M5s, fatta la pace, ricomincia la guerra. Al governo: ddl Zan, Rai, Giustizia, Semplificazioni le prime prove

Oggi il primo test sulla tenuta della nuova unità del Movimento: al Senato le pregiudiziali del ddl Zan. In settimane sarà battaglia su Anac, Via ambientali e la supercommissione al ministero per la Transizione ecologica

M5s, fatta la pace, ricomincia la guerra. Al governo: ddl Zan, Rai, Giustizia, Semplificazioni le prime prove

La ritrovata unità 5 Stelle avrà subito test importanti per valutarne la tenuta e la stabilità. Oggi al Senato con le prime votazioni sul ddl Zan (pregiudiziali di costituzionalità, dalle 16 e 30). Sempre oggi alla Camera con il decreto Sostegni. Domani in seduta comune a Montecitorio per eleggere i quattro membri del cda Rai. Nelle varie commissioni dove si stanno lavorando ben sei decreti che devono essere convertiti. I test sono tanti e immediati, più che sufficienti per smascherare un bluff o brindare ad una eccellente operazione politica. Certo poi uno si chiede sempre perchè nel mondo 5 Stelle tutto debba essere drammatizzato  fino al punto del non ritorno per poi celebrare la pace ritrovata. E che affidabilità possa dare una forza politica che ogni volta sembra disintegrarsi e ogni volta, un millimetro prima, spunta fuori un miracoloso accordo.  

Intanto abbiamo evitato la dissoluzione

Il day after dell'intesa tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte trovi molti parlamentari, comunicatori e anche qualche ministro 5 Stelle in piazza Colonna ad aspettare il pullman degli azzurri. La gigantesca festa collettiva che occupa il centro di Roma è un ottimo diversivo per mollare un po la tensione dei giorni scorsi (politica, non certo calcistica). I pentastellati ieri hanno tirato un sospiro di sollievo: l'accordo tra il Garante e il leader in pectore, ha, innanzitutto, "evitato la dissoluzione del Movimento. Che, ora, si prepara a rialzare la testa sotto la guida dell'ex premier che possiamo immaginare quando abbia sofferto la consegna da parte degli azzurri della maglia numero 10 con scritto Draghi. Della serie, sei tu il nostro regista. A quanto filtra nelle varie veline di una giornata molto particolare, lex premier complicherà la vita al governo Draghi su vari fronti.

Il premier e il Presidente della Repubblica ieri hanno ricevuto gli azzurri e tutto lo staff tecnico a palazzo Chigi in una potente festa di popolo in cui hanno ringraziato perché nulla come queste vittorie e successi sportivi hanno saputo dare al paese il segnale e il senso della svolta anche emotiva rispetto ad un anno e mezzo di pandemia. Per un anno e mezzo piazza Colonna, piazza Montecitorio e quel tratto di via del Corso che affaccia sulla galleria Colonna sono state vuote, desolate, attraversate solo da gabbiani e i cronisti. Di una bellezza struggente ma tristissima. Ecco, ieri tutti ci si augurava che quella festa fosse finalmente il segno della fine. Anche se i contagi risaliranno (inevitabile dopo gli assembramenti di queste ultime due settimane) e dovremo stringere la cinghia ancora un po.  

I tempi per lincoronazione

Giuseppe Conte leader e capo politico. Beppe Grillo garante e custode della dottrina 5 stelle. E un po questo il succo dellaccordo. Una vera diarchia, cioè quella che Conte aveva usato come motivo per attaccare Grillo.  Così come Grillo ha ottenuto ragione in un altro punto a lui molto caro: la condivisione delle regole. Ma Conte decise di fare tutto da solo. Adesso, in due settimane, sotto la regia di Di Maio e qualche altro saggio come i ministri Patuanelli e DIncà, Grillo e Conte sono stati costretti a lavorare insieme. Cè chi dice che entrambi i leader siano usciti da questa vicenda dimezzati e indeboliti, minati duramente nella credibilità. E che tutto sommato la somma di tante debolezze farà stare insieme il tutto fino alla fine. Della legislatura.    

Ancora lunghi i tempi per i pentastellati per incoronare Conte presidente. Nei prossimi giorni l'ex premier e il Garante torneranno a sentirsi per concordare modalità e tempi della votazione. In base allo Statuto vigente la votazione va lanciata almeno 24 ore prima. Possibile, quindi, che il Sì allo Statuto slitti direttamente alla prossima settimana. non si registri in questa settimana. Solo dopo l'approvazione del nuovo Statuto ci potrà essere la votazione per la presidenza Conte.

Il ruolo dei garanti

La diarchia con Grillo vedrà l'ex premier piuttosto libero di dettare la linea politica. L'ex comico, dal canto suo, farà un passo di lato ma il ruolo di Garante se lo tiene stretto. E poi a fare da contraltare a eventuali fughe in avanti dell'avvocato del Popolo ci sono i big che hanno mediato in questi nove giorni. Roberto Fico e Luigi Di Maio su tutti. Quello che verrà sarà, qualcuno dice soprattutto, anche il loro Movimento. Chi ha vinto? Chi non ha tifato spiegava ieri  il presidente grillino di una commissione parlamentare. Bocciando chi in queste settimane sui social ha fatto il tifo soprattutto per Conte spaccando ancora di più ciò che già era rotto. Danilo Toninelli invita i vertici a reintegrare alcuni espulsi per dare anche il segnale del nuovo corso ( e per questioni economiche visto che ogni parlamentare eletto porta nelle casse del gruppo 53 mila euro).

E poi cè il rebus Alessandro Di Battista: il suo ritorno, con M5s è da escludere. Ma il legame tra Conte e l'ex deputato si è rafforzato negli ultimi mesi e quando sarà il momento è chiaro che userà anche questa arma.

