Tessera rossa e voto verde padano: lo spostamento a destra della Cgil che preoccupa Landini

Il 18 per cento dei lavoratori del sindacato di sinistra vota Lega. Il gradimento di Salvini è al 44 per cento, preceduto però da Conte (58%). Il Pd, in forte calo, resta il partito più votato

Tessera rossa e voto verde padano: lo spostamento a destra della Cgil che preoccupa Landini
di An. Loi

Nella cabina elettorale Alberto da Giussano ti vede Stalin no. Potrebbe essere questo il nuovo monito per gli iscritti alla Cgil, visto che quasi uno su due abbia abbandonato la bandiera rossa e optato per il verde padano. A dirlo è una indagine Ipsos che, analizzando il voto delle europee, fotografa una tendenza inaspettata: il 18,5 per cento degli iscritti al sindacato rosso ha votato per i Salvini (erano il 10 per cento solo un anno fa). Il quale ministro dell'Interno fa anche di più, visto che catalizza su di sé un gradimento addirittura del 44 per cento. Insomma, quello che un tempo era un sindacato di sinistra sta diventando un'organizzazione di lavoratori che guardano a destra? 

Non è un fenomeno recente per la verità. Già diversi anni fa, quando alla guida del Carroccio c'era Umberto Bossi, i lavoratori votavano verde mentre stringevano la tessera rossa. Ma come ricorda Sergio Cofferati ex segretario generale, chiamato in causa da un articolo del Fatto quotidiano, quel fenomeno era pressoché circoscritto agli iscritti di Veneto e Lombardia. Oggi il verde dilaga e si diffonde regione dopo regione. A completare il quadro è il 19,5 per cento di voti al M5S (in netto calo dal 33 per cento di un anno fa), con il 39 per cento di gradimento personale di Luigi Di Maio. A svettare è però il premier Giuseppe Conte che, mantenendo il 50 per cento di gradimento tra i lavoratori Cgil, continua a convincere più dei due azionisti di governo. Il Partito democratico resta sempre il primo partito tra gli iscritti al sindacato, con il 44 per cento, dato in calo 

Landini preoccupato

Maurizio Landini si preoccupa ma non drammatizza. Per il segretario generale si tratta solo di "un rapporto di fiducia che lega i lavoratori al sindacato a prescindere dall'appartenenza politica". E insiste sul fatto che la maggior parte è comunque contro il governo, elemento questo importante nell'ottica di uno sciopero generale contro le politiche dell'esecutivo gialloverde. Il ragionamento si può capovolgere: la Lega tira perché “Salvini si è impadronito di due temi chiave per i tesserati: l’immigrazione, che viene descritta anche come una sfida occupazionale”, come nota il sociologo Pasquino. L'altra è la sicurezza. "Probabilmente molti operai o pensionati iscritti ai sindacati sentono questa esigenza. Io non condivido le risposte che dà Salvini, ma almeno, a differenza della sinistra, alcune risposte le dà”, dice il sociologo.

Eppure non è roba di poco conto perché lo scollamento tra il sindacato rosso e il partito politico di riferimento (il Pd?) è un problema non da poco: in ballo ci sono principi politici e civili che rischiano di spostare il principale sindacato di sinistra verso posizioni diverse. I numeri sono impietosi: la Lega rappresenta più o meno un quinto degli iscritti e la mozione del segretario Landini è al 5 per cento. Sinistra sinistra minoritaria rispetto alle posizioni di destra? Si apre un fronte interno che può portare verso una nuova identificazione politica del sindacato: i cardini del maggior sindacato di sinistra sono a rischio? 

Il conflitto interno pronto a esplodere

Prima o poi il conflitto interno esploderà, è inevitabile. "Non è un fenomeno nuovo. Già in passato abbiamo assistito, nella Pedemontana lombarda ad esempio, ai flussi di voto da Rifondazione Comunista alla Lega" ha detto Luca Comodo di Ipsos. "I delegati del Nord della Cgil oggi ci dicono: 'Perché devo accettare di avere la concorrenza dei lavoratori che non hanno i miei stessi diritti in Paesi dove non è neanche garantita la libertà di organizzazione sindacale? Non voglio ridurmi in quelle condizioni'. E in quest’ottica i dazi sono ben visti. Con un ragionamento così, è facile votare la Lega", quella nazionalista del 'prima gli italiani'. "La globalizzazione non favorisce tutti, e la sinistra l’ha capito ben dopo la destra", precisa.

Il sindacato è chiamato quindi a farsi interprete delle nuove percezioni dei lavoratori, comprese tutte quelle di chi oggi non ha garanzie e risulta minacciata dall'avanzata tecnologica. Che, sebbene sottovalutata, è la vera minaccia al lavoro così come oggi è concepito.