, Tirana due giorni fa - capitati nell’ultimo mese. Così come è stato chiaro anche mercoledì sera alla prima della Scala, chi sia - almeno per il momento - il vero capo carismatico di questo paese: Sergio Mattarella. Gli applausi tributati da tutto il teatro in presenza di Ursula con der Leyen e della stessa Meloni, valgono mille vertici e interviste.

I temi in agenda al vertice EuroMed di Alicante sono, appunto, il ruolo del Mediterraneo di fronte alla sfide globali, dal rincaro dei costi dell’energia all’inflazione figlia della guerra in Ucraina senza dimenticare il nodo migranti che coinvolge direttamente tutti i 9 paesi che partecipano al summit: Italia, Malta, Grecia, Spagna, Portogallo,  Francia, Cipro, Croazia e Slovenia.

Il botta e risposta Roma-Parigi

La vigilia del summit è stata segnata  da un botta e risposta Italia-Francia molto poco distensivo e dialogante. In un briefing con la stampa intorno alle cinque di ieri pomeriggio ad Alicante, fonti dell’Eliseo hanno spiegato che “al momento non è previsto un incontro bilaterale formale” tra Meloni e Macron; che i due comunque “si sono visti anche due giorni fa a Tirana” e che “per quello che sappiamo Meloni sta ancora cercando una data per la sua visita a Parigi e per la quale si è impegnata a lavorare”. “Siamo in attesa di una conferma da parte loro” hanno ribadito le stesse fonti. “Ovviamente questo non impedisce che si sviluppino contatti a margine di tutti i vertici”. Oltre i rapporti diretti e personali che sono quindi rimasti congelati a tre settimane fa - ma con Mattarella Macron ha parlato più volte e con Ursula von der Leyen c’è stato mercoledì a Milano una lunga e piacevole giornata insieme  - le stesse fonti dell’Eliseo hanno ammesso che “tra Italia e Francia restano le divisioni sul tema della responsabilità dei salvataggi in mare”. Ma è chiaro che questo non può diventare il problema tra Italia e Francia e che “tutti i paesi europei e anche paesi terzi sentano la propria responsabilità e s’impegnino in modo costruttivo”.

“Inviti a mezzo stampa?"

Passano circa due ore e da palazzo Chigi, o meglio dallo staff già presente ad Alicante, arriva una precisazione stizzita: “Non ci risulta alcun impegno assunto dal presidente Meloni per una visita a Parigi. Nè al presidente è giunto alcun invito ufficiale, immaginando che determinati inviti non si facciano a mezzo stampa”. Quindi Parigi aspetta che Meloni vada in visita ufficiale, in pratica a Canossa, e che dica la data. Roma replica dicendo di non essere stata invitata. Ecco, diciamo che per essere una vigilia le cose potevano andare molto meglio. Il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli (Fdi) ha cercato di stemperare i toni, “dopo  le tensioni iniziali i rapporti si sono normalizzati e i rapporti con la Francia sono buoni a prescindere dai leader di turno e dai governi che si susseguono”. I lavori di Eu Med-9 iniziano all’ora di pranzo. Meloni dovrebbe avere un bilaterale con Pedro Sanchez, il padrone di casa.  Prima dell'inizio dei lavori Sanchez, Macron e il premier portoghese Antonio Costa, insieme a Von der Leyen e Michel, parteciperanno a un evento sul progetto H2Med, l'interconnettore energetico sottomarino tra Barcellona e Marsiglia.

Ma a Bruxelles qualche passo avanti sui migranti

Le tensioni pubbliche, per fortuna, non entrano però nelle stanze dei bottoni di Bruxelles dove si tengono i negoziati che contano. Tipo, appunto, il Consiglio Affari Interni, la riunione dei ministri dell’Interno europei. Anzi. Nella capitale belga si starebbero persino compiendo passi avanti. “Oggi abbiamo raggiunto un indirizzo politico sul delicato bilanciamento tra solidarietà e responsabilità”  ha assicurato Ylva Johansson, Commissario europeo per gli Affari interni. In pratica un “compromesso politico sul principio che governa” l'equilibrio tra responsabilità (dei salvataggi) e solidarietà (nei ricollocamenti) e ora “toccherà alla presidenza svedese tradurre questo accordo in atti legislativi”. Il riferimento all'applicazione del diritto dell'Eliseo ricorda però ciò che sta a cuore a molti falchi del nord Europa e non solo: il rispetto delle regole attuali sulle registrazioni nei Paesi di primo sbarco e dunque la riduzione dei movimenti secondari dei migranti. Un equilibrio, appunto, non facile da trovare e sempre soggetto a frane. Su questo aspetto è la stessa Francia però a stemperare. “Ci siamo focalizzati su una discussione franco-italiana quando, invece, è una discussione evidentemente molto più ampia”  è il commento dal lato francese salutando i progressi realizzati rispetto al mese scorso, visto che tutti hanno capito che “si tratta di una questione europea”. Che atterrerà sul tavolo del Consiglio Europeo della prossima settimana. Il primo per Giorgia Meloni con un’agenda molto “pesante” su più fronti:  migranti, energia e Pnrr.