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Vicepremier e 5 ministeri a testa: ecco la mediazione tra Meloni e Berlusconi. Con la regia di Salvini

Oltre un’ora di colloquio tra la leader di Fratelli d’Italia e il Cavaliere nella sede storica del Msi in via della Scrofa. Un simbolico passaggio di consegne che Meloni ha preteso avvenisse in casa sua. Il Cav non è più padrone del centrodestra. Ma la quasi premier dovrà accettare i vicepremier. Tutti i nomi del totoministri. Il superministero di Crosetto

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi
Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi (Foto Ansa)

Berlusconi va a Canossa e Meloni rinuncia all’egemonia totale sul governo. Il Cavaliere accetta, anche simbolicamente, di consegnare le chiavi di casa del centrodestra alla presidente di Fratelli d’Italia e di farlo in casa del nuovo proprietario. E la prima donna premier nella storia della Repubblica è costretta, pur con il 26% dei consensi, a condividere la presidenza di palazzo Chigi con due vicepremier. “E’ nel suo interesse e in quello di tutto il governo - dirà a fine serata una fonte qualificata della Lega - così tutti sanno tutto sui vari dossier, nessuno resta indietro, soprattutto nessuno può dire che non sapeva”. Meloni ha sempre rifiutato di fare la sorvegliata speciale di una coalizione dove lei stessa e il suo partito hanno la netta maggioranza. “Non siamo mica come ai tempi del Conte l quando il premier era l’uomo fantoccio di due diversi partiti finiti per caso in maggioranza” aveva chiarito Fratelli d’Italia fin dall’inizio della lunga trattativa iniziata il 26 settembre. L’opzione vicepremier venne così tolta dal tavolo. C’è tornata ieri, con massima evidenza, segno quello era il nodo tecnico da risolvere.

Il nodo tecnico. E quello umano

Poi c’era quello umano, il faccia a faccia tra l’anziano leader che non ha mai voluto scegliere un delfino e la giovane donna che ha afferrato quel ruolo non con le chiacchiere ma con la forza dei numeri delle urne. Non era facile nè scontato dopo gli stracci volati nel fine settimana. “Io non sono ricattabile” ha detto la presidente di Fratelli d’Italia alludendo al fatto che forse Berlusconi potesse esserlo. “E’ prepotente, supponente, arrogante, offensivo, impossibile andare d’accordo” ha scritto di suo pugno il Cavaliere circa la sua ex pupilla che fece diventare ministro appena trentenne. Non era facile ricostruire un rapporto decente dopo vaffa così clamorosi. I mediatori hanno raggiunto il target dopo un fine settimana di trattative: il faccia a facciata Berlusconi e Meloni è durato 70 minuti, si sono chiariti e il centrodestra salirà unito alle consultazioni con il presidente della Repubblica che sono previste tra giovedì e venerdì, al massimo sabato. E’ un risultato importante e non scontato. Le buone notizie però finiscono qua. Non ce ne sono di cattive vere e proprie. Anzi. Però la squadra di governo, al di là del fatto che Licia Ronzulli resterà fuori e che Forza Italia, pur avendo avuto l’8% al pari della Lega, è stata esclusa dalla Presidenza delle Camere, non è stata ancora definita. “C’è ancora qualche giorno di tempo, almeno fino al fine settimana (Meloni non riceverà l’incarico prima che Draghi concluda a Bruxelles il Consiglio europeo più importante, quello sulle misure per fermare la corsa dei prezzi dell’energia, ndr) per definire bene le caselle e la squadra” spiegano fonti di Forza Italia. Più ottimismo da parte di Fratelli d’Italia: “Il quadro è quasi completato”. La lista dei nomi infatti continua a ballare: i ministeri affidati a Forza Italia saranno alla fine cinque, come quelli per la Lega. A Fratelli d’Italia ne resterebbero 13-14. E poi ci sono i vicepremier, Antonio Tajani per Forza Italia e Salvini per la Lega.

