[Il retroscena] La mannaia sui vitalizi: compensi tagliati per Vendola, Di Pietro, Bassolino e Cacciari. Ma D’Alema si salva. Ecco l’elenco e le cifre

L’Ufficio di presidenza della Camera approva la delibera presentata da Fico che prevede il ricalcolo dei vecchi vitalizi col metodo contributivo e non più figurativo. 1338 vitalizi subiranno tagli compresi tra il 40 e il 60%. Sono 64 i big che ci avrebbero guadagnato e continueranno ad incassare l’assegno che prendono oggi. L’M5s festeggia in piazza, la Lega rivendica il suo ruolo e Fdi vota a sorpresa con la maggioranza. Al Senato però è tutto fermo e questa disparità di trattamento, sommata alla retroattività della legge, rischia di far bocciare la proposta dalla Consulta. “Spenderanno milioni per i ricorsi”, denunciano gli azzurri

Cacciari, Di Pietro, Vendola e D'Alema
Cacciari, Di Pietro, Vendola e D'Alema
TiscaliNews

Erano talmente sicuri che il ricalcolo dei vitalizi già erogati dalla Camera dei deputati sarebbe passato che i Cinquestelle avevano organizzato la festa con largo anticipo, con tanto di palloncini e qualche bottiglia di champagne e pronta per essere stappata subito dopo il via libera. Il presidente della Camera Roberto Fico aveva convocato l’Ufficio di presidenza di Montecitorio per le 13 e 30, un’ora perfetta per il prime time, e si era accertato che anche la Lega fosse compatta nel sostenere la sua proposta. Per convincerla, si era fatto mandare un parere con cui l’Avvocatura dello Stato si impegnava a difendere i parlamentari favorevoli alla proposta in caso di ricorsi e ad assumerne la difesa qualora le vittime dei tagli decidano di chiedere loro i danni.

“Ripariamo a un'ingiustizia sociale”

Il presidente della Camera ci aveva messo la faccia e ora va all’incasso: “Sono molto soddisfatto perché oggi abbiamo posto fine a una grande ingiustizia che ha caratterizzato tanti anni della nostra repubblica. I cittadini e le cittadine sentivano in modo molto forte l'esigenza di porre fine ai vitalizi così come li abbiamo conosciuti, ai vitalizi degli ex parlamentari, perché il punto di principio fondamentale è che oggi ripariamo a un'ingiustizia sociale dove i parlamentari avevano un trattamento e i cittadini un altro”. Mentre fuori dal “suo” palazzo Luigi Di Maio, Alfonso Bonafede, Riccardo Fraccaro e gli altri ministri e deputati pentastellati festeggiavano con palloncini gialli e stappando champagne, lui portava a casa la prima legge simbolo del Movimento che, a suo dire, “porterà a un risparmio di 40 milioni all’anno”. Oltre a M5s e Lega, dove pure c’erano moltissimi dubbi sulla costituzionalità del testo, hanno votato a favore della delibera il Pd con Ettore Rosato e Fdi con Edmondo Cirielli e Fabio Rampelli. Forza Italia si è astenuta contestando il metodo utilizzato per il ricalcolo - con Mara Carfagna, Gregorio Fontana e Francesco Scoma -  e Leu, che ha solo un segretario d’Aula, non ha partecipato al voto.

Emendamenti rifiutati

Il centrodestra aveva presentato degli emendamenti “migliorativi”, ma non sono stati accolti. L’unica differenza rispetto alla bozza iniziale riguarda l’entrata in vigore del ricalcolo: la delibera sarà efficace dal primo gennaio 2019 e non a novembre. Il rinvio sarebbe stato suggerito dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, che ha collaborato - come tecnico - alla scrittura del testo alla base del ricalcolo. Dopo che l’associazione degli ex deputati aveva segnalato alcuni casi particolarmente gravi, l’ufficio di presidenza ha deciso di escludere dal taglio gli ex parlamentari che dimostrino di non essere più autosufficienti: “Abbiamo tenuto conto che ci sono situazioni particolarmente difficili e complesse”, dice Fico. Molti ex deputati sono ultranovantenni, e lo stesso vale per le vedove che prendono la reversibilità.

