[Il retroscena] La trattativa su 14 incarichi da spartire: i 5 Stelle cercano il Pd

I pentastellati rilanciano Fico presidente della Camera. Telefonate tra Di Maio, Salvini, Brunetta, Martina, Meloni e Grasso. Il leader grillino apre la trattativa per otto vicepresidenti e sei questori. Martina (Pd): “Servono figure plurali e di equilibrio in un quadro tripolare”. Ecco perché i 5 Stelle “non possono rompere con il Pd” e Salvini “deve tenere con Berlusconi”

[Il retroscena] La trattativa su 14 incarichi da spartire: i 5 Stelle cercano il Pd

Torna in gioco Roberto Fico, il 5 Stelle più ortodosso tra quelli rimasti in Parlamento. Una carta buona per “dialogare con il Pd e la sinistra”. Scattano i divieti nei confronti di imputati e condannati. Si moltiplicano le poltrone in palio perchè da ieri nei contatti tra segretari, leader e candidati premier l’accordo non riguarda più solo le presidenze delle due camere ma anche gli altri sette incarichi che formano il prestigioso Ufficio di presidenza di Montecitorio e Palazzo Madama.
Mancano quattro giorni al primo passo della XVIII legislatura, l’elezione dei presidenti di Camera e Senato (convocati venerdì 23 rispettivamente alle 11 e alle 10 e 30).Ma siamo ancora al tatticismo puro. Con qualche variante.

Il porta fortuna

Mosse, contromosse, messaggi “in bottiglia” tra social, blog e battute in diretta tv. “Di Maio mi ha chiamato oggi nell’intervallo della partita… porta bene, il Milan era sotto 2-1 e ha vinto 3-2” gongola Salvini a “Pomeriggio live” su Canale 5. Il candidato premier dei 5 Stelle resta molto istituzionale, oramai glielo hanno detto tutti che sembra Andreotti da giovane e tutto sommato non gli dispiace, e sceglie il blog. “Come vi avevo anticipato ieri – scrive il capo politico del Movimento - oggi ho sentito telefonicamente i principali esponenti di tutti i futuri gruppi parlamentari per un confronto utile all'individuazione dei Presidenti delle Camere che dovranno essere votati a partire da venerdì prossimo. E’ il primo passo necessario per far partire questa legislatura e voglio che tutto avvenga nella massima trasparenza…”.
Tutti dichiarano, ciascuno a proprio modo, nessuno scopre le carte. Ci sono alcune certezze: i 5 Stelle vogliono la presidenza della Camera “cercando il consenso più largo possibile” ma con alcuni paletti “insormontabili”come escludere a priori dall’incarico imputati e condannati; il centrodestra reclama una presidenza senza al momento scoprire le carte se debba andare a Lega o Forza Italia o Fratelli d’Italia ma rifiuta “i diktat morali” dei 5 Stelle; il Pd “non vuole e non chiede nulla” ma non starà sull’Aventino, né ora né dopo quando ci sarà da fare un governo. Una partita a tre con molte sottopartite. E una regola di base: al Senato, dalla quarta votazione, si passa al ballottaggio e la partita si chiude con chi ci sta; alla Camera si vota a maggioranza assoluta e gruppi come il Pd (118 deputati) e Forza Italia (101) possono esercitare potere di veto su ogni candidato.

In cerca di affinità

“Noi vogliamo la Camera, come primo partito abbiamo diritto ad una presidenza e vogliamo Montecitorio perché da qui possiamo mettere a segno uno dei nostri primi obiettivi di governo: abolire i vitalizi dei parlamentari (prima del 2012, ndr)” spiega uno dei parlamentari più vicini a Di Maio. Il nome più quotato finora è quello di Fraccaro (che è già stato uno dei segretari) ma non risponde al criterio di “figura plurale e di equilibrio” preteso dal Pd e da Forza Italia. Più vicino a queste caratteristiche potrebbe essere Emilio Carelli, ex giornalista Mediaset e poi Skytg24, certamente più “affidabile” per Forza Italia e quindi per la coalizione di centrodestra. Ma se cercare “il consenso più largo possibile” per Salvini è la garanzia per non rompere con Berlusconi, per i 5 Stelle lo è soprattutto “per non rompere con il Pd” spiega il parlamentare 5 Stelle. Ed ecco, allora, che in queste ore è tornata sul tavolo la carta di Roberto Fico, presidente uscente della Vigilanza, tra i più affini alla sinistra. La candidatura del deputato grillino, ortodosso della prima stagione pentastellata, tra i più critici circa la svolta istituzionale del Movimento, era scomparsa dalla scena negli ultimi tre giorni. Da ieri si è tornati a costruire l’accordo intorno al suo nome. Ma La Russa (Fratelli d’Italia) e Renato Brunetta (Fi) minacciano di far saltare tutto perché “chi l’ha detto che i 5 Stelle devono avere la presidenza di una camera? Abbiamo vinto noi e le presidenze toccano entrambe a noi”. Così lanciano il nome di Giorgia Meloni che avrebbe il pregio, non secondario, di essere una donna.

