La Lega fischia Berlusconi e applaude il sudista Musumeci: un sintomo della metamorfosi

Per effetto di una modifica al codice penale entrata in vigore con il governo Gentiloni, rischia di chiudersi con un non luogo a procedere il processo d’appello milanese ‘The Family’ nel quale Umberto Bossi, il figlio Renzo ‘Il Trota’ e l’ex tesoriere del Carroccio Francesco Belsito sono stati condannati nel luglio dell’anno scorso rispettivamente a 2 anni e 3 mesi, 1 anno e 6 mesi e 2 anni e 6 mesi per aver usato i soldi del partito per fini privati. per fare in modo che il processo vada avanti, la Lega dovrebbe sporgere querela per il reato di appropriazione indebita

La Lega fischia Berlusconi e applaude il sudista Musumeci: un sintomo della metamorfosi

I conti correnti con i finanziamenti pubblici alla Lega sono stati prosciugati? Cercate i soldi ovunque si trovino. Su conti bancari, libretti, depositi. E confiscateli fino a raggiungere la somma di 49 milioni di euro. È una vera «fatwa» la decisione della Suprema Corte di Cassazione, che ha dato ragione alla Procura della Repubblica di Genova. È una maledizione per Matteo Salvini e la sua Lega perché fino a quando non sarà pagata l’intera cifra stabilita, quasi cinquanta milioni di euro, anche dieci centesimi che si trovassero nel salvadanaio della Lega andranno confiscati.

E Salvini non ci sta: «Quei 49 milioni di euro non ci sono, è un processo politico che riguarda fatti di 10 anni fa su soldi che io non ho mai visto». Comodo dire che lui non c’era. È vero che non era il segretario del Carroccio. E infatti non è stato condannato lui. Ma la Lega rappresentata all’epoca da Umberto Bossi e dal tesoriere Francesco Belsito ha truffato lo Stato. E Salvini non ha voluto neppure che la Lega si costituisse parte civile al processo genovese. Un anno fa il Tribunale di Genova ha condannato il fondatore della Lega, Umberto Bossi, l’ex amministratore del Carroccio, Francesco Belsito, ed altri imprenditori e amministratori, per truffa aggravata nei confronti dello Stato, avendo presentato, i vertici della Lega, una certificazione truffaldina per giustificare la richiesta di due tranches di 40 milioni di euro di rimborsi elettorali per il 2008 e il 2009, e di 16 milioni per il 2010.

Un anno fa, i giudici genovesi di primo grado non solo hanno condannato Bossi, Belsito e gli altri a pene dai due ai cinque anni, ma hanno stabilito anche «la confisca diretta» di 48.696.617 euro nella disponibilità della Lega. E la Procura il 4 settembre scorso ha emesso il decreto esecutivo di sequestro ma gli uomini della Polizia tributaria, però, ne hanno trovati solo 1.651.279 euro. La vicenda è finita in Cassazione perché la Procura di Genova voleva confiscare i fondi riconducibili alla Lega anche successivamente alla data della confisca diretta stabilita dal Tribunale. Ma il Riesame non ha accolto la richiesta dell’accusa. Ora, la Cassazione ha dato ragione alla Procura.

Il nuovo amministratore-tesoriere della Lega ha minacciato querele nei confronti di chi osasse accusare la Lega di essersi impossessata di fondi pubblici. Ma la Lega, in realtà, pur essendo stata sempre giustizialista e forcaiola, da quando è nata è incappata in vicende giudiziarie. Era una neonata, appunto, ai tempi della fine della Prima Repubblica eppure fece in tempo a incassare una quota della maxi tangente Eni. Poi investimenti sbagliati, “impicci” in vicende immobiliari e finanziarie di cui hanno fatto le spese militanti del Carroccio.

Era il 2002 quando finì sotto sopra la banca della Lega, Credieuronord. Fallita dopo appena quattro anni di vita. Nata per sostenere le imprese del Nord, oltre tremila azionisti - artigiani, piccoli imprenditori, studenti e pensionati - investirono una ventina di miliardi delle vecchie lire. Alla fine del calvario giudiziario, a 2100 azionisti fu promesso un risarcimento di 13 milioni di euro. Anche nelle inchieste sulla ’ndrangheta lombarda sono affiorati rapporti indicibili tra mafiosi e amministratori locali, anche leghisti. Ma l’ultima disavventura è quella romana - ricordate “Roma ladrona?” - per la realizzazione del nuovo stadio di calcio della capitale. L’imprenditore Luca Parnasi, finito nei guai, ha ammesso di aver finanziato anche la Lega, con 250.000 euro versati a una associazione rappresentata dal tesoriere del Carroccio.