Niente Referendum: il voto dei 18enni per il Senato è legge

Non è stato richiesto il referendum confermativo per la riforma costituzionale. Oltre 4 milioni di giovani tra i 18 e i 24 anni potranno eleggere i propri rappresentanti anche per Palazzo Madama

(Ansa)
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TiscaliNews

La riforma costituzionale che abbassa l'età degli elettori del Senato a 18 anni, equiparandola a quella della Camera, diventa realtà a tutti gli effetti: sono infatti trascorsi ufficialmente tre mesi dalla sua approvazione da parte del Parlamento senza che sia stato richiesto il referendum confermativo. La legge sarà quindi promulgata dal presidente della Repubblica e pubblicata in Gazzetta, il che comporterà che alle prossime elezioni politiche oltre 4 milioni di giovani tra i 18 e i 24 anni potranno eleggere i propri rappresentanti anche per Palazzo Madama. Giovani che tuttavia attendono ancora la legge sul voto agli studenti fuorisede, bloccata dal niet del Viminale.

A sottolineare il trascorrere dei tre mesi senza la richiesta di referendum è stato il ministro per le riforme e i rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà. "Il Movimento 5 Stelle ha sempre creduto nella forza e nelle capacità dei giovani ed è per questo che abbiamo proposto, ci siamo battuti e abbiamo ottenuto" questa riforma. Anche il presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia, primo firmatario della proposta di M5s, rivendica l'iniziativa del Movimento, ma sottolinea anche un altro aspetto: "Tutto è nato in Parlamento, in commissione Affari Costituzionali alla Camera, dopo una polemica sul taglio del numero dei parlamentari con il Pd nel 2019, ai tempi all'opposizione". In effetti Brescia affidò il ruolo di relatore ad un esponente dell'allora maggioranza giallo-verde, Anna Macina (M5s) e ad uno dell'opposizione, Stefano Ceccanti del Pd. Anche quest'ultimo, insieme ai Dem Andrea Giorgis (responsabile riforme del partito) e Dario Parrini (presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato) sottolinea come la riforma nasce da una "saggia convergenza parlamentare". Il Pd e Brescia sembrano volere indicare nel protagonismo parlamentare, indipendentemente dalle tensioni sulle misure del governo, la strada per affrontare le altre riforme legate al taglio dei parlamentari, oggi ferme.

Il voto ai 18enni per il Senato, rendendo omogeneo il corpo elettorale delle due Camere, rende più difficile che esse abbiano due maggioranze diverse, favorendo quindi una maggior stabilità del quadro politico. L'altro motivo per cui fu varata la riforma era quello di attribuire più voce ai giovani. Ma l'allargamento della platea elettorale può rimanere teorico, perché dopo il "no" del ministero dell'Interno, si è bloccata alla Camera la proposta di legge per il voto agli studenti fuorisede, il cui primo firmatario è Brescia ed è appoggiata da tutti i gruppi. Il 20 ottobre ci sarà una manifestazione dei fuorisede davanti Montecitorio per sollecitare la legge: "Le istituzioni devono garantire concretamente il loro diritto di voto - ha detto Brescia - pensando anche a sistemi innovativi come il voto elettronico in fase di sperimentazione".