Le cinque sfide dell’esploratore Fico per il Conte ter: il ruolo di Iv, quello di Conte, Casalino e la scissione M5s

Strada impervia per il Presidente della Camera. Il Conte ter riprende quota. Il centrodestra mette sul tavolo il suo piano B. Mattarella ha voluto parlare al paese: “Uscire in fretta da questa crisi"

Le cinque sfide dell’esploratore Fico per il Conte ter: il ruolo di Iv, quello di Conte, Casalino e la scissione M5s
Il presidente della Camera, Fico (Ansa)

La battuta migliore, che poi bisogna anche riderci un po’ su, la fa Giorgia Meloni che si presenta zoppicante e con le stampelle alle consultazioni al Quirinale. “Sono la rappresentazione plastica del Conte ter, se nasce: zoppo e instabile” dice sorridendo la leader di Fratelli d’Italia.  Sono le cinque del pomeriggio del terzo e ultimo round di consultazioni del terzo tentativo di far nascere un governo in questa disastrata legislatura. Alle 19 arriva nel salone delle Feste il presidente Mattarella: sarà un esploratore, il presidente della Camera Roberto Fico, a capire se “partendo dal recinto delle forze politiche che hanno dato vita all’ultimo governo” è possibile farne nascere un altro abbastanza forte e con "la necessari maggioranza” per affrontare le tante sfide che ha davanti il paese. Il Capo dello Stato è arrivato fino al Salone delle Feste, dove è stata allestita un’ampia sala stampa a misura di Covid, per parlare al Paese, confuso e preoccupato, tranquillizzarlo sul fatto che la barca-Italia non è alla deriva. E per indicare al governo che potrebbe nascere i cinque punti del prossimo mandato: il piano vaccinale, la crisi sanitaria, sociale ed economica, l’utilizzo “rapido ed efficace” dei 209 miliardi del Recovery fund. Della serie, concentrare subito tutte le energie su queste priorità.

Si allontanano le elezioni anticipate. Resta sul tavolo il Conte ter, anzi 3 come il premier dimissionario ha già indicato di voler essere chiamato. Il reincarico ha anche  qualche chance in più di ieri. Ora tutto è nelle mani del presidente Fico e di chi lo assisterà in questa nuova mission. 

Il più grillino di tutti

Il grillino vicinissimo a Grillo e più a sinistra di quel gruppo che entrò in Parlamento nel 2013, ha davanti una sfida complicata ma possibile. Un po’ sminatore, medico e sarto. Mattarella ha affidato a lui (il centrodestra aveva indicato anche la presidente Casellati)  il compito di rimettere insieme i pezzi del puzzle della crisi, vale a dire la “piena realizzabilità” di tornare ad una maggioranza Pd, LeU, M5s e Iv. E dare vita al più volte evocato Conte ter. Fico dovrà “partire dalle forze che hanno dato vita all’ultimo governo”. Comincerà oggi pomeriggio, alla Camera, dove saranno convocate le delegazioni di questi partiti e il nuovo gruppo dei Responsabili. Non saranno invece invitate le forze di centrodestra che ieri sono uscite dallo schema radicale “voto o nulla” ed hanno invece aperto “alle conclusioni che vorrà prendere il Presidente Mattarella”.  Pronte a scendere in campo qualora l’esploratore Fico non dovesse riuscire nella mission. E a diventare protagoniste qualora ci dovesse essere un secondo giro di consultazioni al Quirinale. Perchè ora Fico si occuperà di temi, programma, di raffreddare i rapporti tra persone che nell’ultimo mese se ne sono dette di ogni colori. In pratica tutti contro Renzi “inaffidabile”, “irresponsabile”, colpevole di aver aperto una crisi “solo per suo tornaconto personale”, “mai più con lui” e invece “portiamo via i suoi senatori e deputati che sono stati eletti nel Pd”. 

