La fuga in avanti di Conte e l’assist di Ursula: il premier blinda il suo destino con i miliardi europei

Alla faccia dei risultati delle regionali che il premier vorrebbe ignorare e non far impattare con l’azione di governo.  Accade tutto in poche ore: l’invio delle Linee generale del Piano italiano ai presidenti di Camera e Senato; la promessa, “se fallirò con il Next generation Eu mandatemi a casa”; la richiesta di stabilità al governo italiano da parte della Ue. Ma nelle Linee guida italiane, oltre le chiacchiere, il solito nulla

La fuga in avanti di Conte e l’assist di Ursula: il premier blinda il suo destino con i miliardi europei

Forse non erano d’accordo. Il tempismo è stato comunque perfetto. Giuseppe Conte ha alzato la palla. La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha schiacciato. Il risultato è che il Presidente del Consiglio esce dall’angolo in cui lo stanno mettendo i sondaggi sulle regionali e blinda se stesso e il governo giallorosso con i sigilli di Bruxelles,  i miliardi del Recovery fund e un paio di promesse che farebbero gola a chiunque: un vertice globale sulla Salute da tenere in Italia durante la presidenza italiana del G20 nel 2021; il superamento del Regolamento di Dublino che dal 2011 inchioda l’Italia a dare la prima accoglienza - che può durare fino a 2-3 anni, il tempo delle pratiche per l’asilo - a chiunque sbarchi sulle nostre coste. 

Il dossier al Parlamento

La sequenza dei fatti va letta in successione.  Sono tre mosse in meno di 24 ore. Martedì sera, a quattro giorni dal doppio voto - regionali e referendum - che fa ballare il governo sull’orlo del precipizio, Conte ha inviato ai presidenti di Senato e Camera il dossier con le Linee guida per i progetti che saranno finanziati dal fondo europeo. Nella lettera che accompagna il dossier di 70 pagine, Conte scrive che “l’attuale fase programmatoria rappresenta uno snodo strategico, un’occasione storica, irrinunciabile per il successo dell’azione economica e per le prospettive di crescita e di modernizzazione dell’Italia. Certamente la sfida che ci attende è estremamente complessa e necessita del dispiego delle migliori energie e competenze del Paese nonché del costante”. Parla di “prima fase” a cui seguirà quella della “elaborazione, presentazione ed adozione definitiva dei singoli progetti”. In ogni passaggio, è la promessa, “sarà assicurato il massimo coinvolgimento delle camere” oltre che “la disponibilità a riferire in ogni momento che sarà richiesto”. 

Il discorso di Ursula

Sempre martedì, parlando nel pomeriggio a margine dell’inaugurazione di una scuola in Umbria, il premier è stato ancora più chiaro: “Se fallirò con il Recovery fund avrete il dovere di mandarci via”. Suggerimento che induce agli scongiuri visto che “fallire con il Piano europeo”, non essere cioè capaci di presentare progetti esecutivi, prendere i soldi e spenderli,  vorrebbe dire far fallire il Paese prima ancora che Conte e i suo governo. Ieri mattina, poi, l’atteso discorso della Presidente della Commissione Ue alla plenaria dell’Eurocamera a Bruxelles. Un lungo intervento in cui sono stati toccati tutti i temi chiave per la ripresa del blocco a 27, dalla transizione digitale al Green deal, dai progetti sulle telecomunicazioni come 5G e 6G a quelli di riconversione energetica ad esempio con l’idrogeno. E in cui l’unico premier nominato è stato proprio Conte. La leader tedesca lo ha citato per annunciare la collaborazione con la presidenza italiana del G20, nel 2021, per il rilancio dell'Unione della salute, in un vertice globale in Italia. Il messaggio è stato inteso da tutti in modo abbastanza chiara: serve stabilità politica a Roma in un momento così delicato per la storia dell’Unione. Un assist colto al volo da Conte: “Felice di ospitare il Global Health Summit. Uniti proteggiamo la nostra salute e costruiamo un futuro migliore per le prossime generazioni”. Si tratta di un impegno che proietta il Conte 2 direttamente nella seconda metà del 2021 quando per l’appunto inizierà anche il semestre bianco (impossibile sciogliere le camere) che porterà all’elezione del Capo dello Stato. 

