[Il caso] La manovra di Pollicino: poco più di 5 miliardi per taglio del cuneo e asili gratis, sanità, scuola e ricerca, investimenti e sviluppo

Oggi la Nadef in aula al Senato. Bankitalia e Upb giudicano “target difficile” il recupero di 7 miliardi dall’evasione fiscale. Il boom delle ecoindustrie, +15% di fatturato. Gualtieri: “Basta fake news su tasse su contante, badanti, Daspo per commercialisti e manette per evasori”

[Il caso] La manovra di Pollicino: poco più di 5 miliardi per taglio del cuneo e asili gratis, sanità, scuola e ricerca, investimenti e sviluppo

Alla prova dell’aula - oggi la Nadef al Senato - e del Parlamento - tra una settimana arriverà il testo scritto della manovra di bilancio - cadono uno dopo l’altra “le fake news”  che girano da giorni su conti pubblici e misure straordinarie imbeccate da zelanti parlamentari oltre che da esperti funzionari. Tutti rigorosamente anomini. Sul bloc notes degli ultimi dieci giorni - la Nota di aggiornamento del Def è stata presentata il 30 settembre - è stato appuntato di tutto, dalla nuova tasse sulle badanti al Daspo per i commercialisti, dalle tasse su chi usa il contante alle manette per gli evasori. Anche il bonus di 240 euro per figlio fino a 18 anni vacilla. Però è una misura vera. E la domanda di sempre: ma le tasse alla fine aumentano sì o no? Tutto ciò è prassi quando si avvicina la sessione di bilancio. Quest’anno l’attesa era maggiore visto il repentino cambio di governo e la sfida improba del nuovo esecutivo che appena nato ha dovuto subito trovare 23 miliardi per evitare l’aumento dell’Iva, misura ereditata dal vecchio governo. Se ci si mette poi il partito nuovo di Renzi (che deve dimostrare perché è nato) e la rabbia della Lega rispetto a quei “traditori” e “poltronari” dei 5 Stelle, il caos di questi giorni poteva essere anche maggiore.

Le audizioni

Un po’ di ordine e qualche parvenza di verità arrivano dalle audizioni in Parlamento del ministro economico Roberto Gualtieri e dei vari enti di controllo e garanzia sull’andamento dei conti e della finanza pubblica, Istat, Corte dei conti, Bankitalia e Ufficio parlamentare di bilancio. Quest’ultimo ha “validato” il quadro macroecomico della Nadef (l’anno scorso l’aveva bocciato) grazie a “qualche luce” - bene la lotta all’evasione, le limitazioni all’uso del contante, l’abbassamento del cuneo fiscale e l’industria green,  prezioso lo spread basso – che deve fare i conti con “molte ombre”. Una su tutte: è giudicato “ambizioso” e può essere “rischioso” perché non realistico usare a copertura della manovra ben 7 miliardi recuperati dalla lotta all’evasione. Se poi si considera che il merito dei conti in ordine è soprattutto dello spread basso (7 miliardi di spesa per interessi in meno nel 2020; 18 nel ’21) e guai se si dovesse alzare, ecco che viene fuori un paese a rischio. Sulla buona strada ma ancora troppo instabile.

