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Quirinale, quello strano patto Conte-Salvini che spiazza il centrosinistra. Stop a Frattini, il lodo Casellati

Il centrosinistra non presenta la rosa di nomi. Salvini: “Pera, Moratti e Nordio sono personalità di alto profilo”. Letta: e il conclave “a pane e acqua”

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Matteo Salvini e Giuseppe Conte (Foto Ansa)
Matteo Salvini e Giuseppe Conte (Foto Ansa)

“Ora stai a vedere se alla fine del pantano di questi giorni non riusciamo a perdere Draghi sia come Presidente della Repubblica che come Presidente del Consiglio… E’ chiaro che, se non sarà Draghi e a meno che non resti Mattarella che sarebbe la cosa più giusta da fare, qualunque altro Capo dello Stato che verrà non riuscirà a tenere in piedi il governo. E non perché Draghi lascerà la nave in difficoltà, come dice Conte suggerito da Travaglio che lo paragona a Schettino, ma semplicemente perchè le logiche da campagna elettorali faranno cadere il governo…” Raccogliamo questo sfogo di un ministro di centrosinistra al telefono mentre lasciamo la sala stampa della Camera in una serata gelida quando sono ormai le dieci di sera della seconda giornata di urne presidenziali. Il pantano, da timore è diventato realtà. C’è stata molta meno “festa” infatti oggi nella liturgia dei 1009 Grandi Elettori riuniti a scaglioni a Montecitorio. E sulle facce di tutti molta più preoccupazione.

Qualche fermo immagine

La fotografia alla fine della seconda giornata ha qualche fermo immagine. Il primo: la candidatura di Draghi è scomparsa dai radar, congelata ma non ancora uscita di scena, con gioia infinta dei contiani che considerano questo una “vittoria” personale e una medaglia da mettere sul petto. Il secondo: il centrodestra ha presentato una rosa di nomi - Nordio, Pera, Moratti - per levarsi di dosso il “complesso” e dimostrare al mondo di avere le personalità di area centrodestra che possono competere per la Presidenza della repubblica e che il centrosinistra deve smetterla di vantare “la solita superiorità morale e anche culturale”. Il terzo: il centrosinistra, o meglio Pd-M5s e Leu dopo vari tentennamenti non presentano una contro-rosa di nomi, valutano positivamente la proposta di Salvini, Tajani e Meloni ma la ritengono sbagliata, nel metodo e nei nomi nel senso che “non possono esser questi quelli condivisi”. Il quinto: Enrico Letta rilancia e propone a tutti i leader/segretari di chiudersi in conclave “ a pane e acqua finchè non troviamo la soluzione”. Il sesto fermo immagine è quello che a sera preoccupa di più dalla parti del Nazareno: quello strano patto Conte-Salvini che potrebbe portare alla Presidenza la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati. O un altro nome ancora coperto deciso però da questi due - il capo dei 5 Stelle e il segretario della Lega - che dopo la spallata dell’agosto 2019 si sono giurati in questi anni disistima e sfiducia eterna.

Il patto Salvini-Conte

Conviene iniziare dall’ultimo dei fermo-immagine. E dalle parole di Rocco Casalino, guru e portavoce di Conte, ieri intorno alle 14 mentre si è intrattenuto qualche minuto con i giornalisti davanti a palazzo Chigi. “Macchè patto con Salvini. Diciamo così: tra il centrodestra che dice tocca a noi il Presidente e sappiamo chino non è così e il centrosinistra che boccia tutti i nomi, il Movimento cerca di mediare e far vedere che invece si può trovare un nome condiviso”. Di più, Casalino non dice. Anche se gli ridono gli occhi e sa di avere il sorcio in bocca, cioè la carta vincente: “Dai che ci siamo, vedrete, abbiano il nuovo Presidnete ”. Questo accade alle 14.Si dice che il patto sia su Franco Frattini ex ministro degli Esteri in vari governi Berlusconi e attuale Presidente del consiglio di stato. Sta bene a Salvini (che però smentirà in giornata in privato via whatsapp, “non so chi sia”), sta bene a Conte perché va a pescare in quella riserva della repubblica che è la giustizia amministrativa dove l’ex premier 5 Stelle si muove con sicurezza. Frattini, in effetti, sarebbe una bella idea, il profilo è quello giusto, non è divisivo. Contro di lui però giocano una serie di questioni che potrebbero essere definite “geopolitiche”: l’ex ministro degli Esteri infatti ha rapporti troppo stretti con Mosca e regioni limitrofe. “Il prossimo Presidente della Repubblica deve essere un convinto atlantista ed europeista” tuonava ieri mattina alle 8.30 Matteo Renzi da Radio Leopolda. Le simpatie russe sono un disco rosso grosso come una casa per Frattini in questo momento.

