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Meloni all’esordio al Consiglio Ue: “Buona la prima”. In manovra spuntano Superbonus e salva-calcio

Vertice a Bruxelles schiacciato dalle ombre del Qatargate. La premier rivendica di aver “sbloccato” la minimum tax. Tensione sui migranti. Italia sotto accusa per i movimenti secondari. Oggi vertice di maggioranza e poi Cdm

Claudia Fusanidi Claudia Fusani     
Meloni all’esordio al Consiglio Ue: “Buona la prima”. In manovra spuntano Superbonus e salva-calcio
La premier Meloni a Bruxelles (Ansa)

La parola fine sul dossier gas arriverà lunedì quando i 27 ministri dell’Energia decideranno l’ultimo tassello mancante: il prezzo del tetto dinamico del gas. Dovrà essere sotto i 200 euro. Diversamente è inutile, anzi dannoso. Sui migranti ci sarà un Consiglio dedicato a febbraio, il primo del nuovo anno. Intanto l’impegno è a cercare di far funzionare le redistribuzioni. Ma l’Italia dovrà far sbarcare le navi (come sta facendo).

Quello di ieri, l’ultimo dell’anno e il primo per Giorgia Meloni, è stato per tutti un vertice anomalo: tempi stretti, molti dossier da chiudere (come sempre prima della fine dell’anno) e il macigno del Qatargate sulla testa e sul cuore. “Sta accadendo qualcosa che nessuno di noi avrebbe mai immaginato - ha detto la premier al suo primo doorstep sulla guida rossa al piano terra dell’Europa building - adesso dipende tutto dalla reazione, deve essere adeguata, immediata, severa e veloce. Ne ve all’istituzione Europa, dell’Unione, di tutti noi”. Inevitabile che il Qatargate sia stato il convitato di pietra della riunione: le confessioni dell’assistente parlamentare Giorgi, la conferma degli arresti per lo stesso Giorgi e Panzeri, le indiscrezioni su almeno 60 parlamentari coinvolti e una storia che, iniziata oltre un anno fa da un indagine dei servizi segreti, potrebbe veramente aprire scenari inimmaginabili per l’Eurocamera.

Giorgia Meloni rivendica comunque il successo del suo esordio tra i leader dei 27. Soprattutto perchè è caduto il veto di Polonia a Ungheria sulla global minimum tax che consente anche di sbloccare il pacchetto di aiuti da 18 miliardi per l'Ucraina. E’ stato il ministro degli Affari Europei a scendere in sala stampa per spiegare “l’importante ruolo politico di Giorgia Meloni in questo Consiglio”. La premier, ancora una volta, non ha fatto conferenza stampa. Poco prima delle 23 la delegazione italiana ha lasciato l’Europa building ed è tornata a Roma. Ai macigni di tutti gli altri leader, Meloni deve aggiungere quello tutto italiano della legge di bilancio. Stamani alle 12 è convocato un consiglio dei ministri. Ma soprattutto urge un vertice di maggioranza sulla manovra: la Commissione Bilancio non ha ancora iniziato a votare gli emendamenti. Non c’è l’accordo in maggioranza. Il 20 il testo deve andare in aula. L’incubo dell’esercizio provvisorio si affaccia ormai anche di gionro e ad occhi aperti. 

Tensione sui migranti 

Al di là dei successi rivendicati da Fitto per conto della premier, l'esordio al tavolo dei ventisette è segnato anche dalle tensioni sul tema migranti. Non con la Francia di Macron - con cui neanche questa volta c’è stato un chiarimento dopo il caso Ocean Viking - ma con i Paesi del Nord, Olanda in testa. Durante la sessione di lavoro dedicata al Vicinato meridionale è stata posta la questione dei flussi secondari. Il premier austriaco Karl Nehammer è stato piuttosto netto: “Per noi si tratta di un problema di sicurezza nazionale che va affrontato anche con il rafforzamento dei confini”. Il tema è quello dei flussi primari e secondari. Se l’Italia preme, giustamente, per un approccio europeo al problema perchè sbarcare in Italia significa arrivare in Europa, gli altri paesi non di primo approdo chiedono più rigore sui  movimenti secondari e più responsabilità ai paesi di primo ingresso. Stop cioè al passaggio continuo di gente che dall’Italia arriva poi nel nord Europa. “Sono d’accordo con voi - ha detto Meloni - il problema è che se non si controllano i flussi primari, cioè gli arrivi in Italia, a Malta, in Grecia, nel sud Europa è difficile poi controllare i flussi secondari”. La premier ha ribadito anche come l’immigrazione sia “un tema complesso su cui gli Stati membri hanno talvolta visioni differenti, ma sul quale è importante dare un segnale politico e un impegno chiaro da parte dell'Ue e, se necessario, anche ponendo il tema al centro di un vertice ad hoc”. Da qui l’idea di summit tematico durante la presidenza spagnola del Consiglio Ue nella seconda parte del 2023. Ci potrebbe anche essere una seduta straordinaria il 9-10 febbraio prima del Consiglio previsto per fine marzo. Il messaggio che arriva chiaro sul tavolo di Bruxelles è che questo sarà il prossimo tasto su cui l'Italia insisterà nell’Ue. Una scelta politica che rischia di far emergere i malumori. Il battibecco sui movimenti secondari del resto ripete quanto già successo la scorsa settimana durante il consiglio dei ministri dell’Interno quanto Piantedosi ha dovuto tacere di fronte alla accuse di non gestire i flussi secondari. Da qui anche il respingimento alla frontiera con la Slovenia. 

