[Il retroscena] Dalla “piattaforma del fosforo” al “catasto della frutta” fino ai “premi” ai ministeri: mance e mancette della manovra del cambiamento

Non cambia il vecchio rito dell’assalto alla diligenza. Solo che questa volta vi hanno potuto partecipare per lo più i parlamentari di maggioranza. L’assenza di dibattito parlamentare ha escluso le opposizioni. Salvi gli istituti culturali nonostante i tagli all’istruzione. 5 milioni per finanziare l’operazione “fai il terzo figlio e avrai in cambio un terreno agricolo”

[Il retroscena] Dalla “piattaforma del fosforo” al “catasto della frutta” fino ai “premi” ai ministeri: mance e mancette della manovra del cambiamento

Birre, tartufi, soldi a pioggia nei vari ministeri, sostegno all’apicultura, anniversari, i premi per il personale e la valorizzazione dei prodotti agroalimentari. Specifici del Trentino Alto Adige, però. Anche la “manovra del cambiamento” non riesce ad essere immune dal più antico e consolidato rito della politica italiana: l’assalto alla diligenza ai tempi della legge di bilancio. Dove la “diligenza” sono le casse dello Stato e “l’assalto” è la caccia ai fondi pubblici per finanziare attività e iniziative richieste dal proprio territorio o da specifiche lobby. Si tratta, anche del momento in cui un parlamentare può misurare al meglio il livello del proprio potere e, quindi, del proprio consenso.

Un indice di sedici pagine

Scorrendo le sedici pagine dell’indice del maxiemendamento del governo 1.9000, ovverosia la Manovra approvata ieri pomeriggio alle 17 dopo una maratona di votazioni su ben 244 ordini del giorno (unico spazio di intervento lasciato alle opposizioni), saltano agli occhi i titoli più vari, dagli interventi per “le aziende agricole prealpine di collina” ai fondi per la “Xylella fastidiosa”, vera e propria sciagura degli ulivi in Puglia; dai consulenti esterni assoldati dal Mef per 150 mila euro per seguire il piano dismissione degli immobili (come se il Mef che ha migliaia di dipendenti non potesse sopperire in autonomia a questa funzione) al milione per “Sostegno a cori e bande”; dalla nascita del “catasto frutticolo nazionale” agli aiuti all’apicoltura. Si tratta di un centinaio di voci e relativi commi – su un totale di 1.143 – che realizzano microinterventi (circa duecento) specifici, di settore, che nulla avrebbero a che vedere con le macroscelte economiche della legge di Bilancio ma che da sempre s’infilano a fine anno nella Finanziaria grazie ad un gigantesco mercato di richieste, concessioni, centinaia di migliaia di euro che diventano milioni, che vanno e vengono in pochi minuti.

Prima partecipavano tutti

Nulla di nuovo, quindi. Tranne che per un aspetto: gli altri anni tutti i partiti partecipavano “all’assalto alla diligenza”, memorabili quelle della Prima Repubblica dove comparivano finanziamenti per sagre di paese, il Santo patrono, moli a mare e improbabili sculture innalzate nel deserto di piazze a mala pena asfaltate. La manovra del cambiamento si caratterizza per aver nei fatti tagliato fuori i parlamentari delle opposizioni che, non avendo potuto “passare” quelle settimane in commissione in cui solitamente maturavano le richieste, non hanno potuto avanzare le richieste del proprio territorio e dei propri referenti. Lega e 5 Stelle si sono vantati di aver “sottratto la legge di bilancio agli appetiti, alle richieste, dei singoli e delle lobby”. Anche per questo, è stato spiegato, sono stati compressi al limite della costituzionalità, i tempi del dibattito nelle commissioni. Non è corretto: l’assalto alla diligenza c’è stato. Ma vi hanno partecipato solo i partiti e i parlamentari di maggioranza.

