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Lunedì nero per Schlein: la marcia indietro sul simbolo e la sconfitta in Basilicata. M5s dimezza il consenso

Come previsto il candidato del centrodestra si conferma in Basilicata. Lo scarto è di quasi quindici punti. L’occasione sprecata. Poi la giravolta della segretaria rispetto al nome nel simbolo. “Sarebbe divisivo”. Malumori nel Pd: “Risultiamo indecisi e quindi deboli”. Il sospetto che adesso la segretaria voglia candidarsi in tutte le circoscrizioni. per polarizzare il duello con Meloni

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Lunedì nero per Schlein: la marcia indietro sul simbolo e la sconfitta in Basilicata. M5s dimezza...

Un lunedì nero per Elly Schlein. Uno in più negli ultimi due mesi, da quando è iniziata la Caporetto (non giudiziaria)  di Bari, del sistema pugliese e del campo largo. La Basilicata è andata come doveva andare, cioè male, e una regione contendibile come la terra lucana, governata negli ultimi cinque non male ma neppure bene, è stata invece persa dal Pd in malo modo. La segretaria, alle prese con simbolo e composizione delle liste, ha dovuto fare ieri l’ennesima marcia indietro: domenica aveva spiazzato tutti annunciando che avrebbe messo il proprio nome nel simbolo “per radicalizzare e polarizzare lo scontro con Meloni” e tagliando fuori Conte. E’ successa una mezza rivolta interna e ieri, dopo che per 24 ore siti e giornali hanno discettato dell’involuzione leaderistica del partito del “noi” e anche tra i più fedeli alla Segretaria hanno criticato l’ipotesi, Elly Schlein ci ha ripensato: “Mi sono resa conto che è troppo divisivo e dunque non lo facciamo”. Va bene che Schlein non è nata nel Pd e, anzi, ne ha preso la tessera, una volta eletta segretaria il 26 febbraio 2023. Però che anche solo l’idea del nome nel simbolo avrebbe spaccato il partito e provocato veri e propri addii, lo poteva immaginare anche un neofita del Pd. Basta leggere un po’ della sua pur breve storia.   

Basilicata Coast to Coast  

L’ex generale della Guardia di Finanza Vito Bardi ha vinto con il 56% dei voti mentre il candidato del Pd - Piero Marrese, quello scelto dopo che Giuseppe Conte ne aveva scartati altri due - si è fermato al 42% ma ha ottenuto un risultato eccezionale portando al 15% i consensi, il doppio di cinque anni fa. Nonostante tutto, per come è arrivato alla candidatura, una sorta di risulta travestita da scelta, un mezzo miracolo. A Potenza,  si mangiano le mani: “Pensate cosa sarebbe successo se fossimo partiti per tempo, con il nostro candidato Chiorazzo (Angelo, ndr) invece di inseguire gli umori di Conte”. Succedeva  a metà marzo quando il re delle cooperative bianche Angelo Chiorazzo, in campo da un anno con il suo comitato Basilicata casa comune, fu costretto a fare un passo indietro su ordine di Conte, ancora lui, sempre lui. Poi ne fu scelto un altro, l’oculista Domenico Lacerenza durato poco più di 24 ore e infine Marrese che però ha lasciato indietro pezzi importanti del centrosinistra: Italia Viva e Azione. I due partiti centristi avrebbero garantito al centrosinistra almeno un testa a testa fino all’ultimo voto. E probabilmente, visto che solo Pittella, liberato da ogni accusa, è l’uomo di Azione in regione e ha superato il 9%, , la vittoria sarebbe arrivata al fotofinish.   

Il crollo del Movimento  

Dallo spoglio arriva un’altra notizia importante: il Movimento 5 Stelle crolla nei consensi. Alle Regionali 2019 e alle politiche del settembre ’22 era andato oltre il 20% mentre ora vede più che dimezzati i consensi (attorno all'8%). Da sempre, il Movimento 5 stelle ha un rapporto difficile con le elezioni amministrative. Ma la Basilicata, negli ultimi cinque anni, era diventata un fortino di voti per Giuseppe Conte. Alle ultime elezioni politiche nazionali, in terra lucana il Movimento ha conquistato il 25% delle preferenze: primo partito nella regione, con un distacco di 7 punti percentuali dall’arrembante Fratelli d’Italia arrivato secondo. E cinque anni fa, quando si sono disputate le regionali che videro trionfare Vito Bardi per la prima volta, i grillini si erano dimostrati i più forti ottenendo il 20,32% delle schede. Cosa è cambiato in un solo lustro? Tutta colpa del reddito di cittadinanza promesso e invece cancellato? Hanno pesato i continui veti su tutto, tranne che sui suoi candidati, di Giuseppe Conte? La sua strategia che punta a svuotare il Pd? Lo capiremo di più e meglio oggi. Intanto il dato è da mettere da parte. 