“Clima di unità d’intenti”

Il comunicato finale, rilasciato due minuti dopo che Berlusconi è entrato in macchina, segno questo che lo hanno scritto insieme, può sembrare più scarno di quello che in realtà è. “L’incontro si è svolto in un clima di unità d’intenti e di massima cordialità e collaborazione”, che dovrebbe essere scontato in una coalizione. La quale “è al lavoro per dare il più presto possibile all’Italia un governo forte, coeso e di alto profilo che si metta subito al lavoro per affrontare le urgenze”. Letto così sembra un comunicato di tre mesi fa, all’indomani della crisi di governo. Segno che in quei tre giorni, tra giovedì e sabato, i rapporti si erano del tutto interrotti. “E’ ripartito il dialogo non era scontato” dice un altro fedelissimo del Cavaliere, l’onorevole Paolo Zangrillo. “Berlusconi è un uomo delle istituzioni e sa quando è il momento di mettere il Paese prima di tutto il resto”.

Il lavoro delle diplomazie

Berlusconi entra per la prima volta nei suoi trent’anni di carriere politica nella sede storica del Msi in via della Scrofa alle 16 e 40 minuti. Anche su questo passo altamente simbolico il lavoro delle rispettive diplomazie – Gianni Letta, Fedele Gonfalonieri e Marina e Piersilvio Berlusconi da una parte; lo stesso La Russa e Guido Crosetto dall’altra – è stato molto intenso nel fine settimana. “E’ la prima volta, non era mai successo” sottolineava il capogruppo Lollobrigida mentre lasciava di soppiatto, per evitare telecamere, la sede di via della Scrofa teatro della riappacificazione. Giorgia Meloni va incontro al Cavaliere nel punto del cortile dove ferma la macchina,lo accoglie con un mezzo sorriso, nessuna festa, il minimo sindacale di cordialità, lei giacca color ciliegia, lui total black, i due hanno litigato di brutto, lei è offesa e lui anche. E fanno poco per dissimulare. Il colpo d’occhio dice che c’è ancora molto da ricomporre.

La Russa show

Poco dopo l’inizio del bilaterale, lascia la sede di Fratelli d’Italia il neo presidente del Senato Ignazio La Russa reduce da un brindisi di saluti per la sua elezione nelle sede della Fondazione An, sempre in via della Scrofa. Il presidente del Senato decide di fare a piedi i 300 metri che dividono la sede del partito da palazzo Madama trascinando un grumo indefinito di oltre cento giornalisti in una passeggiata-wrestling intervellata da qualche dichiarazione. Cose del tipo: “Auspico e sono convinto che sarà trovato l’accordo”. Via della Scrofa ieri è stata interdetta solo alle auto, non ai pedoni. Tra turisti e fan della destra, è diventata in breve e col passa parola il punto di attrazione del centro storico con molti turisti armati di telefonino. Dovranno in fretta trovare un modo per gestire il traffico in questa via stretta sulla destra di palazzo Madama. Altrimenti ogni volta il rischio imbottigliamento è altissimo. La Russa ha stretto mani e si è lanciato in appassionati abbracci, “vedete che qui ho chi mi vuole bene…”. Una signora bionda, sui 70 anni, si è raccomandata, “si ricordi di quel giovane camerata, di come lo hanno ammazzato…”. La Russa ha lasciato correre, storie degli anni Settanta, non è il caso qui, oggi, davanti a decina di telecamere.

La squadra di governo

Intanto i due leader sono a confronto al secondo piano, nello studio che fu di Almirante, che è stato di Fini e poi di Giorgia Meloni. La modalità prescelta è quella del one to one. Nessun testimone partecipa al colloquio. Il tutto sarà consegnato al comunicato finale e a qualche foto opportunity scattata all’interno dove entrare sfoggiano sorrisi impostati. “Lavoriamo per essere pronti la prossima settimana a dare una guida solida e capace al Paese” ripete Lollobrigida. La griglia c’è. I nomi, in realtà, ballano ancora tanto. E cosi sarà fino alla fine. Forza Italia mette in campo Antonio Tajani (esteri e vicepremier), Gilberto Pichetto Fratin, viceministro al Mise nel governo Draghi, promosso a ministro ma della Transizione ecologica a cui però sarebbe tolta la competenza sull’Energia che torna sotto il controllo del Mise. Era stata una delle modifiche introdotte da Mario Draghi. Allo stesso modo il Commercio Estero dovrebbe tornare sotto il Mise che torna così ad essere un superministero. Affidato al fondatore di Fratelli d’Italia Guido Crosetto. In questi giorni è all’estero e ieri ha postato un tweet in cui pregava di non fargli consumare (e pagare) dati del cellulare visto che è all’estero (fuori dall’Europa, quindi) per lavoro e lui non sa nulla di governo e totoministri.

