[Il commento] Da Arata a Siri e Rixi, la maledizione Genova che aleggia sulla Lega

In verità la Liguria e Genova c’entrano poco o nulla in certe storie, ma è come un destino

Siri e Arata
Siri e Arata

Questa è una storia dove una posizione è completamente diversa dall’altra, dove ci sono casi gravi insieme a peccati veniali e, forse, in alcuni casi nemmeno peccati, ma ci sono alcune costanti che ricorrono, ciascuna in modo indipendente dall’altro, e spesso senza alcun legame, ma variabili indipendenti.

La prima circostanza ricorrente è che questa storia riguarda esponenti della Lega. La seconda è che le vicende hanno al centro esponenti genovesi o comunque liguri. La terza è che la Lega ligure c’entra sempre pochissimo con le vicende che andremo a raccontare, che sono quasi tutte nazionali e non locali.

Gli ultimi casi sono quelli relativi all’inchiesta sull’eolico, con l’arresto di Paolo Arata, e l’inchiesta che ha costretto alle dimissioni il sottosegretario al ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture Armando Siri. E Arata, consulente della Lega sulle questioni energetiche ed ex deputato della prima ora di Forza Italia, eletto nel 1994, è nato a Genova.

Ma, qui siamo davvero a un particolare anagrafico da carta di identità, perché l’intera carriera politica e professionale di Arata è avvenuta lontano dalla Lanterna. Insomma, da questo punto di vista, Arata è un po’ come Arisa, che l’anagrafe dice essere nata a Genova, ma è fortissimamente lucana e racconta che il luogo di nascita è stato assolutamente casuale.

Anche la storia di Armando Siri non è diversissima, visto che anche l’inventore della Flat Tax ha sviluppato l’intera carriera politica lontano da Genova, compresa la regione di elezione in Parlamento. E, anzi, l’unica volta che Siri si è confrontato con quella che comunque dovrebbe essere la “sua” città, con una lista che si chiamava PIN – Partito Italia Nuova, a quel tempo contrapposto al Carroccio sulle schede elettorali, nonostante una massiccia campagna pubblicitaria e lo slogan “tu sei la chiave” anche su tutti gli autobus della città, i risultati furono infinitesimali.

E’ invece davvero quasi tutto genovese e ligure il caso di Edoardo Rixi, ex viceministro dei Trasporti e delle Infrastrutture – casualmente lo stesso ministero di Siri, anche se qui la storia è completamente diversa – condannato per la vicenda delle “spese pazze” in Regione Liguria nella legislatura regionale 2010-2015. Molte di quelle spese, in realtà, sono state attribuite a Rixi solo per omesso controllo in qualità di capogruppo (un consigliere del Carroccio nel frattempo aveva patteggiato la pena), ma il meccanismo è assolutamente quello che è scattato nella stragrande maggioranza delle Regioni italiane dopo l’esplosione del caso di “Batman” Fiorito, il consigliere regionale pidiellino laziale dai cui comportamenti sono nati tutti i filoni di inchiesta.

Dopo pochissimi minuti dalla lettura del dispositivo della sentenza da parte del Tribunale di Genova, Rixi si era già dimesso da viceministro e dopo mezz’ora il vicepremier Matteo Salvini e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte avevano già accettato le sue dimissioni, ringraziandolo per il lavoro.

Ma questi sono gli ultimissimi casi e, da sempre, è come se sulla Lega incombesse una “maledizione Genova”. Ripeto, completamente al di là del ruolo della Lega genovese e ligure.

Che, anzi, da sempre – a parte Lombardia e Veneto – è una di quelle che ottiene i migliori risultati in tutta Italia e anche ultimamente ha fatto il pieno: decisiva per la coalizione di centrodestra per la conquista di Comuni capoluogo, da Genova alla Spezia, che mai erano stati appannaggio di forze diverse dalla sinistra e primo partito in tutta la Liguria, radicatissima anche nelle zone popolari. Grosso successo, questo, proprio di Rixi che è il segretario “nazionale” della Lega ligure.

