La Manovra spegne il sogno del “Pentagono Italiano” (a Centocelle)

Lanciato un anno e mezzo fa dall’allora ministra della Difesa Roberta Pinotti, il progetto di un comando unificato sul modello del Dipartimento per la sicurezza americano situato dentro all’aeroporto di Centocelle viene ufficialmente accantonato. “Non l’abbiamo considerata una opportunità strategica”, spiega il premier Giuseppe Conte. Era già stato finanziato. Sul comparto Difesa risparmi per 500 milioni, ma M5s e Lega non decidono sugli F35.

La Manovra spegne il sogno del “Pentagono Italiano” (a Centocelle)

E’ durato soltanto un anno e mezzo il sogno “americano” di realizzare il “Pentagono italiano”. A mettere una pietra tombale sul progetto che fu lanciato il 1 marzo del 2017 dall’allora ministra della Difesa Roberta Pinotti è stata la legge di Bilancio 2019 che è stata licenziata, con voto di fiducia, dalla Camera dei deputati. “Abbiamo accantonato il progetto del cosiddetto Pentagono italiano. Abbiamo considerato che quella opportunità non fosse così strategica”, ha anticipato Giuseppe Conte, presidente del consiglio, nel corso della conferenza stampa di fine anno. “Dalle spese militari abbiamo recuperato 500 milioni”, ha rivendicato.

Il comparto Difesa, in effetti, ha subito una bella dieta dimagrante che ha consentito a M5s e Lega di finanziare le misure-bandiera che avevano promesso in campagna elettorale. L’idea di realizzare un unico centro dentro al quale coordinare tutte le attività delle Forze Armate sul modello proprio del quartiere generale del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, a due passi dalla Casa Bianca, a Washington, era venuta all’esponente del Pd. “Stiamo già progettando il Pentagono italiano: abbiamo presentato una prima richiesta all’interno del budget per le infrastrutture previsto dalla Legge di Stabilità”, disse meno di due anni fa. La struttura doveva avere sede nell’ex aeroporto di Centocelle, nella periferia Sud di Roma. Lì un tempo partivano gli aerei, poi quello spazio enorme a ridosso del centro della città è stato trasformato in una base operativa. “A Centocelle abbiamo già trasferito dal centro storico le 1500 persone della Direzione generale degli armamenti e lì c'è il Coi, il comando operativo che gestisce tutte le missioni all’estero e in Italia”, sottolineava l’ex ministra dem. Da molti anni è lì la “situation room” italiana, il luogo dove si coordina il lavoro delle missioni all’estero e i generali ascoltano i militari sul campo. “Si è pensato di costruire la struttura con i vertici di tutte le forze armate:; spazi e cubature sono disponibili, abbiamo ipotizzato strade e infrastrutture”, rivelò in una intervista a La Repubblica.

La successiva legge di Stabilità individuò in effetti le risorse per realizzare il “Pentagono italiano”. “Stare tutti insieme consente di pensarsi come un insieme e avere quelle continue relazioni che devono esistere tra le Forze armate” e allo scopo di produrre “un risparmio nella gestione”, spiegò. Niente da fare, diciotto mesi dopo quel sogno è già finito. La “Manovra del Cambiamento” scritta da Giuseppe Conte, Giovanni Tria e i suoi due vicepremier ha infatti dirottato altrove quelle stesse risorse e fermato ufficialmente il progetto. Già un anno fa si erano levate alcune proteste da parte della Giunta pentastellata di Virginia Raggi che non sarebbe stata coinvolta nell’operazione di recupero degli spazi dell’aeroporto di Centocelle. Da martedì non ci sarà più nulla contro cui protestare. Ad anticipare che il progetto sarebbe stato stoppato era stata per prima, durante una kermesse dei Cinquestelle, era stata la ministra della Difesa, Elisabetta Trenta. “Voglio parlarvi del cosiddetto Pentagono Italiano, un faraonico progetto di cementificazione dell’area romana di Centocelle che sarebbe costato, da qui ai prossimi anni, 1 miliardo e cento milioni di euro”, disse, parlando proprio del progetto della sua predecessora, nel corso di Italia a Cinque stelle, appena dopo l’estate. “Ecco, sono lieta di annunciarvi che, in una prospettiva di reale razionalizzazione delle spese e di riduzione degli sprechi, quei soldi non saranno mai spesi. In una parola: tagliato”, anticipò.

Detto, fatto. Nella legge di Bilancio quei soldi sono stati dirottati altrove. Giuseppe Conte in una sua dichiarazione parla più elegantemente di un “accantonamento” e non proprio di una decisione definitiva: “Abbiamo accantonato il progetto del cosiddetto Pentagono italiano, abbiamo considerato che quella opportunità non fosse così strategica”. In totale la Manovra taglia circa 500 milioni di euro al comparto della Difesa, che pure da anni lamenta l’eccessivo ricorso dei governi all’accetta. Nessun risparmio è previsto finora sul programma degli F35, i famosi caccia che i Cinquestelle osteggiano fin dal 2016 e che rappresentano un programma di armamento molto costoso e discusso. Il sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo giusto qualche giorno fa ha sostenuto che “l’Italia non può fare a meno di quella tecnologia”. Il risultato è che il programma resta finanziato, ma il premier prova a prendere ancora tempo. “Sugli F35 è in atto una valutazione tecnica, all’esito poi interverremo meglio. Allo stato questo governo non ha speso un euro per gli F35, vi ricordo che quello è un contratto quadro che prevede una certa flessibilità”.