La lunga notte delle liste Pd. Il ripulisti di Letta soprattutto tra ex renziani ma anche nelle altre correnti

Dopo cinque rinvii la Direzione inizia alle 23 e 30. Chiude all’una di notte. “Ho dovuto dire molti no. Ma avremo meno posti” dice Letta. Che attacca Renzi per il 2018. In realtà il Pd avrà più posti di quelli attuali. Ma sono una decina quelli riservati ad Articolo 1. I casi Ceccanti, Cirinnà, Stefano

Foto Ansa
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C’è chi affila i coltelli in pubblico  e regola i conti quasi in diretta social. E chi li tiene nascosti evitando occasioni meno plateali. Di sicuro il Pd e l’alleanza di sinistra-centro appartiene alla prima categoria. E non certo da oggi. Sono sempre memorabili le giornate - in genere sono nottate - in cui si chiudono le liste. Abbiamo, negli anni, raccontato i fughe in autostrada con le liste (successe a Forza Italia nel 2013) e di stanze chiuse e introvabili dove i segretari hanno poi deciso quello che dovevano. 

Depositati 101 simboli elettorali e relativi programmi (qualcuno sono giusto dieci righe), partiti e coalizioni sono alle prese con le liste. Ed è questo, da sempre, il momento più doloroso: chi è dentro si trova fuori, chi in posizione sicura si ritrova in fondo con ruolo di pura testimonianza, chi è fuori e invece torna dentro. Nulla è certo finchè il delegato non consegna al notaio la lista.

E se ieri il centrodestra mostrava “serenità” e sano distacco ferragostano - Giorgia Meloni a giocare sul divano con la figlia Ginebra; Silvio Berlusconi mano nella mano con l’onorevole compagna Marta Fascina; Matteo Salvini a petto nudo su un gozzo - Giuseppe Conte ha scelto Sabaudia per blindare i suoi 18 pretoriani (oggi le parlamentarie al via con duemila concorrenti e solo qualche decina di noti); Renzi e Calenda hanno lavorato nelle rispettive abitazioni per definire programma e candidati; il Nazareno, sede del Partito Democratico, è stato senza dubio il luogo più caldo di questo Ferragosto in campagna elettorale. 

La Direzione convocata prima alle 11, poi alle 15, poi alle 20 e infine alle 21 e 30 per iniziare alle 22 è riuscita a chiudere solo a notte fonda il file delle candidature.   Il segretario Letta aveva immaginato di chiudere tutto nella mattinata di Ferragosto per sfruttare la giornata senza quotidiani (oggi) e confidando in una minore incisività degli altri media - siti, radio, social e tv all news -. Tutto pur di evitare la gogna dei resoconti giornalistici. Neppure il favore delle tenebre lo ha aiutato ad evitare il massiccio interessamento dei giornalisti non in ferie. E l’inevitabile impietoso giudizio su come è stata gestita anche questa partita. Il commento più gentile da parte di alcuni parlamentari interpellati in giornata è stato questo: “Oramai il Pd è in balia delle correnti, una guerra per bande dove ciascuno cerca di accaparrarsi i posti migliori. E i più numerosi”. Molto diversa la versione ufficiale dello staff del segretario: “Va tutto bene, nessuna tensione, viviamo fisiologiche discussioni. Siamo un partito”.

La lista degli esclusi eccellenti

E’ lunga la lista degli esclusi eccellenti. E riguarda tutte le correnti. In cerca di un criterio, si può dire che Letta e il pleinpotenziario Meloni “hanno tagliato le parti marginali di un po’ tutte le correnti”. Quindi Monica Cirinnà, la senatrice paladina delle Unioni Civili ai tempi del governo Renzi, in quota Bettini. “La vedo dura fare le battaglie per i diritti civili senza di me” ha detto ieri lasciando i Nazareno. La senatrice Valeria Fedeli, le deputate Caterina Biti e Alessia Morani (Base riformista); Monica Nardi, la presidente della Commissione Attività produttive tra base Riformista e sinistra orlandiana; la senatrice ed ex ministro Roberta Pinotti e la deputata Rosa Maria Di Giorgi (area Franceschini);  un economista di razza come Tommaso Nannicini e il costituzionalista Stefano Ceccanti garante e soluzione di tante diatribe in aula e in Commissione Affari costituzionali.