In alto mare

Si complica invece la situazione a palazzo Madama. Di Maio sabato aveva alzato alcuni paletti circa le candidature di Paolo Romani e Roberto Calderoli e più in generale per tutti i cosiddetti “impresentabili”, condannati in primo grado, figuriamoci se in via definitiva. Romani ha una condanna per peculato e Calderoli è ancora in ballo per gli insulti razzisti all’ex ministro per l’Integrazione Cecyl Kyenge. Un diktat insopportabile per Berlusconi e Forza Italia. E anche per Salvini (che non ritiene primario neppure il taglio dei vitalizi) che, nonostante alcune fughe in avanti, non vuole e non può rompere con Berlusconi. Non ancora almeno. Resta in pole il nome di Giulia Bongiorno (sgradita a Berlusconi perché a suo tempo tradì il Pdl andando con Fini in Futuro e Libertà).
Le trattative per palazzo Madama sono dunque in alto mare. Giorgia Meloni aveva suggerito a Salvini di farsi avanti conquistando in un colpo solo il doppio di seconda carica dello Stato e, in quanto tale, di destinatario dell’incarico perlustrativi che il Capo dello Stato potrebbe dare al presidente del Senato come prima mossa per uscire dallo stallo. “Neppure la mamma mi ci vedrebbe a fare il presidente del Senato, no grazie” ripete Salvini che invece gioca sull’incarico come premier: “Ci siamo quasi eh…” rassicura nelle tappe di “Prima gli italiani, prima il lavoro”, ennesimo tour elettorale avviato da pochi giorni in vista delle amministrative e magari di un nuovo voto politico. “Ma io voglio dare un governo a questo paese” insiste a giorni alterni. Neanche la Lega, che ha le casse sotto sequestro, avrebbe voglia di tornare al voto.

In palio altri quattordici incarichi

Nel giro di telefonate di ieri – Di Maio ha parlato con Salvini, Martina, Meloni, Brunetta e Grasso – il capo politico del Movimento ha calato altre carte oltre alle due più importanti (Camera e Senato). “A Martina è stato detto in modo chiaro: se il Pd entra in gioco, partecipa anche all’assegnazione di tutti gli altri incarichi dell’ufficio di presidenza” spiega il parlamentare dell’inner circle di Di Maio mostrando così come accordi e compromessi siano entrati a pieno titolo nella grammatica dei 5 Stelle. In palio infatti ci sono 4 vicepresidenze alla Camera e altrettante al Senato; tre posti da questore alla Camera e al Senato. Nel 2013 i 5 Stelle, che scelsero l’Aventino “contro i modi della vecchia politica”, si beccarono comunque, e grazie alla generosità di Bersani, una vicepresidenza (Di Maio, appunto) e un questore. Al Pd potrebbero andare molte più cariche. Stavolta – un altro segno dei tempi che cambiano – è lo stesso Di Maio ad invitare al tavolo della trattativa. “Ho riscontrato – ha scritto nel post - una disponibilità a proseguire il confronto, attraverso i capigruppo del MoVimento 5 Stelle Giulia Grillo e Danilo Toninelli, utile ad individuare profili all'altezza del ruolo non solo per le Presidenze di Camera e Senato, ma anche per le altre figure che andranno a comporre gli Uffici di Presidenza”.

L’opposizione responsabile del Pd

L’opposizione non è in discussione. La “responsabilità” rispetto ad un appello del presidente Mattarella, se e quando sarà, neppure. Di certo per il Pd non sarà Aventino. In bilico lungo questo sottile equilibrio il segretario reggente Maurizio Martina affronta la sfida di questa e delle prossime settimane. Anche ieri ha ripetuto che per le presidenze delle Camere servono “figure plurali e di equilibrio”. Ieri Martina ha parlato con Di Maio dopo che nei giorni scorsi aveva già incontrato i capigruppo Giulia Grillo e Danilo Toninelli. E’ chiaro che la partita di vicepresidenti e questori interessa al Nazareno e, ha spiegato ieri sera Martina, “come secondo partito più votato e scelto da sei milioni di italiani, è chiaro che il Pd partecipa al doveroso confronto tra tutte le forze parlamentari per arrivare all’individuazione di proposte in grado di garantire la pluralità delle forze e i doverosi criteri di equilibrio e garanzia nello scenario tripolare in cui ci troviamo”.

Bluff, tattiche e strategie

Seguiranno ancora per giorni e giorni. Per non farsi ingannare i giocatori dovranno tenere presenti alcuni punti. 1) “Un governo 5 Stelle e Lega non è oggi tra le cose possibili” spiega una fonte 5 Stelle vicina a Di Maio “perché sono i due soggetti del nuovo bipolarismo ed alleandosi adesso consumerebbero malamente questo ruolo”. 2) Ciò detto, mai Salvini andrebbe a fare la stampella con il suo 17 per cento a Di Maio che ha il 32%. 3) Stando così le cose, in questa fase è indispensabile per i 5 Stelle “non rompere con il Pd” e per Salvini “non rompere con Berlusconi”. Entrambi - nelle analisi almeno di Vincenzo Spadafora, il suggeritore politico di Giggino che finora non ha sbagliato un colpo – sono destinati a diventare “il territorio di caccia di Lega e M5s”. 4)Salvini bluffa quando dice che “nulla è impossibile, neppure un governo con i 5 Stelle”. La voce della verità è quella del suo vice Giorgetti, l’uomo delle trattative, che commenta con un “ma per favore” questa ipotesi. Da qui dovrà partire Mattarella quando, il 3 aprile, inizierà le consultazioni.