Terremoto nel M5S, spaccato in due su Di Maio. C'è chi lo difende ma anche chi si dimette

Di Nicola lascia la vicepresidenza del gruppo in Senato per "favorire una discussione autenticamente democratica". Di Battista e Lombardi con Di Maio. Paragone: "Serve discontinuità". Mercoledì l'assemblea dei parlamentari

Terremoto nel M5S, spaccato in due su Di Maio. C'è chi lo difende ma anche chi si dimette
di An. L.

Lunedì il capo politico Luigi Di Maio, durante la conferenza stampa al Mise, lo ha sottolineato: "Ho sentito tutti i vertici, nessuno mi ha chiesto le dimissioni". Eppure la cocente sconfitta conseguita alle europee apre una ridda di reazioni che certificano il momento difficile del M5S. Non potrebbe essere altrimenti: l'alleato di governo ha stravinto e il Movimento ha preso una botta in testa che pulserà per mesi. Quanto accaduto rimette in discussione i rapporti di forza all'interno dell'esecutivo e la frattura - scomposta - interna al Movimento appare in tutta la sua evidenza.
La prima reazione la si è vista con le dimissioni di Primo Di Nicola da vicepresidente del gruppo dei senatori pentastellati. "Una decisione - ha spiegato - che ritengo necessaria non solo alla luce del risultato elettorale ma anche e soprattutto delle cose che ci siamo detti in tanti incontri e assemblee: mettere a disposizione del Movimento gli incarichi. È l'unico modo che conosco per favorire una discussione autenticamente democratica su quello che siamo e dove vogliamo andare".

Di Maio spacca il Movimento

Domande quasi esistenziali alle quali risponde senza mezzi termini la senatrice Carla Ruocco che ammonisce: "Il governo non deve andare avanti a tutti i costi, ma essere al servizio del Paese". "Fino a quando sarà possibile farlo da una posizione di governo, ben venga, altrimenti sarà giusto farlo dall'opposizione - afferma -, ricordando che la finanza è al servizio dell'economia che non ha confini nazionali: non è possibile evitare il confronto con l'Europa per ottenere nuove regole di bilancio e rischi condivisi". Ruocco, presidente della commissione Finanze della Camera, sa dove andare a parare: la responsabilità è ascrivibile a Di Maio. "C'è una responsabilità politica di questo brutto risultato che non spunta dal nulla ma ha radici lontane: penso all'esperienza di Roma", ha tagliato corto. 

Di Battista e Lombardi con Di Maio

Alessandro Di Battista però, l'altro leader riconosciuto del Movimento, difende il vicepremier e sottolinea che "se quando si vince si vince insieme anche quando si perde lo si fa insieme". Gli fa eco un'altra esponente di punta, Roberta Lombardi, per la quale "quando c'è una sconfitta gli errori si distribuiscono, le responsabilità si assumono, i cambiamenti si mettono in conto. La responsabilità in capo a un solo uomo è deleteria per il MoVimento, ed è un concetto da prima repubblica, usato e abusato da Renzi & Co. Il modello culturale di riferimento del M5S è la partecipazione". 

Alleanza di governo a rischio

Tutto a posto dunque? Non proprio, il dibattito si sposta nelle commissioni e il Movimento appare davvero spaccato in due, dilaniato e avvilito da un risultato catastrofico che mina alle fondamenta il senso dell'alleanza di governo. Salvini ha cannibalizzato parte dei voti pentastellati, ma l'altra metà è rimasta a casa e non è finita nell'urna: l'astensionismo parla ancora di più del fallimento. Per questo, afferma Luigi Gallo, presidente della commissione Cultura della Camera, "sarebbe ora che Di Maio si chiedesse se è in grado di guidare un governo a trazione M5S o se invece non sia il caso di lasciare".

"I nostri elettori hanno percepito finora un governo a trazione leghista e per questo in molti ci hanno abbandonato. Sarebbe il caso - aggiunge Gallo - di invertire la rotta, smetterla di inseguire i nostri alleati e tornare a combattere alcune battaglie identitarie che in questi mesi sono state abbandonate". Un tema abbandonato - e che oggi ha richiamato anche Marco Travaglio nel suo editoriale sul Fatto quotidiano - è l'ambiente, grande tema europeo, assente totale in Italia. Il quale "dovrebbe essere la nostra stella polare. Abbiamo dimenticato dei temi centrali, per noi, intorno ai quali avevamo aggregato una comunità. Questo è il prezzo che paghiamo", afferma.

E il dibattito torna sempre lì, sulla figura di Di Maio, che oltre a essere capo politico del Movimento è anche vicepremier, ministro del Lavoro e ministro dello Sviluppo Economico. "La generosità di Luigi Di Maio di mettere insieme 3-4 incarichi, per me, in qualche modo, deve essere rivista", dice alle telecamere del fattoquotidiano.it il senatore M5s Gianluigi Paragone. "E' fuor di dubbio che c'è bisogno di una discontinuità. Il M5s - prosegue Paragone - per ripartire ha bisogno di una leadership politica non dico h24 ma non siamo lontani". Mercoledì il capo politico riunirà i deputati e senatori pentastellati per un confronto sulle europee. Il confronto interno è appena cominciato.