Addirittura la “Lega Nord Liguria” ha i temi della legalità e del rispetto di ogni virgola giuridica nella sua ragione sociale: ce l’ha avuta nel momento della fondazione, con il patriarca del Carroccio Bruno Ravera – che, oltre a fondare la Lega in Liguria di cui è stato “presidente a vita” fino alla morte, carica istituita apposta per lui e unica nel panorama nazionale di tutti i partiti, come una sorta di Papa laico con Alberto da Giussano come ex voto (e voto), è stato fra i fondatori della Lega Nord a Pieve Emanuele insieme a Umberto Bossi, Francesco Speroni, Gipo Garassino, Franco Rocchetta, Riccardo Fragassi  e un manipolo di padri fondatori – che predicava al massimo la disobbedienza civile e l’obiezione fiscale.

Ma, per l’appunto, le battaglie di Ravera erano quasi pannelliane e ghandiane, disobbedienza civile che sfociò nella marcia contro l’oppressione fiscale e le multe ritenute ingiuste. Ma tutto alla luce del sole, ostentato e con un’autodenuncia nei fatti.come 

E poi, sempre a proposito di iper-legalità, la Lega in Liguria può contare, da sempre, praticamente dalla fondazione, su Sonia Viale, ex sottosegretario agli Interni e all’Economia ed attualmente vicepresidente della giunta Toti, con deleghe alla Sanità e alla Sicurezza, che è in assoluto l’esponente del Carroccio più attenta ai temi legalitari. Lo era negli anni di Roberto Maroni ministro degli Interni e lo è in Regione Liguria, dove spesso porta avanti campagne per la legalità in collaborazione con le Forze dell’Ordine e la stessa Procura della Repubblica, con cui ha lavorato ad esempio in perfetta sintonia sull’individuazione della Rems, la residenza per i liguri dopo l’abolizione degli Ospedali psichiatrici giudiziari. E la stessa Viale e il suo staff collaborano attivamente con associazioni antimafia universalmente riconosciute.

Insomma, non è la Lega in Liguria ad essere malata, tutt’altro. Ma è come se ci fosse una maledizione sulla Lega che incrocia in qualche modo Genova e la Liguria.

E’ capitato negli scorsi anni, quando l’allora tesoriere Maurizio Balocchi – che era di Chiavari e consigliere provinciale di Genova, poi plurieletto parlamentare in Liguria -  fu coinvolto a vario titolo nelle vicende di Credieuronord, la banca del Carroccio poi fallita, e degli investimenti in Croazia. Ma, soprattutto, ci fu una vicenda legata ai rimborsi, poi finita nel nulla perché Balocchi morì e non venne celebrato nessun processo sul tema. Quindi, tecnicamente, va detto il tesoriere della Lega è morto senza essere mai condannato.

Anche il tesoriere successivo, Francesco Belsito, era ligure. Da Balocchi, Belsito ereditò tutte le mansioni: da quella di tesoriere, a quella di sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Berlusconi, a quella di gestore dei rapporti con la famiglia Bossi, particolarmente delicati dopo l’ictus che colpì il Senatur.

Da lì è partita “la notte delle scope”. Da lì è partita l’inchiesta sui diamanti in Tanzania, con tutti i vari spin off, dalle lauree al cerchio magico. Da lì è partita la richiesta da parte della Procura di Genova – asseverata da tutti i giudici che se ne sono occupati – di sequestro dei 49 milioni di euro alla Lega.

E da lì è partita la caccia ad eventuali soldi di Fondazioni di area leghista per vedere se, eventualmente, i soldi si sarebbero potuti trovare altrove.

Anche in questo caso – come per Arata, come per Siri, come per Balocchi, come in un certo senso anche per Rixi, visto che le vicende delle spese pazze riguardavano tutte le Regioni – la Liguria e Genova c’entravano poco o nulla in questa storia.

Ma, come tutte quelle volte, sulla Lega si è imbattuta la “maledizione Genova”. Come un destino.