Casini “blindato”

Letta ha deciso di blindare nel collegio di Bologna  Pierferdinando Casini “perchè saprà tutelare la nostra Costituzione da appetiti spaccatutto”. E sembra aver preferito Arturo Scotto (Articolo 1) inserito al secondo posto (sicuro) nel proporzionale Camera Pisa-Livorno mentre al Professore è stato offerto il 4 posto. Spiegandogli che è sicuro. Informazione che non combacia con le analisi dell’Istituto Cattaneo. 

Questa la griglia ai blocchi di partenza quando alle 23 e 30, al quinto rinvio, è iniziata la Direzione. La sala che affaccia sulla terrazza è piena, al tavolo della Direzione due uomini - Letta e Meloni - e tre donne: la presidente Puppo, Debora Serracchiani e Anna Ascani. In platea anche il sindaco di Firenze Dario Nardella e la segretaria del Pd toscano Simona Bonafè: la Toscana è stata scambiata per la cassaforte dove calare dall’alto gli intoccabili, i garantiti, per lo lo più quelli di Articolo Uno (Enrico Rossi  e Arturo Scotto) al posto dei tanti deputati e senatori, soprattuto di Base Riformista, la ex corrente dei renziani. Sindaco e segretario hanno provato a vigilare. Ma hanno salvato molto poco del loro territorio: Andrea Marcucci e Dario Parrini sono gli unici ex renziani doc sopravvissuti alla “strage” delle liste. A parte le due capogruppo Malpezzi e Serracchiani, tutelate per legge in quanto capigruppo uscenti. Fuori, ma per scelta personale, anche altri due big del partito: Marina Sereni e Roberta Pinotti. dovrebbe invece rientrare Sandra Zampa.    

Un puzzle molto difficile

Da giorni il segretario e il suo braccio destro Meloni avevano pronto l’elenco. Ma il puzzle è stato veramente difficile. E lo scontento determinato rischia anche di pesare sul rendimento della coalizione in termini di consenso. “Volevo ricandidare tutti gli uscenti ma era impossibile - ha detto il segretario aprendo la Direzione e riservando subito una stoccata al competitor del Terzo Polo Matteo Renzi.  “Quattro anni fa il metodo di chi faceva le liste era: faccio tutto da solo'. Potevo imporre i miei ma ho cercato di comporre un equilibrio, perchè il partito è comunità”. Cioè: è comunità Articolo 1, autore di una scissione nel 2017 contro Renzi, ma non lo sono Italia viva e lo stesso Renzi.  La riunione è iniziata dopo le 23 e ha approvato la Delibera per votazione le liste per le elezioni politiche 2022 con 3 contrari e 5 astenuti.

Letta correrà da capolista alla Camera in Lombardia e Veneto, Carlo Cottarelli sarà capolista al Senato a Milano, il virologo Andrea Crisanti sarà candidato capolista nella circoscrizione Europa. Quattro under 35 correranno da capolista, Rachele Scarpa, Cristina Cerroni, Raffaele La Regina, Marco Sarracino. Stefano Ceccanti Ceccanti sarà candidato al proporzionale in Toscana al quarto posto, dicono fonti dem, subito smentite però dal diretto interessato.

Il giallo Ceccanti

Verso le 19 ieri sera il costituzionalista sarebbe stato raggiunto da una telefonata da parte della segreteria. “Guarda che per te è stata trovata una soluzione, ti abbiamo messo come quarto nel collegio proporzionale Camera Pisa-Livorno”. La quarta posizione quando al secondo posto compare Arturo Scotto, ex deputato, napoletano di Articolo 1. Al terzo una deputata del Pd (Bini) che dovrebbe essere eletta in un altro collegio. Quindi Ceccanti passerebbe per terzo. Troppi se. Troppi condizionali per il profilo di un accademico sicuramente poco salottiero ma assai preparato,  profondo conoscitore della macchina e capace di quelle relazioni anche con gli altri partiti utilissime quando si tratta di sbloccare imbarazzanti impasse. Soprattutto quel collegio, in base all’Istituto Cattaneo, è “sicuro” al massimo fino alla seconda posizione. E comunque, se la segreteria è così sicura che la quarta posizione è blindata, perchè non mettere Articolo 1 per quarto e Ceccanti per secondo? “Stupisce che le competenze di Ceccanti non siano riconosciute e valorizzate dal Pd - confessa il gesuita e politologo Francesco Occhetta -, così si mette a rischio anche il voto del cattolicesimo democratico e riformista”.

