[il caso] Il partito e la leadership di Giuseppe Conte: tra sogno, realtà e… qualche sgambetto

L’ex premier ha accettato la guida del Movimento. A patto di avere “mano libera” nell’organizzazione. Molti lo acclamano, nei 5s e anche nel Pd. Ma c’è anche il “fuoco amico”. E chi proprio non ci sta. Il dilemma del Pd: con o senza Conte? E i 5 Stelle?

Giuseppe Conte e Beppe Grillo (Foto Ansa)
Giuseppe Conte e Beppe Grillo (Foto Ansa)

La sera del 26 gennaio, in quelle ore drammatiche quando Giuseppe Conte era ancora premier e contava le truppe in Parlamento per trovare la maggioranza e liquidare i renziani che lo avevano sfidato, il premier chiama nel suo ufficio a palazzo Chigi il senatore di Forza Italia Luigi Vitali. È un avvocato, come lui. Pugliese, come lui. All'incontro partecipano, da remoto, altri due pugliesi doc: l'allora ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia (Pd) e il governatore Michele Emiliano. Tra i "buoni" argomenti per convincere Vitali a lasciare Forza Italia e passare nel nuovo gruppo Responsabili per Conte ci fu anche l'offerta di guidare in Puglia il nuovo partito del premier. E di essere capolista alle prossime politiche. Che tra sei mesi o un anno o due, prima o poi ci saranno. Quindi, un posto sicuro in Parlamento. Come sappiamo, le cose sono andate in modo diverso. Ma quella fu la prima, privatissima, epifania del partito di Conte.

La lista, il “tavolino”, l’hotel

Altri lo hanno “visto” il 4 febbraio. Era l'ora di pranzo e il presidente del Consiglio dimissionario, preso atto che il suo terzo reincarico era sfumato con la scesa in campo di Mario Draghi, fece portare in piazza, davanti a palazzo Chigi, un tavolino di vetro dove tenne a battesimo “l'alleanza per lo sviluppo sostenibile”, parlò dei Comitati e della “preziosa esperienza che andava rafforzata e portata avanti con gli amici del Movimento ma anche del Pd e dei Cinque stelle”. Il 20 febbraio sono comparsi sui social simbolo, loghi e playoff dei Comitati Con.te.
Quello di ieri all’hotel Forum di Roma, è il terzo passaggio noto - sicuramente importante - del “partito” di Conte. Che poi vuole dire la sua leadership dove e con chi nel futuro ma anche cosa succede del Movimento 5 Stelle. E’ utile però ricordare che qualunque cosa possa accadere in questo momento sulla scena della politica italiana, a destra, sinistra e centro, ha la consistenza dell’effimero. Tutto, a destra, sinistra e centro, sta collassando per rinascere non è ancora chiaro come. Il governo Draghi è, tra le altre cose, l’alibi perfetto per questa operazione di scomposizione e ricomposizione. Con agende diverse, senza più nazionalismi e sovranismi, con metodi lontani soprattutto dal populismo. Il destino di Conte e del Movimento è destinato ad intrecciarsi non solo con il mondo post pandemia, ma più prosaicamente anche con le prossime elezioni amministrative (più di mille comuni al voto tra cui città come Napoli, Roma, Milano, Torino ma potrebbe slittare tutto a settembre) e con il congresso del Pd,

Hotel Forum

Il vertice della rifondazione, dopo 48 ore di depistaggi, e silenzi, avviene in uno dei "luoghi simbolo" dei grillismo: l'hotel Forum, camera con vista sui Fori, da anni residenza prescelta da Beppe Grillo quando arriva a Roma. E dire che, mentre il fondatore del Movimento arrivava nella Capitale, i cronisti ancora presidiavano la villa sul mare a Marina di Bibbona dove in origine si doveva tenere l’incontro decisivo con Conte. La fuga di notizie sull’incontro di Bibbona ha molto irritato Grillo. A cui piace da morire, tra l’altro, irridere i giornalisti e il loro mestiere e ruolo nella società.
Al vertice ribattezzato un po’ pomposamente della “rifondazione” c’è l'intero stato maggiore governista. Quello che ha detto sì a Draghi e al ministero della Transizione Ecologica. E che ieri ha dato l’incarico a Conte. Contraddittorio? No, dicono loro, “sono cambi di rotta normali quando si cresce e quindi si cambia”.
Il futuro del M5S dipende anche e soprattutto da lui. E dal ruolo che il Movimento vorrà dare al nuovo frontman.

Il casco per guardare al futuro

Di sicuro il dna del nuovo soggetto o di quello rifondano, vedremo come andrà, è ancora una volta l’ambiente e il futuro. E il marchio di fabbrica è quello di Beppe Grillo. Sulla terrazza del Forum ci sono Luigi Di Maio, Roberto Fico, Alfonso Bonafede, Stefano Patuanelli e Riccardo Fraccaro, Paola Taverna e i capigruppo Davide Crippa e Ettore Licheri. Arriva anche Rocco Casalino. Non è chiaro se a titolo personale, come comunicazione del Movimento o in quota Conte. Grillo arriva con un casco da astronauta. Guarda al futuro, al 2050 e, in un post, traccia il sentiero della possibile rinascita: quello della transizione ecologica. Che non vuol dire solo Green. “Sono 30 anni che parlo di energia, ambiente, economia. Sono 30 anni che parlo di paradossi, di come un barile di petrolio costi 50 dollari e un barile di Coca Cola 350 dollari. Per troppo tempo siamo stati prigionieri del nostro sistema basato sulla crescita. Una società sempre più ricca che produce allo stesso tempo sempre più miseria” ha scritto nel post. Esortando “ad andare lontano ora che abbiano anche le tecnologie”.

