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[Il punto] Marino si leva i sassolini dalla scarpa dopo l'assoluzione: ecco cosa ha detto su Renzi e Orfini

L’ex sindaco capitolino: “Commenti? Come sparare sulla Croce Rossa. Non ricordo ci fosse qualcuno che si oppose apertamente alla decisione di fare cadere Marino”

Ignazio Dessìdi I. Dessì   
Marino con, ai lati, Renzi e Orfini
Marino con, ai lati, Renzi e Orfini

La Cassazione assolve definitivamente Ignazio Marino e lui qualche sassolino dalla scarpa se lo toglie, riguardo ad avversari come i 5stelle ma anche riguardo a qualcuno del suo ex partito, il Pd. Lo si legge nelle dichiarazioni rilasciate ai giornali (vedi Repubblica e il Messaggero) dove si parla anche di una possibile candidatura dell'ex sindaco di Roma alle Europee contro il partito che nell’ottobre del 2015 lo destituì "con 26 coltellate”. E' vero che il chirurgo prestato alla politica ha sempre scelto il silenzio sulla sua via crucis giudiziaria, ma non ha mai nascosto di considerare una ingiustizia quanto gli era capitato. Compreso l'atteggiamento usato nei suoi confronti nel partito dove militava. Quelle “26 coltellate” non sono altro – metaforicamente parlando -  che quelle infertegli, a suo avviso, dai 26 consiglieri comunali, in maggioranza del Pd, “riuniti da un notaio per formalizzare le dimissioni in blocco e far cadere la giunta”.

Il Pd, Renzi e Orfini

Per questo la sentenza “non risolve il problema politico”, sostiene, e gli dispiace molto non aver potuto mantenere la promessa fatta ai romani. Quel “non vi deluderò – spiega sul Messaggero – lo dissi convinto di non avere nulla da farmi perdonare e mi spiace che non siamo riusciti a spiegare bene qual era il nostro progetto per cambiare la Capitale. Dico però che ce l’abbiamo messa tutta”.

Ignazio Marino (Ansa)

Per ora non ha intenzione di tornare a far politica. “Rimango negli Usa”, afferma. Non pensa di tornare dove evidentemente ha penato e provato delusione. La sentenza ovviamente è un sollievo, tuttavia confessa di non essere allegro. “Troppi hanno sofferto con me e per me in questi anni”, osserva. E quando gli chiedono cosa ha da dire a chi nel Pd sostiene ancora che lui era “inadeguato” si abbandona a una battuta: rilasciare commenti su Renzi e Orfini, a suo dire, “sarebbe sparare sulla Croce Rossa”.  Infatti “il primo ha distrutto il Pd, lacerato il centrosinistra e consegnato il Paese alla destra, sovranista e populista. Il secondo ha perso miseramente le elezioni a Roma”. Ed allora niente “critiche da accettare e niente da perdonare a chi ha portato alla rovina il Pd. Renzi e Orfini hanno imposto una scelta antidemocratica”.

Zingaretti

E per quanto riguarda Nicola Zingaretti? “Lui - osserva Marino - non sostiene, non attacca. Sta in equilibrio”. Insomma l’allora governatore del Lazio fece a suo dire “l’equilibrista”. Punto. Con una osservazione: “Io non sono così – spiega sul quotidiano romano -  ma capisco che il suo modo di agire possa risultare più efficace nel sistema politico italiano”.

Ed allora adesso è arrivato il momento della rivincita? Magari con una candidatura fuori dal Pd? Per ora sembra che l'ex sindaco non voglia sentirne di scendere nuovamente in campo, anche se +Europa potrebbe formalizzargli una proposta di candidatura, come confermerebbe l’uscita su Facebook del radicale Riccardo Maggi, uno dei pochi consiglieri comunali che rifiutò di partecipare alla “congiura”, come ricorda Repubblica. Ma mai dire mai. In ogni caso “l’impegno è un mio stile di vita, una priorità da sempre. Non smetterò di impegnarmi per migliorare le cose, per aiutare la collettività. Ma per impegnarsi non c’è solo la politica, o almeno questa politica”.

Renzi e Orfini (Ansa)

La risposta di Orfini e Renzi

Dal canto suo Matteo Orfini non ha intenzione di presentare scuse ufficiali. “Mi chiedono di scusarmi ma non credo di doverlo fare – sostiene – Marino non era adeguato a quel ruolo, stava amministrando male Roma, la città era un disastro”. E ancora su Repubblica: “Provai per più di un anno ad aiutarlo. Difesi l’indifendibile”. Una posizione molto vicina a quella di Matteo Renzi per il quale “la scelta dei 26 consiglieri capitolini fu totalmente politica, figlia di valutazioni legate al governo di Roma. Il decadimento del sindaco non aveva niente a che fare coi problemi giudiziari o con gli scontrini". 

Insomma ben poco per ristabilire completamente una intesa. Del resto Marino non ha neppure dimenticato probabilmente quando l’allora segretario e premier Pd pronunciò in tv quel pesante “governi, se ne è capace. Se no a casa”.

E poi resta il fatto che, mentre avvenivano certe cose e si moltiplicavano gli attacchi del M5S sugli scontrini, lui fu lasciato abbastanza solo dal partito. “Non ricordo ci fosse qualcuno che si oppose apertamente alla decisione di fare cadere Marino”, conclude l’ex sindaco capitolino.

Ignazio Dessìdi I. Dessì   
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