Ma il Pd dovrebbe avere più seggi di quelli attuali

Immaginate che è andata più o meno così per ogni collegio Camera e Senato. Il dimezzamento del numero dei parlamentari e i meccanismi richiesti dalla legge elettorale hanno reso estremamente complicata la chiusura delle liste. Oltre a Ceccanti ci sono state  altre polemiche e proteste per la esclusione di alcuni esponenti Dem di prima linea.

“Termino questo esercizio con un profondo peso sul cuore per i tanti no che ho dovuto dire. Peso politico e umano. Ma la politica è questo: assumersi la responsabilità” ha detto Letta ieri sera concludendo Direzione intorno all’una del mattino.

Negli ultimi giorni i dirigenti del Pd hanno provato a far passare l’idea che i tagli sono stati “inevitabilmente più numerosi a causa del taglio dei parlamentari” passati da 945 a 600. E’ una scusa che va smontata. Il Pd infatti ha il 13 per cento nelle Camere uscenti. I sondaggi lo danno al 25%. In numeri assoluti è destinato ad aumentare. E così il numero dei parlamentari della XIX legislatura .

Scuse e piccole bugie che non sono piaciute a molti parlamentari.

Il j’accuse di Stefano

Anche a Cirinnà sarebbe stato proposto "un collegio uninominale perdente” spiegava ieri Franco Grillini, leader storico della comunità Lgbt. “Non averla nel prossimo Parlamento sarebbe un danno gravissimo per i diritti e le libertà di tutti. La destra sarà contenta”.

Durissima anche le accuse di Dario Stefano, presidente della Commissione Politiche Ue al Senato. “Ho riconsegnato la tessera del Pd per rimanere coerente con i miei valori e con le mie idee” ha spiegato ieri intervistato a Radio Radicale. “Letta è responsabile di una strategia politico parlamentare fallimentare - ha argomentato - cominciata con l'arenamento del ddl Zan e proseguita con la miopia avuta durante le convulse elezioni del Quirinale, dove il suo alleato per la pelle Giuseppe Conte si era messo d'accordo con Salvini”. 'E proprio sul rapporto con il M5S, secondo Stefano, l'errore capitale dei dem: “Abbiamo scoperto l'inaffidabilità di Conte l'ultimo giorno di vita della legislatura, senza avere un piano B”. Da qui per il parlamentare “discende l'ambiguità nel dialogo con Calenda e l'incredibile errore di non coinvolgere mai Renzi. Ora è in piedi una coalizione con Fratoianni e soprattutto con Bonelli - ha sottolineato -  che durante le giunte di Vendola in Puglia fu nostro avversario. La loro presenza forse spiega l'improvvisa scomparsa di qualsiasi riferimento all'agenda Draghi”. L'ultima battuta è rivolta al governatore Emiliano: “Il suo civismo opaco occupa posti e rende irriconoscibile l'identità del Pd”. Accuse durissime che peseranno sul Pd anche nel futuro.

Oggi le parlamentarie M5s

Oggi la sfida si sposta anche sui 5 Stelle con l'avvio delle 'parlamentarie': nella lista di 2000 candidati già on line, c'è anche Giuseppe Conte che punta al collegio della Camera Lazio 1. Ma soprattutto ci sono i 18 “pretoriani” scelti e blindati da Conte. Tra loro anche due magistrati: Cafiero de Raho e Scarpinato, uno dei pm del processo Trattativa. E poi Appendino, i fedelissimi Ricciardi, Turco, Todde, Licheri. La fedeltà è stata premiata. Il listino di Conte è un’altra cosa di cui sentiremo parlare. Intanto Michele Anzaldi (Italia viva) ha presentato un esposto all’Agcom per segnalare che la par condicio deve fare i conti con quattro poli e non più due e neppure tre.