Il progetto di Conte. Le due ipotesi

Ora il punto è anche questo: Conte “dentro” il Movimento ma per fare cosa? Perchè è proprio il ruolo dell’ex premier a creare l’ultimo ostacolo al suo ingresso. L’avvocato del popolo” ha chiesto “rassicurazioni sullo spazio di manovra” necessario per cambiare pelle al Movimento. Uno spazio che, nella strategia di Conte, non può essere angusto. Il vertice ha dato un incarico pieno all’ex premier. Sarà lui stesso ad elaborare il progetto rifondativo del Movimento ormai diventato partito: M5s punta a diventare “centrale nel quadro politico italiano” con una maggiore apertura anche alla società civile. Non è ancora chiaro che fine farà il Comitato a 5, appena “indicato” (ma non si conoscono ancora i nomi) tramite voto su Rousseau dal congresso del Movimento. Gli organi collegiali a Grillo non sono mai piaciuti ma i big dicono che quella struttura, votata dagli iscritti, debba essere rispettata. E Conte? Nell’ipotesi più soft, potrebbe essere il “primus inter pares”, figura prevista dallo Statuto. Sarebbe tolta, nel suo caso, l’obbligatorietà della rotazione. Un incarico su misura che non piace a molti, anche tra i big, e nonostante le dichiarazioni di giubilo. Non è stata casuale la fuga di notizia sul vertice a Bibbona poi saltato, rinviato e spostato a Roma.
Circola anche un'altra ipotesi, più drastica: costituire una nuova Associazione che sostituisca quella del 2017. Conte sarebbe tra i fondatori. Vorrebbe dire ripartire da zero. L’ex premier non ha fatto mistero di preferire questa seconda ipotesi, più drastica ma più chiara, con una squadra a propria immagine e somiglianza. Patti chiari e amicizia lunga fin dall’inizio. E dove comunque comanda Conte. Tra le poche cose certe del vertice c’è che il rapporto con Rousseau è destinato come minimo a cambiare. Davide Casaleggio non ha partecipato al vertice e, nelle stesse ore, ha incontrato la “base” di Rousseau. Quasi un partito parallelo. Non è un mistero che molti di quelli seduti ieri in terrazza vorrebbero superare la fase e il mezzo Rousseau.

Tra fuoco amico. E nemico

Toccherà a Grillo trovare una mediazione. E proteggere il cammino e la creatura Conte. Dal fuoco amico di chi in fondo pensa: “Perchè mai dovremo consegnare il nostro Movimento nelle mani di Conte che, tra l’altro, appena arrivato è subito diventato premier quando molti di noi animano i meet up da oltre dieci anni?”. E dal fuoco nemico perchè Conte potrebbe anche diventare un intralcio per chi lo ha acclamato e ancora lo investe del ruolo di federatore di un nuovo centrosinistra. Potrebbe, ad esempio, non essere così d’accordo nel consegnare pieni poteri a Conte, Luigi di Maio che molti considerano la leadership più naturale e più in linea con la storia del Movimento. E potrebbe anche cambiare idea lo stesso Pd alle prese con un congresso che sarà lunghissimo. Una cosa però è chiara: Conte avrà il suo partito. Non farà l’errore di “farsi conferire la forza”, cioè i voti, da altri. Giusto per citare Massimo D’Alema ai temi degli governi Prodi che infatti ballarono sempre in balia dei voti conferiti da altri partiti. C’è invece chi vede già la lista Conte premier. Nei 5 Stelle. E nel Pd. “Sbaglia di grosso chi parla di Conte declinandolo al passato” ha detto ieri l’ex ministro Boccia, pugliese, corrente Emiliano, custode certamente dell’embrione del partito di Conte che da tempo il governatore tiene nell’incubare pugliese.

Eh già, il Pd

Chiusa la partita delle nomine, incardinato il governo Draghi, il Pd ora può legittimamente regolare i conti al proprio interno dopo il disastro degli ultimi mesi in cui il Nazareno è stato costretto (o forse no) a subire la linea imposta da altri: i ritardi nel cambio di passo, o Conte o morte, la ricerca dei responsabili al Senato, non aver capito la carta Draghi. E questi sono solo piccoli esempi di un andazzo che è piaciuto poco o nulla a molti nel Pd. Il congresso, in anticipo di due anni e mezzo rispetto al regolamento, è alle porte. Anzi,è già in corso. E volano stracci tra tutte le correnti, un “tutti contro tutti” che non fa bene al partito, i zingarettiani contro Base riformista, Area dem di Franceschini, i Dems di Orlando, per non dire dei Giovani turchi che sono furiosi con la segreteria. Nel Pd si cerca ancora di trovare il capro espiatorio nella figura di Matteo Renzi. Ma “l’uomo nero” di turno non può più essere alibi per nessuno. Oggi la direzione nazionale dovrebbe approvare l'ordine del giorno - già condiviso da Nicola Zingaretti - su una vicesegretaria donna. Il tentativo è quello di diradare le polemiche interne, legate anche all'alleanza con il M5S. E sul ruolo che Giuseppe Conte dovrà avere in futuro nel campo progressista. Il tutto tenendo d’occhio le amministrative. In molte città dovrebbe scendere in campo l’alleanza strutturale con i 5 Stelle. A cominciare da Roma, Napoli, Bologna. Se il Pd vorrà rompere con i 5 Stelle, come chiede l’anima progressista del partito, potrà farlo solo dopo le amministrative.