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La maggioranza si ricompatta per Salvini, oggi tocca a Santanché. No contraccolpi, ma lo spettro del rimpasto rimane

Dopo il no alla mozione di sfiducia contro Salvini nessuna sorpresa è attesa per la ministra del Turismo, sotto inchiesta per il caso Visibilia, dove è indagata per truffa all'Inps ai tempi del Covid

di Giuseppe Falci   
La maggioranza si ricompatta per Salvini, oggi tocca a Santanché. No contraccolpi, ma lo spettro del rimpasto rimane
La ministra del Turismo Santanché (Ansa)

Sul far della sera Matteo Salvini è sano e salvo e così anche Daniela Santanché La Camera ha respinto entrambe le mozioni di sfiducia presentate da Matteo Richetti di Azione, Pd, M5S, Avs e +Europa per i rapporti del vicepremier e leader della Lega "con il partito di Putin, Russia Unita, mai rinnegati e per gli elogi mai smentiti al presidente russo". Montecitorio dice 219 volte no e 122 sì. Si salva anche Daniela Santanché, ministra del Turismo e vicinissima a Giorgia Meloni, per l’affaire Visibilia dove la pasionaria di Fd’I è indagata per truffa all’Inps ai tempi del Covid. In attesa che arrivi il primo verdetto della magistratura. 

Così, si può dire che la prima grana per l’esecutivo è stata superata agilmente. Va da sé, non Radio Transatlantico non si aspettava una spallata di primavera. Né tantomeno se la aspetta stamane per la sfiducia a Santanché. La maggioranza fa quadrato, forse consapevole che tutti i discorsi dovranno essere rinviati a dopo le europee. Evidente che i malumori ci siano e persisteranno fino al voto del rinnovo del Parlamento europeo. 

Addirittura Salvini vorrà servirsi del risultato ottenuto e della fiducia per rilanciare la sua azione dentro e fuori l’esecutivo. L’obiettivo del 7 per cento delle europee, chiaramente al di sotto della soglia minima accettata dagli altissimi dirigenti di via Bellerio, è un modo per mettere le avanti. Come se il vicepremier leghista volesse dire ai suoi: cinque anni fa c’è stato l’exploit in Europa con il famoso 34%, oggi anche il 7 sarà più che sufficiente. 

No alla sfiducia a Salvini

"Grazie. Ennesima figuraccia della sinistra, andiamo avanti col nostro lavoro", cinguetta il leader della Lega che diserta la seduta dell’Aula nei momenti caldi della seduta che lo riguarda. E si affaccia a Montecitorio solo per il question time che riguarda il Ponte di Messina, l’opera faraonica che vuole portare a compimenti. Da qui le accuse da parte dell’opposizione. Richetti, calendiano doc e autore della mozione contro Salvini, la mette così: "Dispiace che nemmeno oggi il ministro Salvini sia in Parlamento a portare le sue argomentazioni sull'accordo che impegna la Lega con il partito di Putin. E che il collega Lupi racconti questa mozione come una strumentalizzazione per un attacco parlamentare. Questa mozione - ha proseguito Richetti - è tutto fuorché un attacco generico, ed è di una semplicità quasi imbarazzante. C'è un accordo che impegna il vicepremier con Russia Unita: se quell'accordo non c'è più, basta dimostrarlo. Oggi il senatore Romeo ci spiega che l'accordo non ha mai avuto valore: al solito dal partito di Salvini si parla a vanvera, e intanto ci si gioca la credibilità del Paese".

In scia l’intervento di Riccardo Magi, segretario di +Europa: "In un Paese normale, in un governo normale, il leader di un partito che sigla un accordo con Russia Unita di Putin che invade l'Ucraina, rapisce bambini e trucida intere città non dovrebbe nemmeno avvicinarsi a Palazzo Chigi, figuriamoci sedere nel Consiglio dei Ministri da vicepremier. Il problema non è se passa o meno la mozione di sfiducia, che noi votiamo convintamente, ma che Salvini eserciti le funzioni di ministro, mettendo a rischio la sicurezza nazionale". Il pubblico dovrebbe essere quello delle grandi occasioni a Montecitorio.  E invece non sarà così. Deputati, sottosegretari, ministri. Tutti pre-allertati. 