I numeri veri

La manovra deve essere ancora scritta ma i numeri sono noti. Il valore totale è di 29-30 miliardi, il deficit sarà del 2,2 e il pil pari allo 0,6%. L’Ufficio parlamentare di bilancio ha così certificato che per realizzare le misure - tolte quelle necessarie per la sterilizzazione dell'Iva (23,1 miliardi) e per  le spese indifferibili (1,8 miliardi) – restano appena 5,3 miliardi di euro (0,3% del pil).  Decisamente pochi per fare tutto quanto annunciato negli ultimi dieci giorni. Alla riduzione del cuneo fiscale sono destinate risorse pari allo 0,15% del pil (due miliardi e mezzo a partire da luglio 2020).  Il restante 0,15% dovrà coprire il rinnovo di alcune politiche in scadenza (tra cui gli incentivi Industria 4.0); il rilancio degli investimenti pubblici;  l'aumento delle risorse per l'istruzione e la ricerca scientifica e  tecnologica; il Family act e il sostegno del sistema sanitario. Troppo poco per così tanto. E’ chiaro che, nella migliore delle ipotesi, sarà fatto un “poco di tutto”. Ecco che servono come il pane quei 7 miliardi che si stima vengano “recuperati” dalla lotta all’evasione fiscale e che sono già stati impegnati per coprire le clausole dell’Iva. Una “modalità di copertura” su cui tutti ieri, da Bankitalia a Corte dei Conti passando per Upb,  hanno espresso “molte riserve”.  “I progressi nel contrasto all’evasione fiscale richiedono tempo - ha spiegato il vicedirettore generale di Bankitalia Luigi Signorini - e gli effetti delle misure che si introducono non possono essere quantificati in anticipo con certezza”. Indicarli come copertura è quindi un forte azzardo.

“L’evasione ostacolo per il Paese”

Tutti gli enti di controllo auditi condividono l’analisi che la manovra abbia “coperture incerte”. E che la lotta all’evasione sia un obbligo ma anche una risorsa. Secondo l'Istat, “la persistenza di livelli elevati di evasione fiscale e contributiva sono da ostacolo al rafforzamento della capacità competitiva e di crescita del Paese e  per l'efficacia e l’equità delle politiche pubbliche”. Gli ultimi documenti dicono che il fenomeno va dai 90 agli oltre cento miliardi di euro l’anno, una cifra da cui è quindi ipotizzabile recuperare se non 7 miliardi (“un target difficile da conseguire” ) però “margini importanti”. Non c’è uno strumento unico per risolvere il problema. Di sicuro, secondo Bankitalia,  i pagamenti elettronici sono uno di questi visto che oltre all’evasione “aiutano a contrastare anche comportamenti illegali” però “per massimizzarne l’efficacia devono essere semplificati, avere costi minimi” e non dimenticare chi, soprattutto gli anziani, ha ancora difficoltà ad usare i pagamenti elettronici. Via le commissioni, insomma, che rendono oggi impossibile l’uso delle carte per pagare i piccolo importi. E avanti con l’uso delle banche dati per scovare la vera evasione. “Questi riscontri incrociati, per quanto possibili, ancora non vengono fatti” ha ammonito  Giuseppe Pisauro, presidente dell’Upb. La Corte dei Conti, ma non solo,  chiede di accompagnare la lotta all’evasione “con un processo di riforma più complessivo, che risponda a criteri di equità e semplificazione del sistema e che restituisca un ambiente più favorevole alla crescita”. Serve insomma una riforma del fisco “complessiva e organica, fondata su un’attenta analisi” e che “non può consistere nell’abbattere tutte le imposte”. Bankitalia suggerisce di “prendere in considerazione in modo complessivo gli istruenti disponibili, incluse le imposte indirette”.  Ad esempio l’Iva.

L’Iva aumenta sì o no?

Nella Nadef si dice chiaramente che gli investimenti, cioè i soldi, servono, tra le altre cose, “per azzerare le clausole di salvaguardia sull’Iva per il 2020 e per la loro riduzione nel biennio 2021-2022”.  L’Iva quindi non è destinata ad aumentare e “non è una delle fonti di finanziamento delle misure della manovra”. Però in audizione il ministro Gualtieri non ha escluso “possibili rimodulazioni dell’aliquota per un sistema più equo e oggi non sempre razionale”. E qui scatta il giallo su cui si stanno esercitando le opposizioni. Rimodulare vuol dire aumentare? Se il saldo resta uguale allo zero, non c’è aumento ma solo una diversa distribuzione. Se l’Iva sulle utenze domestiche, luce-gas-telefono, dovesse scendere (dal 4 all’un per cento) e quel 3% dovesse essere ricaricato su qualche bene di non primaria necessità,  non si potrebbe parlare tecnicamente di aumento delle tasse ma di diversa redistribuzione. “Il fisco - ha ribadito Gualtieri - va rimodulato per avvantaggiare i ceti medio-bassi”. Per quest’anno non ci sarà la supposta, dalla Lega, flat tax al 15% per redditi fino a 100 mila euro perchè “non corrisponde all’orientamento del governo che considera la progressività delle imposte un principio equo”. Neppure però si andrà a toccare la flat tax fino a 65 mila euro perchè il governo “vuole evitare interventi che modificano le regole del gioco in maniera troppo incisiva”.

