[Il retroscena] Manovra, il gioco di prestigio di Conte e Tria: tagliano 7 miliardi, su 37, “senza tradire il popolo”

Il premier va e torna da Bruxelles. Due ore di colloquio con Juncker e poi l’annuncio: “Il deficit cala dal 2,4 al 2,04. Confidiamo in un esito positivo”. La Ue vuole che il taglio sia “strutturale”. In serata cena di lavoro con i vicepremier, Giorgetti e Fraccaro. Salvini e Di Maio ancora perplessi, speravano in 2,2. Il ruolo del Quirinale e 75 giorni di pressing. Ieri, a pranzo, l’ennesimo warning del presidente Mattarella: “Impensabile che l’Italia finisca sotto procedura”. Entro due giorni devono essere scritti e presentati gli emendamenti al Senato

Conte e Tria
Conte e Tria

Da “numerino” a “numerino”, l’Italia resta sempre appesa. Adesso, almeno, intravede un solido piano di appoggio da dove muoversi per evitare la mannaia della procedura d’infrazione europea, una multa miliardaria  letale per tutti, soprattutto per il governo gialloverde. Dopo due settimane “pancia a terra”, complice una sorprendente riservatezza e il ruolo di costante regia del Quirinale, il premier Conte tira fuori il famoso, o famigerato, numerino. “Il deficit calerà”  annuncia dopo due ore di faccia a faccia con il presidente Juncker  a palazzo de Berlaymont a Bruxelles, “la proposta che abbiano fatto alla Commissione prevede una diminuzione del deficit che passa dal 2,4 al 2,04. La Commissione ha giudicato importante e significativa questa nostra proposta. Il dialogo va avanti, sereno e costruttivo, e quindi confidiamo in una conclusione positiva del negoziato”. Cioè che il 19 dicembre passi indolore e non diventi invece l’avvio della severa punizione ai conti pubblici italiani. 

Quel passaggio da 2,4 a 2,04% - che sembra fatto apposta per sembrare un refuso -  significa che il valore assoluto della Manovra passa da 37 a 30 miliardi circa, un taglio considerevole. In questa cifra, comunque, ha assicurato il premier, restano garantite nei tempi, nei modi e nei contenuti - a dir la verità ancora ignoti - entrambe le misure bandiera del governo giallo-verde: reddito di cittadinanza e pensioni a Quota 100 (62 anni e 38 di contributi), la cenciata finale alla legge Fornero, cavallo di battaglia di Salvini in tre anni di campagna elettorale. 

La class action

Fuori da tecnicismi, significa che Conte l’avrebbe spuntata riuscendo a tenere insieme capra e cavoli,  “senza tradire le fiducia degli italiani”. L’ottimismo del premier trova riscontro nelle parole, più caute, di un portavoce della Commissione (“sono stati registrati buoni progressi”). Così che a sera inoltrata, mentre Conte, tornato da Bruxelles porta a cena Salvini (tornato da Israele) e Di Maio (ieri alle prese con il decreto delle Semplificazioni), ci si chiede dove sia il trucco. Soprattutto perchè, se doveva finire come pare che stia finendo, siano stati sprecati due mesi e mezzo di tempo e qualche decina di miliari tra spread e mercati da quella serata sul balcone del palazzo del governo quando Di Maio e ministri stellati annunciarono al mondo che “ce l’abbiamo fatta, abbiamo sconfitto la povertà”.  Era il 27 settembre e il ministro Tria voleva fissare il deficit al 2%. Mentre da Bruxelles rimbalzano notizie finalmente rosee dopo tre mesi nefasti, l’ex ministro di Forza Italia Renato Brunetta, critico indefesso della Manovra, professore e collega di Tria, solca il Transatlantico perplesso: “Ma se siamo tornati là dove eravamo il 27 settembre perchè abbiamo buttato tempo e danaro in questo modo?”. Brunetta presenterà una class action, “personale contro Conte, Salvini e Di Maio che hanno portato l’Italia sull’orlo del precipizio solo per far vedere chi avrebbe frenato per ultimo”. 