Scuole di eccellenza per il Sud

Intendiamoci, molte delle voci rintracciate nel lungo indice della Manovra 2019, lasciano immaginare progetti di qualità ed eccellenza. Il punto è capire cosa succederà nei fatti di quei progetti e dei relativi stanziamenti. Così, se la scuola e la cultura scontano tagli durissimi (-10%, 4 miliardi, per la scuola primaria; 20% in meno al bonus cultura; passa da 2,6 a 1,8 miliardi il budget per la tutela dei beni culturali), nella Manovra fioriscono università ed istituti di eccellenza. Nuovi. I 5 Stelle hanno ottenuto, ad esempio, ben 8 milioni nel 2019 e 50 in tre anni, per la Scuola Superiore meridionale, un ateneo d’elite che nascerà all’interno dell’Università Federico II. “Un’eccellenza – è stato spiegato – con docenze e corsi mirati, come già esiste a Pisa”. Si narra di assunzioni di giovani laureati. Bellissimo. Magari si poteva investire sulla Federico II senza rischiare di disperdere risorse ed energie. E però per Di Maio è certamente un vanto particolare poter fare questo regalo alla sua regione. Sembra rispondere ad un criterio risarcitorio la decisione di destinare tre milioni (sono 10 nei tre anni) al Tecnopolo del Mediterraneo di Taranto. Si tratta in questo caso di un Istituto di ricerche per lo sviluppo sostenibile, “il cuore – hanno spiegato i 5 Stelle – della ricerca innovativa negli ambiti dell’energia solare e dell’economia circolare”. Assomiglia tanto ad una decisione risarcitoria nei confronti di Taranto dopo il caso Ilva e la figuraccia dei 5 Stelle.
E non è finita qui. Sempre in Puglia, dove il consenso 5 Stelle è crollato dopo la marcia indietro su Ilva e Tap, vengono destinati ben due milioni alla “Scuola europea di industrial engineering and management di Bari”, una fucina – nelle intenzioni – di giovani manager in cerca di valorizzazione. Certamente benedetti sono i 5 milioni al Gran Sasso Science Institute (GSSI) de l’Aquila, un’eccellenza che è già realtà e che è doveroso finanziare.

Largo all’agroalimentare

Premesso che si tratta di una delle nostre maggiori fonti di pil, non c’è dubbio che l’agroalimentare sia stato molto coccolato in questa Manovra. Verrebbe quasi da pensare che il ministro Centinaio (che oltre all’agricoltura ha anche il turismo) abbia lavorato in silenzio e molto bene. Su cibo e dintorni “le mance” si sprecano. E’ stata introdotta una tassa forfait di 100 euro per chi raccoglie funghi e tartufi, circa 19 mila persone in Italia che si ritrovano in tasca uno sconto d’oro. Per fare un paragone, l’Iva sui tartufi scende al 4% mentre quella sui pannolini resta al 22%. Festeggiano i birrifici: l’accisa per ogni ettolitro di birra passa da 3 euro a 2,99 ma il vero beneficio è il taglio del 40% E’ solo un caso il fatto che l’emendamento in questione sia stato presentato dai 5 Stelle e nello specifico dal deputato Cosimo Adelizzi che prima di entrare in Parlamento, era direttore commerciale della ditta di famiglia che produce e distribuisce, anche, birre. Un altro regalo è l’Iva agevolata per “pane e cracker con saccarosio, grassi e olii alimentari interi, cereali, spezie e erbe aromatiche”.
Due milioni vanno a favore dell’apicultura, un settore che non se la passa bene. E cinque milioni in due anni per la nascita del Catasto frutticolo. Un altro milione è destinato al censimento degli “alberi monumentali”. Mezzo milione alla “valorizzazione dei prodotti agroalimentari del Trentino Alto Adige”. Tante misure, molti soldi. Eppure stamani a Bari scenderà in piazza la Coldiretti: i produttori d’olio, che nel 2018 soprattutto in Puglia ha subìto un calo del 65%, sono furiosi col governo che “ha dato mance a tutti e ha ignorato il nostro settore”. Succede quando si procede con interventi mirati invece che con un piano organico di sistema.