Bruxelles chiede continuità al governo

 Il messaggio implicito che von der Leyen consegna all’Europa e al mondo è che la Commissione s di poter contare su una interlocuzione sicura e costante a Roma. Dimostra che c’è un desiderio europeo di continuità che ritorna anche nelle parole del presidente dell'Eurocamera, David Sassoli: “Credo che tutti i ministeri in Italia stiano facendo la loro parte. E abbiamo anche bisogno della stabilità dei Paesi: è un fatto molto concreto”. Servono Parlamenti che lavorano, Occorre “la stabilità di maggioranze che accompagnano le ratifiche nei Parlamenti” di alcuni meccanismi del Recovery Fund. Quanto devono aver lavorato, e quanto continueranno a farlo, nei mesi scorsi e nei prossimi, i nostri ufficiali di collegamento a Bruxelles, Paolo Gentiloni, lo stesso Sassoli, le amicizie e i contatti del ministro Gualtieri che di quei corridoi conosce ogni angolo. Non è mai successo, infatti, che da Bruxelles arrivassero assist così puntuali.   

Dal Green deal ai salari minimi, le linee guida Ue 

Posto che la crisi è “un’occasione per cambiare” e Next Generation Eu “la nostra opportunità per far sì che il cambiamento avvenga”, le Linee guida per utilizzare il primo debito comune europeo ( i soldi del NGEu) sono i cavalli di battaglia del discorso di insediamento della von der Leyen poi rimasti nel cassetto causa pandemia. Il 37% delle risorse del Next Generation Eu saranno investite nel Green Deal, dal taglio più netto (55% invece che il 40%) delle emissioni di Co2 ai processi di decarbonizzazione. Il 20% sono destinate al digitale. per il digitale. Molto sarà investito sul sociale e per difendere i lavoratori, i soggetti più colpiti dalla crisi. Von der Leyen ha messo al primo posto il salario minimo garantito (che non significa un salario uguale in tutta Europa ma ciascuno paese dovrà avere il suo). Anche se sul lavoro ha aggiunto: “Tutti devono accedere ai salari minimi. Il dumping salariale danneggia i lavoratori e gli imprenditori onesti”. La sorpresa è arrivata quando von der Leyen ha toccato il tema dell’immigrazione. “Nel nuovo piano sulle migrazioni” che sara' presentato il 23 settembre “verrà abolito il regolamento di Dublino e sarà sostituito da un nuovo sistema di governance europea che avrà una struttura comune per l'asilo ed i rimpatri, con un meccanismo di solidarietà forte ed incisivo”. E’ dal 2013, Letta premier e poi con forza i governi Renzi e Gentiloni, che l’Italia chiede il superamento del regolamento di Dublino. Se accadrà, l’inizio di una nuova era per il dossier immigrazione.    

Le sei mission di Conte

Ora il punto è che davanti alla chiarezza delle Linee guida Ue, risalta il generico rigirato del dossier che Conte ha inviato al Parlamento italiano. Sono le stesse slide approvate una settimana fa dal Ciae, il comitato interministeriale per gli Affari Europei e su cui le Commissioni stanno facendo audizioni. Sono sei le aree tematiche “strutturali” (mission) su cui articolare il Piano per i 209 miliardi e cioè la modernizzazione del Paese da cui far ripartire il Pil, raddoppiando il ritmo di crescita degli ultimi 10 anni e portandolo in media con quello europeo. E già qui Beppe Grillo non sarebbe d’accordo, direbbe, come ha fatto che “non abbiamo capito nulla”. Quindi digitalizzazione, rivoluzione verde, sviluppo delle infrastrutture, istruzione, formazione, ricerca e cultura, equità sociale, di genere e territoriale e - ovviamente - la salute. Il governo ha fissato i suoi obiettivi: raddoppiare il tasso di crescita dell'economia italiana portandolo dalla media del +0,8% dell'ultimo decennio ad un livello in linea con la media europea dell'1,6%; aumentare gli investimenti portandoli al 3% del Pil; conseguire un aumento del tasso di occupazione di 10 punti percentuali salendo dall'attuale 63% dell'Italia al 73,2% dell'attuale media Ue; portare la spesa per ricerca e sviluppo al 2,1% rispetto all'attuale 1,3%. 