Vista dai dem

La ritrovata (ancora sulla carta) leadership di Conte ha un doppio effetto sul Pd.  Da un lato cè, sotterraneo, il timore di strappi del Movimento a livello governativo, soprattutto con l'ingresso nel semestre bianco, il 2 agosto. Dall'altro, l'arrivo dell'ex premier può cementare l'alleanza con i Dem. L'accordo tra Grillo e Conte, secondo Nicola Zingaretti, apre la porta ad un vero campo alternativo alla destraUn campo che, alle prossime amministrative, vedrà M5s e Pd a braccetto a Napoli e in Calabria. Ieri sera è stato raggiunto laccordo sulla scienziata Amalia Bruni come presidente della Regione Calabria. Anche il fronte del centrosinistra ha quindi il suo candidato (il terzo, i primi due si sono dissolti come neve al sole). Sul programma il confronto è aperto  ha comunicato la coalizione del centrosinistra: ovverosia, oltre a Pd e M5s,   anche Articolo Uno, il PSI, Io resto in Calabria, il Centro Democratico, i Verdi, i Repubblicani, Demos, A testa alta, Calabria civica. Torino, Roma e forse anche Milano il Movimento correrà da solo o in alleanza con liste civiche. Insomma, non è cambiato nulla rispetto a prima.

I dossier e le battaglie

Così come non cambia molto rispetto alle divisioni che si riproporranno pari pari anche sotto la leadership di Conte. Anzi, su alcuni dossier saranno esasperate perchè Conte vorrà comunque dare il segnale di aver ripreso in mano le redini del suo Movimento. Nel mirino, innanzitutto, finisce la riforma Cartabia: i parlamentari, a cominciare da quelli della commissione Giustizia della Camera, molto difficilmente voteranno la mediazione uscita dall'ultimo Consiglio dei ministri. Sulla carta il ddl sul processo penale dovrebbe approdare in Aula alla Camera il 23 luglio. E molto difficile che, già allora, la leadership di Conte sia stata formalizzata. Sulla giustizia e non solo, lex premier ha in mente un Movimento di lotta e di governo. Conte ha più volte chiarito da un lato la sua convinzione nel non attaccare Mario Draghi ma dall'altro la volontà di farsi sentire nel dibattito politico. Non vede lora, Conte, di essere ricevuto a palazzo Chigi come capo politico/ segretario di un partito di maggioranza. Chissà se Draghi continuerà in parallelo anche il suo rapporto con Grillo.

Gli altri fronti su cui Grillo-Conte intendono dare del filo  da torcere a Draghi sono la riforma del fisco e lambiente, a cominciare dalla Via ridotta per le opere del Pnrr (nel Conte 1 e Conte 2 tutte le opere pubbliche erano state bloccate usando larma della Via).

Il decreto Semplificazioni

I 5 Stelle chiedono modifiche di peso nel decreto Semplificazioni. Ad esempio non vogliono la Commissione tecnica speciale che dovrà gestire il Pnrr e il Piano nazionale integrato energia e clima (Pnrr-Pniec) presso il ministero della Transizione ecologica. Senza questa  commissione, che è garanzia per la messa a terra dei lavori, siamo destinati a perdere i 20 miliardi della transizione ecologica. E chiaro che Draghi non accetterà mai questa modifica.  La denuncia dei 5 Stelle è stata veicolata ieri tramite comunicato.  Il decreto Semplificazioni prevede l'istituzione presso il Ministero della Transizione ecologica di una commissione tecnica per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNRR-PNIEC), composta da 40 esperti, che rimarranno in carica per 5 anni, rinnovabili per una sola volta, per la valutazione ambientale dei progetti del Recovery Plan. Questa previsione rappresenta un'inutile e rischiosa duplicazione della commissione Via-Vas già esistente, commissione che peraltro grazie al nostro lavoro insieme a quello dell'allora ministro Sergio Costa, sta producendo risultati importanti in termini sia qualitativi sia quantitativi, imprimendo una netta accelerazione all'esame delle opere. La firma è del deputato Alberto Zolezzi. Un altro deputato 5 Stelle, Giovanni Vianello, la mette cosìCi stiamo battendo in Parlamento per evitare che l'art. 37 del decreto Semplificazioni diventi l'occasione per fare sconti a chi ha inquinato e ora ha il dovere di bonificare i siti contaminati. Dietro l'obiettivo di accelerare le bonifiche e la riconversione di siti industriali destinati a ospitate progetti legati ai fondi del Pnrr, infatti, si cela la possibilità, concessa appunto dall'articolo 37 del decreto, di consentire soglie di inquinanti più elevate. Una retromarcia inaccettabile. In sostanza, vorrebbero bloccare tutto di nuovo. Ma Che dicono Grillo e Conte?

Sempre per restare al decreto Semplificazioni, i 5 Stelle chiedono anche che lAnac, lautorità anticorruzione, resti pari pari comè, con gli stessi poteri.  Con lemendamento presentato oggi - spiegava ieri Vittoria Baldino - vogliamo garantire un maggiore controllo sulla gestione dei fondi, evidenziando il ruolo dell'Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), fondamentale per evitare l'insorgere di conflitti d'interesse e il rischio di doppio finanziamento pubblico degli interventi.

Salvini e il dito nella piaga

Pochi credono che la diarchia Conte-Grillo possa andare avanti. Nel lungo periodo è chiaro che la leadership di Di Maio esce sempre più rafforzata da questa crisi.  Ma nel breve periodo i 5 Stelle possono diventare il vero freno allazione del governo Draghi. Salvini avvisa per tempo: Spero che Conte e Grillo la smettano di litigare e di rallentare lazione di governo. Diversamente, il governo può fare a meno di loro.