[La polemica] Per colpa della legge elettorale più pazza del mondo i grillini cacciati finiranno in Parlamento

È incedibile che nessuno abbia notato il paradosso che si sta determinando in queste ore. Loro dicono di volersi dimettere appena eletti, il loro partito li ha già ripudiati e li vuole immediatamente fuori (scelta dura e lodevole), i loro elettori li vorrebbero appendere a qualche palo per aver inventato il trucchetto vergognoso dei bonifici messi e subito dopo revocati (per truccare i rendiconti), ma gli elettori non potranno non votarli. Anzi: saranno costretti a votarli, se vogliono premiare il partito che li ha cacciati

[La polemica] Per colpa della legge elettorale più pazza del mondo i grillini cacciati finiranno in Parlamento

Se a qualcosa serviva, la vicenda paradossale degli otto parlamentari cacciato dal Movimento 5 Stelle, doveva essere lo stimolo a una ulteriore riflessione sulla legge più pazza del mondo: ci sono - infatti - otto candidati che si sono spontaneamente dimessi, che hanno lasciato il loro movimento, ma che non potranno essere (ovviamente) depennati dalle liste perché le candidature sono già chiuse. È incedibile che nessuno abbia notato il paradosso che si sta determinando in queste ore.

Loro dicono di volersi dimettere appena eletti, il loro partito li ha già ripudiati e li vuole immediatamente fuori (scelta dura è lodevole), i loro elettori li vorrebbero appendere a qualche palo per aver inventato il trucchetto vergognoso dei bonifici messi e subito dopo revocati (per truccare i rendiconti), ma gli elettori non potranno non votarli. Anzi: saranno costretti a votarli, se vogliono premiare il partito che li ha cacciati. Esattamente come accade per i 22 impresentabili che sono candidati nelle liste del centrodestra, e come i 27 impresentabili che sono candidati nelle liste del centrosinistra. Non si potrà scegliere, vagliare, valutare: vanno presi in blocco, a scatola chiusa.

Tutti bloccati, tutti eletti a prescindere dalla volontà degli elettori, persino nel caso dei penta stellati, quello in cui loro stessi, per senso di correttezza nei confronti delle loro regole interne, dicono già di voler rinunciare al mandato. Non è finita: in virtù delle pratiche parlamentari, anche presentare le dimissioni una volta eletti non sarà facile. Per prassi antica - infatti - il parlamento italiano rifiuta per almeno tre volte ogni richiesta di abbandono di un suo membro. Il motivo nobile è la memoria delle dimissioni indotte con minacce nei tempi in cui lo stato liberale era in agonia, il motivo meno nobile è il solito istinto corporativo.

Quindi ci vorranno in ogni caso mesi. Perché se ne vadano i nominati-eletti che nessuno vota, e che nessuno intende candidare, dunque, ci vorranno mesi, e si potrebbe assistere al paradosso anche di una maggioranza parlamentare segnata da un vulnus, con circa dieci deputati in meno - un piccolo gruppo parlamentare - che se ne stanno nel limbo. Di fronte a tutto questo, pochi ancora dichiarano apertamente - tranne forse Piero Grasso, che dice “Sono disposto a votare un governo con questo scopo” - che cambiare legge elettorale non è un obiettivo qualsiasi, ma piuttosto una vera emergenza. Silvio Berlusconi ha fatto di più. E ieri ha sostenuto che il Rosatellum “Non potrà essere cambiato in ogni caso, anche dopo il voto”.

Si tratta - è bene ricordarlo - di una legge ingannevole in cui in caso di multi-candidatura passa il candidato che prende meno voti. Si tratta di una legge truffaldina (lo scopriremo tra poco) in cui tu voti un partito e ne eleggi un altro (che non raggiunge il quorum). Si tratta di una legge in cui, nel caso frequente della multi-candidatura, passi dove hai preso meno voti (sic!), la legge in cui tu voti una donna capolista sul proporzionale e (sempre per il trucco dei cosiddetti paracadute, vedi Maria Elena Boschi) ma con il tuo voto eleggi un uomo. Cancellare una legge così schifosa non è un dettaglio. È una emergenza nazionale.