La Manovra decolla ma in Parlamento sarà battaglia. Le due facce di una legge di bilancio in cerca di personalità

C’è la parte che “restituisce” a chi ha meno e in questi anni ha sofferto di più. E c’è la parte delle “tassine” che tra una cosa e l’altra dovrebbero assicurare un gettito di circa sette miliardi. Italia viva annuncia battaglia in Parlamento su Quota 100 e contro le limitazioni del contante

La Manovra decolla ma in Parlamento sarà battaglia. Le due facce di una legge di bilancio in cerca di personalità

Una manovra double face. Da una parte leva con una raffica di microtasse sparse nei vari capitoli. Dall’altra dà, meno tasse per i lavoratori, maggiore e migliore accesso alla Sanità pubblica, asili nido gratis per le famiglie. Certo siamo solo ai titoli, nulla è stato scritto e tutto è stato approvato "salvo intese", della serie che l’accordo di maggioranza è sui numeri-saldi ma non sul modo di raggiungerli. L’iter parlamentare, che inizia il 20 ottobre, avrà il tempo di scrivere, riscrivere e stravolgere. Però l’impostazione generale, e nelle condizioni date – il governo partiva da -23 miliardi, quelli necessari per sterilizzare le clausole, un pagherò ereditato – mette sul tavolo “il meglio che potevamo fare” secondo la maggioranza. "Porta tasse nuove, espande il debito e aumenta il peso della burocrazia" secondo la sintesi del centrodestra fatta da Silvio Berlusconi. Nel gioco della politica non ci sarà mai una legge di bilancio perfetta, maggioranza e opposizione perderebbero il principale terreno di scontro. Si può però aspirare a quella che scontenta meno di altre. E quella dell’anno 2020 che porterà la firma del premier Conte e del ministro Gualtieri si potrebbe avvicinare a questo risultato. "E dai, per come siamo messi, crescita zero, quasi stagnazione, la tagliola delle clausole e il poco tempo a disposizione, oggettivamente era difficile fare di più e meglio" rifletteva ieri un deputato della destra in Transatlantico.

In cerca di personalità

E’ stato detto che è la manovra 2020 è “senza personalità”. Non ha misure bandiera che la caratterizzano. L’anno scorso c’erano i due totem, Quota 110 e Reddito di cittadinanza, entrambi un mezzo flop e che soprattutto non hanno certo abolito la povertà come fu annunciato da un ormai famoso terrazzino. Quest’anno si fa fatica a dire quale sia la cifra che la caratterizza. Gli economisti dicono che in economia non esistono miracoli né effetti speciali. E, se esistono, sono spesso forieri di effetti collaterali problematici. Se una legge di bilancio procede dunque lungo i binari della normalità, può essere alla fine una buona notizia. Detto ciò, tutti i partiti di maggioranza hanno tentato di inserire qualche misura in grado di darle un nome e una faccia. Il Pd ci prova con il taglio del cuneo fiscale: tre miliardi sono destinati ad alleggerire le tasse dei lavoratori con redditi fino a 26 mila euro. Si calcola una platea di dieci milioni di persone che avranno un beneficio di 500 euro in più all’anno. I 5 Stelle ci provano con le manette agli evasori: la misura però al momento è fuori tanto dalla manovra che dal collegato fiscale. In cambio hanno ottenuto di non toccare in alcun modo i meccanismi di Quota 100 che Italia viva voleva abrogare per dirottare circa 16 miliardi (quelli impegnati nel biennio 20-21) su taglio tasse e giovani. Leu e il suo ministro Roberto Speranza hanno ottenuto molto sulla Sanità: via il superticket da luglio 2020 a cui si aggiunge la conferma dei due miliardi destinati già dagli anni scorsi al Servizio sanitario nazionale. Poi alla fine, in zona Cesarini, ha allungato una zampata il premier Conte. Proprio lui che ha predicato di “non usare la legge di bilancio come terreno di scontro dei vari partiti per piantare le rispettive bandierine”, nella lunga notte della manovra ha piantato la bandiera più grossa: questa sarà, per volontà di Conte che ha coinvolto il ministro Gualtieri, la legge di bilancio che più di tutte e più di sempre combatterà l’evasione fiscale “in nome e per conto degli italiani onesti che io rappresento e che invece pagano la tasse”. Così il premier ha tirato fuori dal cilindro 3 miliardi che dal 2021 (non da quest’anno) saranno il bonus destinato ai cittadini virtuosi che preferiscono la moneta elettronica al contante. Il cui uso legittimo sarà gradualmente abbattuto: il tetto scende a 2000 euro nel biennio 2020-2021 e a mille euro nel 2022. Fra trucco (da dove arrivano i 3 miliardi di cui Conte si è fatto garante?) e realtà (se ne riparla comunque tra un anno che in politica è infinito) è questa in effetti la misura che più caratterizza la legge di bilancio. Quella più innovativa. E che la notte scorsa ha comunque rischiato di far saltare il tavolo visto che Iv e 5 Stelle non sono così convinti che la lotta al contante sia utile come crede il premier. E’ un vecchio retaggio “comunista”. Anzi, limitarne l’uso soffoca l’economia.

