Alla fine Super Mario dice stop: la legge di Bilancio resta così com’è. E dal 2024 tutte le concessioni all’asta

Il comunicato di palazzo Chigi sgombra il campo da ogni strumentalizzazione. Assegno tagliato dopo un’offerta di lavoro rifiutata. La Lega rivendica il ritorno dell’Ape social a 58-59 anni

l ministro dell'Economia, Daniele Franco, col premier Draghi (Foto Ansa)
l ministro dell'Economia, Daniele Franco, col premier Draghi (Foto Ansa)

Già la giornata era complicata di per sè. Ci mancava solo la decisione del Consiglio di Stato che quasi alle sette di sera ha comunicato che le concessioni degli stabilimenti balneari dovranno essere messe all’asta a partire del primo gennaio 2024. E che la proroga decisa dal governo Conte 2 fino al 2033 è illegittima. Ecco, ci mancava solo questo per incendiare una giornata piena di falò accesi qua e là e dare altri argomenti ai leader dei partiti che, tutti, tranne forse i 5 Stelle, sono referenti delle associazioni di balneari che hanno subito presentato il conto: “Mettere sul mercato le concessioni dei bagni significa un milione di posti di lavoro a rischio”.

Alzare continuamente il prezzo

Prima dei balneari, è stata la legge di bilancio ad accompagnare la giornata dopo 48 ore in cui agenzie di stampa, giornali e talk show hanno costruito servizi, articoli e retroscena per dire che la legge di bilancio approvata il 28 ottobre dal consiglio dei ministri non è mai arrivata in Parlamento; che il ritardo accumulato ormai tocca quasi le tre settimane; che i partiti stanno talmente litigando e alzando il prezzo che è necessario un altro passaggio in consiglio dei ministri per una nuova approvazione. In nove mesi palazzo Chigi non ha fatto quasi smentite. Ieri alla fine è stata necessaria: nessun ritorno in Consiglio dei ministri; il testo approvato è e resta quello del 28 ottobre; sono in corso aggiustamenti e limature con il conforto dei leader di partito per far arrivare in Parlamento un testo il più condiviso possibile e tutelare le decisioni prese; tra oggi e domani il testo sarà trasmesso al Senato; oggi ci sarà un consiglio dei ministri ma non avrà ad oggetto la legge di bilancio bensì un decreto per evitare le frodi sul Superbonus edilizio, la seconda bandierina dei 5 Stelle subito dopo il reddito di cittadinanza. Le due misure, per l’appunto, la cui revisione sta facendo perdere risorse, tempo ed energie. Mario Draghi rimette in campo il proverbiale pragmatismo e decisionismo. Certo, viene da chiedersi, se tutto ciò alla fine non possa veramente logorare anche Super Mario e la sua azione di governo dove pare essere condannato a restare fino al 2023, camera di scarico della campagna elettorale continuata e permanente delle forze politiche.

Concessioni all’asta dal 2024

Non solo la legge di bilancio. La decisione del Consiglio di Stato costringe palazzo Chigi a riscrivere anche il decreto concorrenza che aveva stralciato il capitolo balneari e ambulanti proprio in attesa di palazzo Spada. Che ha depositato ieri pomeriggio intorno alle 18. Decisione secca. Senza ombre: l’attuale regime di proroga delle concessioni sulle spiagge è valido solo fino al 31 dicembre 2023. Dal giorno successivo non ci sarà alcuna possibilità di proroga ulteriore, neanche per via legislativa (come è successo in Italia dal 2006 a oggi quando è stata emanata la direttiva Bolkestein, motivo per cui abbiano una procedura aperta con Bruxelles) e il settore sarà comunque aperto alle regole della concorrenza.

Il Consiglio di Stato, decidendo sul contenzioso tra amministrazioni locali (prima di tutte Roma) e concessionari balneari, ha stabilito un termine perentorio, scaduto il quale “tutte le concessioni demaniali dovranno considerarsi prive di effetto, indipendentemente se via sia - o meno - un soggetto subentrante nella concessione” e il settore sarà aperto alla concorrenza.

Secondo il Consiglio di Stato, il confronto concorrenziale, oltre ad essere imposto dal diritto Ue, “è estremamente prezioso per garantire ai cittadini una gestione del patrimonio nazionale costiero” e contribuire “in misura significativa alla crescita economica e, soprattutto, alla ripresa degli investimenti di cui il Paese necessita”. La data fine del 31 dicembre 2023 risponde all’esigenza di “evitare il significativo impatto socio-economico che deriverebbe da una decadenza immediata e generalizzata di tutte le concessioni in essere”, per consentire di predisporre i bandi e “nell'auspicio che il legislatore intervenga a riordinare la materia”. Gli attuali concessionari potranno ovviamente partecipare alle gare.

