La legge elettorale c’è, ma non si vede. E sul Germanicum ci sono due fronti contrapposti

Franceschini vorrebbe varare il sistema alla tedesca e i 5Stelle pure, ma Renzi (e Conte) hanno deciso di affossarla

La legge elettorale c’è, ma non si vede. E sul Germanicum ci sono due fronti contrapposti

“Quando, in Parlamento, si inizia a parlare, con troppa insistenza e troppa foga, di legge elettorale, specie se bisogna scriverne e farne una ‘nuova’, vuol dire che si avvicinano le elezioni. Figurarsi quando si inizia a votarla. Allora vuol dire che le elezioni stanno per essere indette”. Così recita, mai smentito, un vecchio adagio politico-parlamentare, in auge da decenni, di solito sempre valido. Questa volta, però, l’adagio ‘non’ vale. Infatti, è vero che in questi giorni si è tornati a parlare di legge elettorale. Nella fattispecie, trattasi del Germanicum o Tedeschellum, il ddl – un proporzionale semi-puro con sbarramento al 5%. E se è altrettanto vero che nei retroscena dei giornali torna a far capolino il tema - ieri, sul Corsera, Francesco Verderami, ha tirato fuori la zampata da par suo (titolo del pezzo, “Il tacito patto Conte-Renzi per far saltare il proporzionale”) - è anche vero che, di legge elettorale come di elezioni, per un tempo assai lungo, e indefinito, non se ne parlerà, sia per ragioni tecniche (difficili da spiegare) che per ragioni politiche (più facili da spiegare: la manovra economica).

Eppure, rebus sic stantibus, ecco che si torna a parlare, nei Palazzi della Politica, e con insistenza, di legge elettorale e, in particolare, di quella legge elettorale ‘alla tedesca’ che le forze della maggioranza di governo avevano studiato, individuato, scritto e poi messo in un cassetto a ammuffire? Il Germanicum, o Brescellum, ammuffisce nei cassetti. La sua ragion d’essere era l’alleanza ‘organica’ Pd-M5s.

Il ‘cassetto’, dove la legge elettorale giace da mesi è, come si diceva, quello del presidente della I commissione Affari costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia (M5s). Il quale il testo di legge di riforma elettorale lo ha scritto di suo pugno e amerebbe tanto che lo si chiamasse Brescellum. Solo che lo ha fatto con il fattivo contributo di alcune illuminate menti del Pd (Fiano, Ceccanti, Parrini, etc.) - non foss’altro perché i democrat ritengono i 5Stelle “ontologicamente incapaci di scrivere leggi elettorali” - e, ovviamente, la supervisione discreta ma vigile del Colle. 

Alle segreterie di Pd e M5s è spettato, già mesi fa, il compito di indicare la barra per il futuro: dobbiamo costruire una ‘Nuova, Grande, Alleanza’ – si dissero reciprocamente Di Maio per i 5Stelle e Zingaretti per il Pd – che non sia ‘transeunte’, ma un’alleanza vera, organica.

Trasformare i sogni in realtà. Il ‘Tutti contro la Destra’ si è trasformato, da ammucchiata, in legge elettorale
In particolare, la ragione del dovere/volere di stringere una vera ‘alleanza organica’ la vagheggiava Beppe Grillo e la teorizzava Goffredo Bettini, ideologo di Zingaretti, nel Pd. Il governo ‘in comune’ va avanti, il Covid ha unito in alto i cuori e l’idea di ‘restare insieme’ accarezza, da mesi che ormai sono diventati anni, gli stati maggiori dei due partiti.
Per ottenere un risultato così tanto ambito, però, l’unico sistema elettorale che corrisponde ai sogni a occhi aperti di entrambi i partiti, era, ed è, appunto, solo il proporzionale.

Non ti ‘vincola’ prima del voto, come fa il maggioritario (dove le alleanze, nei collegi, le devi dichiarare, ‘desistenze’ comprese) e, in fondo, non ti ‘vincola’ neppure dopo il voto. In Parlamento, infatti, una volta che si è formato, puoi fare tutti i giochi e le alleanze che vuoi. Per capirci, puoi ‘imbarcare’ Forza Italia in una alleanza di governo, puoi guardare a sinistra-sinistra come a destra, etc. Tanto, appunto, alle elezioni sei andato col proporzionale, preghiera che, tradotta, recita ‘ognun per sé, Dio per tutti’.