Tra sottintesi e non-detti 

Provocazioni e battute a parte (ma Brunetta fa sul serio), posati gli entusiasmi di Di Maio (“Forza Conte, siamo tutti con te”) e del suo capogruppo D’Uva (“ennesimo capolavoro del premier Conte”), il premier ora deve spiegare e tradurre in emendamenti alla legge di Bilancio che aspetta al Senato, come e dove saranno tagliati quei 7 miliardi. Ieri non ha “volutamente” - si osserva - dato molti dettagli. Ha spiegato che le relazioni tecniche, i conti e le simulazioni proposti da Mef e Inps, “indicano una minore spesa per reddito di cittadinanza e Quota 100 rispetto alle prudenti stime iniziali” e ha annunciato di aver “aggiunto qualcosa sul piano delle dismissioni”. Ci sono molti sottintesi e non-detti in queste parole. I 7 miliardi provengono dalla rimodulazione nel tempo di reddito e pensioni? Oppure la rimodulazione è sostanziale, cioè meno soldi e meno aventi diritto? 

Due giorni per gli emendamenti 

La verità è che ieri, con la proposta di tagliare il deficit, Bruxelles ha detto Si alla trattativa ma ora il governo deve sostanziare quel taglio. Ieri sera, tornato da Bruxelles, Conte è andato a cena con Salvini e Di Maio accompagnati da Giorgetti e Fraccaro.  I due vice avrebbero mostrato “qualche preoccupazione e perplessità” dicono fonti di governo: un taglio di 7 miliardi non è un’aggiustatina. Dopo la cena non hanno fatto comunicazioni ufficiali. Molto insolito, per entrambi. 

Tra oggi e domani gli uffici dovranno tradurre tutto in emendamenti e inviarli al Senato. Tria e Conte, oggi di nuovo a Bruxelles per il Consiglio europeo, dovranno fare la stessa cosa con Moscovici e Dombrovsky. E’ questo il passaggio cruciale. 

Il punto è che il taglio del deficit deve essere, per l’Europa, di tipo strutturale. Per essere chiari: non serve, non basta, rinviare di qualche mese le misure; non è da lì che possono arrivare i risparmi che sarebbero una tantum. Per forza, quindi, il taglio deve intervenire sulla platea degli aventi diritto e su quanto andranno a prendere ogni mese.  Non avendo mai conosciuto, in questi mesi, il contenuto tecnico su reddito e pensioni - come sarà elargito il primo e i criteri di accesso alle seconde - non sarà difficile per il governo spiegare che non cambia nulla. Comunque ieri Conte, sapendo che questo è il punto debole, ai falchi della Ue e agli scettici ha garantito che “il deficit strutturale calerà e la crescita sarà superiore alle attesa”.  

Il pressing del Quirinale

Ieri comunque è stata una giornata positiva nei burrascosi rapporti con Bruxelles. Forse l’unica, da quando si è insediato il governo giallo verde. Al dileggio continuo dell’istituzione (“le letterine” e “i numerini”) e della Commissione (Salvini ha in pratica dato dell’ubriacone a Juncker), sono seguiti una raffica di giudizi negativi e impietosi su tutti i passaggi del bilancio dello stato. Fin dal 27 settembre, il giorno del balcone per intendersi, Bruxelles ci ha sempre detto che con quei numeri saremmo andati sotto procedura. Settantacinque giorni in cui il Presidente Mattarella ha fatto lavorare con costanza e discrezione la sua moral suasion rispettando i confini del ruolo di arbitro tra Parlamento e governo, di garante della Carta e anche dei conti pubblici e dei risparmi degli italiani.  Nelle cerimonie al Quirinale e nei viaggi istituzionali, Mattarella ha sempre trovato il modo di far arrivare il suo messaggio. A fine novembre ha deciso che era giunto il tempo di fare qualcosa di più. Anche perchè il tempo a disposizione per correggere la manovra stava per scadere. Nel massimo riserbo ha convocato nel suo studio, uno ad uno, tutti gli attori della partita, Salvini, Di Maio, Conte e il preoccupatissimo Tria. Da quel momento sono almeno spariti i toni antieuropei, idecimali non sono più stati intoccabili e Conte ha potuto andare a Bruxelles a cena un venerdì sera e poi dire: “Da adesso in poi si tratta”. Fino a quel momento era stata esclusa persino la sola ipotesi. 