Target e paletti

Questi target fissano anche i paletti per l’ammissibilità dei progetti piovuti a centinaia sui tavoli competenti  (560 solo dai ministeri). Per essere presi in considerazione dovranno avere un “significativo impatto positivo”proprio su Pil e occupazione e dovranno riportare con chiarezza costi e impatti economici, ambientali e sociali, indicando tempistica e modalità di attuazione, con target intermedi e finali. Il Piano inizierà a lavorare nel 2021 e dovrà concludersi nel 2026. Ai primi posti mette la “riforma complessiva della tassazione diretta e indiretta, finalizzata a disegnare un fisco equo semplice e trasparente per i cittadini”; a trasferire l'onere “dalle persone alle cose” come raccomandato più volte dalla Commissione europea; a ridurre la pressione fiscale sui ceti medi e le famiglie con figli e ad “accelerare la transizione del sistema economico verso una maggiore sostenibilità ambientale”. La riforma dell’Irpef è strettamente legata al Family act, necessario per superare il gender gap, e alla revisione dei Sussidi ambientalmente dannosi. A capitolo “infrastrutture e  mobilità” si punta all'installazione di colonnine di ricarica elettrica sulla rete autostradale. Per l’istruzione l’obiettivo è il cablaggio di tutti gli istituti con la fibra ottica, il tempo pieno, l’aumento degli asili da zero e sei anni, la riqualificazione degli edifici in chiave di efficienza energetica e antisismica. La digitalizzazione del paese, lo sviluppo del 5G e l’identità digitale sono anche alla base della telemedicina e del fascicolo sanitario elettronico, e dello smart working, che va implementato e regolato. 

Ma non c’è ancora un progetto esecutivo

C’è tutto, obiettivi, missioni, target. Ma non c’è ancora un progetto esecutivo come quelli già presentati, ad esempio, in Francia. “Non potevamo calare le carte adesso in piena campagna elettorale, non sarebbe stato corretto” dice una fonte del ministero delle Infrastrutture. Chissà, da martedì quindi potrebbe esserci il miracolo che anche noi vediamo qualcosa di concreto. Di sicuro Conte prima ci ha fatto credere che entro il 15 ottobre dovevano consegnare i progetti per i 209 miliardi. Adesso, una settimana fa, si scopre che in realtà la consegna dei cronoprogrammi avverrà nel gennaio 2021. Da qual momento partono i tre mesi necessari a Commissione e Parlamento per approvare o meno. 

La solita forza della debolezza      

Tutto fatto e pensato quindi per blindare premier, governo e maggioranza fino a fine legislatura. Questo il vero progetto di Conte. Aiutato, va detto, da Bruxelles. Ma nonostante il Professore si sia mosso con abilità da veterano, le regionali e il referendum potrebbero comunque sciupare il suo progetto. Come minimo con un rimpasto. Che si sa come inizia ma mai come finisce. Non a caso Franceschini lo sconsiglia.  “Siamo sempre al solito punto,  che è più o meno quello degli Stati generali, molte chiacchiere, zero proposte - scrolla la testa la fonte Pd, tra le poche anime che si aggirano per la Camera dei deputati così deserta da essere  quasi inquietante - Conte mesta nella stessa acqua da cui però ancora non esce nulla. Ma la somma delle debolezze che lo circondano, la nostra e quella assai più grave dei 5 Stelle, lo fanno andare avanti. Almeno fino a quando non esce fuori un’alternativa seria. E al netto di qualche rimpasto o rimpastino”. E’ l’istantanea delle condizioni di governo e maggioranza. Una situazione difficile. Border line, più di là che di qua, dove il confine è la crisi di governo. E la necessità la riorganizzazione pesante del Movimento 5 Stelle. E anche del Pd.