Una raffica di microtasse

La faccia cattiva della manovra e del dl fiscale collegato conta una decina di “tassine” sparse e travestite tra vari capitoli di spesa. C’è il gruppetto delle “tasse etiche”, quelle che servono all’ambiente e alla nostra qualità della vita: tassa sulla plastica (1 euro per ogni kg di imballaggio a partire da giugno 2020); sulle bevande zuccherate; sui tabacchi (normali ed elettronici); sui giochi e sul diesel inquinante. Quella sulla plastica sta già scatenando l’inferno tra i produttori e vediamo cosa ne resterà. Sulla carta è stimato che possa dare un gettito di 800 milioni e un miliardo e 400 a regime. Le altre dovrebbero produrre un gettito di circa un miliardo e mezzo.
C’è poi il pacchetto della revisione degli sgravi fiscali (gettito previsto un miliardo e 800). Si parte con un graduale azzeramento delle detrazioni Irpef al 19% per i contribuenti oltre una soglia di reddito, escluse quelle per gli interessi sui mutui.. Il vice ministro dell’Economia Antonio Misiani ha chiarito che riguarderà i redditi oltre 120mila euro l’anno, con un andamento progressivo fino ai 240mila e che l’azzeramento sarà selettivo. Di certo non riguarderà le spese sanitarie. Più facile le spese veterinarie, le attività sportive o per i corsi universitari. I dettagli sono attesi ad ore. E anche in questo caso, ci sarà da ballare.
Con la manovra saranno poi triplicate (da 50 a 150) le imposte ipotecarie e catastali per i trasferimenti delle case tra privati. Caleranno invece (da 200 a 150 euro) quelle sui trasferimenti immobiliari soggetti ad Iva. C’è una nuova imposta di bollo da 2,4 euro per ogni foglio dei certificati rilasciati dall’Autorità Giudiziaria in materia penale. Un risparmio notevole (1,6 miliardi) per le casse dello Stato sarà a carico soprattutto delle banche. Più strette le maglie per accedere al regime forfettario (15%) per chi non supera i 65 mila euro di reddito. Previsto anche il taglio delle esenzioni per i buoni pasto cartacei. Dal pacchetto fiscale il Governo conta di recuperare più di 7 miliardi di euro.

La faccia buona

La faccia buona della legge di bilancio è sicuramente il taglio del cuneo fiscale (3 miliardi) e del superticket nella Sanità (500 milioni), due misure bandiera e che vanno in direzione di quella redistribuzione e inversione di tendenza reclamata da tempo dalla sinistra. Confermate l’Ape social e l’Opzione donna. La faccia buona si ritrova anche in tutta una serie di misure minori e accomunate dalla parola chiave “bonus”. Confermati il bonus verde, il bonus mobili e ristrutturazioni, si aggiunge il “bonus facciate”, incentivi (detrazione fino al 90%) per ristrutturare la facciate dei palazzi nei centri storici e non solo. E’ una misura sollecitata dai sindaci. Se è vero che il bello e il decoro chiamano ordine e pulizia, dovrebbe essere anche un investimento sulla sicurezza e sul miglioramento delle condizioni di vita nelle periferie. Rifinanziata anche Industria 4.0 per sostenere gli investimenti privati e favorire il rinnovo dei sistemi produttivi: il Fondo centrale per le piccole e medie imprese; il super e l'iper ammortamento (per beni tecnologici, software ed economia circolare); il rifinanziamento della legge Sabatini; il credito di imposta per la Formazione 4.0. E’ forse l’unico intervento mirato sulla crescita. Alla crescita demografica, invece, è dedicato il Fondo Famiglia: inizia con una dote necessaria per dare subito il segnale di una svolta, 600 milioni che saranno destinati per lo più ad abbassare, in certi casi eliminare, le rette degli asili nido. A regime il fondo avrà due miliardi che sono la somma di tutti i bonus a vario titolo destinati a famiglia (bonus bebè) e giovani e che saranno il tesoretto per poter poi distribuire l’assegno unico ai figli. Tutte misure che hanno come comune divisore l’attenzione al sociale e al quotidiano.

