Le cose cambiano, c’era una volta la Lega Nord del Senatur. Le grandi intuizioni del proletario Matteo Salvini

Sino a qualche mese fa i Nordisti sbeffeggiavano i Sudisti sostenendo che solo la Padania aveva gli sghèi necessari per stare nell’UE; volevano la guerra di secessione (qualcuno ha anche ‘invaso’ Venezia)

Matteo Salvini
Matteo Salvini, il nuovo che avanza

C’era una volta (ma non c’è più) la Lega Nord. Era quella di Umberto Bossi, delle sagre paesane, della ‘polenta e osei’, del fiasco di quello buono, di Pontida, della Festa dei popoli di Riva dei Sette Martiri, dell'indipendentismo, della cerimonia dell'ampolla con l’acqua del Po (quando veniva issata la bandiera e suonato il Va, pensiero di Verdi). Magari qualcuno ci crede ancora, ma adesso la parola Nord nel nome non c’è più. Lega, punto e basta. Sia chiaro, non è cambiato solo il nome, sono cambiate anche le idee. Sino a qualche mese fa i Nordisti sbeffeggiavano i Sudisti sostenendo che solo la Padania aveva gli sghèi necessari per stare nell’Unione Europea, volevano la guerra di secessione (qualcuno ha anche ‘invaso’ Venezia).

Con Salvini le cose sono cambiate, i leghisti che allora volevano occupare l’Europa con i trattori e con i prodotti padani ora si dichiarano apertamente sovranisti e euroscettici. La formazione politica ha insomma perduto i connotati che aveva stabilito Bossi padre, riuscendo in questo a esportare anche in Terronia il nuovo verbo. Perché la parola d’ordine “prima gli italiani” funziona e funzionerà chissà ancora per quanto tempo. Scrive Ilvo Diamanti su Repubblica che la Lega è diventata una “versione italiana del “Front (oggi Rassemblement) National di Marine Le Pen. Amica personale di Salvini. Euro scettica, come lui. Almeno sino a quando (gli) risulterà utile. Ed è una Lega personale: LdS. Appunto”. Al popolo (anche quello che sta abbandonando il M 5 Stelle) la grinta del leader leghista piace. Lo dimostrano i numeri. Prima di lui, dati del 2013, la Lega Nord era uno striminzito partitino del 4%. Che poi è lievitato sino alle 17% nelle ultime elezioni amministrative. Oggi i sondaggi lo accreditano di un importante 30%: segno di una fede padana perduta ma anche di una italianità politica raggiunta (sino a quando tornerà utile) grazie alle trovate anti migranti del suo Comandante.

Il vicepremier verde per far crescere la Lega non ha esitato a scagliare le sue truppe proletarie contro gli altri proletari che sbarcano dall’Africa. La ricetta anti migranti non solo gli sta dando grandi soddisfazioni, gli sta anche permettendo di non andare contro i meno malleabili industriali. Non è una illazione: se Di Maio e compagnia si sono sempre schierati con i No Tav e con i No Tap e contro tutte le gradi opere pubbliche di grande respiro (comprese le  Olimpiadi) la Lega ha pensato bene di fare il contrario. Magari non fa squadra di Governo ma gli permette di erodere la forza grillina e di indebolire quel che resta di quella che fu la grande armata della sinistra diffusa italiana. Le cose sono cambiate. Le cose cambieranno ancora. Almeno per ora però la pallina della roulette si ferma sui numeri giocati da Matteo Salvini.

L’8 dicembre nella piazza del Popolo di Roma si è tenuta la kermesse della Lega 'L'Italia alza la testa'. Salvini è salito sul palco accompagnato dalle note dell'aria della Turandot di Puccini 'Vincerò'. E probabilmente vincerà. La Supermedia dei sondaggi politici elettorali di YouTrend/Agi del 6 dicembre fatti su base quindicinale dicono che la Lega di sale al 31% con un +0,2% (ma in calo di ben lo 0,8% rispetto al dato precedente), Potere al Popolo (+0,1) e il Partito Democratico, stabile. Il M5S marca il passo rispetto all’alleato di Governo, incassando un -0,4% e scendendo, per la prima volta nel 2018, sotto il 26%. “Continua dunque quello che sembra essere un effetto completamente divergente sulla maggioranza della manovra finanziaria e dello scontro con l’UE: da fine ottobre il partito di Luigi di Maio ha subito una flessione di ben 2,3 punti percentuali, mentre il Carroccio non solo non ha registrato una perdita di consenso, ma è cresciuto dello 0,4%”, spiega YouTrend/Agi. Resta invariato al 17,1% il Partito Democratico.  Male anche Forza Italia che perde lo 0,4% e si ferma al 9% e per Fratelli d’Italia, al 3,6% (-0,3%). Leggera flessione, infine, anche per +Europa, al 2,3%.

Se si guardano i movimenti politici di Salvini si scopre che benché in Italia dica di essere sovranista, lui punta a conquistare l’Europa. Per questo tenterà di mantenere in vita il governo Conte il più a lungo possibile. Scrive Stefano Folli su Repubblica: se il tema della campagna in vista di maggio “sarà pro o contro il nazionalismo populista, Salvini farà l’anti Macron in nome di una Europa “diversa” e non meglio precisata … il ministro dell’Interno ha buttato parecchia acqua su fuoco del suo euro scetticismo”, perché il leader leghista “sogna la fine dell’egemonia franco-tedesca e l’emergere di una Europa frantumata nei singoli “sovranismi”. Ecco perché i gilet gialli sono suoi amici nell’opera di legittimazione di Macron. Grillo, preoccupato, strizza l'occhio agli stessi gilet, per provare a mettere un freno all'interesse mostrato dagli emuli italiani dei francesi per i salviniani. La battaglia si annuncia interessante e tutta sbilanciata verso destra, perché i terroni di un tempo oggi si sentono più nordisti.