Per il centro destra è arrivata più che una conferma. Fratelli d’Italia primeggia con il 16 (tallonata dal Pd al 15, un punto in meno delle Politiche) e da Forza Italia che raggiunge il 12%. Bardi è il candidato di Tajani che mette in saccoccia un altro successo.  La Lega si ferma all’8%, dopo Azione (cioè Pittella). Giorgia Meloni ha “ringraziato di cuore tutti i cittadini che hanno voluto confermare il loro sostegno alle nostre politiche. La vostra fiducia è il motore che ci spinge avanti ogni giorno”. I Fratelli d’Italia parlano di “Effetto monologo in Basilicata”  con un riferimento al caso Scurati. Il dato quasi drammatico è che in Basilicata hanno votato il 49% degli aventi diritto. La metà dei cittadini non ha trovato un’offerta politica che l’ha convinta.   

Il ripensamento 

Alle 15, a urne ancora aperte, Elly Schlein decide di fare una diretta Instagram per spiegare a tutti liste e simboli, ed è stato qui che ha deciso di togliere il macigno che era franato all’improvviso 24 ore in casa Dem. E’ stato qui che ha annunciato che il suo nome non comparirà nel simbolo del Pd sulle schede elettorali per le europee, perché sarebbe stato “più divisivo che rafforzativo - ha detto - e di divisioni non ne abbiamo bisogno”.   
“Ho la speranza - ha detto - di dare una mano a eleggere il numero più alto possibile” di candidati Pd. Ci sarò perchè è una sfida cruciale. La famiglia socialista è l’unico argine all’avanzata delle destre”. Poi ha ringraziato i candidati in lista a cominciare da Nicola Zingaretti che ha “ceduto alle mie insistenze” (le ricostruzioni dicono l’opposto), l’ex direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, che invece, per il suo pacifismo spinto ha scuscitato molti dubbi nel partito. “Non è del nostro partito ma condivide la sfida per un'Europa più solidale, più giusta e di pace”.   

I mal di pancia aumentano  

Il problema è che, nonostante la proposta del nome nel simbolo sia rimasta sul tavolo solo 24 ore, la faccenda ha aperto nuove ferite, divisioni e sospetti. Che  rischiano di pesare a lungo nei rapporti tra la Segretaria, la maggioranza del partito anche la minoranza. Prima di tutto queste fughe in avanti, non concordate nè discusse prima, e poi i dietrofront non rafforzano Schlein e raccontano di un partito in balia degli umori. La storia del nome è venuta fuori domenica mattina in Segreteria ed è stata poi ufficializzata in Direzione da Stefano Bonaccini. Schlein avrebbe dei sondaggi in base ai quali il suo nome nel simbolo avrebbe dato un 3-4 per cento in più al Pd. Da qui la proposta che però è uno schiaffo in faccia alla storia plurale e mai individuale del Pd. Matteo Renzi ha pagato quello che ha pagato dentro il partito proprio perchè accusato di eccesso di personalizzazione.  

In queste 24 ore se n’è sentite diverse. Il sospetto che in realtà il nome venga fuori da “una posizione di debolezza” della Segreteria che ha quindi bisogno di personalizzare e polarizzare il confronto con Meloni per non parlare più di Conte e tacitare la lista Stati Uniti d’Europa, vera novità delle Europee. Circola addirittura l’ipotesi del “baratto”: io mi candido solo in due circoscrizioni ma metto il nome nel simbolo.  Suona un po’ del tipo: ci sono io, Elly Schlein, e solo io contro tutti.  “Escludo in modo categorico che lo abbia mai detto o pensato” ha replicato lo stesso Bonaccini. “E’ un bene che sia tornata indietro rispetto ad una decisione che rischiava di dividere e di non essere capita nella sua natura. Elly non ha mai inteso fare del Pd un partito personale”.  

E le liste ancora ballano  

Molti, questa volta, hanno parlato a viso aperto, Provenzano, Serracchiani, Cuperlo. Bonaccini, che è il leader della minoranza interna e presidente del Pd, è stato colui che ha ufficializzato la proposta in Direzione domenica. Abile mossa che ha fatto dire alla stessa Schlein che “la proposta era condivisa”. I maligni aggiungono che in realtà Bonaccini cerca “il confronto diretto con Schlein, vuole contarsi per vedere a che punto è l’eterno congresso del Pd” e questo può avvenire solo entrambi sono capolista in circoscrizioni simili (lui al Nord-Est; lei al Centro).
Critica la capolista al Sud, la giornalista Lucia Annunziata: in un messaggio alla segretaria aveva spiegato che scrivere Schlein nel simbolo sarebbe stata “la trasformazione del Pd in un partito personale” e lo avrebbe messo “sulla strada dell'accettazione dello stesso modello” del premierato.  Polemiche su cui Schlein ha sorvolato: “Voglio ringraziare Bonaccini, correre insieme alle europee è appassionante, il Pd è una squadra compatta”.  

Per molti altri la sostanza della mossa di Schlein ha convinto. “Credo che abbia dimostrato generosità e saggezza, con una decisione che ha tenuto conto di tutte le sensibilità del partito” ha detto il sindaco di Firenze, Dario Nardella, candidato al Centro. Ma siccome le liste ancora non sono chiuse - la scadenza è il primo maggio - per i posti meno in vista qualche sorpresa ci può sempre stare. Schlein, ad esempio, potrebbe decidere di correre in tutte le circoscrizioni. Non c’è il nome ma occupa tutti gli spazi. Da qui il malumore di molti soprattutto nella super affollata lista del Centro. 

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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