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La lunga giornata palermitana di Salvini tra la piazza semivuota e l'arringa di Giulia Bongiorno

Solo parlamentari presenti a Palermo. Facce note al pubblico di via Bellerio e ai conoscitori della politica

di Giuseppe Alberto Falci   
Foto Ansa
Foto Ansa

Salvini ha chiamato tutti in piazza ma la piazza non ha risposto. O almeno non ha risposto come aveva immaginato. Solo parlamentari presenti a Palermo. Facce note al pubblico di via Bellerio e ai conoscitori della politica. La manifestazione di solidarietà al Capitano leghista diventa così il ritrovo di deputati e senatori che hanno preso il volo per Palermo per stare al fianco del vicepremier e ministro della Lega. Sono con lui perché la Procura di Palermo ha chiesto la condanna del leader della Lega a 6 anni per avere illegittimamente rifiutato l'approdo alla nave della ong Open Arms con 147 migranti a bordo ad agosto del 2019. Ma manca qualcosa. Lo stato maggiore salviniano si aspettava la discesa dei cittadini “infuriati” contro i migranti. E invece nulla.

Al mattino i salviniani si ritrovano tutti a piazza Politeama, nel cuore del capoluogo siciliano. Due piccoli gazebo, quasi invisibili e poco appariscenti con qualche manifesto e nulla più, in uno spicchio di una piazza enorme, popolata nel momento di massima affluenza da non più di 200 persone, compresi giornalisti in gran quantità e uomini delle forze dell’ordine. Sfila lo stato maggiore di via Bellerio. C'è il vicesegretario della Lega, Andrea Crippa che si lascia andare a dichiarazioni forti: «Questo processo è una vergogna». 

E c’è fra gli altri il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara: «Credo di essere un cittadino libero che va dove ritiene di dovere andare, manifestare la solidarietà a Matteo Salvini credo sia un atto doveroso per chi crede nella sua politica». Una manifestazione, quella del mattino, per solidarizzare con il leader della Lega. In quei minuti Giulia Bongiorno argomenta in aula la difesa: «Open Arms ha avuto innumerevoli possibilità di fare sbarcare i migranti soccorsi, ma ha opposto innumerevoli rifiuti e dall'1 al 14 agosto del 2019 ha scelto di bighellonare anzichè andare nel suo Stato di bandiera, la Spagna». Fuori dall’aula e fuori dai confini italiani il premier magiaro, Viktor Orban, invia un messaggio al compagno di sovranismo Salvini: «Siamo con te, amico mio! Matteo Salvini merita una medaglia per aver difeso l’Europa».

Tutti con Salvini, dunque. Sbuffa il ministro agli Affari regionali, Roberto Calderoli: «Non sono stato convocato da Salvini qui in piazza, io ho il legittimo diritto di venire a manifestare non contro qualcosa ma a sostegno di Salvini. Sono convinto che la difesa dei confini sia sacra e un dovere. Per me Salvini dovrebbe essere premiato no punito, peggio ancora condannato». Spunta anche Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia: «Sono qui primo perché ero al governo con lui in quel momento e secondo perché sono della Lega come lui». E ancora: «Meglio qui che al tavolo della finanziaria». Chi non è potuto essere li al fianco di Salvini è Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia. Ma ha voluto comunque inviare un messaggio di solidarietà: «Si tratta sicuramente di un fatto, di un'anomalia incredibile, nel quale indubbiamente Open Arms ha svolto più attività politica che di soccorso. La prova sta nel fatto che è stata invitata a sbarcare a Malta, che le era stata ridata la possibilità di sbarcare in Tunisia e in Spagna, ma guarda caso ha voluto necessariamente entrare in un porto italiano. Allora è chiaro che questa è la prova innanzitutto che non ci fosse in corso nessun tipo di sequestro, perchè avevano ben altre possibilità. E dall'altro lato che stavano facendo un'operazione di carattere politico che nulla aveva a che fare col salvataggio dei naufraghi. Mi sembra evidente».

In tutto, il presidio è durato un paio d’ore. In sottofondo la diretta di Radio radicale dall’aula bunker del Pagliarelli per l’arringa di Giulia Bongiorno. Fra i vari capannelli il sentimento è unanime: si tratta di un processo politico nei confronti del loro Capitano. Affermazione che viene messa a verbale dal capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo: «Oggi a Palermo a sostegno del nostro leader Matteo Salvini ingiustamente sotto processo per aver difeso i confini nazionali, per aver fatto il proprio dovere e per aver rispettato la volontà popolare. Questo processo è un processo politico perché è la politica che ha mandato a processo Salvini. Non dimentichiamoci che c'è stato un voto del Senato che ha mandato a processo un ministro anziché riconoscere che aveva agito nell'interesse del Paese, seguendo la linea politica del governo. Noi della Lega abbiamo rispetto e fiducia nei giudici convinti che Salvini alla fine uscirà bene da questa situazione e anzi sarà riaffermato il principio che difendere i confini è assolutamente sacrosanto». Alla fine il senatore della Lega Gian Marco Centinaio tira le somme: «È stata un successo, assolutamente, c'erano soprattutto i parlamentari, circa un centinaio, ma anche dei semplici cittadini. L'obiettivo era sottolineare che in Italia c'è un processo strano e siamo riusciti a comunicarlo bene». Se ne riparlerà adesso il 20 dicembre, giorno in cui è atteso il verdetto. E a sera Salvini la mette così: «Prima di Natale, scoprirò se per i giudici di Palermo sono colpevole perché ho bloccato gli sbarchi di clandestini o se sono semplicemente una persona che ha fatto il suo lavoro e ha difeso il suo Paese. Conto che venga presa in considerazione la realtà e non la fantasia. Siamo in mano a giudici che fanno politica di sinistra pro-migranti e pro-ong, che cercano di smontare le leggi dello Stato. Questi giudici, non tutti, candidatevi alle elezioni se non vi va bene niente di quello che fa il governo o se ritenete che i confini dello Stato siano qualcosa di superato».

di Giuseppe Alberto Falci   
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