Principio di equità

Secondo Fi e Pd, l’atto - che interessa soltanto una Camera e che, anche per questo, viola il principio dell’equità -, rischia di essere rispedito indietro dalla Consulta e di costare moltissimi soldi per i ricorsi, ma il presidente della Camera sembra molto sicuro di sé: “La delibera che ho scritto è forte, sostanziale e sostanziosa perché ripara delle ingiustizie e quando ripari a delle ingiustizie è sempre la Costituzione come faro che dice che tutti i cittadini devono essere uguali”. Fico si dice convinto che il Senato farà prima o poi lo stesso, ma trecento metri più a sud di Montecitorio, a Palazzo Madama, nessuno sembra avere intenzione di fare sul serio. E proprio la disparità di trattamento tra gli appartenenti ai due diversi rami del Parlamento potrebbe essere il grimaldello con il quale far saltare tutto. Del resto, Maria Elisabetta Alberti Casellati, la forzista che presiede il Senato, e che vanta una notevole esperienza giuridica, aveva già condiviso pubblicamente le sue perplessità e i suoi dubbi sulla costituzionalità del testo sia perché incide su un diritto acquisito sia perché ha valenza retroattiva.  Governo e maggioranza però esultano: il premier Giuseppe Conte parla di “un bel segnale per il Paese che si aspettava da tanto tempo”, il suo vice Luigi Di Maio e pure Matteo Salvini, che è passato sopra - con la ruspa? - ai dubbi di molti suoi parlamentari, ha detto che era ora di togliere “vecchi e assurdi privilegi”.

La sorpresa Meloni

L’unica sorpresa venuta dalla riunione è stata quella della posizione di Fratelli d’Italia. I seguaci di Giorgia Meloni avevano presentato una loro contro-proposta che, tra l’altro, prevedeva un tetto massimo ai vitalizi d’oro, ma, anche dopo la sua bocciatura, hanno deciso di votare ugualmente la proposta giallo verde. “Fratelli d’Italia ha votato l’abolizione dei vitalizi, un privilegio inaccettabile e fuori dal tempo”, ha spiegato lei.  Luca Pastorino, il componente della segreteria di Presidenza di Liberi e Uguali, ha scelto di non votare dopo avere chiesto inutilmente “di ascoltare almeno il parere di un costituzionalista per avere un quadro preciso anche sul principio di ricalcolo retroattivo dei contributi pensionistici che viene introdotto per la prima volta in Italia”. Il tema è proprio questo, la retroattività della legge. La seconda obiezione riguarda le due clausole di salvaguardia inserite all’ultimo minuto per scongiurare l’autogol.

Il ricalcolo dei 1338 vitalizi già in essere prima del 2011 secondo il principio contributivo comporterà per la stragrande maggioranza tagli compresi tra il 40 e il 60 percento. Qualche esempio?

Mario Capanna da 4.725 a 2.242

Massimo Cacciari da 4.725 a 1.551

Pierluigi Castagnetti da 8.935 a 3.976

Nichi Vendola da 8.082 a 4.969

Calogero Mannino da 10.330 a 6.695

Antonio Di Pietro da 6.462 a 4.866

Claudio Scajola da 8.350 a 7.246

Antonio Bassolino da 4.725 a 3.388

Marco Boato da 10.009 a 4.426

Le cifre sono lorde, mensili. Ma non tutte le ciambelle escono con il buco. E 64 ex deputati che sono stati molti anni in Parlamento e hanno ricoperto molti e prestigiosi incarichi rischiavano di essere favoriti dal ricalcolo, di guadagnarci. Con tutti i contributi versati negli anni in proporzione a stipendi così importanti - come quello di ministro o di presidente della Camera, per esempio - avrebbero aumentato il loro assegno anziché diminuirlo come promettono di fare i Cinquestelle. Per questa ragione, Fico e i suoi tecnici hanno dovuto introdurre nella proposta di delibera una clausola che impedisse gli aumenti. Chi avrebbe guadagnato dal ricalcolo continuerà a prendere lo stesso assegno che prende oggi. Non avranno nessun aumento, ma neppure saranno soggetti ai tagli. Tra i fortunati “risparmiati” dal taglio dei vitalizi ci sono molti big e volti noti della Seconda Repubblica. Ecco chi sono i “salvati da Fico” e quanto continueranno ad incassare senza aver subito nemmeno un euro di decurtazione. 

Fausto Bertinotti (4 legislature)  8.455

Gerardo Bianco (8 legislature) 10.631

Furio Colombo (3 legislature) 6.523

Massimo D’Alema (7 legislature) 9.893

Ciriaco De Mita ( 8 legislature) 10.631

Gianfranco Fini (8 legislature) 10.631

Arnaldo Forlani (8 legislature) 10.631

Antonio Marzano ( 2 legislature) 4.725

Arturo Parisi (4 legislature) 8.403

Giuliano Urbani (3 legislatura) 6590

Luciano Violante (8 legislature) 10.507

Vincenzo Visco (7 legislature) 10.258