[Il retroscena] Elezioni anticipate? "Il Parlamento è pieno grillini e leghisti che non vogliono tornare a casa"

Ecco come si chiamano e chi sono i "responsabili" grillini. La notizia degli ultimissimi giorni prima di Pasqua è un'espulsione, ma non della Sarti, ma di Sara Cunial, la deputata veneta No Vax. Il fixing dei fuorusciti.

Giulia Sarti
Giulia Sarti

Partiamo da una battuta fatta dai leghisti e dagli esponenti di Fratelli d'Italia in questi giorni: "Quando cadrà il governo, niente pasticci. Subito a elezioni. Ma...". E bisogna ripartire da quel "ma". "Ma è vero che in Parlamento c'è pieno di gente che non ha alcuna intenzione di andare a casa". E qui torniamo, come sempre, alla diaspora grillina: come abbiamo raccontato nei mesi scorsi su Tiscali.it non c'è stata nessuna espulsione per Giulia Sarti alla Camera dopo i servizi delle Iene, né per Elena Fattori, Paola Nugnes e Virginia La Mura al Senato, nonostante il voto contrario sul caso Diciotti rispetto a quanto sancito dal voto sulla piattaforma Rousseau, temi che un tempo avrebbero portato all'espulsione immediata e senza passare dal via.

Fixing fuorusciti

Invece, il fixing dei fuorusciti a Palazzo Madama è sempre fermo a quattro: due prima ancora dell'inizio della legislatura, con Maurizio Buccarella e Carlo Martelli (che pure votano praticamente sempre con i Cinque Stelle e con il governo) e due espulsi: il comandante Gregorio De Falco e Saverio De Bonis, espulsi e passati all'opposizione. I quattro siedono comunque tutti nel Misto, senza sigle o componenti. Alla Camera, invece, è tutto più fluido. La notizia degli ultimissimi giorni prima di Pasqua è un'espulsione, ma non della Sarti, ma di Sara Cunial, la deputata veneta No Vax che ora è finita fra i non iscritti ad alcuna componente del gruppo Misto di Montecitorio insieme al solo Vittorio Sgarbi.

La Cunial espulsa

La Cunial è stata espulsa il 17 aprile, con lettera del capogruppo a Montecitorio Francesco D'Uva, che spiega come la scelta sia stata presa in prima persona dal "Capo politico" del MoVimento Luigi Di Maio. Sara Cunial, che è una contadina, aveva fatto un appassionato discorso in aula contro l'abbattimento delle piante infestate dalla xylella in Puglia, spiegando che le agromafie avrebbero festeggiato il decreto del governo. E poi ci sono gli addii "storici": quello del velista Andrea Mura, che si è dimesso da Montecitorio dopo aver spiegato che faceva il deputato anche in mezzo al mare; quello di Matteo Dall'Osso, che se ne è andato in Forza Italia, spiegando che il MoVimento non ha più attenzione nei confronti dei disabili e quelli degli espulsi prima ancora di inizio legislatura, giustificati da Di Maio con i motivi più vari: dalle mancate restituzioni, all'appartenenza alla massoneria, dal silenzio su precedenti condanne a quello su indagini in corso.

Fedeli alla linea

Due di questi oggi, l'ex capogruppo della scorsa legislatura Andrea Cecconi e Antonio Tasso, che sono rimasti sempre fedeli alla linea, sono passati in pianta stabile con gli italiani all'Estero di Mario Alejandro Borghese e, salutati i compagni di espulsione, ora sono organici alla componente del Misto di Montecitorio MAIE, che è l'acronimo del Movimento Associativo Italiani all'Estero, la terza gamba della maggioranza gialloverde. Poi ci sono altri tre esuli grillini, che erano stati con questi tre e a un certo punto avevano aggiunto al nome MAIE anche quello di "Sogno Italia", ma poi hanno rotto con quelli fedelissimi al governo.

Sogno Italia"

Infatti, Silvia Benedetti, il patron del Potenza Calcio Salvatore Caiata, che è un po' il leader del gruppo, e Catello Vitiello - dopo un po' di esilio fra i non iscritti ad alcuna componente - hanno resuscitato "Sogno Italia", che si propone di essere il contenitore dei leghisti delusi, aggiungendoci anche il logo di "Dieci volte meglio", che a differenza del loro era presente sulle liste elettorali, ha preso lo 0,11 per cento dei voti e quindi dà il diritto a formare un'autonoma componente del gruppo Misto. Quindi, ora ci sono anche "Sogno Italia" e "Dieci volte meglio", pronti ad appoggiare un eventuale futuro governo di cambiamento rispetto al governo del cambiamento. I nomi somigliano già a un programma politico.