La verifica di governo al Quirinale

Il Presidente invece, ha in qualche modo trovato fondati i motivi per cui Italia viva ha aperto la crisi. Il Capo dello Stato ha accettato che la verifica di governo che Conte non è riuscito, o non ha voluto, fare a palazzo Chigi fin dall’autunno nonostante le richieste di Pd e Iv, venisse squadernata al Quirinale. E da qui adesso alla Camera. Se l’esploratore Fico riuscirà a trovare una quadra sui modi, i metodi e i contenuti delle forze di maggioranza, allora potrà essere dato un incarico pieno al nuovo premier. Con buone probabilità Giuseppe Conte. Che però potrebbe anche uscire solo cardinale, e non papa, da questo ennesimo braccio di forza. Il via libera a questa soluzione intermedia è arrivato ieri pomeriggio, alla fine dell’ultima consultazione che il cerimoniale del Quirinale aveva non a caso lasciato ai 5 Stelle. Non solo perchè il gruppo parlamentare più numeroso ma perchè avessero tutto il tempo - e hanno avuto 24 ore da Pd e Iv -  di riflettere bene  al loro interno e decidere cosa fare. Ieri pomeriggio, dopo un’altra mattinata di insulti tra 5Stelle e Iv della serie “mai più con Renzi”, il capo politico (facente funzioni) Vito Crimi ha aperto a Matteo Renzi. “Bisogna fare passi in avanti, ce lo chiede il Paese. Non è il momento dei veti” ha detto. Un po’ tutti, al Colle, ma anche nel Pd, hanno tirato un sospiro di sollievo. Renzi ha ringraziato Mattarella, “Italia viva saprà onorare la sua scelta. Stando come sempre sui fatti. Finalmente si affrontano i temi e non i nomi, si fa politica e si lasciano perdere il populismo e la caccia ai responsabili”.

I nodi di Fico

L’esploratore ha davanti a sè cinque passaggi molto stretti nella trattativa con le forze di centro sinistra: il posizionamento di Iv nella “nuova” maggioranza; il rischio scissioni nel 5 Stelle visto che un pezzo di parlamentari, finora una decina al massimo e tutti vicini a Di Battista, non ci sta a tornare con Renzi; la comunicazione di palazzo Chigi, protagonista ben oltre il previsto in questo mese di crisi; il partito di Conte; il posizionamento del Pd rispetto a tuto questo. Nessuno di questi temi è ufficialmente sul tavolo. Sono il convitato di pietra delle consultazioni dell’esploratore. Il reincarico a Conte passa di qua. 

I renziani nel Conte ter

Arrivati fin qua a testa alta e nel pieno delle forze dopo un mese e venti giorni combattuti in pratica soli contro tutti, offesi e minacciati sui social, deputati e senatori di Italia viva devono ora riscattare la loro “vittoria”. Devono cioè ottenere ragione su alcuni temi per cui chiedono da mesi soluzioni e di fare presto: sanità e vaccini, giustizia, lavoro, lavori pubblici, cantieri delle grandi opere,  università e scuola. In una parola i renziani vorranno un piano di “ripartenza” vero ed efficace. E non le 160 pagine del Recovery plan che ora tutte le parti sociali e le categorie e le associazioni di impresa sentite in Parlamento bocciano come inutili. E siamo alla quarta bozza. Pensate un po’ cosa era la prima, quella il 7 dicembre fece saltare il tavolo del Conte bis. Una volta ottenuta attenzione e soluzioni sui temi, Renzi sa bene che Conte, qualora andasse al 3, farà di tutto nei prossimi mesi per fare quello che non è riuscito a fare finora: sterilizzare Italia viva, renderla inutile dal punto di vista numerico nella prossima maggioranza. Finora i 18 voti di Iv al Senato sono determinanti. Il nuovo gruppo dei Responsabili per Conte (Europeisti-Maie-Centro democratico) conta dieci iscritti ma sono voti vecchi, già ottenuti nel tempo. Un’operazione a saldo zero. Quindi Iv deve cercare un modo per non farsi mettere ai lati. Deve evitare, ad esempio, che continui la pesca a strascico che Conte ha fatto da dicembre in avanti soprattutto tra i senatori di Forza Italia. Diciamo che la figuraccia con il senatore Vitali, il senatore azzurro entrato e uscito nelle liste di Conte nello spazio di sei ore, il coinvolgimento delle strutture e del personale di palazzo Chigi nell’ingaggio dei Responsabili, tutto questo è stato così sfacciato che anche ambienti del Quirinale lo avrebbero biasimato. Conte, se reincaricato, dovrebbe stare alla larga da certi metodi. Ma il rischio per Renzi esiste. E il leader di IV lo sa bene. 

