Chi è il leghista che conta di più e che alza la voce anche con Salvini

Lo vediamo alle spalle del ministro dell’Interno e a prima vista non sembra un leghista truce. Ma Marco Campomenosi ricopre un ruolo centrale

Marco Campomenosi con Matteo Salvini
Marco Campomenosi con Matteo Salvini

C'è una faccia nuova che appare sempre più spesso alle spalle di Matteo Salvini sui palchi dei comizi o degli incontri pubblici leghisti. Solo per restare all'ultima settimana, l'abbiamo visto a fianco del (quasi ex) ministro dell'Interno nel comizio volante sul lungomare di Recco - che è il luogo del cuore del ministro dell'Interno, il suo buen retiro - sul palco della Spezia, su quello di Marina di Massa...

E' un tipo alto, massiccio ma non grasso, brizzolato e sorridente, una specie di George Clooney (non Richard Gere, per carità, rischierebbe l'espulsione), che piace molto alle donne e così, bellissimo e elegantissimo, antropologicamente non sembra immediatamente il paradigma del leghista truce. Eppure, fisiognomica e osservazioni di stampo lombrosiano a parte, se c'è un leghista superleghista, è proprio quel signore lì.

Uno che non ha nemmeno una pagina Wikipedia personale in italiano, ma solo in inglese. Eppure, oggi, è uno dei leghisti che conta di più in assoluto, grazie alla sua capacità di essere contemporaneamente un ultrà salviniano, ma anche dall'avere la forza e la capacità di contraddire "Matteo" quando è il caso, alzando la voce. Poi, come vedremo, il suo "alzare la voce" si traduce sempre e comunque nel sussurrare, ma si può urlare anche sussurrando. 

Si chiama Marco Campomenosi e fa il capodelegazione dei ventotto eurodeputati leghisti a Strasburgo e Bruxelles, che non sono la delegazione più numerosa (ad esempio il Brexit party ha un europarlamentare in più, ma solo grazie alla particolare legge elettorale del Regno Unito), ma sono il partito nazionale che ha preso più voti fra tutti i Paesi dell'Unione Europea: nove milioni e mezzo di croci sul simbolo "Salvini presidente". Quasi un dioscuro insieme all'ex pentastellato Marco Zanni che invece guida l'eurogruppo dei sovranisti europei, e che ha nella sua squadra una serie di notevolissime individualità: da mister 90mila preferenze Angelo Ciocca al patron del Papeete Massimo Casanova, dal prof che buca lo schermo Antonio Maria Rinaldi all'ex sindaco di Adro Danilo Oscar Lancini, fino a un altro secchione delle euroalleanze e della tattica parlamentare europea come Paolo Borchia.

Dico "un altro" perché proprio questa è la storia di Campomenosi che, fino a pochi mesi fa era, esattamente come Borchia, un funzionario dell'eurogruppo, espertissimo di tecnica legislativa e di relazioni con gli europarlamentari di tutti i Paesi dell'Unione Europea e in grado di parlare parecchie lingue come la lingua madre e come il genovese, sia di città che delle valli appenniniche più impervie, visto che è per metà di Marassi e per metà di Santo Stefano d'Aveto.

Il tutto abbinato a uno stile che è assolutamente lontano dall'iconografia delle caricature del leghista di una volta e persino del leghista ultrà salviniano: Campomenosi non urla, ma sussurra; non cita riti celtici, ma autorevoli economisti a stelle e strisce ed europei; non ha una dialettica rodomontesca, ma anzi è molto analitico e precisissimo in ogni sua argomentazione, tenendo conto anche delle argomentazioni contrarie alle sue ipotesi, quasi un filosofo della scienza politica.

E non è un caso, che - anche nelle trattative parlamentari che hanno portato all'elezione di David Sassoli all'Europarlamento e dell'ormai sdoganatissima Ursula alla guida della Commissione europea - in molti esponenti di vari partiti del gruppo Ppe e di quello Pse, a partire dai tedeschi, siano andati da lui per trattare con i leghisti, esordendo così: "Marco, tu che sei una persona ragionevole, vediamo cosa si può fare...".

Ma è proprio qui che sta il Campomenosi capo del salvinismo di governo e di opposizione, ma comunque supersalviniano.

Sempre sorridendo, sempre sussurrando, sempre con uno stile personale e umano che riconcilia con la politica, Campomenosi ha sempre i modi e la faccia del poliziotto buono, ma quando serve non esita a fare anche il poliziotto cattivo. Non va in tivù, ma dice meglio le cose che dicono i leghisti in tivù. Insomma, un conto sono uno stile e un'umanità rara e forse unica in politica. Un conto è deflettere dall'ortodossia leghista: Campomenosi, laureato in legge, ha passato una trentina dei suoi 44 anni la prossima settimana a fare il volontario e l'attivista della Lega, senza mai sgomitare per avere posti in prima fila, ma sempre lavorando per il movimento senza mai chiedere nulla in cambio.

Eppure, dietro le quinte, è stato uno degli uomini più importanti del viaggio che ha portato la Lega di Salvini dal 3 per cento da cui l'aveva ereditata da Maroni al quasi 40 per cento dei sondaggi dei giorni scorsi, ora un po' limati dopo le ultime vicissitudini. Tanto Luca Morisi, con la sua Bestia, è l'anima social di questa storia di impennata dei consensi avvenuta con una velocità mai vista in Italia, tanto Campomenosi è l'anima "ideologica", per quanto riguarda soprattutto le questioni economiche, il primo ad avvicinarsi alle idee di Claudio Borghi e di Alberto Bagnai, con le loro tesi euroscettiche, e anche di Paolo Savona. Ma, soprattutto, Campomenosi è stato fra i leghisti che erano salviniani anche quando Matteo Salvini era in disgrazia.

Suo primo assistente all'Europarlamento dal 2005 al 2007 e poi ai vertici dell'eurogruppo parlamentare fra i tecnici che supportavano la sparuta pattuglia leghista, dove Salvini ha sempre preferito stare rispetto al Parlamento italiano, optando per Strasburgo e Bruxelles ogni volta che si è trovato di fronte al bivio fra le due istituzioni. Ma, soprattutto, il capodelegazione italiano del Carroccio è stato vicino a Salvini anche nei momenti peggiori, ad esempio quando bossiani e veneti della Lega, con una serie di ricorsi rischiarono di fargli perdere il seggio all'Europarlamento.

E non è un caso che, in questi giorni, gli unici momenti non politici del ministro dell'Interno sono stati quelli con i suoi figli, con la fidanzata Francesca e all'ospedale San Martino di Genova a trovare una sua cara amica che era ricoverata lì: Sissi Alessia Ratti. E a fianco di Salvini c'erano solo Campomenosi e il capogruppo leghista in Regione Liguria Franco Senarega, che sono i due amici personali suoi e di Sissi.

Questa è la cronaca. Ma è anche la storia della Lega a raccontare queste vicende. A un certo punto, accanto a Salvini - in un partito in cui oggi si accreditano come capi del salvinismo persino esponenti ex bossianissimi che andavano a mendicare incontri con Maroni, che era il primo dei suoi nemici interni, quando Bobo era segretario federale - erano rimasti solo in quattro e nessuno dei quattro è un personaggio famosissimo. Ecco, Marco Campomenosi era uno di quei quattro. Ed è per questo che, anche e soprattutto in questi giorni oggettivamente difficilissimi per il leader della Lega, Campomenosi era vicino a Matteo Salvini. Come sempre e, se possibile, più di sempre.