Il lodo Casellati

C’è poi il lodo Casellati. La presidente del Senato, che ogni giorno siede accanto al presidente della Camera Roberto Fico e, indossando impeccabili tailleur, spoglia le oltre mille schede leggendo talvolta anche il suo nome, non è nella rosa di tre nomi del centrodestra. Salvini l’ha però indicata a margine, in quanto profilo istituzionale, riserva, appunto, della Repubblica. “Guardate che se giovedì qualcuno dice di votare un nome, qui può uscire il Presidente” avvertiva ieri un senatore dem. E se questo qualcuno oltre a Salvini, Meloni, Tajani fosse anche Conte che già lunedì ha annunciato: “Faremo col centrodestra un nome condiviso”?. Nel centrosinistra è subito iniziato il gioco dei sospetti. I 5 Stelle giurano che “non voteranno Casellati”. Ma l’hanno già votata al Senato e, cosa più importante, i 5 Stele sono molto divisi. Buttano invece i sospetti sul Pd: “Loro la votano perchè così al suo posto va Luigi Zanda” che manco a farlo apposta in quel momento è in Transatlantico, a pochi metri, che parla, spiega, discute in attesa di andare a votare. “E poi la vota anche Italia viva perchè così si spacca l’alleanza Letta-Conte” seminano altro veleno dalle parti di Leu. Nella riunione di ieri sera Matteo Renzi ha ripetuto “no veti” e ha insistito sulla necessità di “un nome condiviso”. Difficile possa essere Casellati. “Matteo non ha alcun interesse a favorire l’opzione Casellati che sarebbe la vittoria di Salvini e la fine della legislatura” dice un deputato delle segreteria dem. Si parla di Casellati come di “Papeete 2” di Salvini “per fare strike sulla pelle del paese e portarci al voto a marzo”.

Nuovo asse Letta-Renzi

Una cosa invece è certa: da qualche giorno c’è un nuovo asse operativo Renzi-Letta. Si può dire che insieme hanno “stoppato la corsa di Conte su Frattini”. E fermato sul nascere l’intesa Conte-Salvini. Ieri pomeriggio, nella riunione di centrosinistra in cui doveva essere decisa la risposta alla rosa dei nomi del centrodestra, Conte è arrivato con un biglietto e tre nomi. Pronto a lanciare la sfida alla coalizione di centrodestra. E a giocare di sponda con Salvini. La rosa è rimasta in tasca. “Occhio che con tutte queste rose poi vi restano solo le spine” ammoniva ieri il senatore dem Andrea Marcucci. “Bene ha fatto il Pd, no alla contrapposizioni di terne e rose. Apriamo un confronto vero su un candidato davvero unitario”.

La riunione del centrosinistra, slittata dalle 14 a dopo le 17, è stata più complessa di altre. Il “caso Frattini” ha creato subbuglio dalla mattina tra i Grandi Elettori Pd: “A che gioco sta giocando Conte?”. La nota congiunta finale non

Era scontata. “E' stato un incontro più complesso di altre volte, quello che conta è che siamo usciti con una linea unitaria” si fa notare, “abbiamo fatto ragionare i 5 Stelle…”. La lista di nomi che Conte era proto a mettere sul tavolo è invece rimasta in tasca. Con disappunto dell’autore.

“I 5 nomi? La cinquina si gioca a tombola, non in Parlamento” aveva ammonito Renzi prima che iniziasse il vertice Pd-M5s-Leu a cui Iv non partecipa perchè esclusa.

“Ci mancava solo la Guerra delle due rose” ha tagliato corto Roberto Speranza. “Finiamola con i tatticismi e troviamo una soluzione su un nome condiviso super partes e senza forzature. Non vogliamo la Guerra delle Rose e dato che noi non abbiamo la maggioranza e loro non hanno la maggioranza, bisogna che troviamo una soluzione condivisa, super partes, istituzionale, come abbiamo sempre detto” Da qui il conclave: “Chiudiamoci dentro una stanza e buttiamo via la chiave fino a quando non troviamo una soluzione”.