Un tema molto divisivo

Tempo di leggere il dispositivo e le “truppe” si sono subito dispiegate in campo. “Spiagge e mercati italiani non sono in svendita, si rassegnino i burocrati di Bruxelles e i loro complici” ha dichiarato guerra il leader della Lega Matteo Salvini. La sentenza “rappresenta un colpo mortale per il turismo balneare italiano” ha fatto eco la presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, che chiede al governo di riferire in Parlamento. Su posizioni opposte, Riccardo Magi (+Europa), per il quale il “Consiglio di Stato ordina ciò che chiediamo da anni” e ora va adeguato il ddl Concorrenza. Il Pd parla di “riforma organica”. Gli imprenditori del settore lanciano l’allarme: a rischio un milione di posti di lavoro.

Scaricare la tensioni sulla legge di bilancio

Si scaricano sulla legge di bilancio, a dieci giorni dalla sua approvazione, le tensioni crescenti nella maggioranza. Per 48 ore sembra quasi che possa essere riaperto il vaso di Pandora della manovra da 24 miliardi approvata dal governo il 28 ottobre.

Dopo un paio di giorni di titoli sui giornali e indiscrezioni, il casus belli è stato una riunione a Palazzo Chigi in cui il premier Mario Draghi, con i ministri M5s Stefano Patuanelli, Pd Andrea Orlando e Fi Renato Brunetta, ha concordato una “modifica” per qualcuno, una semplice “precisazione” per altri, al Reddito di cittadinanza gradita al M5s ma non a tutto il centrodestra: il decalage dell’assegno, il taglio del mensile, scatterà dopo il rifiuto della prima offerta di lavoro (non in automatico dopo sei mesi come era ipotizzato); dopo due rifiuti (ora erano tre) si perde i diritto all’assegno. "Non è più il governo M5s-Pd” si rammarica la Lega, che - in un punto stampa convocato per fare da contraltare alla riunione a Chigi - lamenta di non essere stata convocata e rialza la posta su pensioni e flat tax fino a 100 mila euro di reddito. A far “confusione” ci si è messo anche il ministro Orlando (Pd) che ha convocato una conferenza stampa sul reddito di cittadinanza al ministero proprio dopo la riunione a palazzo Chigi. Le due cose erano totalmente scollegate. La conferenza stampa doveva presentare l’esito del Comitato scientifico sul Reddito di cittadinanza. Ne sono uscite dieci proposte ( che andrebbero tra l’altro ad aumentare molto la spesa). Ma è stato facile confonderle come richieste di modifica al testo della manovra. “Le presenteremo in Parlamento” ha promesso Orlando.

La smentita

Poco prima del 17 Draghi, irritato per la piega che la ha preso la discussione, decide di intervenire a stoppare l'ipotesi. “In merito ad alcune notizie riportate sulle agenzie di stampa (e anche alcuni quotidiani, ndr), si fa presente che il disegno di legge di Bilancio è stato approvato formalmente dal Consiglio dei Ministri nella riunione di giovedì 28 ottobre. Per questo motivo non si rende necessario alcun nuovo passaggio o esame in Cdm”.

La sessione di bilancio, intrecciata alla partita per il Quirinale e i dati dei contagi in risalita, sarà un altro passaggio tortuoso per non dire complicato per l’azione del governo Draghi. “Unico” conforto sono i dati del Pil in crescita oltre il 6 per cento nonostante crisi energetica e inflazione.

Anche Italia viva, in genere allineata all’azione di governo, ieri ha alzato la mano. Alla capigruppo, Maria Elena Boschi ha lamentato che la legge, già approvata, non sia ancora arrivata in Parlamento che dovrà avere il tempo delle doppia lettura. Brucia ancora, e non solo a Italia viva,

Quello che è successo l’anno scorso: il governo Conte 2 consegnò a fine novembre il testo della manovra al Parlamento. Il premier era già impegnato nella ricerca, poi fallita, dei “responsabili” per il Conte 3.

Testo al Senato entro venerdì

In realtà Italia viva ieri ha voluto essere rassicurata che non ci fossero modifiche non concordate sui nodi rimasti aperti - perchè in realtà nessuno ha potuto leggere il testo finale - su cuneo fiscale, ammortizzatori, reddito di cittadinanza, pensioni. Il comunicato di palazzo Chigi e le spiegazioni del ministro Brunetta (“nessuna modifica, solo limature aggiustamenti concordate fino all’ultimo con i partiti di maggioranza”) hanno poi rassicurato. Il testo della manovra arriverà in Parlamento entro la settimana. Al massimo venerdì.