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Cosa è la sinistra? Parla moltissime lingue e forse incompatibili

Viaggio fra gli elettori in questa campagna elettorale per le elezioni Europee e amministrative

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
Cosa è la sinistra? Parla moltissime lingue e forse incompatibili
Elly Schlein (Ansa)

Si fa presto a dire sinistra, si fa presto a dire opposizione, si fa presto a dire campo largo o addirittura larghissimo.
Ma questo viaggio che parte da Genova alla ricerca di cos’è la sinistra in questa campagna elettorale, in realtà trova e parla moltissime lingue diverse, e forse incompatibili. Con un ultimo passaggio: la lingua di Elly è solo quella nel comizio dal palco al Porto Antico, ma non ci sono risposte personalizzate per i giornalisti a fine intervento.

Il primo passaggio, obbligatoriamente, è quello istituzionale, nella sede del Consiglio regionale della Liguria dove le opposizioni unite dovrebbero presentare una mozione di sfiducia nei confronti di Giovanni Toti.
Ma qualcosa non funziona, almeno non perfettamente: prima, forse per una discussione sul testo, non la presentano nei tempi previsti per la calendarizzazione immediata, che pure era stata studiata anche perché in aula ci sono un centinaio di cittadini che sono stati convocati dal tam tam dei partiti; poi, alla fine, Pippo Rossetti, il consigliere di Azione nel gruppo Misto non la firma perché non è stato preventivamente coinvolto dagli altri; e infine, dopo un duro scontro procedurale, le opposizioni abbandonano l’aula e stavolta si aggrega anche il consigliere calendiano.

È un piccolissimo episodio, ma è l’immagine di ciò che si incontra facendo il giro delle sette chiese del potenziale campo larghissimo che, ad esempio, ai tempi dei governi di Romano Prodi erano tutti uniti: ci sono i seguaci del Partito comunista di Marco Rizzo che si candidano nella circoscrizione Centro Italia con Democrazia Sovrana e Popolare e mettono in guardia dall’”entrismo” di Michele Santoro, la cui lista Pace, terra e dignità è stata a loro dire favorita nella raccolta delle firme, unica di quelle non rappresentate in Parlamento ad essere riuscita in tutte le circoscrizioni.

Teoricamente, la lista di Rizzo è la più a sinistra fra tutte, ma contemporaneamente quella più vicina ad alcune posizioni di destra, tanto da essere definita “rossobruna” dagli avversari, ma anche da trovare ampie convergenze con Gianni Alemanno. Poi, per l’appunto, c’è la lista di Michele Santoro, nata sostanzialmente in chiave filorussa e pacifista, raccogliendo quelle che sono le istanze di Michele fin dai tempi della puntata sul ponte di Sarajevo e che qui a Genova ha raccolto anche alcuni ex di Sinistra Italiana delusi dalla deriva verticistica del partito, a partire da Gian Luca Lombardi e Adele Paggiola Bertocchi, anche nell’adesione al progetto di Michele raccontano la loro voglia di pace e ci mettono cuore e anima. E infatti erano all’Acquario ad ascoltare Santoro, insieme anche a mondi vicini alla galassia pentastellata, a partire da Franca Fioravanti, donna di teatro.
E non è un caso che la parola pace sia il nuovo brand del simbolo europeo del MoVimento Cinque Stelle, sempre più movimentista (lo dice la parola stessa), che ha visto Giuseppe Conte a Genova in compagnia dell’astro nascente del partito Luca Pirondini con due pubblici diversi: contestazione da parte dei Comitali che avevano organizzato una manifestazione apartitica e non hanno gradito la presenza nel corteo e invece festeggiamenti per l’ex presidente del Consiglio al parco dell’Acquasola, in atmosfera più “protetta” e con tanto di “bimbe di Conte”.
Poi, senza arrivare a Italia Viva e Azione, che - soprattutto la prima - la sinistra-sinistra non considera sinistra, restano Alleanza Verdi e Sinistra e il Pd.

E qui c’è una parte di pubblico che è travasabile da un voto all’altro, soprattutto grazie a Ilaria Salis. Il leader dei Verdi Angelo Bonelli e quello di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni hanno seguito lo stesso schema delle politiche in cui a trainare la lista, con buoni risultati, furono Ilaria Cucchi e Aboubakar Soumahoro. Poi, certo, la storia del secondo in Parlamento non è stata trionfale, ma questa è un’altra storia.

