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“Mi raccomando, uniti e coesi nonostante i sabotaggi” chiede Meloni. E Salvini attacca la Ue e Gentiloni

Ieri l’atteso vertice di maggioranza. Due ore, alla fine bocche cucite e una nota ufficiosa: “Avanti uniti nonostante i sabotaggi”. Condiviso il metodo e le priorità: “Lavoro, famiglie, sanità, pensioni dei giovani”. Del resto non si può fare nulla. Ieri primo giorno di scuola parlamentare e la maggioranza ha rischiato di andare subito sotto

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
La premier Giorgia Meloni - Foto Ansa
La premier Giorgia Meloni - Foto Ansa

Hanno pronto un conto da 40 miliardi. Ma lo hanno tenuto in tasca. Sanno che sul tavolo ce ne sono otto, se va bene dieci. Quindi meglio rinviare e non sciupare la festa. Che è quella voluta e celebrata dalla premier Giorgia Meloni con i capigruppo della sua maggioranza convocati a palazzo Chigi ieri alle 18.30 per una verifica collettiva. Sono usciti due ore dopo scansando accuratamente i cronisti. Chi non è riuscito a dribblare i taccuini si è trincerato, quasi supplicando, nel silenzio. “No, non posso dire nulla, non me ne vogliate, ve lo chiedo per favore, gli accordi sono questi. Ci sarà poi un comunicato concordato insieme” ha detto il capogruppo alla Camera di Forza Italia Paolo Barelli che pensava di farla franca lasciando a piedi e alla chetichella il palazzo dall’uscita carraia, quella di servizio.

In realtà una specie di nota stava già circolando in quei minuti. Con alcune parole chiave che filtrano da giorni in modo quasi ossessivo: la “compattezza” della coalizione che ha affrontato “brillantemente” l’ultimo anno e nonostante “i tentativi di divisione e boicottaggio”. L’anno che verrà sarà “complesso”, la maggioranza è pronta ad affrontarlo “con determinazione e serietà”. La riunione è stata convocata per ribadire il metodo e gli obiettivi che sono le quattro priorità: “Salari, sanità, famiglie e pensioni, a partire da quelle dei giovani”, una sottolineatura che è una novità assoluta. E per tenere tutti buoni, la promessa delle riforme “attese da questa Nazione: delega fiscale, autonomia indifferenziata, riforma della giustizia e riforma costituzionale”.

Malumori e gelosie sulla spending review

I primi a lasciare la sede del governo sono stati Salvini con i capigruppo Romeo e Molinari che erano stati anche i primi ad entrare poco dopo le 18. Qualcuno si è lamentato per la pochezza dell’aperitivo: “Doveva essere un apericena ma a malapena abbiamo visto qualche tartina e un calice di prosecco”. Effetti della spending review. Che sarà uno dei temi più divisivi della maggioranza perchè i ministri non vogliono tagli mentre Giorgetti ne chiede - e il Pnrr li impone - per almeno un miliardo e mezzo. “E si comincia male però” diceva in giornata un ministro commentando uno dei due decreti che andranno stamani in Consiglio dei ministri. Nel decreto Sud infatti si dà il via libera al ministro Fitto di assumere 2200 persone nell’ambito dei fondi di coesione e per il sud, personale che sarà destinato agli uffici di regioni, comuni e province. Il tutto per la cifra di 572 milioni. Un terzo della spending review prevista. Capite bene che i conti non possono tornare.

L’attacco a freddo di Salvini a Gentiloni

Se il vertice di maggioranza - dopo la cena dei 200 Fratelli parlamentari della sera prima attraversata dai mal di pancia per la bunkerizzazione del partito sulle due sorelle, Fazzolari e Mantovano - è andato ufficialmente benissimo, le premesse non erano state delle migliori. In giornata, infatti, prima del vertice, Salvini era intervenuto ad un convegno di Acea e aveva sparato a freddo contro il commissario Ue Paolo Gentiloni.  “In questo periodo - ha detto il leader della Lega - ho avuto l'impressione di avere un commissario europeo che giocava con la maglietta di un’altra nazionale. Più che dare suggerimenti, elevava lamenti e critiche”. Una frase che un anno e mezzo fa avrebbe potuto dire benissimo la Giorgia Meloni leader dell’unico partito di opposizione. Ma se c’è una frase che in questo momento crea problemi a Giorgia Meloni - e a Giancarlo Giorgetti - è proprio questa: nessuno dei due infatti può permettersi, quand’anche lo pensassero, di attaccare  la  Commissione da cui dipende il nostro futuro economico-finanziario. E’ Bruxelles che dovrà dare il via libera alla legge di bilancio che molto probabilmente  vedrà il deficit volare al 5 % causa SuperBonus. E’ Bruxelles che ci deve dare 35 miliardi entro la fine dell’anno: sono le due rate del Pnrr e anche per la prima (19 miliardi) la consegna è slittata di nuovo. A ottobre questa volta. Per la seconda il vaglio è ancora lungo ma quei 35 miliardi sono stati contati nel bilancio 2023 e se non arrivano sono guai. E’ Bruxelles, infine, che deve decidere la nuova regole del Patto di Stabilità a cui noi rischiamo di restare impiccati causa debito. Insomma, con la Commissione è necessario dialogare e non infamare. Lo dice bene l’ex ministro per i rapporti europei e ora deputato Enzo Amendola (Pd). “Di fronte alla dura realtà dell'economia e delle promesse mancate, Salvini e la destra riprendono il vecchio copione antieuropeista per nascondere le proprie responsabilità. Attaccano Gentiloni perché non vogliono ammettere le loro incapacità”. E Piero De Luca, capogruppo Pd in Commissione Politiche Ue: “È vergognoso l’attacco scomposto di Salvini a Gentiloni che sta lavorando da anni con competenza e dedizione, ottenendo risultati straordinari in Europa, fondamentali anche e soprattutto per il nostro Paese, come la sospensione del Patto di Stabilità, il programma Sure e il Next Generation EU. Cosa dice la premier Meloni? Prende le distanze o tace e quindi acconsente?”. Non sappiamo se la questione sia arrivata nel vertice di maggioranza. Al momento resta ed è ufficiale l’attacco del governo italiano - Salvini è anche vicepremier - alla Commissione.

