Grand Hotel Leu, il partito delle porte girevoli al governo al posto di Italia Viva

Liberi e Uguali è diventato la terza forza del governo, al posto del gruppo di Renzi. E qualche ora fa ingaggiato un'altra senatrice ex M5s

Federico Fornaro, capogruppo a Montecitorio di Leu (Foto ANSA/ MASSIMO PERCOSSI)
Federico Fornaro, capogruppo a Montecitorio di Leu (Foto ANSA/ MASSIMO PERCOSSI)

C’è un partito che, ormai, come tale, non esiste più nel Paese visto che le sue componenti si sono “spacchettate” in varie liste: Liberi e Uguali. Del resto, il “dream team” del 2018, un cartello elettorale che metteva insieme i due ex presidenti uscenti delle Camere Laura Boldrini e Piero Grasso, un ex presidente del Consiglio come Massimo D’Alema, un quasi ex presidente del Consiglio come Pierluigi Bersani e tante componenti, da Articolo 1 a Sinistra Italiana, fino a Possibile di Pippo Civati, si era già frammentato alle Europee del 2019: Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni nella lista “La sinistra”, Articolo 1 tornato nella casa madre del Pd e Possibile nella lista insieme ai Verdi, con un percorso abbastanza accidentato già in campagna elettorale.

Leu ha molte vite

Insomma, a un certo punto sembrava quasi che Liberi e Uguali fosse morta e sepolta e ne scrivemmo, come sempre per primi, su Tiscali.it. Poi, però. Un po’ come un gatto, il partito di sinistra-sinistra del governo giallorosso ha dimostrato di avere molte vite, addirittura con gemmazioni interne ed alcune microcomponenti al suo interno, di cui vi risparmiamo la genesi e l’appello, perché troppo complicato.

Liberi e Uguali oggi

Ma, secondo i contabili delle componenti di Liberi e Uguali, attualmente i gruppi parlamentari conterebbero su sette esponenti di Articolo 1 (che in molti consigli regionali sono nel Pd, ma non qui), tre di Sinistra Italiana, due di Green Italia, partito ambientalista (che però ha anche alcuni suoi esponenti nel Misto, come l’ex ministro pentastellato Lorenzo Fioramonti), due di “E’ Viva” fra cui il segretario di presidenza di Montecitorio Luca Pastorino, ex civatiano, accusato ieri in aula dalla deputata renziana Silvia Fregolent di aver definito “posseduta” la ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova, uno di “Patria e Costituzione”, uno di Rifondazione Comunista e due indipendenti.

Il capogruppo Fornaro

Insomma, non è facile stare dietro a Liberi e Uguali. Una sola certezza c’è: che a tutti i tigì dell’ora di pranzo e di quella di cena appare il capogruppo a Montecitorio Federico Fornaro, che è il più grande intenditore di leggi elettorali in Italia, che è persona mite e dai ragionamenti gradevoli, ma che – come dire? – non è proprio uno che buca lo schermo, con il suo passo dialettico di pianura da mandrogno del Basso Piemonte, la sua barbetta e la sua pancetta.

L'incredibile resilienza

E poi, certamente, ad aiutare questa incredibile resilienza di Liberi e uguali è l’ingresso al governo, con Roberto Speranza ministro della Salute e due sottosegretari non parlamentari: Maria Cecilia Guerra al ministero dell’Economia e delle Finanze e Peppe De Cristofaro all’Istruzione prima e ora all’Università e alla Ricerca dopo lo sdoppiamento del ministero di Trastevere. Attualmente i deputati di Liberi e Uguali sono dodici: Fornaro e Speranza, per l’appunto, Rossella Muroni, Erasmo Palazzotto passato alla cronaca quasi come “armatore” ma soprattutto capo missione di una nave delle Onlus nel Mediterraneo, Pier Luigi Bersani, Federico Conte, Rina De Lorenzo, l’ex segretario del Pd Ettore Guglielmo Epifani, l’ex viceministro dell’Economia del governo di Enrico Letta Stefano Fassina, Nicola Fratoianni, Luca Pastorino e Nico Stumpo.