Alla fine del 2019 ecco che spunta fuori il Germanicum

E così ecco che, a fine 2019, ti spunta fuori il Germanicum, cioè una legge elettorale con sbarramento nazionale al 5%. Figlio di molti padri, ma di una sola madre (Franceschini, il quale, da buon ex dc, è un ‘orfano’ della I Repubblica), paradossalmente, sembra andare bene a tutti: al centrodestra evita di dover litigare furiosamente prima del voto, ma – in caso di vittoria di quello schieramento – di convergere dopo (in Parlamento) per governare. Nel centrosinistra piace a tutti e non solo al Pd. Anche la nascitura (all’epoca) Iv di Renzi, che pure coltivava sogni di gloria, arci-sicuro lui e i suoi di poter superare, con agilità e rapidità, l’asticella del 5%. Solo la sinistra-sinistra (Sel-SI) storce la bocca. La legge elettorale sembra cosa fatta e viene data per approvata. Viene ‘incardinata’ in commissione e sembra dover approdare presto in Aula, ma lì, per mesi, giace fino a quando, pochi mesi fa, durante il Covid, Pd e M5s hanno avuto la bella pensata di provare a ritirarla fuori dai cassetti, subito stoppati, come vedremo, da Iv, non dal centrodestra.

La ‘rivoluzione’ del Germanicum sta nello sbarramento

Corrisponde, peraltro, il Germanicum, a una piccola, vera, rivoluzione, se passasse, in tema di leggi elettorali italiche.
Infatti, il nuovo sistema elettorale è un’innovazione, anche se a metà. Da una parte ‘copia’ il sistema elettorale in vigore in Germania (dove, però, metà dei collegi sono assegnati in collegi uninominali secchi) in via pedissequa. Dall’altro, non è un vero ‘ritorno all’antico’: trattasi, infatti, di un sistema proporzionale impuro, o semi-puro, ma assai diverso da quello della vituperata Prima Repubblica.

Infatti, a quei tempi, lo sbarramento era, di fatto, all’1%. Un sistema più democratico di quello, anche a volerlo architettare, non ci si riusciva. Ma anche nella Seconda Repubblica, caratterizzata da sistemi fintamente maggioritari, ma sempre a torsione proporzionalista, il ‘si salvi chi può’ trovava sempre una qualche compensazione, sia col Mattarellum che col Porcellum e pure il Rosatellum.

Invece, con il nuovo sistema elettorale, ove mai adottato e che prevede lo sbarramento unico nazionale al 5%, se non prendi tre milioni di voti abbondanti, puoi anche dire addio agli augusti scranni parlamentari. Resti a casa e tanti cari saluti. Anche alle elezioni europee, in realtà, c’è la soglia di sbarramento, ma è più abbordabile (4%).

Il punto politico è che una forza di medio peso (IV, per dire…), quotata intorno al 3-4%. il Parlamento non lo vede neppure col binocolo. Ne resta fuori e punto. Renzi, che ha tanti difetti ma non è stupido, a forza di leggere i sondaggi che quotano il suo partito assai lontano dal 5% dei voti, ha mangiato la foglia ed ha deciso di far saltare l’Ambaradan.
Franceschini aveva pronta ‘l’arma fine di mondo’: la riforma del sistema elettorale in senso proporzionale. “Tiriamo fuori il proporzionale dal cassetto e facciamolo approvare da almeno un ramo del Parlamento, la Camera, prima dell’estate. Poi la parcheggiamo al Senato e si vede” – aveva detto, richiesto e spinto i suoi deputati dem a fare, il ministro Dario Franceschini, quando nei Palazzi del Potere, appena sgonfiatosi il tifone del coronavirus, erano tornati a soffiare i venti di imminenti crisi di governo.

“Così, nei confronti di chiunque voglia andare a votare, o ne abbia la tentazione, abbiamo la pistola carica sul tavolo”, aveva aggiunto il capodelegazione dem, consapevole che – davanti a parlamentari spaventati e riottosi all’idea delle urne, ma anche davanti a leader politici bizzosi e ambiziosi - la sola arma ‘fine di Mondo’ in mano che puoi usare è quella di minacciare di fare la legge elettorale e, quindi, di correre alle urne, ché le due cose, si sa, vanno a braccetto.
Una prospettiva, quella di scrivere la nuova legge elettorale, in senso proporzionale puro e con lo sbarramento al 5%, che allettava di parecchio sia i 5Stelle ‘lato’ Di Maio, che vogliono mani libere, in Parlamento, oggi come domani, sia Forza Italia del Cav che potrebbe così, finalmente, liberarsi dall’abbraccio mortale sia di Salvini che di Meloni.

“Il Big Ben ha detto stop!”

