[Il documento] Si chiamerà “Libera Italia” la Semplificazione che però non semplifica molto

Girano alcune bozze dell’atteso decreto Semplificazioni cui il premier ha affidato, anche, la ripartenza del paese. 68 articoli, 75 pagine. Manca ogni riferimento al codice degli appalti, all’apertura dei cantieri, alla revisione dell’abuso dell’abuso d’ufficio e del danno erariale. Celotto: “La pubblica amministrazione va ridisegnata del tutto. Inutile intervenire sui singoli pezzi”.

Il premier Giuseppe Conte
Il premier Giuseppe Conte

E’ “solo” una bozza. Rigorosamente “non definitiva”. Chissà quante altre stesure seguiranno. E quante cose cambieranno. Tutto vero. Però se il decreto Semplificazione cui il premier Conte ha affidato il destino, il riscatto e la ripartenza del Paese è quello “disegnato” da questa prima bozza, possiamo dire che la montagna ha partorito un topolino. E che la Semplificazione immaginata non risolverà i problemi di competitività di questo Paese. Nè il diritto degli italiani di vivere in un paese moderno e funzionante. Se poi qualcuno avesse inteso che il decreto Semplificazione sarebbe stata “la casa” delle nuove norme per far partire opere pubbliche, cantieri e utilizzare decine di miliardi già stanziati ma non usati, anche in questo caso resterà deluso. Insomma, non può essere questo un pezzo di quel canovaccio necessario per accedere al Piano europeo per la ripartenza (Recovery plan) e quindi al relativo finanziamento (Recovery fund).

La bozza

Eppure alcuni indizi ci dicono che alla fine il testo non sarà troppo diverso da questo, Venerdì, nella conferenza stampa, sulla scuola, Conte aveva detto che “avrebbe presto consegnato ai ministri la bozza del testo finale per le necessarie e opportune integrazioni e valutazioni anche da parte delle opposizioni”. C’è molta “attesa” - disse proprio così - “per questo testo ed è giusto che sia valutato in anticipo da tutte le forze politiche della maggioranza e dell’opposizione”. Lasciò intendere che la settimana che inizia oggi sarebbe stata decisiva per portare il testo in Consiglio dei ministri. Questa bozza gira da sabato.

Sono 75 pagine e 68 articoli e il titolo del decreto è, come sempre, un programma: dopo Cura Italia, dopo il Rilancio eccoci al decreto Libera Italia. Un ottimo indice ci informa che il testo consta di tre Titoli (sezioni principali). Il Titolo I comprende “Disposizioni in materia di Semplificazioni” (per i Cittadini, per le imprese, in materia di lavoro, di appalti pubblici, di ambiente, di agricoltura, di ricerca fino ad una “VII sezione- Altre disposizioni di Semplificazione). Il Titolo II comprende “Disposizioni in materia di sviluppo”, dalla digitalizzazione del paese (c’è una promettente Agenda digitale italiana) all’Università, dall’Istruzione al Turismo, dalle Infrastrutture energetiche e metanizzazione a Disposizioni per le Imprese e i cittadini meno abbienti.

Tutto e niente

Visto così, solo i titoli, sembra un ottimo programma. La cornice, almeno, sembra perfetta. Ed è possibile, anzi sarà certamente così, che queste 75 pagine siano solo un inizio, un avvio di Semplificazione. Perchè da quello che si può vedere ad una prima lettura, il decreto più atteso è poco più di niente. Cominciamo da quello che non c’è, sempre tenendo presente che si tratta di una bozza e che tra le righe ci potrebbe anche essere una norma bomba, che veramente cambia la pelle al paese e però ci è sfuggita. Manca, ad esempio, un drastico taglio delle norme e successiva riorganizzazione: il nostro ordinamento consta di 187 mila tra norme e leggi mentre Francia, Germania e Uk viaggiano tra i tre e i settemila. Ogni governo quando si insedia fa la solenne promessa: tagliamo e buttiamo le norme inutili. Alle fine ne aggiungono sempre qualcuno che va ad integrare le precedenti e così si finisce per non capire più nulla.

Manca del tutto il riferimento al codice degli appalti, sospeso, modificato in tutto o in parte, sostituito: ma forse questa parte che dovrebbe comprendere lo sblocco dei grandi cantieri, è stato deciso di trattarla a parte in maniera omogenea.

Manca ogni taglio di ente inutile che sappiamo generare, oltre ai costi, anche norme e leggi (per autogiustificare la propria esistenza). Manca del tutto, anche, la revisione di due reati che pesano molto sull’amministrazione delle cosa pubblica: abuso di ufficio e danno erariale. “Metteremo le mani su questi reati e cercheremo di correggerli perchè non si può più vedere la scena per cui l’amministratore pubblica non firma atti, e rallenta tutto, perchè teme di firmare atti che potrebbero ritorcersi contro di lui” spiegò cita un mese fa Conte. Un promessa che ha ripetuto durante gli Stati generali e che ha fatto esultare, ad esempio, l’associazione costruttori (Ance). Nella bozza in circolazione non ce ne è traccia. Quello che è certo è che i 5 Stelle - e il Fatto quotidiano - alzarono subito un muro all’idea di questa proposta. Per un motivo o per l’altro, nella bozza che Tiscali.it ha potuto visionare del decreto Semplificazioni non c’è la minima traccia di questo intervento.

