Da Lotti a Di Maio, da Vezzali a Brunetta: risultano in missione ma vanno in palestra, in tv o a fare comizi

A portare in primo piano l’argomento è il Fatto Quotidiano con una inchiesta che mette a nudo le manchevolezze di molti parlamentari, citando anche nomi illustri

Lotti, Di Maio e Brunetta
Lotti, Di Maio e Brunetta
di I.D.

Lo scenario delle aule parlamentari popolate quanto uno sprazzo di Groenlandia è divenuto abbastanza familiare per noi italiani. A contribuire in maniera importante a questo risultato pare ci sia anche l’abuso  della “missione”. Ovvero  di quello strumento previsto dal regolamento parlamentare che, in un suo articolo, il 46, recita: “I deputati impegnati per incarico avuto dalla Camera fuori dalla sua sede o, se membri del governo, per ragioni del loro ufficio, sono computati come presenti per fissare il numero legale”.

A portare in primo piano l’argomento è il Fatto Quotidiano con una inchiesta che mira a mettere a nudo le manchevolezze di molti rappresentanti del popolo, citando anche alcuni nomi illustri.

Da Lotti a Di Maio ed altri

Si viene così a sapere che “l’ex ministra Michela Brambilla saltava le sedute per inaugurare ipermercati, Renato Brunetta preferiva la tv all’aula, Valentina Vezzali esercitava in qualche occasione il suo mandato in palestra, il vice presidente della Camera Luigi Di Maio era stato pizzicato in missione tra i banchetti del ‘No’ al referendum e Luca Lotti, da sottosegretario, riusciva a collezionare più missioni del ministro degli Esteri” per pacificare i circoli Pd.

Prassi discutibile

Una prassi discutibile, quella utilizzata dai parlamentari, che ha un costo rilevante all’interno degli 80 milioni di euro versati per le competenze del Parlamento. C’è da dire che per chi va in missione è prevista “per intero la diaria, cioè il contributo per le spese di soggiorno a Roma. Ovvero i 3500 euro netti al mese da aggiungere allo stipendio”. Somma a cui si dovrebbe rinunciare in proporzione in caso di assenza, “per effetto delle decurtazioni previste dalle norme regolamentari: 206,58 euro per seduta in cui si vota, 500 euro mensili per giunte e commissioni”.

Fatto sta che - fatta la legge trovato l’inganno - la prassi vigente pare sia divenuta quella di “ricorrere a missioni anche per starsene rintanati nei propri uffici, oppure per uscire dal Parlamento e svolgere attività che nulla hanno a che fare con la Camera come istituzione”. In questo modo – comunque – non si perde la prebenda e “l’assenza non viene conteggiata”. Il tutto con l’onere di un semplice invio di fax all’Ufficio di presidenza che, in genere, – scrive Thomas Mackinson sul Fatto – autorizza, il Servizio Assemblea registra e nessuno controlla”.

Il lavoro del Fatto

Ecco perché, ad avviso del quotidiano di Travaglio, “le Camere si svuotano e capita che marchino missione anche 150 onorevoli alla volta”. Come si legge nel servizio giornalistico “è stato chiesto più volte all’Ufficio di Presidenza e al Servizio Assemblea di poter consultare le richieste autorizzate per verificare la rispondenza tra l’oggetto della missione dichiarata e la reale natura degli impegni, ma senza ricevere riscontro”.

Il lavoro del giornale si è dunque basato su “ricostruzioni empiriche , sui resoconti d’aula e sulle cronache di giornata”.

L’espediente verrebbe utilizzato anche per questioni  di tempo o in ragione delle proprie passioni o attività. Valentina Vezzali, del Gruppo Misto, ex campionessa olimpica della scherma azzurra, per esempio, sarebbe stata colta dalle telecamere di La 7 mentre si allenava in palestra. Era assente dall’aula ma giustificata.

Michela Vittoria Brambilla, invece, sarebbe stata assente dall’aula il 4 maggio 2016 come altri 112 deputati, mentre si discuteva di legge sul consumo del suolo. Il giorno dopo la Gazzetta di Modena riportava che aveva partecipato all’inaugurazione di un negozio pet friendly all’Ipermercato “La Rotonda”. Pare non abbia risposto alla “richiesta di chiarire la congruità tra missioni e attività da parlamentare” inoltratale dal giornale.

E Luigi Di Maio? "Secondo un affondo di Renzi in campagna per il referendum - scrive sempre il Fatto - avrebbe il 37% delle presenze, allora perché non gli diamo il 37% dello stipendio? In realtà Di Maio avrebbe potuto rispondere (addirittura querelando l’ex premier, dice il quotidiano) che la sua presenza in Parlamento è in realtà dell’88%. Basterebbe aggiungere il 55% e passa di missioni effettuate".

Pare che anche l’onorevole Di Maio non abbia risposto alle richieste di chiarimento del giornale che parla di libere uscite “per impegni di natura politica e non per incarico connesso con l’esercizio di funzioni istituzionali”. Il Fatto cita in particolare quelle del 21 ottobre 2016, quando Di Maio si reca a Trieste per spiegare le ragioni del No al referendum. Del 17 ottobre 2016, quando va a battezzare il tour #IoDicoNo, e del 16 ottobre, quando si assenta per promuovere ancora il “No al referendum”.

Luca Lotti – deputato ed ex sottosegretario, attuale ministro dello Sport – viene a sua volta definito il “principe della specialità”. Per il Fatto sarebbe stato in missione “in tre anni e mezzo per il 77%, in aula per il 13,58%. Tanto da collezionare più missioni lui dell’allora ministro degli Esteri Paolo Gentiloni (65%)”.

Avrebbe dedicato quel tempo a calmare i “circoli in fermento, come il 16 settembre 2016, quando volò a Sassari per parlare coi reggenti del Pd locale, mentre in aula si discuteva di terremoto. L’11 marzo 2016 avrebbe invece presenziato all'inaugurazione del cantiere del Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria e partecipato al convegno “Sì a un’Italia moderna. Riforme costituzionali  e referendum. La sfida per un Paese migliore”.

L’ex ministro di FI Renato Brunetta invece – secondo il Fatto – prediligerebbe le telecamere. Quando in aula si discuteva lui, in missione, “a una certa ora compariva sul piccolo schermo”. Le statistiche dicono: “83% di missioni, 5 di assenze e 11,7 di presenze”. Un “presenzialista catodico”, lo definisce il quotidiano. Il 26 ottobre 2016, per esempio, Brunetta salta la votazione sul pacchetto immigrazione perché è in missione. Alle 14 appare però su La 7 “per parlare di referendum, Berlusconi e Pascale”, si legge su Il Fatto.

Il 13 novembre 2016 alla Camera si vota la fiducia alla Legge di Bilancio. “Brunetta – sempre stando al Fatto -  è tra i 95 deputati in missione. Ma compare in tv, ancora su La 7, sul 'divano della verità' di Tiziana Pannella”.

In ogni caso gli onorevoli dei giorni nostri non si sarebbero inventati nulla. Le cose andrebbero così da almeno 20 anni. La prassi, insomma, viene da lontano. Fatto sta che – tuttora –ogni seduta d’aula “parte da un lungo elenco di desaparecidos”.  Desaparecidos in buona parte “missionari”, ovviamente.