[Il punto] Tav, Lega e M5S alla resa dei conti. Le imprese: "Stop inaccettabile, si deve fare presto e bene"

La Tap si fa e gode della protezione della Lega, mentre la Tav sta aspettando di conoscere il suo destino. Le imprese e gli operai temono che il suo futuro sia già segnato, per questo le associazioni di categoria e operai hanno annunciato una manifestazione per il sì

[Il punto] Tav, Lega e M5S alla resa dei conti. Le imprese: 'Stop inaccettabile, si deve fare presto e bene'

Le gemelle Tap e Tav sembravano dover essere sconvolte dal solito destino che da un po’ di tempo ingarbuglia le carte delle grandi opere nel nostro schizofrenico Paese. Le cose sono però cambiate, la Tap è viva e vegeta e gode dell’alta protezione della Lega, mentre la Tav sta ancora aspettando di conoscere che fine farà. Le imprese e gli operai temono però che il fato sia già segnato, per questo associazioni di categoria e sindacati hanno annunciato una manifestazione per il sì. Se Tap gode di buona salute (malgrado le bandiere grilline bruciate nelle piazze), la salvezza della Tav passa attraverso un complicato dramma psico-politico: dopo la Tap, se la sentirà la Casaleggio&Grillo di scontentare ancora una volta i suoi elettori? Di sicuro c'è solo che la filosofia economica della Lega non combacia con quella del M5S.

Il pensiero Tav della Lega

"Credo che la Tav si debba realizzare. È la mia posizione e quella della Lega. Si tratta di un'opera strategica, importante per il Nord Ovest e per tutta l'Italia", ha spiegato alla Stampa Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera. Si tratta di "un'opera fondamentale. Rispettiamo però gli impegni presi nel contratto di governo con M5S, che ci chiedono una riflessione su costi e modalità di realizzazione", ha precisato. "Aspettiamo – ha aggiunto - anche di capire cosa vogliono fare i francesi, pare stiano valutando di rinviare di cinque anni la conclusione della Tav. È un progetto transnazionale, non la possiamo fare da soli. In Italia comunque discutiamo da tanto tempo di questi temi, ma ricordo che il governo non ha fatto nulla finora per ritardare l'esecuzione dell'opera, non c'è alcun atto che va verso lo stop".

M5S in crisi d'identità

Quanto alla Tap, la cui conferma ha scatenato proteste in Puglia, Molinari ha spiegato che è “un'opera utile e strategica per rendere l'Italia autonoma sul fronte del rifornimento energetico. Bisognerà rapportarsi con il territorio e spiegare la scelta". "Bruciare bandiere di partito e immagini di eletti dal popolo è un atto da condannare senza alcun dubbio, non è accettabile, indipendentemente dalle posizioni prese in campagna elettorale e dalle promesse fatte. Sono azioni che non possono avere giustificazione politica. Chi si pone in questo modo è fuori dal dibattito democratico". Sarà anche deplorevole, ma le bandiere gialle sono state bruciate nelle piazze pugliesi: vorrà il M5S, sondaggi alla mano, ripetere questa esperienza in Piemonte? Un po’ di carne al fuoco l’ha messa anche Toti, Presidente della Regione Liguria che ai microfoni di '6 su Radio 1' ha detto: "Mi auguro che non ci sia uno scambio Tap/Tav".

Il silenzio di Toninelli

"Sarebbe assurdo – ha commentato Toti - il M5S ha imparato a sue spese con la Tap che promettere in campagna elettorale e non mantenere quando si sta al governo non è la stessa cosa. Sarebbe deleterio se il M5S avesse chiesto a Salvini il via libera allo stop sulla Tav perché questo Paese è in affanno sulle opere pubbliche, la sua logistica costa molto soldi e questo comporta molti punti di competitività alle imprese nel nostro Paese". Che il partito di Di Maio sia in difficolta lo dimostra anche una dichiarazione del commissario per la Tav Torino-Lione, Paolo Foietta, che da giorni è in aperta polemica con il ministro dei Trasporti Toninelli. "Non l'ho incontrato neppure una volta", ha detto, intervistato da Repubblica, "Sono stato nominato dal Capo dello Stato e rispondo al ministro delle Infrastrutture, e al presidente del Consiglio. Sono tenuto a riferire ufficialmente a loro del mio operato, ma anche loro sono tenuti ad ascoltarmi … Non mi stanno mettendo in condizione di operare. E questo è grave. La mia denuncia è soprattutto politica".

