[L’analisi] Un attacco terroristico in Italia, ecco perché è tornata la grande paura

Prima arriva una falsa segnalazione da Tunisi su un (presunto) terrorista, poi una telefonata anonima a un quotidiano della capitale che annuncia una bomba nei locali della Rinascente del centro di Roma. E partono le contromisure, la ricerca del presunto terrorista e l’evacuazione della Rinascente

Elmahdi Halili, 23 anni
Elmahdi Halili, 23 anni

Cattivi maestri e apprendisti terroristi. Falsi allarmi, e reali evacuazioni di centri commerciali. E la grande paura della ricorrenza cristiana della Pasqua che potrebbe stuzzicare la follia terroristica jihadista.
Sono giornate di ordinaria tensione. Verrebbe da dire che meglio di così non potrebbe andare. Paradossale? Ci sta il paradosso, perché prima arriva una falsa segnalazione da Tunisi su un (presunto) terrorista, poi una telefonata anonima a un quotidiano della capitale che annuncia una bomba nei locali della Rinascente del centro di Roma. E partono le contromisure, la ricerca del presunto terrorista e l’evacuazione della Rinascente.
È tutto ok. Ma non è finita. In un paio di giorni, prima a Foggia e ieri a Torino scattano le manette. Due operazioni di prevenzione perfettamente riuscite. E non sono le uniche in Italia. In passato altri arresti e soprattutto espulsioni hanno contribuito a evitare attentati terroristici.
A Foggia in un centro islamico, una scuola per bambini dai 4 ai 10 anni, «Al Dawa», il maestro incitava alla guerra santa contro gli infedeli, spiegava ai ragazzini che agli infedeli dovevano «rompere i crani e bere il loro sangue per ottenere la vittoria».
A Torino, un ragazzo di 23 anni nato in Italia da genitori marocchini, navigava sul web, incitando alla jihad, cercando di indottrinare i lupi solitari, traducendo in italiano le follie dell’Isis. Si era radicalizzato a tal punto che rifiutava il cibo della madre, perché di una «infedele». E stava informandosi su come utilizzare un camion per un attentato e come impugnare un coltello e dove colpire con più efficacia (mortale).
Ma nello stesso momento in cui prendiamo atto dell’efficacia finora dimostrata dal sistema di sicurezza, prevenzione e repressione siamo consapevoli che non è finita, che il pericolo continua ad essere reale, ci costringe a non abbassare la guardia. Anche il ministro dell’Interno, Marco Minniti, prende atto che con il disfacimento dello Stato Islamico, «aumenta la pericolosità della componente terroristica dell’Isis».
Minniti si riferisce ai foreign fighters, i combattenti che rientrano nei loro paesi di residenza. Ben 30.000 avevano raggiunto la terra promessa dello Stato Islamico, di quello Stato formato da un pezzo di Iraq e un altro della Siria, con confini, soldi e petrolio.
Metà sono morti, gli altri sono in fuga. Api impazzite di un alveare che non c’è più. Pronti a trasformarsi in lupi solitari, in microcellule familiari, in soldati di in esercito in disfacimento.
Anche noi siamo un Paese a rischio. Sul web, sui siti jihadisti il nostro Paese viene citato molto spesso. Foggia e Torino raccontano meglio di tanti discorsi quanto sia efficace il sistema di controllo del territorio e del web, le due praterie del terrorismo islamico.
Il segreto per capire la efficacia del nostro sistema di prevenzione e repressione sta nella capacità di collaborazione tra forze di polizia e intelligence, di scambio di informazioni, di analisi e valutazioni comuni. Non è poca cosa. E poi il dosaggio e il mix di provvedimenti giudiziari e di sicurezza nazionale. Insomma, di arresti ed espulsioni.
Sono centinaia i sospetti terroristi rispediti a casa. Decine gli arrestati.
«Tiranni vado in prigione a testa alta». Questo avrebbe detto il giovane appena arrestato a Torino. Elmahdi Halili, 23 anni, aveva rapporti attraverso il web con diversi convertiti italiani all’islam e con “navigatori” marocchini e ghanesi. Nell’agosto del 2016 lanciò sul web tre diverse playlist con i messaggi più famosi del portavoce dell’Isis ucciso in un bombardsmento “mirato”..
Non era un perfetto sconosciuto. Nel 2015 patteggiò una pena a due anni, per istigazione a delinquere con finalità di terrorismo. Servizi segreti e forze di polizia non l’hanno mai abbandonato, seguendo il suo processo di radicalizzazione. Ieri è stato arrestato. Ma non possiamo permetterci di abbassare la guardia.