La rabbia dei grillini

Un altro passaggio stretto per l’esploratore riguarda proprio il Movimento che lui conosce così bene. E di cui Fico, pur avendo acquisito uno standing neutrale da terza carica carica dello Stato, è rimasto in questi il confessore e il mediatore. Di Battista ieri, come nei giorni precedenti, ha sparato alzo zero contro il ritorno di Italia viva e Renzi nell’ambito della maggioranza. In questi giorni si è novellato di una gruppo di senatori frondisti pronto alla barricate pur di tenere fuori il senato di Firenze. Truppe cammellate sono sfilate in questi giorni nei vari talk tv rilanciando a loop l’ultimo slogan: “In due anni abbiamo fatto fuori i due Mattei”. Come capita spesso, i grillini non hanno ancora acquisito quella furbizia per cui in politica mai dire mai e occhio a quello che dici che dopo qualche giorno te lo devi rimangiare.  Ecco che quindi ora c’è un gruppo di una dozzina al massimo di parlamentari che stanno evocando la scissione, tra loro Lezzi, Toninelli, Cabras, Baudino e Maniero. E’ stato un post di Di Battista a suonare la carica dopo il via libera di Vito Crimi dal Colle. “Prendo atto - ha scritto il Dibba - che la linea è cambiata. Io non ho cambiato opinione. Tornare a sedersi con Renzi significa commettere un grande errore politico e direi storico perchè significa rimettersi nelle mani di un 'accoltellatore' professionista”. Per poi concludere: “Se il Movimento dovesse tornare alla linea precedente io ci sono. Altrimenti arrivederci e grazie”. Il post diventa virale in pochi minuti. E Barbara Lezzi chiede di dare la parola agli iscritti. Gia, Rousseau: nessuno ne parla più. Come di Casaleggio. Chissà che fine hanno fatto. Comunque, un bel guaio questo per l’esploratore Fico. Anche perchè se ci fosse una scissione, ecco che verrebbe ancora meno la maggioranza. E la sua composizione rischierebbe di cambiare. Magari a ridosso del semestre bianco (maggio-giugno) quando sarebbe impossibile andare a votare. A quel punto il Conte quater sarebbe veramente uno scherzo. C’è anche un altro rischio per il Movimento: fare il donatore di sangue e organi per il partito di Conte che da palazzo Chigi saprà organizzarsi ancora meglio. Di Maio lo ha ben chiaro. Ecco che il semestre bianco potrebbe essere una buona occasione anche lui. 

Anche il Pd rischia

Tutta questa storia non è stata una passeggiata di salute per il Pd. Il segretario Zingaretti ha mandato avanti Bettini nelle trattative e questo non ha aiutato il popolo dem nel capire bene cosa stesse succedendo. Così come è stato troppo facile, e un po’ da vigliacchi, addossare la colpa a Renzi quando lo stesso Pd chiedeva, da settembre e ripetutamente, “svolte nell’azione di governo”, “cambi di passo”, “chiarezza sui dossier” e via di questo passo. I gruppi parlamentari del Pd sono andati in sofferenza per un governo - il Conte bis, con forte impronta Pd - che ha trattato i gruppi parlamentari come servi sciocchi o poco ci manca. E per alcune scelte che non sono state condivise e hanno schiacciato l’azione di governo su uno statalismo e assistenzialismo che non piace alla parte riformista del Pd. Franceschini e Guerini sono stati preziosi in questi ultimi giorni. A loro si deve la paziente mediazione tra Renzi e i 5 Stelle e quella parte di segreteria dem che ha sparato al cuore dell’ex segretario evocando “omicidi politici”. Però il problema adesso ce l’ha anche il Pd. Soprattutto il Pd. E’ chiaro che Conte d’ora in poi lavorerà sopratutto per se stesso e il suo partito, il cui embrione è in Puglia e già ben rappresentato al governo dal ministro Boccia, delegato di Emiliano a sua volta detentore della formula politica per l’accordo strutturale Pd-M5s.  Il Pd quindi rischia di farsi mangiare in testa da Conte. Sarebbe il colmo. Un test importante saranno le elezioni amministrative di primavera.  

