Il ricatto, le intercettazioni e la storia d’amore. La vicenda Marra-Raggi finisce nel fango

L'ex capo dell’ufficio legale capitolino, Murra, dice agli inquirenti che ci sarebbe il potere di ricatto di Marra nei confronti della Raggi. Racconta l’ex vicesindaco Frongia che dietro gli omissis delle intercettazioni si parlerebbe di una relazione tra la sindaca e l’ex braccio destro. Ma sarebbe “solo fango”. Le due cose sono legate?

Raffaele Marra e Virginia Raggi
Raffaele Marra e Virginia Raggi
di Giuseppe Caporale e Cristiano Sanna

Ci sono due file da tirare fuori e analizzare con grande attenzione dentro il mare magnum dell'indagine che ha portato in carcere Raffale Marra, braccio destro della sindaca di Roma, Virginia Raggi. E sono due file che illuminano momenti cruciali legati forse da un unico filo conduttore. Il primo è quello che contiene l'interrogatorio al capo dell'ufficio legale del Comune di Roma, Rodolfo Murra. L’avvocato, davanti ai magistrati romani alcuni mesi fa, mette a verbale l’ipotesi di un ricatto da parte di Marra nei confronti della Raggi. Con la sindaca, dunque, vittima del capo del personale.

Gli omissis da svelare

L’altro riguarda gli omissis, le intercettazioni presenti negli atti ma secretati dai magistrati in questa prima fase. Secondo un altro fedelissimo della Raggi, Daniele Frongia ex vicesindaco e ora assessore allo Sport, dietro quegli omissis ci sarebbe la rivelazione di una storia sentimentale: “So che raccontano di una relazione tra Marra e la sindaca, ma è solo fango. E’ la terza o quarta relazione che le viene attribuita in questi mesi: e in questo c’è solo maschilismo” sente il dovere di spiegare l'ex vicesindaco al Fatto Quotidiano. Ma proseguiamo con ordine e partiamo dall’ipotesi messa a verbale dall’avvocato Murra: il ricatto. 

Marra diceva sempre: “So tutto e se parlo succede il finimondo”

“So tutto di loro, prima o poi parlerò. E se parlo non so che cosa succede”. Questo andava ripetendo di continuo Raffaele Marra, ex braccio destro di Virginia Raggi alle persone più strette. A metterlo a verbale davanti agli inquirenti è - come spiegato prima - l'ex capo dell’avvocatura capitolina Rodolfo Murra: “Virginia Raggi frequentava Raffaele Marra ben prima dell’inizio della campagna elettorale. Me lo raccontò Marra spiegando che lei, Salvatore Romeo e Daniele Frongia volevano vincere e lo avevano reclutato come punto di riferimento in Campidoglio. Lui poi ha preso il potere pieno e noi abbiamo sempre pensato che alla base di tutto ci potesse essere un ricatto” conferma il legale del Comune in una intervista a Fiorenza Sarzanini sul Corriere. Murra è uno dei testimoni chiave dell’inchiesta sulle nomine al Comune di Roma. Che tipo di ricatto? “So soltanto quello che mi diceva lui in continuazione: so tutto di loro, prima o poi parlerò. E se parlo non so che cosa succede”. E prosegue: “Conosco Marra sin da quando era alle Politiche abitative del Comune, nel 2012. È sempre stato un tipo losco e arrogante. Poi ha preso l’aspettativa e quando è tornato con questa giunta era addirittura peggiorato”. “Si può dire che in Campidoglio c’era una faida?” chiede la Sarzanini. “Si può dire che nella stanza della sindaca c’erano sempre Marra e Romeo. E naturalmente Frongia - risponde Murra - loro contro tutti. Frongia è il migliore perché comunque ha metodi civili e dedica ascolto alle persone. Gli altri due sono arroganti e volgari, ma la sindaca li ha sempre appoggiati. Parlare da soli con lei non era possibile. Se le chiedevo chiarimenti oppure opinioni sulle questioni mi rispondeva: “Ne parli con Marra, si rivolga a Marra”.

“E’ lui il vero sindaco di Roma”

Sull’operato di Raffaele Marra il cronista de L’Espresso, Emiliano Fittipaldi, indaga e scrive da anni. Documentando l’operato controverso dell’ex finanziere diventato poi uomo di fiducia dell’allora sindaco Alemanno e poi della presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. Non è escluso che la serie di scoop del giornalista abbia fatto da innesco al lavoro degli inquirenti, comprese le intercettazioni. Fittipaldi, intervistato da Tiscali, dice apertamente: “E’ Marra il vero sindaco di Roma”.  Con un potere tale da spaventare il costruttore Sergio Scarpellini, legato a Marra da una serie di operazioni immobiliari che hanno portato al suo arresto per corruzione. "Gli ho dato i soldi perché avevo paura delle conseguenze di un mio rifiuto. Era un dirigente comunale e non potevo farmelo nemico" ha raccontato Scarpellini interrogato in carcere.

M5s chiede la testa di Marra ma la Raggi dice sempre no

Sappiamo che quando vengono pubblicati gli scoop di Fittipaldi i vertici del Movimento Cinque Stelle chiedono a gran voce alla sindaca di scaricare Marra ma lei non cede e ribatte: "Senza di lui non vado avanti". Non cede nemmeno davanti alle pressioni dell’Anac di Raffaele Cantone sulla nomina sospetta del fratello di Marra che da funzionario della polizia municipale viene promosso su diretta chiamata della sindaca stessa a responsabile del settore Turismo. Saltando le normali procedure e innescando un procedimento giudiziario che potrebbe portare all'iscrizione della Raggi nel registro degli indagati per abuso d'ufficio.

Il ricatto, le intercettazioni e la presunta relazione finita nelle indagini

Ricapitolando: racconta Frongia che dietro agli omissis contenuti negli atti di indagine si cela la storia di una presunta relazione tra Marra e la Raggi. E tiene a precisare che è solo fango. Soltanto gossip di palazzo, dunque? O c’è di più? Chi vorrebbe infangare la Raggi? Gli omissis riguardano conversazioni in cui Marra ricatta la sindaca?