Ecco, stavolta a fare da acchiappavoti AVS ha messo tre ex sindaci, quello di Palermo Leoluca Orlando, quello di Roma Ignazio Marino e soprattutto quello di Riace Mimmo Lucano, più Ilaria Salis, il nome che sta facendo la differenza in campagna elettorale coinvolgendo mondi inattesi, da Vittorio Sgarbi, che avrebbe apprezzato una sua candidatura in Forza Italia, all’ex ministro azzurro Elio Vito, che ha detto che va votata la lista anche dove non è direttamente candidata per contribuire al quorum di AVS.

Insomma, esiste proprio un partito, un movimento di opinione, che non è di Alleanza Verdi e Sinistra, ma che sceglie AVS “per tirare fuori Ilaria dalla galera”. Ora occorrerà vedere se lo stesso discorso vale anche per i domiciliari o se i “free Ilaria” potranno essere depotenziati dal fatto che le misure cautelari in Ungheria sono alleviate.
E, Sgarbi e Vito a parte, questa corrente tocca vari mondi, da Potere al popolo che in qualche modo è il “partito dei centri sociali” e che questa volta farebbe una scelta più istituzionalizzata, a frange di Rifondazione, che pure ufficialmente sta nel partito di Santoro. Sarà la scelta, ad esempio, di Bruno Pastorino, storico assessore comunale dei movimenti a Genova, amico di don Gallo e che voterà “per la priorità di far uscire Ilaria”.
Sarà la scelta di una buona parte del Pd, favorita anche dal fatto che in un primo tempo sembrava che la Salis potesse candidarsi proprio con Elly che si era anche incontrata con il papà di Ilaria. Poi era stata lei ad optare per un partito più vicino alla sua sensibilità.

Insomma, è il presidente del circolo CAP, lo storico ritrovo dei portuali genovesi, Danilo Oliva, storica anima sindacale del mondo delle banchine, a dire a Giorgio Gori che è venuto ad ascoltare le istanze di quel mondo, cosa che in moltissimi nel Pd non fanno più: “Compagno Gori, posso chiamarti compagno? Ti voterei e voterei Pd, ma credo che liberare quella ragazza oggi sia la priorità”. Non cita nemmeno il nome della Salis, ma è informatissimo e conosce tutte le tecniche della legge elettorale: “Il punto è capire se fanno il quorum. Perché se non lo fanno allora la ragazza resta in carcere e il voto è buttato via”.

E proprio l’incontro di Gori al Circolo Autonomo del Porto è il racconto di un altro Pd possibile. Non solo massimalista, non solo tendenza Elly, ma anche riformista, senza che riformismo sia una parolaccia.

Lui, il “sindaco in Europa”, come sempre con la camicia bianca, è lì per ascoltare: c’è l’ex presidente della Regione Liguria ed ex ministro dei Trasporti Claudio Burlando che gli fa la storia del Porto di Genova, di cui è uno dei massimi conoscitori da sempre e che ricorda ogni giorno che lui è figlio di camallo, con tanto di omaggio alle origini della compagnia degli scaricatori, che erano bergamaschi come Gori, i Caravana, appunto.

Poi c’è Luca Ledda, che della compagnia dei camalli, la CULMV, Compagnia Unica Lavoratori Merci Varie, con la dirigenza che ha una storia proveniente da Lotta Comunista, ma apertissima al mondo e infatti racconta a Gori cosa si aspettano dall’Europa, con tanto di excursus giuridico su competenze italiane e comunitarie.

Ma c’è anche Massimo Ferrante, architetto ed ex presidente del Municipio della Bassa Val Bisagno, Marassi e San Fruttuoso, che ricorda come parlando con molti elettori del Pd, più che la riforma costituzionale, a scaldare i cuori sono gli obblighi sulle case green o sulle auto elettriche.

E il sindaco di Bergamo, che si prepara a fare un pieno di voti, dice: “Troppo spesso l’Europa ha pensato al cosa fare, ma non al come farlo, che è altrettanto se non più importante. Ecco, io a Strasburgo e Bruxelles vorrei occuparmi proprio di questo”.

Vaste programme, direbbe il generale De Gaulle.

Ma, certamente, in mezzo a queste sinistre che parlano la lingua di Babele, è già un ottimo punto di partenza.

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
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