Medici russi in Italia contro il Covid: missione umanitaria o di intelligence? La verità (anche sui costi) nelle mail diplomatiche

Pubblicati i carteggi delle due ambasciate finite nel dossier del Copasir. A Pratica di Mare atterrarono circa 13 voli con specialisti e attrezzature. L'Italia spese 3 milioni di euro per carburante per gli aerei e sostentamento dei medici

Medici russi a Bergamo (Foto Ansa)
Medici russi a Bergamo (Foto Ansa)
di An. L.

Fa ancora discutere la missione italiana in Russia, avvenuta nei primi mesi del 2020 quando nel Nord del Paese imperversava la pandemia da Coronavirus con morti e ospedali al collasso. Almeno 130 uomini, tra medici e sanitari con varie competenze, arrivarono in Italia per portare avanti una missione umanitaria in aiuto delle strutture sanitarie lombarde drammaticamente in affanno. Una missione che oggi, in costanza di guerra ucraina, attira l'attenzione soprattutto per via dei costi per il trasporto di "personale medico, dispositivi di protezione, attrezzatura medica e i mezzi per la lotta contro il Coronavirus", uomini, donne e mezzi impiegati per la "bonifica" dal virus di strutture pubbliche - come la realizzazione e il funzionamento dell'ospedale anti Covid di Bergamo - e per la verifica di presunti retropensieri di parte russa. Alcune email riservate, scambiate allora tra le due ambasciate, pubblicate dal Corriere della sera, fanno luce su alcuni interessanti aspetti di quella missione.

La domanda che si pone oggi il giornale milanese è se oltre l'aiuto sanitario la Russia volesse mettere in campo attività di "spionaggio", peraltro già smentita dal Copasir, ma alimentata "dall'insufficienza del materiale sanitario inviato" rispetto alle esigenze, e se ci siano stati passi falsi da parte dell'intelligence italiana nelle misure di sicurezza adottate per accogliere il personale sanitario inviato da Mosca. Inchieste giornalistiche varie hanno già documentato come i medici e i tecnici russi cercassero di "analizzare" il virus che falcidiava ospedali e Rsa, non trovando però collaborazione da parte italiana. Il riflettore resta puntato quindi sulle attività di "bonifica" dal Covid che il contingente aveva come missione.

Il governo in carica era il Conte II, con Luigi Di Maio (M5S) agli Esteri, Roberto Guerini (Pd) alla Difesa, Lorenzo Gualtieri (Pd) alle Finanze, Luciana Lamorgese agli Interni e Roberto Speranza (Leu) alla Sanità. Esponenti degli stessi partiti che oggi sostengono Draghi e che, in diversi casi, siedono ancora al governo. 

Lo scambio di email tra le ambasciate

Tornando alle mail pubblicate dal Corsera, a firma di Fiorenza Sarzanini, e contenute nei documenti acquisiti dal Copasir per fare luce sulla missione, si evince che uomini e attrezzature inviate da Mosca hanno volato su mezzi russi e soggiornato in Italia per il periodo sufficente a portare a termine la "missione umanitaria" destinata agli ospedali italiani in emergenza. Nel carteggio di preparazione della missione si legge che "sono state preparate brigate mediche con impianti e attrezzature necessarie per prestare assistenza d’urgenza e curare gli ammalati. Si prevede di inviare i mezzi speciali per la disinfestazione di strutture e centri abitati nelle località infette", scriveva l'ambasciata di Mosca alle 8,48 del 22 marzo 2020. 

Accordi presi in un colloquio tra Conte e Putin

La missione russa in Italia si svolse dal 22 marzo al 15 aprile e comprese una serie di voli da Soci a Pratica di Mare. Ogni giorno decolli e atterraggi, come da "intese raggiunte durante il colloquio telefonico tra il presidente della Federazione russa Vladimir Putin e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ai fini di prestare aiuto nella lotta contro il coronavirus, la parte russa pianifica di effettuare quotidianamente dal 22 marzo al 15 aprile sulla rotta Soci-Pratica di Mare-Soci i seguenti voli speciali", con elencazione di velivoli e nomi dei comandanti.

"Il decollo del primo aereo è programmato per le ore 14 di Mosca poi a seguire a distanza di un’ora altri quattro aerei. Attualmente si stanno preparando alla partenza 123 persone e 7 mezzi. Fra gli specialisti russi ci saranno 12 interpreti di lingua italiana per poter assicurare la comunicazione immediata con gli esperti italiani", assicurano i russi. Mosca chiedeva inoltre altri dati: "Per programmare il volo e svolgere i lavori umanitari servono le informazioni sugli aeroporti di arrivole località in cui saranno inviati gli specialisti russi".

Il costo della missione: 3 milioni di euro

Altro capitolo è il costo della missione russa per la quale l'Italia spese circa 3 milioni di euro. E che, stando a quanto si evince dalle richieste di Mosca scritte nero su bianco nello scambio di email, è stata sostenuta per una parte attraverso le casse italiane. In particolare è stato pagato il carburante per far volare i quadrireattori Ilyushin - 13 voli in tutto - oltre al vitto e all'alloggio per il personale sanitario giunto dalla Russia. "L’ambasciata sarà grata a codesto ministero se vorrà provvedere ad ottenere dalle autorità competenti italiane l’autorizzazione per il sorvolo del territorio italiano e lo scalo sull’aeroporto di Pratica di Mare - si legge infatti -. Si prega altresì di provvedere al servizio terrestre aeroportuale nonché al refueling fino a 50 tonnellate di combustibile a titolo di cortesia. Contiamo sul rifornimento gratuito degli aerei russi presso gli aeroporti italiani per il volo di ritorno e sull’esenzione dalle tasse di aeronavigazione, pagamento del parcheggio e altri servizi aeroportuali".

In un'altra comunicazione l'ambasciata russa si sincera invece che i medici e gli infermieri siano sostentati per il periodo in cui presteranno servizio nelle strutture italiane. "Ci auguriamo che le questioni di vitto alloggio e supporto alla vita dei medici russi siano risolte dalla parte italiana, come pure la messa a disposizione di materiali consumabili necessari, per esempio per il funzionamento degli apparecchi di ventilazione artificiale dei polmoni che saranno portate dalla Russia". Si trattava a conti fatti di un contingente di 28 tra medici e infermieri, in una lista di 104 nomi del personale russo. Li guidava il generale Sergey Kikot, vice comandante del reparto di difesa chimica, radiologica e biologica dell’esercito russo.