Lo spazio per farlo è oggi con il lungo pomeriggio (si comincia a votare alle 11) e la sera liberi dalle votazioni e prima dell'avvio della quarta, domani, quando il quorum si abbassa a 505. Italia viva sarà presente al conclave. Renzi ha mostrato qualche perplessità nel chiudersi “a pane e acqua” con Conte e Salvini. “Magari con un piatto di spaghetti, dai”. Comunque, ci saranno tutti. E’ il tavolo che doveva essere fatto a dicembre ma è sempre stato rinviato.

L’ottimismo dei contiani

La giornata di ieri ha messo in chiaro, se qualcuno ancora poteva avere dei dubbi, l’astio di Conte e dei contiani contro Draghi. La gioia ieri per loro, da Conte in giù, è stata di “poter dire addio per sempre alla Presidenza Draghi”. A meno che, suggeriva un senatore di stretta fede contiana, “Draghi non voglia fare un Prodi bis…”. Bsognerà segnarle queste frasi. E ricordarle quando SuperMario sarà fuori dal Qurinale e anche da palazzo Chigi. “Ma queste sono veline che passano a voi giornalisti, quanto sono bravi ad usare voi e a far filtrare quello che vogliono” osservava ieri Casalino che sa bene di cosa parla visto che è stato il maestro degli spin. “Draghi non ce la fa e la minaccia di andare via se non viene eletto al Quirinale è un bluff, un governo si farebbe lo stesso” giurano fonti stellate. Pierferdinando Casini, ad esempio, sempre molto quirinabile, pare vada assicurando i colleghi parlamentari che se per caso lui dovesse avere l’onore di salire al Colle “non solo non scioglierebbe mai le Camere ma, causa Covid, nel 2023 si andrebbe a votare a giugno invece che a marzo”. Quattro, cinque mesi in più di legislatura e stipendio, buttali via. Ha fatto una certa impressione poi vedere la decisione con cui Conte ha messo fuori gioco Draghi. Arrivando a Montecitorio prima del vertice l'ex premier ha scandito bene le parole, le ha quasi urlate: “Se un anno fa abbiamo affidato ad un timoniere una nave in difficoltà, oggi non ci sono certo le condizioni per fermare i motori, cambiare equipaggio e chiedere al timoniere un nuovo incarico. La nave è ancora in difficoltà”. Tradotto: un anno fa avete voluto disarcionare me perchè non sapevo gestire la crisi? Bene, adesso Draghi resta lì dov’è perchè la crisi è ancora in corso. La comunicazione contiana ha fatto girare un fuorionda nel quale il direttore del TgLa7, Enrico Mentana, commentava le dichiarazioni di Conte con un encomiastico “se la sta giocando meglio di tutti”. Possiamo dire che in questi giorni Casalino is back. In tutto e per tutto.

550 Grandi Elettori senza padrone

Oggi ci sarà un'altra fumata nera. Le forze politiche si stano ancora studiando. Il centrodestra auspica la sponda dei pentastellati, c’è chi avverte Salvini sui “rischi” di fidarsi del Movimento 5 stelle, Conte ha avviato l’intesa con Salvini e il centrodestra aperto il dialogo al centrodestra su un nome che alla fine potrebbe anche essere quello di Casellati. Pd e Leu intendono spingere il Movimento 5 stelle ad una candidatura alternativa al nome che potrebbe essere lanciato dal centrodestra. Casini? Riccardi? Belloni o Severino? Più probabile che il tredicesimo Presidente della Repubblica esca a maggioranza semplice e non allargata. “Basta veti, il centrosinistra sa solo dire dei no” ha tuonato ieri sera Salvini quando ha letto la nota del Pd che diceva “bene, ottimi nomi, ma non sono da noi condivisi”. Pd e M5s restano distanti sul nome di Draghi e dal fronte dem è arrivato uno warning a Conte per agire insieme allo schieramento, senza dar vita a piani e trattative parallele. Da domani si fa sul serio. Casellati parte da 452 voti, quelli del centrodestra. Forse. Ne mancano una sessantina per diventare Presidente. Tra 5 Stelle e Pd non è difficile trovarli. E comunque ieri, al netto delle 527 schede bianche, si è contato un partito di quasi 550 parlamentari senza padroni. E senza candidato.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   

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