La piattaforma del fosforo

Su ambiente e territorio la Manovra apre due fronti molto rischiosi: cambio di destinazione d’uso e svincolo architettonico degli immobili nei centri storici pur di riuscire e vendere 900 milioni di immobili; la proroga delle concessioni balneari che apre ad ulteriori locazioni e sanatorie di abusi conclamati. In cambio però i 5 Stelle ottengono e rivendicano con orgoglio il comma che “finalmente introduce in Italia la piattaforma del fosforo”. Ben 200 mila euro per “recuperare fosforo, essenziale per la vita e l’agricoltura e totalmente importato dall’estero, dai fanghi e dalla acque di depurazione civile e industriale, dai liquami zootecnici e dai pannolini”. Per i 5 Stelle, insomma, è un’ottima notizia per l’ambiente. Non una parola sullo scempio delle nostre coste e sui rischi di speculazione edilizia pur di fare cassa con la vendita di immobili. Nel filone “verde” si notano un milione di euro per il censimento degli alberi monumentali, i 2 milioni del Fondo per le foreste, un altro milione per combattere la “xylella fastidiosa” che ha attaccato gli ulivi in Puglia e i 100 mila euro per lo “studio per le plastiche monouso”. Ovverosia, soldi per capire come superare in Italia l’uso di posate di plastica, cotton fioc e tutto ciò che dal 2021 non sarà più utilizzabile. Si tratta di norme sacrosante. Ma perchè questo traffico di microemendamenti nella legge di Bilancio invece che un pacchetto unitario e organico affidato al bilancio del ministro Costa?

Il mistero delle assunzioni

Nel ginepraio di norme-mance si trova un filo rosso che attraversa tutti i ministeri. E’ il personale del pubblico impiego quello che sembra aver giocato al meglio la partita della Manovra. E ciascuno lo ha fatto tramite il proprio ministro. La riforma Madia del 2017 aveva vietato gli aumenti ai fondi con cui le varie amministrazioni pagano le parti variabili della busta paga, premi turni e indennità varie. Questo in attesa di un vero riordino degli stipendi del pubblico impiego. Un modo anche per evitare eccessi ad esempio di premi non sempre giustificabili. Bene: la manovra del cambiamento è tornata all’antico. L’indice è, da questo punto di vista, uno spasso. Salvini ha ottenuto un aumento di ben 7 milioni alla voce “premi personale Viminale” a cui va aggiunto un altro milione per le assunzioni al ministero. Bel colpo anche dell’Agenzia delle entrate che porta a casa 8 milioni per il Fondo decentrato del fisco (quello dei premi). La Direzione investigativa antimafia riesce a portare a casa 770 mila euro. Il record spetta al Ministero per i beni culturali che ottiene 10 milioni per i premi del personale. 250 mila euro se li prende anche Di Maio che stringe un patto di ferro con la Finanza, la vorrebbe al suo fianco al Mise ma la G.di F. ha casa al Mef. Per ovviare a questo impedimento, il vicepremier ha stretto con le Fiamme gialle un protocollo pari a 250 mila euro.

Istituti di cultura

C’era chi temeva il peggio, della serie cosa vuoi che interessi la cultura ad un governo così social. Invece gli istituti di cultura e le ricorrenze dovrebbero essere tutte salve. Garantiti i contributi per le celebrazioni per Nilde Iotti (200mila), di Ugo Spirito (60mila), il Museo di Fiume e le celebrazioni di Nilde Iotti, l’accademia dei Licei (203mila) e la Fondazione Ebri (un milione), gli Enti di studio della politica estera (778 mila) e gli Istituti di cultura in genere (un milione). La promozione dell’Arte contemporanea all’estero (comma 620) beneficia di ben tre milioni di euro. E questa è un’assoluta novità.

Ponti e ferrovie

Tra una scuola d’eccellenza, il Fondo montagna e i terreni agricoli ceduti a chi mette al mondo il terzo figlio (5 milioni) capita di trovare un milione e mezzo per il Ponte San Michele a Calusco d’Adda, altri 5 milioni per l’elettrificazione della Novara-Biella e due milioni per il Centro Merci di Alessandria. Misure sparpagliate qua e là, mance pagate a fine anno ad un parlamentare e al suo territorio.  Il vero mistero sono i 750 mila euro per la carta d’identità elettronica, operazione avviata ormai quasi quindici anni fa e ancora non conclusa. E i 10 milioni per “il numero unico europeo 112” per le chiamate di emergenza. Se ne parla da anni e sono già state inaugurate varie sale operative miste a Milano e a Roma che dovrebbero mandare in pensione il 112 dei carabineri e il 113 della polizia. Ma nessuna delle due polizie rinuncerà mai alla propria sala operativa. E’ una vecchia storia. Non sono quindi i soldi quelli che possono sbloccare la messa a regime del 112. E dieci milioni non sono pochi.