Come si è evoluto 

A inizio legislatura erano tutti nel Misto, non avendo il numero minimo di venti deputati per costituire un gruppo autonomo, ma poi hanno avuto la deroga perché ovviamente si trattava di un partito “vero” e non costituito in Parlamento, ma presente sulle schede elettorali nel 2018. Nel corso degli anni il gruppo di LeU alla Camera ha perso tre pezzi: l’ex presidente di Montecitorio Laura Boldrini, passata al Pd dopo poco più di un anno di legislatura, e nei mesi successivi due altre deputate accasate con Matteo Renzi in Italia Viva: prima Giuseppina Occhionero e, dopo qualche mese, Michela Rostan.

Il saldo positivo

Ma, sempre in questi movimenti tutti al femminile, è arrivata nelle truppe di Liberi e Uguali un’ex pentastellata: Rina De Lorenzo. Al Senato, addirittura, il saldo fra entrate e uscite in questo che – più che un semplice partito o gruppo parlamentare è un grand hotel con porte girevoli – è positivo. Più due. Da sempre, infatti, Liberi e Uguali, un po’ come accadde nella scorsa legislatura con SEL, monopolizza il gruppo Misto, accaparrandosi la presidenza con Loredana De Petris, storica esponente della sinistra romana che sa muoversi benissimo fra i meandri dei Parlamento e in particolare di Palazzo Madama.

Le nuove entrate

Ed è talmente forte la presenza di LeU nel Misto del Senato che solitamente la De Petris scandisce “Parlo a nome della maggioranza del gruppo Misto” e i senatori iscritti al Misto che votano contro il governo chiedono di parlare “in dissenso dal mio gruppo”. Oltre a Loredana De Petris nel Misto-Liberi e Uguali ci sono da subito l’ex presidente dell’Emilia-Romagna Vasco Errani, l’ex presidente del Senato Piero Grasso e Francesco Laforgia. E a loro si sono aggiunte nel tempo due ex senatrici del MoVimento Cinque Stelle che prima sono transitate dal Misto “tout court”, senza aggettivi: la prima è stata Paola Nugnes, la seconda da ieri sera tardi è Elena Fattori.

Italia Viva quinta forza

E proprio questi movimenti, come il posizionamento della senatrice Fattori che se ne stava tranquilla fra gli apolidi del Misto da più di un anno, sono strettamente connessi alla possibile conta parlamentare di questi giorni. Liberi e Uguali si vuole configurare sempre più come la terza forza della maggioranza giallorossa (la quarta è il MAIE-Movimento associativo italiani all’estero, l’unico oltre ai pentastellati ad essere stato nella maggioranza gialloverde e in quella attuale e la quintà è, o era, Italia Viva).

L’attivismo di Liberi e Uguali

E quindi ogni parlamentare in più è decisivo. E non è nemmeno detto che lo scouting a sinistra sia finito, soprattutto guardando a pentastellati che non si trovano più a loro agio nel MoVimento, ma non hanno alcuna intenzione di uscire dalla maggioranza. L’attivismo di Liberi e Uguali è tale che, l’altra sera, al vertice fra tutti i partiti per sciogliere alcuni nodi sul Recovery Plan e cercare di districare la crisi, tutti i partiti erano collegati da remoto con Palazzo Chigi e Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri.

Il programma del partito

centraleTutti tranne LeU che invece era massicciamente in forze a Palazzo Chigi con addirittura tre esponenti: Roberto Speranza come capodelegazione del partito nel governo Conte bis e Fornaro e De Petris come capigruppo parlamentari. E così, un partito che un anno fa sembrava destinato all’estinzione e che in quanto “forma partito” lo è, estinto, in Parlamento acquista nuova forza. Programma centrale: liberi da Renzi, uguali a lui nei numeri.