Gli altri nomi in campo per Forza Italia sono Elisabetta Casellati (Affari regionali e non alla Giustizia), Anna Maria Bernini (Università) e Alessandro Cattaneo (Pubblica amministrazione). Uno dei nodi che resta aperto è quello della Giustizia: alla fine avrebbe la meglio l’ex pm Carlo Nordio. L’altro giorno in Transatlantico, nel primo giorno di scuola alla Camera, ragionava sul fatto che “il problema degli sbarchi si può risolvere applicando la legge per cui se la nave che salva i naufraghi batte bandiera tedesca, la Germania diventa il primo territorio di sbarco e di identificazione. E così via per tutte le navi delle ong che fanno salvataggi in mare”. In lizza, oltre Casellati, ci sarebbe l’attuale sottosegretario Francesco Paolo Sisto, titolare tra l’atro di molti dossier aperti in via Arenula. “M io devo e voglio evitare ogni possibile accusa di conflitto di interessi” è il messaggio veicolato da Giorgia Meloni.

La soddisfazione di Salvini

La Lega partecipa della soddisfazione per la “pace ritrovata”. Da giorni il segretario indossa i panni del mediatore. Ieri sera ha riunito i suoi alla Camera. I nomi dei ministri del Carroccio sono Giorgetti (Mef), Salvini alle Infrastrutture e vicepremier, Gianmarco Centinaio all’Agricoltura (Meloni ha ancora deciso però se liberarsi di questo incarico), Roberto Calderoli all’Autonomia, Erika Stefani alle Disabilità. A Fratelli d’Italia vanno i tredici ministri restanti. Alcuni dei nomi sono Guido Crosetto al superministero del Mise, Adolfo Urso alla Difesa, Maria Calderone (una tecnica, al Lavoro), Fazzolari (sottosegretario alla Presidenza del consiglio), Fitto (Rapporti con l’Europa), Carmelo Musumeci, l’ex governatore della Sicilia, fatto dimettere anzitempo e promosso a ministro per il Sud, il successore della Carfagna. Meloni vorrebbe per sé anche il ministero della Salute per cui ha sbarrato la strada prima a Ronzulli, poi a Bertolaso. Il candidato è Francesco Rocca, avvocato, 56 anni, rieletto quest’anno per il secondo mandato alla guida della Croce Rossa internazionale e della Mezzaluna rossa. Molto visibilità e riconoscibilità proprio su quel fronte umanitario su cui Meloni, che vuole il muro navale contro gli sbarchi, teme di essere debole rispetto all’Europa.

E le opposizioni litigano sulle vicepresidenze

La maggioranza sigla una quasi pace. Le opposizioni vanno alla guerra. Dei numeri. Il motivo è presto detto: tra oggi e domani saranno definiti i gruppi parlamentari ( con i capigruppo) e saranno completati gli uffici di presidenza. Sono in ballo 8 posti da vicepresidente e di questi quattro toccano alle opposizioni; quattro questori (due alla maggioranza e due alle opposizioni; otto posti come segretario d’aula. Da giorni Matteo Renzi e Carlo Calenda denunciano che Pd e 5 Stelle ganno fatto “un accordo per spartirsi tutte le cariche riservate alle opposizioni escludendo il Terzo Polo”. Quello che conta veramente sono le vicepresidenze, due posti al Senato e due alla Camera. L’accordo sotto banco Pd-M5s prevederebbe Franceschini (Pd) e Patuanelli (M5s) al Senato. Alla Camera si parla Appendino (o Gubitosa) e una deputata Pd. Renzi e Calende non ci stanno. Vorrebbero almeno una vicepresidenza, una su quattro, “il 25%, mi sembra il minimo” ribadisce la capogruppo al Senato Raffaella Paita. “Se ci tengono fuori, non voteremo” dicono i due leader. E promettono di denunciare il tutto alla Presidenza della Repubblica. Francesco Boccia ed Enrico Borghi ricordano ai due che “non potete avere troppe pretese col 4,5% dei voti in aula”. Perchè queste cariche si misurano a peso. Un pessimo inizio per le opposizioni. Ma s’era capito dal primo giorno, come quei venti che hanno votato La Russa. Che sono certamente anche del Pd e dei 5 Stelle. Controprove di accordi sottobanco già fatti. Per le vicepresidenze, appunto.

 

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   

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