Il nodo Casalino 

Comunque andrà a finire questa crisi di governo, uno dei nodi più aggrovigliati da risolvere ha un nome e un cognome: Rocco Casalino. Il regista della comunicazione di palazzo Chigi, tra indubbi successi e clamorose gaffe, è parte del problema e di questa crisi di governo. Nelle ultime  tre settimane c’è l’impronta del potentissimo capo della comunicazione dietro i precipizi, le accelerazioni e le svolte della crisi di governo. L’11 gennaio, a metà mattinata, il grande comunicatore “spinna” (neologismo dell’era Casalino) ad agenzie e social una dichiarazione che cambia il senso della giornata: “Mai più con Renzi e Italia viva”. Sono ore drammatiche in cui il Nazareno, con la sponda del Quirinale, cerca di evitare le dimissioni delle ministre di Italia viva e di lavorare ad una soluzione.  I vertici del Pd vanno su tutte le furie. I renziani replicano: “Conte ha chiuso al Conte ter”. La crisi precipita. E’ rottura.

Il 13 gennaio, a poche ore dalla annunciata conferenza stampa di Renzi messa in stand by perchè il premier con la mediazione del Pd è stato convocato dal presidente Mattarella, è sempre Casalino che decide le forme di quella comunicazione così decisiva: non un comunicato stampa in cui il premier spiega che a breve contatterà i segretari dei partiti di maggioranza per avviare realmente il tavolo di programma atteso da novembre, bensì una grande ammucchiata di giornalisti e telecamere all’angolo di palazzo Chigi. Non sono la stessa cosa.

E poi la pagina Facebook di Conte contro Renzi “hackerata”, le trattative per reclutare i responsabili. A volte dati per “acquisiti” con troppo fretta. Un esempio su tutti: Vitali. Per non parlare del caso Arabia Saudita che ieri mattina stava per far saltare di nuovo tutto. Il senatore Cabras ha presentato un’interrogazione parlamentare per sapere che ci faceva Renzi a Riad ( è speaker in varie conferenze internazionali su politica ed economia) e a lo scorso fine settimana e che rapporti intrattiene col principe saudita bin Salman. I social hanno avviato la campagna. Il Fatto ci ha fatto la copertina. Anche il ministro Di Maio il 9 gennaio, anche lui nel cuore della crisi, è andato nei paesi arabi per curare gli interessi dell’export italiano. La faccenda è stata chiusa dallo stesso Di Maio: “Non è il momento delle polemiche”. Renzi l’ha messa così: “Questi sono diversivi. Ora restiamo sui temi e pensiamo all’Italia”. Insomma, la comunicazione del governo è un problema. E va risolto. Lo chiederà anche il Pd. anzi, lo ha già chiesto.   

Il piano B del centrodestra

Se dovesse andare male l’esplorazione, lo sapremo martedì, il centrodestra ha portato il suo piano B. Sette gruppi - Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, Udc, Idea, Cambiamo, Noi per l’Italia -  e dodici rappresentanti sono stati ricevuti da Mattarella ieri pomeriggio alle 16. E il Presidente ha potuto constatare con piacere che i suoi appelli alla responsabilità e collaborazione da parte delle opposizioni sono andati a buon fine. Il centrodestra si è ricompattato di fronte alla certezza che sarà ancora Conte ter. Anche Forza Italia è riuscita a serrare i ranghi. Ma tutti i gruppi, anche Lega e Fratelli d’Italia, sono usciti dallo schema radicale “o voto o nulla”. Le ultime due righe della dichiarazione letta da Salvini sono quelle che fanno la differenza: “Ogni componente di questa alleanza valuterà per il meglio ogni decisione del Capo dello Stato”. Il governo dei migliori, di salute pubblica o di unità nazionale resta sullo sfondo. Il piano B per quando non sarà più possibile andare a votare e magari il Conte ter, zoppicante come Giorgia Meloni, alzerà bandiera bianca. Perchè su una cosa soprattutto è unito il centrodestra: basta con Conte pemier.