Gli emendamenti di Italia viva

Un po' bastone e un po' carota, la Manovra 2020 e i suoi collegati fa, sostiene palazzo Chigi, “quello che può nelle condizioni date ”. Qualche magia contabile, ad esempio lo spostamento al 2020 dell’ultimo trimestre Iva, ha fruttato 3 miliardi. I ritrovati buoni rapporti con Bruxelles e gli storici partner europei dovrebbero fruttare 14 miliardi di flessibilità europea. E un po’ più di fiducia dei mercati ha spinto ieri lo spread a 130: nel 2019 abbiamo risparmiato 2/3 miliardi di interessi sul debito, il prossimo ano dovrebbero essere il doppio. Se le condizioni non cambiano. E il punto è proprio questo: la sequenze di voti regionali da qui a maggio prossimo (nove regioni al voto tra cui le tre storiche rosse, Umbria il 27 ottobre, Emilia Romagna a gennaio, Toscana a maggio) sono un elemento di costante fibrillazione. Non tanto per la legislatura - blindata fino a scadenza naturale dal taglio dei parlamentari, dal cantiere delle riforme e dalla necessità di una nuova legge elettorale, soprattutto l’attaccamento alla poltrona di chi sa che di non tornare più tornare - ma per il governo. Ecco che non devono essere considerate solo fisiologiche le promesse di battaglie parlamentari sulla Manovra che arrivano da Italia viva e 5 Stelle (molto lacerati al loro interno rispetto alla leadership di Di Maio; anche ieri fumata nera per i capigruppo). Italia viva, dopo la riunione settimanale del gruppo ieri sera, ha deciso che presenterà emendamenti in Parlamento per modificare Quota 100 e le norme per diminuire il contante. Sono i due temi su cui la capo delegazione di Iv ha tenuto fermo il Consiglio dei ministri per un paio d’ore nella nottata della Manovra. Su Quota 100, un progetto “iniquo socialmente”, Iv chiede come minimo di rivedere qualche “finestra” in uscita per colmare almeno lo scalone che si creerà tra dicembre 2021 (quando la misura comunque cesserà perchè ha durata triennale) e gennaio 2022. Sul contante, poi, molto bene gli incentivi all’uso del contante (cosa i governi Renzi e Gentiloni hanno fatto con una serie di misure a cominciare dalla fatturazione elettronica) ma no limiti all’uso di contante. Ampi studi dimostrano che non è così che si combatte l’evasione. Italia viva è molto soddisfatta per essere riuscita a fermare “ogni aumento di Iva, comprese le rimodulazioni”, motivo per cui il governo è nato ma su quei due punti farà battaglia (gli emendamenti saranno presentati alla Leopolda) usando fino in fondo il suo potere di interdizione. Cosa che farà a maggior ragione il 5 Stelle per difendere Quota 100 e il pacchetto giustizia del ministro Bonafede: carcere per gli evasori (fino a 8 anni); la patente di evasore a partire di 50 mila euro non dichiarati; confisca dei beni; la prescrizione-mai che entrerà in vigore dal primo gennaio. Il Pd, che nei fatti s'intesta la Manovra, guarda con preoccupazione a queste fibrillazioni. Ed è preoccupato il premier Conte, molto impegnato non a caso nella costruzione della propria leadership.