In queste due settimane la moral suasion ha continuato a fare il suo lavoro. Come le associazioni di categoria, commercianti, patite Iva, costruttori, imprese che scese in piazza hanno detto a Salvini e a Di Maio: occhio a quello che fate,  la procedura e magari la Troika, no.

L’ennesimo warning

I due vice, però, come dimostra anche la cena di ieri sera, sono leader politici in campagna elettorale permanente (Salvini) e con parecchi problemi interni (Di Maio). La Manovra è loro biglietto da visita, per adesso e per il dopo. Non è facile per loro accettare tagli. Il presidente Mattarella  ha lavorato anche ieri, durante il tradizionale pranzo con premier e ministri competenti prima del Consiglio europeo, per ricordare e spiegare una volta di più che  è “impensabile” che l’Italia finisca sotto procedura d’infrazione “perchè ci sarebbero problemi pesanti per l'economia del Paese”. Al pranzo mancava solo Salvini, in visita in Israele, sostituto da Giorgetti, mediatore instancabile del percorso fatto in questi 75 giorni. Se i due vicepremier non avessero dato il via libera a Conte, e quindi al deficit pari a 2,04% che è un 2, un pezzo importante dell’esecutivo, il cosiddetto “partito del Quirinale” dove sono stati arruolati Moavero, Tria, la ministra Trenta e lo stesso Conte, avrebbe valutato il dà farsi, se e come proseguire. Ecco perchè ieri sera al Quirinale c’erano “soddisfazione” e “sollievo”.

“Maggioranza compatta”

I silenzi dei due vicepremier dopo l’annuncio del taglio del deficit al 2,04% dimostrano però che la situazione non è risolta. Conte dice che la sua maggioranza è “compatta”. Non può fare altrimenti. Ma non è così. I rapporti tra Salvini e Di Maio si stanno logorando. I sondaggi che vedono la Lega stabilmente oltre il 30% e il Movimento retrocesso al 26% preoccupano i vertici dei 5 Stelle. Grillo è tornato in campo, Di Battista si fa sentire troppo spesso e tutto questo spinge Di Maio a marcare costantemente il terreno rispetto al socio di governo. Dopo le “manine” sul decreto fiscale, le opposte posizioni su dossier chiave come le grandi opere e la giustizia per non dire di tasse e rifiuti, l’affondo di martedì sulla nuova indagine per finanziamento illecito che ha coinvolto la Lega (“spero che Salvini non voglia minimizzare perchè noi non lo facciamo”), ieri Di Maio ha voluto approvare in Consiglio dei ministri, assente Salvini, il decreto per le Semplificazioni. Un modo per dimostrare chi, al di là degli incontri occasionali, opera veramente per il bene delle aziende. “Ecco il fondo di 50 milioni per le aziende schiacciate dai crediti con la pubblica amministrazione” ha rivendicato il capo politico dei 5 Stelle. “Costruiremo più carceri per avere più sicurezza ” ha sottolineato rincorrendo Salvini sul fonte securitario. Di Maio ieri ha ottenuto anche la fiducia al Senato sul disegno di legge contro la corruzione, il testo in cui ha voluto inserire il blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado. Provvedimento altamente indigesto per la Lega. Giusto per ammorbidire il clima. 

Il Presidente del Consiglio ha due fronti aperti: quello con Bruxelles e quello interno.