Renzi ferma tutti e tutto: la nuova legge elettorale resterà ad ammuffire nei cassetti. Ma ‘il Big Ben ha detto stop!’ ha urlato Renzi e s’è fermato. “Bene che vada la nuova elettorale la approviamo, alla Camera, prima dell’estate, sì, ma solo in commissione… - spiega un deputato dem che segue da vicino l’intero dossier – perché con IV contraria se andiamo in Aula, al primo voto segreto, la maggioranza va sotto, la legge muore e il governo rischia grosso. Quindi, prima di settembre-ottobre, di legge elettorale non si riparlerà più”, sospira il dem che, da maggioritarista convinto, neppure lo vorrebbe firmare, il proporzionale, ma che è obbligato agli ‘ordini’ di partito.
Renzi, infatti, che di solito detesta, come anche Berlusconi, occuparsi di “cose noiose come le leggi elettorali”, ha mangiato la foglia, e cioè il tentativo di stipulare, tra Pd e M5s, un accordo ai suoi danni. Il sistema proporzionale in discussione prevede, come vedremo, lo sbarramento al 5%, cifra da cui, nei sondaggi attuali, IV è lontanissima. Senza dire delle rivalità, in campo centrista, dove la concorrenza, per il partito di Renzi, è sempre più spietata.

La concorrenza al centro è spietata. Il ‘partito di Conte’ ha, però, uguali esigenze di Iv: abbassare la soglia al 3%
Prima il partito della Bonino e degli ex Radicali (+Europa), poi il partito di Calenda e Richetti (Azione civile), poi il partito di Toti e, pare, di altri centristi in fuga dagli azzurri (Cambiamo!). Nessuno dei quali vuole ‘fidanzarsi’ con Iv. Infine, ecco arrivare anche il nascituro e già testato dai sondaggi, con lusinghieri risultati, ‘partito di Conte’. A sua volta contrario, alla nuova legge elettorale di stampo proporzionale con sbarramento al 5%, perché una cosa sono i sondaggi, se fai un partito, e una cosa i voti reali: meglio tenersi lo sbarramento al 3% previsto dal Rosatellum.

Renzi ha fatto, in queste settimane, identico e speculare ragionamento e, tanto per cambiare, ha effettuato quello che gli riesce meglio, il “rovesciamento delle alleanze” o, come recita il titolo del suo nuovo libro, La mossa del cavallo: scartare di lato e prendere d’infilata l’avversario stordito.

La ‘Grande Riforma’ renziana e i sogni della Boschi

E così, Renzi, dopo essersi convertito, nell’ultimo anno, alla ‘religione’ del proporzionale – che un tempo detestava – eccolo tornare, come d’incanto, a farsi tifoso e fan del sistema maggioritario, nonché delle riforme costituzionali.
In occasione delle presentazioni del suo libro, ha lanciato “il modello del sindaco d’Italia”, cioè l’elezione diretta del premier con corollario di sistema maggioritario a doppio turno di ballottaggio e collegi uninominali secchi. Una riforma che, in teoria, può piacere alla destra, che l’ha sempre voluta, ma che, per attuarla, bisognerebbe mettere mano alla Costituzione e stravolgerla tutta. Il che vuol dire, banalmente, che è una riforma destinata “all’anno del mai” o, per dirla altrimenti, una ‘Grande Riforma’ inattuabile, come furono quella craxiana e, appunto, quella renziana.

Insomma, la legge elettorale – almeno quella di stampo proporzionale, detta anche Germanicum o Tedeschellum o Brescellum, dal nome del presidente Giuseppe Brescia (M5S) - continuerà a dormire, nei prossimi mesi, i sonni del principe di Condé prima della battaglia di Rocroi, cioè quelli del Giusto, perché politicamente verrebbe bocciata, se mai andasse in aula, dal fronte di renziani+contiani+altri.

Prenderà polvere nei cassetti della commissione Affari costituzionali della Camera. Commissione detta anche, in parlamentarese, ‘la Prima’, perché ritenuta, da sempre, la commissione più importante: vi passano tutte le leggi per il vaglio di costituzionalità e, a maggior ragione, le riforme, che siano elettorali o istituzionali o costituzionali. Motivo, peraltro, per cui si dice che la capogruppo di Iv, Maria Elena Boschi, ex ministro alle Riforme, miri a prendere il posto del povero Brescia quando, a metà giugno, bisognerà rinnovare le presidenze delle commissioni parlamentari – che scadono tutte dopo due anni – e Iv ha i suoi ‘appetiti’. Non sia mai che, invece della legge elettorale, ci scappa la ‘Grande Riforma Istituzionale’ (sindaco d’Italia, etc): una come la Boschi, ovviamente, vuole esserci e, da ex ministro alle Riforme, accetta di sedersi solo in posti di prima fila.