Cambio residenza e validità documenti identità

Il Capo II del Titolo I prevede modifiche a due attività del nostro quotidiano che in genere portano via, se va bene, mezza giornata lavorativa tra richieste, rinnovi, documentazione. L’articolo 5 ci spiega, ad esempio, che “il cambio di residenza avverrà in tempo reale e con un click” alla faccia di dipendenti lavativi , code assurde e tempi biblici. L’articolo 7 che i documenti di identità andranno tutti a scadenza con la data di nascita (come già avviene per la patente) e hanno validità dieci anni. Si poteva però cogliere l’occasione per avere un unico documento di identità informato di tutti i dati necessari delle persona, dal fisco alla sanità passando per la petente. E’ prevista la “dichiarazione unica di conformità degli impianti termici” e la semplificazione “per la partecipazione a concorsi e prove selettive”. Positivo, molto, l’obbligo di scambio di documentazione tra amministrazioni per via telematica (provate a vedere quando ci mette un atto dal comune di Roma a quello di Firenze…). L’articolo 1 che - per convenzione crediamo possa essere il più importante - si presenta così: “Modifiche alla legge n.241 del 1990 in materia di conclusione del procedimento e poteri sostitutivi”. Si tratta di norme sul silenzio assenso. Pensi che finalmente se un amministrazione non risponde entro 30 giorni, scatta il silenzio assenso su tutto. L’arma letale contro l’inerzia dei pubblici uffici. Invece no: l’articolo 1 prevede maggiori tutele per chi si avvale del silenzio assenso.

La semplificazione per le attività economiche

L’articolo 12 promette bene: “Semplificazione procedimentale per l’esercizio di attività economiche”. Pensi che finalmente anche in Italia sarà possibile aprire una gelateria in quindici giorni. Come succede in Spagna o in altri paesi europei. E invece si tratta solo di una “promessa”, di una eventualità poi che l’articolo prevede “la possibilità di stipulare convenzioni, su proposta dei ministri, sentita la Conferenza Stato-regioni, per attivare percorsi sperimentali di semplificazione amministrativa anche in deroga a ….”. La Scia, permesso-incubo di tanti piccoli imprenditori e artigiani, resta in piedi in tutta la sua interezza con la previsione di qualche modifica semplificata. Così come le modifiche al Tulps (testo unico leggi su pubblica sicurezza) previste all’articolo 13: una lunga lista di proroghe, a un anno, a tre anni. La sostanza non si tocca. La semplificazione in materia di appalti pubblici è trattata negli articoli 21-22-23 ma non c’è alcun riferimento al Codice degli Appalti. Interessante il gruppetto di interventi alla voce “Semplificazione in materia di agricoltura”: per le imprese agricole, per la vendita diretta, omologazione delle macchine e per il deposito temporaneo dei rifiuti. Brilla poi “l’interpretazione autentica” dei poteri del revisore dei conti, cioè dell’articolo 2477 del codice civile. All’innovazione tecnologica, architrave della semplificazione, sono dedicati tre articoli uno dei quali esclusivo per scuola, università e ricerca.

Scuola e Università

Sorprende un po’ vedere come ben 8 articoli del decreto “Libera Italia” (dal 53 al 61) siano dedicati a Scuola e Università. Tutto bene, benissimo anzi. Ma che c’entra con la Semplificazione della burocrazia di questo paese? Che c’entra mettere qui (articolo 61) “la modernizzazione del patrimonio immobiliare scolastico”?. La bozza è uscita dopo il cdm sulla ripartenza della scuola a settembre mentre mezza Italia era già in piazza per protestare. Poi è stato promesso un miliardo e 50 mila docenti in più. Il decreto Semplificazione sarà il veicolo per realizzare in fretta la ristrutturazione di edifici scolastici in uso e quelli in disuso alla ricerca di spazi?

Le abrogazioni

L’articolo 67 è dedicato alle “abrogazioni”. Pensi, ecco ci siamo, la rivoluzione sta qua in fondo. Vai a leggere: “A far data dal sessantesimo giorno successivo all’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto sono o restano abrogate le disposizioni indicate nella Tabella A”. Da sottolineare “sono o restano abrogate”perchè neppure il legislatore si raccapezza tra le 187 mila leggi italiane.

“Un mosaico inguardabile”

Il professore Alfonso Celotto, costituzionalista, più volte capo di gabinetto in vari governi degli ultimi anni, uno dei massimi esperti di burocrazia grazie al “Dottor Ciro Amendola, direttore della Gazzetta Ufficiale” protagonista de suoi romanzi parla dell’amministrazione italiana come di un “mosaico inguardabile”. Da quello che gli possiamo anticipare, il giudizio del Decreto “Libera Italia” è categorico: “Se di questo veramente si tratta, non andiamo a semplificare proprio nulla perchè siamo di fronte a tante piccole semplificazioni di tanti piccoli pezzi della pubblica amministrazione”. Tagliare norme e enti è il passaggio obbligato e indispensabile per modernizzare il paese. Ma chi lo dovrebbe realizzare teme molto per il suo consenso. E dunque ci gira intorno. Del resto risale al 1916 il primo decreto sulla Semplificazione in Italia. Da allora ci hanno provato ben 232 volte. Quello della Pubblica amministrazione è un mosaico inguardabile solo che invece di intervenire sul disegno generale e modificarlo, si interviene ogni volta sulla singole tessere che non modificano il problema generale”. Vedremo come andrà anche questa volta. Perchè in fondo quella che gira è solo una bozza.