Le penali

Secondo Foietta, "il blocco della Tav è il frutto di un accordo politico con la Lega che non vuole fermare Tap, Terzo valico e opere che interessano il Lombardo-Veneto". "Penali non ce ne sono - spiega -, ma i costi per il Paese saranno oltre 4 miliardi. Anziché i 2,9 miliardi che ci servono per avere un’opera nuova, aggiornata, di rango europeo. Non c'è bisogno di una clausola, in questo caso, basta il diritto naturale. Se hai firmato un accordo e hai ricevuto dei fondi vincolati a quella destinazione, sei obbligato a restituirli se cambi idea". Crede che ci siano margini per invertire la rotta dei No-Tav? "È tutto inutile, siamo ormai agli atti simbolici. E mi sembra di essere in un brutto film", ha concluso.

Il mondo produttivo si è schierato dalla parte della Tav. La sindaca Chiara Appendino, in volo per Dubai a caccia di nuovi investitori per Torino, non ci sarà in Sala Rossa, dove sono attesi i rappresentanti di industriali, artigiani, edili e commercianti per quella che suona come una vera e propria protesta. "L'approvazione di un ordine del giorno che richiede la sospensione dei lavori relativi alla nuova Torino-Lione, sarebbe un atto gravissimo dal punto di vista politico e istituzionale", dicono i presidenti delle associazioni d'impresa torinesi. L'appello è firmato da Api, Unione Industriale, Amma, Ascom, Confesercenti, Confartigianato, Cna, Ance e Aniem Confapi. La vita della Tav potrebbe essere salvata dai costi di rinuncia che “costerebbe all'Italia, più di 4 miliardi anziché i 2,9 previsti per avere un'opera nuova, aggiornata, di rango europeo", ha spiegato Foietta.

Chiara Appendino

E intanto la sindaca di Torino Chiara Appendino latita, anche se sabato scorso aveva fatto sapere che i grillini sono “sempre stati contrari alla Tav …  Ora la decisione spetta al governo e spero si arrivi in fretta ad una conclusione. La prima cittadina del capoluogo piemontese, insomma, tenta di smarcarsi, anche perché le maestranze che dovrebbero realizzare la Tav sono tutte contro l’ipotesi di chiusura dei cantieri. Tutti dunque con il fiato sospeso quella un'analisi costi-benefici che Toninelli giudica “finalmente oggettiva”. Affilano le armi quelli del Pd. "Che la Città di Torino, uno dei due poli della connessione con Lione, dica no al collegamento con la Francia mi sembra una bestemmia. Mi auguro che l'ordine del giorno contro la Tav venga respinto o non sia messo al voto", ha commentato il governatore del Piemonte, Sergio Chiamparino, a margine del convegno 'Passaggio a Nord Ovest, oggi a Verbania. "Trovo assurdo – ha aggiunto - che si voti in Consiglio comunale un odg di quella importanza senza chi rappresenta la Città ai massimi livelli".

Il M5 Stelle ad un bivio

Il M5 Stelle ad un bivio, del resto Sì Tav o No Tav è una scelta politica, come ha confermato anche Marco Ponti, capo della task force sull'analisi costi-benefici voluta da Toninelli: "La decisione sarà politica, il mio è solo un parere tecnico". Sono i fatti a dirci una cosa incontrovertibile: dall’Ilva al Tap al sostegno alle banche, "è tutto un susseguirsi di atti di governo perfettamente contrari ai dogmi pentastellati. Per questo la base si ribella: ha votato altro": democratica.com.