Nelle linee programmatiche del mandato di via XX Settembre è previsto il cantiere di revisione dell’Irpef e di tuto il sistema fiscale. Il bonus di 80 euro “non sarà eliminato” e “non verranno spostati per sostenere il pacchetto famiglia” che a questo punto però, per quanto ribadito nella Nadef che andrà oggi al voto in aula, comincia ad avere serie difficoltà di risorse. Più in generale il governo avvierà  “una efficace revisione della spesa e di riordino delle agevolazioni fiscali e un cantiere di revisione delle forme fiscali a partire dall’Irpef”.

A caccia di 5 miliardi. Forse sette

Blindati i soldi per la riduzione del cuneo fiscale (Bankitalia: “Può dare stimolo non irrilevante seppure graduale all’economia accrescendo la competitività delle imprese, i redditi reali e i costumi delle famiglie”),  al momento mancano soldi per finanziare l’abolizione del superticket sanitario (500mila euro), l’assegno unico per i figli (Gualtieri ha detto che non tocca gli 80 euro che pesano per 9-10 miliardi). Se poi ci si mette che i 7 miliardi recuperati dall’evasione sono “un obiettivo difficile da raggiungere” (più verosimili 2,5), la situazione delle coperture si fa molto difficile. La coperta è cortissima. Ecco che ieri pomeriggio deve essere sembrata un miracolo la notizia portata dal presidente dell’INPS Pasquale Tridico. Grazie ad una speciale piattaforma digitale Inps-Inail-Agenzie delle entrate sarà possibile recuperare ben 5 miliardi grazie ad una stretta sulle false compensazioni tra crediti e debiti su fisco e contributi Inps. L’entusiasmo di Tridico pare si sia dovuto subito raggelare con il pragmatismo di Gualtieri. La cifra non sarà indicata tra le coperture. Ne parleranno oggi a palazzo Chigi in un vertice anche con i capi delegazione della maggioranza.

Aziende green col segno +

Le risorse e la crescita, su questo sono tutti d’accordo, possono arrivare dalle cosiddette “ecoindustrie”, attività economiche la cui attività principale è la protezione dell’ambiente e la gestione delle risorse naturali. La Nadef richiama in più punti “la necessità di una crescita inclusiva e sostenibile”, con espliciti riferimenti all'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile, e “a un Green New Deal che possa essere un volano per un'economia più dinamica”. Il presidente dell’Istat Gian Claudio Blangiardo ha sottolineato come nel 2017 “il valore aggiunto delle ecoindustrie  è stato pari a 36 miliardi di euro e al 2,3% del Pil, con una tendenza alla crescita superiore a quella media dell’economia”. Al momento si parla di imprese “con capitale umano e fisico elevate”. In ogni caso i primi riscontri forniti “dall'integrazione delle misure di sostenibilità con i dati sulla performance delle imprese sembrano mostrare che questi comportamenti aziendali orientati a una maggiore sostenibilità sociale e ambientale sono compatibili col raggiungimento di elevati livelli di performance economica a livello sistemico”. I risultati “mostrano la presenza di un premio per la sostenibilità in termini di produttività del lavoro per le imprese più orientate alla sostenibilità che può arrivare anche al 15%”. L’Istat indica una strada. Solo che per il Green New deal almeno per il 2020 ci saranno, forse, pochi spiccioli.