Si parte al mattino presto fra qualche sbadiglio e una serie di interventi puntuti. Le due mozioni, quella nei confronti di Salvini e l’altra che riguarda Santanché, sono calendarizzate lo stesso giorni. Sicché nella discussione generale le accuse si intrecciano. Chiara Appendino, ex sindaca di Torino, oggi super deputata del M5S, tuona così dal suo banco: "Daniela Santanché decide per i suoi interessi o per quelli dell’Italia?". E ancora: "La sua vicenda  non è solo giudiziaria. È politica. Per voi serve aspettare il rinvio a giudizio di una ministra che ha mentito davanti al Parlamento? Per voi la dignità non esiste. Chi si candida si impegna a non agire mai in conflitto di interessi. È una ministra accusata di truffa aggravata usando anche i fondi Covid nel periodo più grave che ha affrontato il Paese". 

Dai banchi del Pd tocca ad Arturo Scotto battere lo stesso tasto di Appendino: "Noi voteremo a favore di questa mozione di sfiducia. Anche per l'atteggiamento del governo  che  di fronte a una vicenda così significativa  non dà  grande attenzione. Lo trovo abbastanza incredibile. Una ministra del governo, che in questi anni si è prodigata a dare lezioni a tutti, soprattutto ai poveri cristi, quando è toccato a lei fare i conti con temi molto seri che attengono al rapporto tra beni pubblici e affari privati, non si è degnata nemmeno di venire in Parlamento". 

L'opposizione perde pezzi. Il primo è Iv

Nel frattempo l’opposizione perde pezzi, ma si sapeva già. Italia Viva non intende accodarsi al duo Pd-M5S. Matteo Renzi si oppone alla mozione di sfiducia contro Santanché: "Votiamo no alla sfiducia perché basata sulle indagini giudiziarie che la riguardano. E noi non chiediamo le dimissioni per un avviso di garanzia o per un rinvio a giudizio. Il garantismo è tale se si applica a tutti, soprattutto agli avversari. Facile fare i garantisti con gli amici: la vera sfida è essere garantisti con gli avversari. Daniela Santanché ministra ha fallito e noi la contestiamo sul piano politico. Ma noi - spiega - non usiamo le indagini per attaccarla. A differenza di quello che ha sempre fatto la stessa Santanché che ha chiesto in carriera le dimissioni di 18 ministri, tra cui tutti i nostri amici. Noi siamo profondamente diversi dalla Santanchè e da chi vive con la doppia morale. O da chi si professa custode autonominato di uno stato etico. Votiamo no alla sfiducia basata sul giustizialismo". E Davide Faraone svela il motivo per cui i renziani non hanno firmato la mozione: "La mozione contro Salvini non l'abbiamo firmata perché i co-firmatari dei 5 Stelle sono molto poco credibili". 

Ed è forse per questa ragione se la maggioranza esterna ottimismo fin dai primi minuti. L’azzurro Pierantonio Zanettin sostiene: "L’esito delle mozioni di sfiducia ai ministri Santanché e Salvini è scontato. Il centrodestra ha sempre dimostrato di essere coeso e compatto mentre l'opposizione si dimostrerà ancora una volta divisa: per la sinistra sarà l'ennesima sconfitta parlamentare in questa legislatura. Peraltro è squalificante assistere a interventi in Aula che somigliano a delle requisitorie dei pm in tribunale".

Dello stesso tenore le parole di Maurizio Gasparri: "Le mozioni di sfiducia ai ministri Salvini e Santanché saranno respinte. Cito un caso che riguarda Forza Italia. Il senatore Siclari non si ricandidò dopo una condanna in primo grado per accuse molto gravi. Poi è stato assolto in via definitiva. Chi potrà restituire a Siclari l'onorabilità e il seggio dal quale è stato escluso? Questo caso fa capire quante volte la magistratura compie scelte sbagliate e nei casi in esame alla Camera non c'è nemmeno un rinvio a giudizio. Noi chiediamo che sulla vicenda Siclari, sui giudici che l'hanno indagato e condannato ingiustamente in primo grado, si faccia chiarezza. La giustizia in Italia funziona male e bisogna evitarne l'uso politico". 

di Giuseppe Falci   

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