Deficit al 5%?

Nella riunione è stato quindi condiviso il metodo per la gestione della sessione di bilancio. Un “bagno di realtà” è quello che si chiede mettendo da parte almeno fino a gennaio la campagna elettorale e la strategie di consenso di ciascuno dei membri della maggioranza. “L’importante - si spiega - è la consapevolezza che la corsa è lunga, l’orizzonte resta la legislatura e non sarà questa la manovra con cui realizzare tutte le promesse elettorali. Abbiamo e magari anche altri cinque per realizzare il programma elettorale”. Adesso sarà trovato lo spazio per confermare il taglio del cuneo e dare sostegno alle famiglie più povere. Poco altro. Nulla per i redditi alti.

I conti peggiorano, anche se la crescita tiene, le spese aumentano, il deficit aumenta: un primo balzo verso il 5%, mezzo punto in più del previsto, è dato per molto probabile. E potrebbe salire ancora, per colpa del Superbonus. 
Il destino dei conti rimane legato alla decisione di Eurostat, sul conteggio dei fondi per il Superbonus. Che sarebbero potuti andare per abbattere ulteriormente il cuneo fiscale. Ma con i “se”, dice il vecchio adagio, si riempiono le fosse. Le decisioni vere arriveranno a valle dei numeri. E bisognerà aspettare la Nadef, a fine settembre, per avere un quadro definito.

“Parlatevi al telefono e non sui giornali”

Nel frattempo, avrebbe suggerito la premier, meglio “parlarsi al telefono” piuttosto che “finire sui giornali per cose non affrontate” come la questione della soglia del 3% per le elezioni europee, l’altro appuntamento (a giugno 2024) da scavallare per “andare avanti lisci”. Un argomento affrontato sul finale, raccontano, perché il grosso dell'incontro era la manovra. Bisogna evitare, la raccomandazione a tutti i presenti, di dire cose “distoniche”. E anche di presentare valanghe di emendamenti. In effetti tra i ministri e parlamentari regna il terrore di essere visti a parlare con i giornalisti. Ci sono persone adibite e a resocontare chi parla con chi. E possibilmente anche su che cosa. E tutto questo non è un segnale di forza.

“Tempi dure e tempeste”

C’è da capire, è stato ripetuto nelle due ore di brain storming, che il quadro non è dei più semplici, davanti ci sono “tempi duri e tempeste” ed è fondamentale, rimanere “coesi”. Anche perché non ci sarà solo la manovra a occupare l'autunno dei parlamentari. Presto, accanto all'autonomia che ha mosso i primi passi in Senato, arriverà anche il ddl di riforma costituzionale (nelle prossime settimane, dicono da Palazzo Chigi) per introdurre il premierato. Ma ci sarà da superare anche lo scoglio del Mes, da tenere alta l’attenzione sulla gestione dei migranti, da portare a casa il primo step di riforma della giustizia. Senza contare il Pnrr. Un menù da brividi, che va affrontato con freddezza e “senza sbavature”.

Evitando - altra raccomandazione sottolineata ieri più volte - errori ed incidenti in Parlamento come quello sfiorato ieri in mattinata in commissione Lavoro alla Camera. La maggioranza non aveva i numeri, il rischio era di andare sotto (secondo le opposizioni è successo ma nessuno ha chiesto il riconteggio dei voti in tempo), e il presidente Walter Rizzetto ha deciso in fretta e furia di sospendere la seduta per riportare in aula almeno un paio di deputati della maggioranza. E’ già successo in aprile sul Def. ci sono andati vicini alle volte. Urge un richiamo anche su questo. I capigruppo sono avvisati. Quello di Fratelli d’Italia ieri mostrava già un certo nervosismo. Ed era solo il primo giorno di scuola.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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