“Ho sbloccato la Polonia”

Se sull’immigrazione c’è stato nella sostanza un nulla di fatto, è arrivato invece l’importante  via libera all'accordo sulla minimum tax, la tassazione minima del 15% alle multinazionali decisa in sede Ocse. La Polonia aveva messo il veto. Ma l’amicizia (“la vicinanza politica” come l’ha definita Fitto) tra Meloni e il premier polacco Mateusz Morawiecki hanno fatto il miracolo. Prima del Consiglio la premier italiana si è incontrata con loro al summit dei conservatori dell’Ecr (di cui Meloni è presidente). C’era anche il ceco Peter Fiala - ora alla presidenza del Consiglio Ue -  e qui la premier sarebbe riuscita a sbloccare lo stallo. Come ha rivendicato Fitto diplomaticamente inviato in sala stampa per rendere queste dichiarazioni.  Ottima l’intesa anche con Victor Orban: le immagini assicurate dal circuito interno del Consiglio hanno regalato frammenti in cui Meloni parlotta fitto fitto e con complicità con Orban. Del resto sono amici. Fu il primo a congratularsi della sua vittoria. Buone notizie anche per l’Ungheria: è stato sbloccato il Pnrr che era rimasto sospeso con la decisione di Orban di violare l’embargo del gas russo. I 26 hanno deciso di chiudere un occhio. Sono troppi i fronti aperti. E quello a est, che guarda la Russia, deve essere più compatto di sempre. 

Il tetto al gas

Sul price cap la partita sembra ormai quasi fatta. Come ha detto Ursula von der Leyen nella conferenza stampa di fine Consiglio, i 27 hanno dato mandato  al Consiglio Energia di lunedì prossimo di finalizzare il meccanismo di correzione del mercato del gas. Alla cui approvazione sono legate anche gli altri due regolamenti sulle rinnovabili e gli acquisti congiunti. Fitto confida sul fatto che si arrivi a una “definizione piena” del tetto al prezzo del gas su cui l'ex premier Draghi aveva iniziato a mettere sul tavolo della Ue ormai un anno fa. Anche gli olandesi parlano di progressi e confidano che lunedì “si possa arrivare a un compromesso”, a detta del premier Marc Rutte, più che altro perché gli conviene restare dentro all'intesa e spuntare un prezzo più alto. In alternativa, fa intuire il ministro Fitto, non è escluso che si possa approvare il tetto a maggioranza qualificata.

Sul dossier Ucraina il vertice ha elogiato l'aumento di 2 miliardi dello European Peace Facility, con cui sono state inviate le armi a Kiev, e il prestito di 18 miliardi per il 2023. I leader hanno visto soprattutto il via libera del nono pacchetto di sanzioni, grazie a una riunione degli ambasciatori in parallelo che ne ha permesso l'approvazione. Luce verde dal vertice anche alla concessione dello status di paese candidato alla Bosnia Erzegovina. 

Vertice di maggioranza e Consiglio dei ministri 

In serata la delegazione italiana è tornata a Roma perchè le scadenze nazionali urgono più di quelle europee. Stamani doppio appuntamento: vertice di maggioranza e Consiglio dei ministri.  Bruxelles ha approvato la manovra. Ma il governo deve ancora finire di scriverla. 

Intanto si riaprono i giochi per la proroga del Superbonus. Lo ha detto ieri il ministro Giorgetti ieri alla fine dell’ennesimo vertice di maggioranza. Ma il dossier si trasferisce nella legge di bilancio dove sarà prevista la possibilità di estendere al 31 dicembre i

termini per usufruire dell'agevolazione piena. La condizione è però che le delibere condominiali siano state approvate entro l'11 novembre. Sul nodo dei crediti incagliati (5 miliardi), invece, la strada individuata resta nel dl Aiuti quater e punta sulla garanzia di Sace, con la possibilità di una cessione in più per banche e assicurazioni. “Aria fritta, non si risolve un bel nulla” dice Misiani, (Pd), ex sottosegretario al Mef. 

Giallo Lotito

Ma il giallo ieri ha riguardato soprattutto il senatore Lotito e, quindi, il calcio. In questo gioco di specchi tra la legge di bilancio (alla Camera) e il decreto aiuti Quater (al Senato) per cui le norme entrano ed escono in un testo di legge o nell’altro, ieri se n’è andato un pomeriggio per la norma cosiddetta salva-calcio. Nel decreto aiuti Quater c’è una norma per la rateizzazione dei debiti tributari e contributivi delle società calcistiche. Valore dell’operazione: un miliardo di mancato incasso per lo Stato, come confermato dallo stesso Giorgetti. Ora ieri sera il ministro ha spiegato che “le società di calcio saranno trattate come tutte le altre aziende”. Questo vuol dire che saranno ammesse alla tregua fiscale come tutte le altre aziende, appunto. Avranno accesso a sconti e rateizzazioni. Non a scudi penali. Solo che la norma verrà trasferita dal decreto Aiuti alla legge di Bilancio. Per essere così blindata.  Raffaella Paita, capogruppo di Italia via-Azione-Terzo Polo svela il giochino e denuncia il fattaccio. “La maggioranza ha deciso di assecondare la richiesta di Lotito e dare i soldi del decreto aiuti, destinati ai cittadini, alle squadre di serie A”.

Un altro guaio per la maggioranza perchè sarà difficile spiegare che si leva un miliardo al reddito di di cittadinanza per lasciarlo alle squadre di calcio.

 

 

Claudia Fusanidi Claudia Fusani     

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